WorkSchock con Richard Romagnoli

WorkSchock con Richard Romagnoli

Sabato ho fatto una cosa bellissima: ho partecipato al WorkShock di Richard Romagnoli a Firenze (quella con la felpa bianca nella foto sono io. Ringrazio lo staff di Richard per aver pubblicato questa foto su Facebook).

Dopo aver letto il libro Ho imparato a ridere mi ero detta che prima o poi avrei partecipato ad una delle sessioni di Yoga della Risata di Richard ed è accaduto in brevissimo tempo.

Non è semplice rispondere alla domanda che cos’è il WorkShock, pur avendo io letto anche il libro WorkShock in cui Richard racconta l’esperienza che propone in queste giornate. Mi sarà sicuramente più utile rileggerlo ora, dopo aver partecipato all’evento.

Per me l’esperienza del WorkShock è stato uscire un po’ dalla mia comfort zone o forse ritrovare una parte di me che un tempo c’è stata e che la vita aveva poi come ‘represso’.

E’ la parte di me che si è ricordata di come si fa  a scatenarsi nel ballo sulle note di un Occidentali’s Karma di Gabbani piuttosto che di un Il Posto dei Santi dei Negramaro senza temere il giudizio degli altri, senza vergognarmi, perché “motion creates emotion” (l’azione crea l’emozione).

La parte di me che riesce a stringere la mano, guardare negli occhi e abbracciare uno sconosciuto senza paura dell’estraneità ma con gratitudine perché lui/lei è fatto della stessa sostanza di cui sono fatta io.

La parte di me che canta e urla a squarciagola; sì tipo lo studente del film L’attimo fuggente, avete presente?

La parte di me che si affida a Richard Romagnoli per  stimolare la risata interiore con il Mantra della Risata Ho Ho Ha Ha (funziona, ve lo assicuro!) fino a ridere per dodici minuti consecutivi senza motivo se non quello di apportare un giusto quantitativo di ossigeno al mio corpo per rivitalizzarlo e favorire pensieri positivi di gratitudine. Tutto questo insieme ad altre ventinove persone tra cui la mia ‘amica del cuore’.

Ebbene sì, lei ora è la testimone di questa versione ritrovata di me come io lo sarò di lei per quanto riguarda altre tecniche che abbiamo sperimentato.

Se il Corso di meditazione Vipassana ho voluto farlo volutamente da sola questo invece volevo farlo in compagnia. Mi piaceva l’idea di fare insieme a lei qualcosa di bello e significativo che nessuna delle due aveva mai fatto prima.

Insomma, chi mi conosce di persona e anche attraverso internet lo sa che personcina composta e a modino sono 🙂

La prima cosa che ho rilevato alla fine della giornata – sei ore, divise in due sessioni, per imparare tecniche volte a farci ritrovare la positività dei nostri pensieri – è stato come se qualcuno avesse ‘shakerato’ il mio corpo, lo avesse capovolto all’ingiù e poi all’insù tutto il giorno e questo movimento vorticoso avesse restituito un reset, un equilibrio della mia interiorità corporea e non solo.

Richard con la sua vitalità esplosiva –  un vero animale da palcoscenico con l’umiltà di uno “sherpa”, come lui si definisce – stimola la gratitudine per la nostra esistenza – “siamo un sogno realizzato” dice – aiutandoci a riconoscere e ad  abbracciare il passato, a riconoscere e ad accogliere la nostra versione futura e a trovare quindi il punto di equilibrio nell’oggi.

Come fa tutto questo? attraverso esercizi dinamici alternati a visualizzazioni potenti  e al racconto di come gli sono arrivate le intuizione delle tecniche che insegna –  originali o rivisitate –  da lui provate per primo e accompagnate o enfatizzate da brani musicali vocali o strumentali di vario genere.

Si tratta di pratiche di respirazione (Pranayama), di radicamento per riconnetterci con la Madre Terra (GAIA), di visualizzazioni guidate durante la tecnica di rilassamento Yoga Nidra, di Breathing Connection, connessione attraverso il respiro per praticare il perdono: “scegliere di sciogliere”, di Gibberish quella forma di comunicazione incomprensibile e irrazionale perché “le parole sono importanti per cui è meglio parlare quando si ha qualcosa di buono, vero e utile da dire” altrimenti è meglio non aprire bocca se per dire cose di cui potremmo pentirci oppure esprimerci in Gibberish buttandola quindi sul gioco, e di C.A.T.C.H. per catturare momenti positivi passati e futuri e fare quindi scorta di energia positiva perché “va tutto bene!”. Lo so, detta così non capite un granché per questo vi dico che non basta leggere il libro come a suo tempo non mi bastò leggere il libro Il Tempo della Meditazione Vipassana.

Il racconto di Richard di come l’ intuizione della tecnica C.A.T.C.H. è diventata realtà mi ha fatto pensare, sia quando l’ho letta nei suoi libri che quando l’ho ascoltata dal vivo a Firenze, che in India può davvero succederti di tutto. Non c’è limite alla casualità, mai casuale. Per capire di cosa sto parlando bisogna o che leggete il libro di Richard o che partecipate ad un suo WorkShock . Non c’è altro modo.

Non sono digiuna di pratiche di meditazione eppure vi assicuro che Richard ha tirato a segno il suo colpo perfetto su di me attraverso la pratica Breathing Connection che ha scatenato in me un pianto di sofferenza prima e una sensazione di gratitudine, amore e serenità poi.  Non aggiungo altro perché è stata molto personale come esperienza ma questa pratica, volta a riconnetterci con le persone care, amici e  conoscenti, può essere rivolta anche a persone verso le quali non riusciremmo mai a nutrire sentimenti positivi, ma tutt’altro, grazie ad un escamotage, quello di una interposta persona, un Maestro, capace lui sì di tale apertura del cuore.

Ho vissuto l’esperienza della Breating Connection come se mi fossi trovata da sola in quella stanza, nella mia ‘stanza dell’individualità’ per l’appunto perché WorkShock è pensato proprio per stimolare la conoscenza della propria interiorità.

Cos’altro aggiungere? Spero di poter partecipare ad altri eventi proposti da Richard già solo per l’energia che la sua persona trasmette.

Per tutto il resto: Ho Ho Ha Ha!

 

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