Il ‘900 di Mario Luzi e Alessandro Parronchi

Tra Arte e Letteratura. Il '900 di Mario Luzi e Alessandro Parronchi

Siena, Complesso Museale Santa Maria della Scala
Fino al 6 gennaio 2015

Non avevo messo in programma di visitare questa Mostra perché mi ero fatta l’idea che avrei trovato solo materiale di archivio.

Niente di più sbagliato!

Fortunatamente sono stata invitata da Michela Eremita, una delle curatrici della Mostra, ad un workshop tenuto da Pierluigi Vaccaneo per sperimentare il metodo della TwLetteratura (riscrittura sintetica su Twitter di testi letterali) su testi attinenti a questa Mostra.Mi si è aperto un mondo.

Prima di tutto perché, ahimé, non avevo mai sentito parlare di Parronchi (ognuno ha le sue mancanze); ma nemmeno degli artisti toscani del ‘Novecento, pittori e scultori, le cui opere, facenti parte della Collezione ‘domestica e privata’ di questo personaggio, sono esposte nella Mostra.

Mi era noto solo Ottone Rosai. Ebbene, è stato un crescendo di sensazioni positive vissute man mano che i mie occhi passavano da un quadro all’altro diverso per stile, fattura, genere -ci sono ritratti, autoritratti, nature morte, marine, figure, paesaggi- e per l’intensità di sentimenti che sprigionano.

Ottone Rosai. Ritratto di Alessandro Parronchi (1947)

Ottone Rosai. Ritratto di Alessandro Parronchi (1947)

Arrigo del Rigo. Ballo (1932)

Arrigo del Rigo. Ballo (1932)

Alberto Magri. Ragazza con Maiale

Alberto Magri. Ragazza con Maiale

Nudo di donna. Umberto Mannini

Nudo di donna. Umberto Mannini

Guido Borgianni. Paesaggio con nuvole

Guido Borgianni. Paesaggio con nuvole

Mario Marcucci. Natura morta con bossolo e rosa.

Mario Marcucci. Natura morta con bossolo e rosa.

Giulio Pierucci, Testa maschile

Giulio Pierucci, Testa maschile

Questa Mostra, organizzata in occasione del centenario della nascita di questi due intellettuali toscani, ha riunito al Santa Maria della Scala due Mostre che erano già state presentate in passato, ‘Mario Luzi Le campagne, la parola e la luce’ a Pienza e ‘Ricordando Parronchi Artisti del Novecento in Toscana’ a Firenze.

Luzi e Parronchi si conoscevano e, come si evince dalla Mostra, avevano in comune la frequentazione con alcuni artisti.

Gli autori dei quadri della Collezione del Parronchi erano suoi amici, ancora non affermati nel loro campo, con i quali aveva stabilito delle collaborazioni.

Parronchi aveva mille interessi: era poeta, storico dell’arte, traduttore, collaboratore di testate storiche e amico di molti protagonisti del Novecento come Ungaretti, Pratolini, Morandi e Rosai.

Corrispondenza Alessandro Parronchi e Giorgio Morandi
Corrispondenza Alessandro Parronchi e Ungaretti

Tutto questo gli permise di intuire il talento di questi artisti toscani, di approfondirli, riconoscerne il valore e farli conoscere. Infatti in Mostra ci sono pubblicazioni di Parronchi su questi artisti, sue poesie a loro dedicate e carteggi non solo con loro ma anche ad esempio con Roberto Longhi al quale sottopose dei Marcucci che trovarono il suo gradimento.

Alessandro Parronchi, Episodio del 1947 su Rosai, 9 Giugno 1943
Alessandro Parronchi sullo stile di Venturino Venturi
Pubblicazioni varie di Alessandro Parronchi
Lettera di Parronchi a Marcucci, 12 febbraio 1948 con busta acquerellata

Erano gli anni di acceso conflitto tra figurativi e astrattisti, scrive Carlo Sisi nel catalogo, e Parronchi aggregava gli artisti maggiormente affini al suo laboratorio lirico.

In questo post ho messo maggiormente l’attenzione su Parronchi perché Luzi, beh, di lui sì che avevo sentito parlare, delle sue poesie ermetiche, del suo poema Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini.Insomma, ci sono ancora pochi giorni per visitare questa Mostra ma non fate come me; andateci subito, se siete in zona per le feste!

Il testo di Alessandro Parronchi utilizzato per la TwLetteratura è stato questo:
Il paesaggio dipinto
Il paesaggio dipinto
e’ così bello, che rimani intenta
a seguirne i contorni
variati e – Come, dici,
mi piacerebbe percorrerlo, perdermi
con te per quelle strade!…

– No, non vorrei. Non volli mai percorrere
un paesaggio dipinto.
Si molti veri, visti al finestrino
d’un treno che fuggiva, da una barca
che prese il largo per non piu’ tornare.
E altri, presenti più che agli occhi all’anima,
mossi di luce dietro il vetro
venato della piccola finestra
nell’aperta campagna in cui non era
tratto da me non conosciuto, o solo
brevi dirupi, coste solitarie
a cui non tornero’.
Si muore, anche da vivi, a tante cose.
Ed ora quando s’apre in mezzo al verde
sentiero ignoto, o a una curva compare
paese che respira nel silenzio
vivo intorno alle case,
non mi vien desiderio d’inoltrarmici.
E un brivido mi prende se mai il piede
tenta l’erba fluttuante d’una viottola.

[1957]

Alessandro Parronchi, Le poesie, Firenze, Edizioni Polistampa, 2000, vol. I, p. 272.

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