Turisti per casa: il Sodoma

Sodoma: Deposizione dalla Croce

L’appuntamento di ieri nella Pinacoteca di Siena per il ciclo Turisti per casa ci ha permesso di approfondire la conoscenza di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma nato a Vercelli nel 1477 ed immigrato a Siena nei primi anni del 1500 su richiesta della famiglia Spannocchi.

Studiando la storia dell’arte di Siena quando si arriva a questo periodo storico l’unica figura di rilievo che si trova è quella del Sodoma; ma questo riconoscimento non è stato immediato e per spiegarci questo ritardo la nostra guida Martina ci ha fornito documentazione scritta di come il Vasari, che magari un tantino autorevole era, scrivendo su di lui ne avesse ricavato un quadro per niente lusinghiero tanto da far pensare ai posteri che forse i due si fossero conosciuti e che ci fosse stato qualche diverbio altrimenti non si spiegherebbero quelle che sembrano illazioni da parte del Vasari in quanto smentibili.

Vasari nella sua biografia infatti non solo fa illazioni sulla vita e sui gusti sessuali del Sodoma e di conseguenza del soprannome ma anche sulla sua presunta indigenza.

In realtà il soprannome Sodoma non deriva da Sodomia ma forse da una cattiva interpretazione del dialetto piemontese di una locuzione che starebbe per su, sbrigati! e che l’artista usava con i suoi discepoli.

Una forzatura? chissà; sta di fatto però che il Sodoma si firmava proprio con questo nome anche nella corrispondenza con Papa Leone X dal quale aveva ricevuto la nomina di Cavaliere di Cristo. Sottigliezze?

Per quanto riguarda invece la situazione economica del Sodoma non era di certo disastrosa come attesta il testamento del 1549 dal quale si evince che fosse proprietario di una vigna e di un casale a Murlo.

Il Vasari insinua che la fama del Sodoma fosse dovuta solo al fatto che a Siena in quel periodo non ci fosse concorrenza poiché dal punto di vista artistico la città viveva un periodo stagnante.

Insiste inoltre sul fatto che il Sodoma non conducesse una vita come si conveniva ad un artista ma diciamo pure come ‘secondo il Vasari’ si conveniva ad un artista; che fosse quindi stravagante per il fatto di essersi sposato, aver fatto due figli e aver lasciato la moglie e anche per via dei tanti animali di cui si circondava, alcuni ‘esotici’ diremmo noi oggi come ad esempio un corvo al quale aveva insegnato anche a parlare.E’ vero, aveva passione per gli animali; possedeva anche dei cavalli con i quali aveva vinto dei Palii intesi come corse di cavalli e non come Palio di Siena.

Per quanto riguarda il corvo in realtà si trattava di una gracula, un animale che in effetti riesce a riprodurre bene la voce umana. Un rappresentazione della gracula la troviamo negli affreschi del Sodoma sulla vita di San Benedetto nel chiostro di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano.

Il Sodoma, oltre alla formazione lombarda e quindi all’influenza di Leonardo, era stato a Roma dove aveva lavorato alla Farnesina a stretto contatto con Raffaello quindi anche se non aveva studiato, motivo per cui, otre alla vita sregolata, il Sodoma non poteva annoverarsi tra gli artisti secondo il Vasari, aveva comunque un buon bagaglio acquisito sul campo come possiamo rintracciare nelle sue opere delle quali in Pinacoteca troviamo:

– una Natività di Gesù con un Angelo e San Giovannino (1504-1505) proveniente dal convento di Lecceto di Siena che rivela influssi toscani già nella scelta del formato tondo e nella presenza del bue rosso tipico toscano fino al cinquecento mentre lo sfondo invece è tipicamente lombardo;

–  il Cristo alla colonna (fine anni trenta del 1500), facente parte di un affresco più grande proveniente dal chiostro della Basilica di San Francesco di Siena, è in realtà una Flagellazione anche se da solo ha comunque un senso. E’ un’opera importante del Sodoma; ricorda i pittori lombardi legati a Leonardo, il Bramantino e Michelangelo. Il Vasari apprezzò quest’opera forse proprio perché evocava Michelangelo da lui tanto amato anche se non era comunque intenzione del Sodoma rifarsi a Michelangelo. Il nudo possente rimanda al Manierismo;

Giuditta, tavola provenitene dall’Ospedale Santa Maria della Scala di Siena, è una delle poche opere presenti in Pinacoteca non di carattere religioso. Il personaggio certo è biblico ma l’opera era stata commissionata per adornare uno studiolo. Nel paesaggio in sottofondo ci sono echi di Leonardo;

– due affreschi provenienti dalla Chiesa della soppressa Compagnia di santa Croce a Siena sotto la Chiesa di Sant’Agostino che raffigurano Cristo al Limbo e Orazione nell’orto. Si tratta di due episodi che vanno ad integrare la narrazione ma che non sono fondamentali. La forma a nicchia deriva dalla collocazione riservata nell’Oratorio. Il confronto con le vicine tele del Beccafumi è inevitabile. Il supporto è diverso, certo; ma la novità del Beccafumi è dirompente, una ventata d’aria fresca rispetto alla classicità del Sodoma. Detto per inciso, al Beccafumi sarà dedicara la visita guidata Turisti per casa del 26 gennaio 2014;

– la Deposizione dalla Croce (1510), commissionata dalla famiglia Cinuzzi per un altare di famiglia nella Basilica di San Francesco a Siena, conserva cornice originale e predella con gli stemmi del committente nonostante l’incendio del 1655 che interessò la Basilica. Quest’opera rappresenta la sintesi di tutto quanto il Sodoma aveva visto nella sua carriera artistica: da Raffaello derivano il moto dell’animo dei personaggi; una citazione dal Mantegna è la Madonna in primo piano che viene rappresentata dai piedi verso il volto; da Leonardo lo sfumato, anche se interpretato in maniera un po’ superficiale dal Sodoma, delle donne che sorreggono il corpo della Madonna. Un brano di natura morta è presente nell’elmo in basso a destra che riflette all’interno del metallo la scena rappresentata; è un virtuosismo che non aggiunge altro alla scena ma ricorrente nelle opere del Sodoma. In questa Deposizione è presente anche un campionario di vesti moderne come quelle del personaggio in primo piano, di spalle, contemporaneo al Sodoma mentre altri personaggi sono vestiti all’antica.

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