Vita di Melania G. Mazzucco

Vita di Melania G. Mazzucco

Buon Anno!

Se ti stai chiedendo se mi manca qualche rotella la risposta è ‘no’ 🙂

E’ successo solo che il 30 dicembre 2017 mi è venuta l’influenza (febbre a 38 + tosse) e solo il 5 gennaio 2018 ho rimesso il naso fuori casa per cui mi è mancato il ‘capodanno’, quel passaggio da un anno all’altro di cui subisco il fascino, quando rivolgo uno sguardo veloce indietro a ciò che è stato, raccolgo le idee e lascio spazio a nuove cose che diano valore alle mie giornate.

L’ho fatto quindi con una settimana di ritardo, diciamo così. Non ho neanche scritto il post lunedì scorso, 1 gennaio 2018 per l’appunto, perché ero un po’ rintronata e i pensieri ‘positivi’ quando il corpo sta male faticano ad emergere per primi.

Ho comunque riflettuto su questo dato di fatto e ho fatto delle considerazioni anche intelligenti di auto motivazione ma l’entusiasmo faceva fatica a venire fuori.

Credo quindi davvero che il Capodanno per me quest’anno cominci oggi.

Da dove riprendo quindi con il blog per iniziare il nuovo anno? Da una autorecensione (*) del romanzo Vita di Melania G. Mazzucco vincitore del Premio Strega del 2003 per Einaudi Editore.

L’ho letto su suggerimento di uno di voi (grazie Elena!) che ha saputo che l’ottobre scorso sarei stata a New York per la prima volta. La dritta mi è arrivata un po’ a ridosso dalla partenza per cui ho rimandato la lettura a dopo e devo dire che si è rivelato ottimo perché è stato immediato ‘vedere’ ogni luogo della Grande Mela dove è ambientato il romanzo.

Dalla quarta di copertina: nel 1903 Vita e Diamante, nove anni lei, dodici lui, sbarcano a New York. Dalla miseria delle campagne del Mezzogiorno vengono catapultati in una metropoli moderna, caotica e ostile. Vita è ribelle, possessiva e indomabile, Diamante taciturno, orgoglioso e temerario. Li aspettano sopraffazione, violenza e tradimento. Ma anche occasioni di riscatto, la scoperta dell’amicizia e, soprattutto, l’amore. Che si rivelerà più forte della distanza, della guerra, degli anni.

Quella raccontata in Vita è una storia comune a tanti italiani, compresa la Mazzucco, quella di voler andare all’origine della genealogia della propria famiglia, dove anche uno solo è emigrato in America, muovendosi a ritroso fin dove le carte e i racconti tramandati di generazione in generazione aiutano dopo di che è lecito ricorrere alla fantasia come collante per intrecciare la trama.

Lo stile narrativo di Vita è epico anche quando racconta la miseria e l’indigenza. La scrittura polposa mi ha ricordato i classici europei per le descrizioni e quelli sudamericani per alcuni personaggi. Ad esempio a me Vita ha ricordato il personaggio Fermina Daza,  la protagonista de L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez. Una bambina/donna volitiva che non dimentica quello che vuole e intanto che non lo raggiunge, vive.

Diamante invece il ragazzino/uomo sembra uscito dalle Lettere dall’Abissinia di Arthur Rimbaud: fatica, isolamento, condizioni di vita agli estremi accettate però in questo caso per poter tornare vincente dalla sua Vita.

Nel complesso ci sono delle parti più fluide di altre appesantite forse dalla parte documentaristica che spezzano il ritmo; alcune pagine le ho trovate molto liriche come quella della gara di ballo a Coney Island o quella drammatica del funerale di ‘Bambino’ dal grattacielo in costruzione del New York Times.

Spesso durante la lettura di questo romanzo mi sono trovata a chiedermi: ma è credibile questa storia? Ma sono due ragazzini! E ogni volta mi sono risposta di sì perché la realtà non ci mette niente a superare la fantasia e a creare occasioni di apparente casualità nel bene o nel male. E poi,  a quei tempi si cresceva più in fretta, diciamo così.

A chi lo consiglio? a chi è appena tornato da New York e non ha mancato di visitare Ellis Island dove si trova il Museo dell’Immigrazione. A chi piacciono i romanzi veristi.

Nota e richiesta: non ci sono refusi in questo romanzo, almeno così mi è sembrato; ma nella mia edizione c’è un errore d’impaginazione: manca la pagina 40. Un po’ mi ha dato noia per cui se per caso tu che mi stai leggendo hai questo libro ti sarei davvero grata se mi facessi avere quella pagina 🙂

(*) Autorecensione: raccontare quello che si prova leggendo un libro (cit. Marco Archetti). E io ho preso nota perché è questo quello che mi interessa condividere con te.

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