Turisti per casa: domenica in Pinacoteca

L’iniziativa Turisti per casa organizzata dalle guide senesi Federagit è la continuazione ideale della fortunata edizione de Le scoperte del giovedì che hanno avuto luogo l’estate scorsa e di cui ho parlato in Siena e i suoi Terzi e I luoghi a Siena della battaglia di Montaperti. Si tratta di percorsi a piedi facilmente replicabili individualmente.

Per la versione invernale, programmata per ogni seconda e quarta domenica del mese fino a Febbraio 2014, è stata scelta la Pinacoteca di Siena dove volta per volta le guide ci proporranno un breve percorso, di circa un ora con inizio alle ore 11 di mattina, relativo ad una specifica opera d’arte.

Costo: euro 4 per il biglietto d’ingresso + euro 5 per la guida +, eventualmente, euro 1 per poter fare fotografie senza flash e senza scopo di lucro.  

Prenotazione necessaria: tel. 3492613881 – 348 6626632. Maggiori informazioni legate all’iniziativa sono disponibili qui.

Ecco il mio reportage.

Sono particolarmente affezionata alla Pinacoteca di Siena tanto da averla scelta come luogo per le #invasionidigitali che hanno avuto luogo il 27 aprile scorso quindi spero di poter essere presente il più possibile a questa iniziativa perché non si finisce mai di imparare anche se non sarà facile poiché spesso sono al lavoro di domenica. (Il percorso fatto durante le #invasionidigitali l’ho raccolto in questo storify dal titolo Pinacoteca di Siena: itinerario.)

Ieri c’è stato il secondo appuntamento e l’opera sottoposta alla nostra attenzione è stato il Polittico di Santa Petronilla di Ambrogio Lorenzetti, il celebre pittore senese del Trecento, autore dei più conosciuti affreschi del Buon Governo visibili nel Museo Civico di Siena.

Più che del Polittico in sé la nostra attenzione è stata richiamata sulla figura di una Santa rappresentata con dei fiori in grembo, un mazzolino di fiori in mano e una veste color grigio tortora.

Prima di mostrarci il Polittico la nostra guida Martina Dei ci ha fatto notare la stessa figura, con l’aggiunta di un drago ai piedi, in un opera successiva a quella di Ambrogio e cioè la Madonna con Bambino e Santi di Sano di Pietro, artista senese del Quattrocento; questo per dimostrarci che dopo il Polittico di Ambrogio l’identificazione della Santa era pacifica per tutti.

Sano di Pietro: Madonna con Bambino e Santi, particolare

Nell’opera di Sano la Santa è presente sia ai lati della Madonna con bambino insieme ad altri Santi, sia nella scena della deposizione rappresentata in alto, nella cuspide.

Sano di Pietro: Madonna con Bambino e Santi, particolare

Solitamente chi ha familiarità con il riconoscimento delle figure grazie agli indizi forniti da oggetti specifici che alludono a eventi salienti della vita del soggetto rappresentato (ad esempio un uomo con la barba grigia e due chiavi in mano quasi tutti sanno che si tratta di San Pietro) è portato ad identificare questa figura con Santa Dorotea. In realtà Santa Dorotea è rappresentata sì con i fiori ma solo in grembo e non anche con un mazzolino di fiori in mano.

Dall’opera di Sano di Pietro siamo quindi tornati indietro nel tempo con il Polittico di Ambrogio Lorenzetti dove un’attenta lettura fatta da uno studioso ha permesso di escludere Santa Dorotea e di identificare il soggetto con Santa Marta, sorella di Maria e di Lazzaro.

Ambrogio Lorenzetti: Polittico di Santa Petronilla

Il Polittico di Santa Petronilla, smembrato e ricomposto, presenta al centro una Madonna con Bambino e ai lati Maria Maddalena (a sinistra) con una veste rossa e un vasetto in una mano e Marta (a destra) con dei fiori in grembo, un mazzolino di fiori in mano e la veste color grigio tortora, uguale a quella di Sano di Pietro tranne che per il drago ma in questo caso la figura è stata dipinta a mezzo busto.

Per essere certi che si tratti di Santa Marta occorre osservare attentamente la desposizione che si trova in basso; l’artista infatti ha inserito nell’aureola il nome della Santa che ha voluto rappresentare nella figura con la veste color grigio tortora uguale alla figura di sopra che qui vediamo inginocchiata mentre sorregge il braccio di Gesù: Santa Marta.

