Sindrome Assassina di Bruno Pronunzio

Sindrome Assassina è il secondo thriller scritto da Bruno Pronunzio per Leone Editore.

Del romanzo di esordio uscito nel 2015, Chiave di Volta, ne avevo già scritto qui.

Sindrome Assassina è uscito a metà gennaio e ho voluto leggerlo in tempo per la presentazione che c’è stata a Siena, a Borgo Grondaie, una settimana fa.

È stata una presentazione gustosa grazie all’aperitivo di apertura e interessante sia perché Pronunzio ha introdotto entrambi i thriller in maniera puntuale ma senza svelare troppo della trama sia perché ci sono state diverse domande da parte del pubblico.

Si sa, il momento delle domande è spesso un po’ imbarazzante.

Oltre che alla passione per la lettura da parte del pubblico credo che molto dipenda anche dalla curiosità che l’autore che presenta il proprio libro riesce a trasmettere e Pronunzio ci è riuscito.

L’oggetto del desiderio di Sindrome Assassina è stato per me davvero uno scoop poiché esiste realmente ed io non ne avevo mai sentito parlare.

Per impossessarsi di questo ‘tesoro’ ci vorranno tre omicidi in tre città diverse: Milano, Roma e le rive del lago di Como. Non posso aggiungere altro.

Il romanzo si svolge per la maggior parte negli anni duemila con qualche salto indietro nel tempo nel 1300, 1800 e negli anni ‘Settanta e ‘Ottanta del secolo scorso.

Sindrome Assassina secondo me è un omaggio a Civitavecchia, città natale dell’autore, anche se Pronunzio alla mia domanda se gli fosse stato chiaro fin dall’inizio di ambientare lì parte del romanzo ha risposto che in realtà all’inizio il romanzo doveva essere ambientato a Torino.

Credo faccia parte del processo creativo dell’autore di cui noi tanto vorremmo sapere, tipo mia sorella che ha posto una domanda al riguardo durante la presentazione, ma di cui l’autore stesso non è detto che abbia chiaro tutto il percorso dall’intuizione iniziale fino all’ultima parola del libro. Ed io non voglio insistere oltre. Tra l’altro Pronunzio ci ha anche svelato che in Chiave di Volta il primo finale non gli era piaciuto ed è stato a quel punto che gli è venuta l’idea dei nazisti.

In Sindrome Assassina con un po’ più di enfasi il filo conduttore è ‘Ciò che appare a volte inganna’, già dalla copertina. Quando, infatti, Pronunzio ha richiamato la nostra attenzione su ciò che appare nella pupilla dell’occhio in primo piano, una mia amica invitata all’evento, lettrice accanita di gialli e thriller e dotata di una cultura storica e letteraria notevole, dopo un nano secondo ha dato la risposta. Ma io, che ho letto il libro, le ho detto che aveva ragione ma a metà. Credo di averla incuriosita abbastanza 😉

Sindrome Assassina, rispetto a Chiave di Volta, l’ho trovato più impegnativo per il lettore nel senso che bisogna essere ben presenti per seguire tutti i passaggi. Quando, infatti, si arriva al punto in cui qualcuno mette in fila i pezzi, si tira un sospiro di sollievo. Mi sono fatta l’idea che non sia un caso ma che Pronunzio non riveli tutti gli indizi perché vuole portarcelo lui il lettore alla soluzione.

I thriller non sono libri che si rileggono, oppure sì?, nel senso che una volta che si sa come vanno a finire hanno raggiunto il loro scopo. I libri di Pronunzio però secondo me rimangono ‘consultabili’ per via di tutte le location dove è ambientata la storia; quasi una guida turistica è la loro seconda funzione.

In Sindrome Assassina oltre a citazioni colte, riferimenti artistici e letterari ci sono anche riferimenti al “bel canto”, all’opera. Forse questa particolarità c’entra con quanto ha rilevato uno dei partecipanti alla presentazione e cioè che nei romanzi di Pronunzio il protagonista in realtà è la trama e non un personaggio.

Se si tratta di un sequel di Chiave di Volta? No, anche se ritroviamo due dei personaggi: Stefano Zarri, che non è un detective ma un informatico, e la sua fidanzata ungherese.

Chi è l’assassino? Non il maggiordomo!

3 pensieri su “Sindrome Assassina di Bruno Pronunzio

  1. rita michelini

    Penso che analisi più esaustiva non si potesse fare. Ha filtrato ogni aspetto del romanzo… ha evidenziato come ogni passaggio ha sempre un suo specifico scopo… ha colto quanto dalle varie situazioni vengano fuori continue conoscenze… ha ritenuto più impegnativa la lettura rispetto al Chiave di Volta… ha riconosciuto come protagonista assoluta del romanzo la trama e non il personaggio. e da ultimo, (solo nella progressione dell’ analisi) ha riconosciuto al romanzo il valore di “quasi una guida turistica”per tutti i luoghi, dove i fatti avvengono, che sono custodi di arte e di cultura. I complimenti allo scrittore fanno ancora parte della bella recensione.

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    1. amisaba Autore articolo

      Grazie per l’apprezzamento, Rita.
      C’è una cosa che non ho scritto e cioè che mi piacerebbe molto che Pronunzio ambientasse un suo prossimo thriller a Siena 😉

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