Subito dopo lo stupore della rivelazione della nostra guida Martina, a me e a mia sorella si è affacciato un dubbio sulla credibilità di Maria Maddalena.

Avendo una certa familiarità con la vita di Gesù dall’ascolto delle letture del Vangelo di quando, ancora praticante, andavo a Messa la domenica, ricordavo sì le sorelle Maria e Marta nell’episodio in cui Gesù fa loro visita prima della morte di Lazzaro ma non che si chiamasse Maria ‘Maddalena’. E poi, cosa centrava il vasetto che regge in una mano?

Ebbene, abbiamo rivolto questo quesito a Martina la quale ci ha detto che si è sempre fatta molta confusione al riguardo e che qualcuno pensa che Maria la sorella di Marta, la peccatrice pentita e Maria di Magdala siano la stessa persona chiamata comunemente Maddalena, altri invece no.

Tornata a casa ho trovato conferma di quanto dettoci da Martina ma ciò che continuava a trarmi in inganno era il vasetto nella mano della Santa Maria Maddalena del Lorenzetti.

Ho cercato meglio nei Vangeli e ho trovato che non faceva parte della mia conoscenza l’episodio in cui Maria, la sorella di Marta, lava i piedi a Gesù con un unguento profumato durante una sua visita dopo la resurrezione di Lazzaro e poco prima della passione; quindi l’attributo è congruente così come lo è per la peccatrice pentita che, venuta a conoscenza della presenza di Gesù in casa di un fariseo si era recata per lavargli i piedi e asciugarglieli con i suoi capelli, così come è congruente per Maria di Magdala (l’unica che avrebbe diritto al nome di Maddalena), una delle discepole di Gesù che per prima andò al sepolcro portando unguenti per ungergli il corpo.

Insomma, se sono tre donne distinte oppure una sola, l’attributo del vasetto identifica tutte e tre; ciò che fa la differenza in questo caso è la volontà di Ambrogio di rappresentare la ‘Maddalena’ nella versione di Maria sorella di Marta.

La visita di ieri però ci ha riservato un altro scoop che riguarda questo Crocifisso con i dolenti in umiltà di Paolo di Giovanni Fei, artista senese del Quattrocento.

Paolo di Giovanni Fei: Crocifisso con i dolenti in umiltà

Questa tavola è stata recuperata nel 2004 grazie all’occhio attento ed esperto di Veronica Randon che, cercando altro nel deposito del Museo Civico di Siena dove lavora, ha notato delle punzonature fuori luogo in una tavola del Settecento raffigurante una Crocifissione e già questo di per se era strano, che cioè un dipinto del Settecento fosse realizzato su tavola e non su tela. 

Veronica ha richiesto ed ottenuto un analisi dell’opera ed è venuto fuori che sotto c’era un altro dipinto del Quattrocento, quello appunto di Paolo di Giovanni Fei. 

Le punzonature,  che nel dipinto del Settecento si trovavano in corrispondenza della pancia dei Santi doloranti, nel dipinto di Fei corrispondevano alle aureole dei Santi in umiltà.

A cosa serviva questa tavola con questa forma rettangolare inusuale senza cerniere laterali indicative di un qualche collegamento con altre tavole e con i Santi ai lati della croce in una posizione insolita cioè in umiltà anziché doloranti e in piedi?

Probabilmente per una sepoltura. Ai lati della tavola c’è una parte priva di pittura che fa pensare che la tavola fosse inserita all’interno di una struttura architettonica a sé stante e i Santi in quella posizione insolita per una Crocifissione, sono in meditazione; meditano sulla morte, di Cristo e del defunto.

È una possibilità visto che nel Medioevo il tema della morte era molto sentito tanto che ci si teneva a garantirsi preghiere una volta passati a miglior vita; infatti chi ad esempio aveva sepoltura nelle Chiese richiedeva di essere messo in un luogo di passaggio cosicché i fedeli che sicuramente per distrazione avessero calpestato la lastra tombale per scusarsi avrebbero pregato per l’anima del defunto e quindi il defunto avrebbe goduto di supplementi di preghiere. Questa tavola sepolcrale sicuramente ispirava i fedeli a pregare per il defunto.

Nella foto successiva, la documentazione fotografica del recupero della tavola di Paolo di Giovanni Fei contenuta nella pubblicazione Il Crocifisso con i Dolenti in umiltà a cura di Alessandro Bagnoli, Silvia Colucci e Veronica Randon

Paolo di Giovanni Fei: Crocifisso con i dolenti in umiltà

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