Siena e la Divina Commedia: Provenzano Salvani

Amos Cassioli: Provenzano Salvani chiede l'elemosina nel Campo di Siena (1873)

foto credits Il Tesoro di Siena

Dopo avervi raccontato di Pia de’ Tolomei,  con questo post riprendo l’itinerario delle targhe sparse per Siena con i versi della Divina Commedia con un altro personaggio senese collocato da Dante nel Purgatorio, Canto XI, cornice dei superbi: Provenzano Salvani.

Una brevissima premessa per sapere ‘dove ci troviamo’ nell’architettura della Divina Commedia.

Dopo l’Antipurgatorio, Dante e Virgilio entrano nel Purgatorio vero e proprio percorrendo il monte delle virtù che è composto da sette cornici in ciascuna delle quali viene espiato uno dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia e prodigalità, gola e lussuria.

I superbi si trovano nella prima cornice. A queste anime Dante dedica tre Canti del Purgatorio.

Nel Canto X (il primo) vengono mostrati esempi di virtù opposta al vizio come oggetto di meditazione per le anime (per capire meglio di cosa si tratta leggete qui), nel Canto XI (il secondo) Dante si sofferma a parlare con alcune anime, nel Canto XII (il terzo) vengono mostrati esempi di vizio punito sempre come oggetto di meditazione.

Il Canto XI, che ci interessa ai fini di questo post, si apre con la parafrasi del Padre nostro (preghiera dell’umiltà per eccellenza del singolo uomo di fronte a Dio) recitato dalle anime dei superbi che in questa prima cornice del monte delle virtù scontano la loro pena procedendo sotto il peso di massi che piegano il loro capo costringendoli a tenere il viso abbassato tanto che Dante deve chinarsi per poterle ascoltare quando parlano.

Tre sono le anime che Dante incontra in questa cornice: Omberto Aldobrandeschi che sconta la superbia della stirpe, Oderisi da Gubbio (miniatore) che sconta la superbia nell’arte (vi ricordano niente i versi ‘Credette Cimabue nella pittura/tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,/sì che la fama di colui è scura‘ ? be, li dice proprio Oderisi!) e Provenzano Salvani che sconta la superbia politica.

Quest’ultimo in realtà non proferisce parola ma Dante se ne serve per esprimere il concetto della caducità della fama umana facendo dire a Oderisi:

Colui che del cammin sì poco piglia
dinanzi a me, Toscana sonò tutta;
e ora a pena in Siena sen pispiglia
Purgatorio, Canto XI vv 109-111

(colui che cammina a passi così brevi
davanti a me, fece risuonare del suo nome tutta la Toscana;
ed ora a malapena è ricordato a Siena)

Il tempo umano essendo in rapporto alla fama terrena è caduco mentre il tempo delle anime del Purgatorio, pur oggettivo come quello terreno, ha valore in quanto è in rapporto all’eternità.

Dante s’interessa di quest’anima che rimane a capo chino chiedendo maggiori informazioni a Oderisi. La risposta di Oderisi è stata riportata in una targa in Via del Moro a Siena. Eccola qua!

Siena e la Divina Commedia: Provenzano Salvani

Provenzano Salvani, capo ghibellino, ebbe infatti  la superba presunzione di impadronirsi di Siena a seguito della vittoria riportata sui guelfi fiorentini nella Battaglia di Montaperti nel 1260.

Dopo la battaglia di Montaperti, Salvani fu uno dei sostenitori della distruzione totale di Firenze, cosa che poi non avvenne grazie anche all’opposizione di Farinata degli Uberti (fiorentino ghibellino a capo dei senesi nella battaglia di Montaperti collocato da Dante nell’Inferno, nel cerchio degli eretici).

Questa opposizione, avvenuta nel convegno di Empoli che ebbe luogo subito dopo la Battaglia, è ricordata nella Divina Commedia nell’Inferno, Canto X, vv 91-93:

Ma fu’ io solo, là dove sofferto
fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto

(ma fui io solo, là dove fu da tutti
tollerato che Firenze venisse rasa al suolo,
colui che la difese apertamente)

Dante si meraviglia di trovare Salvani già nel Purgatorio anziché nell’Antipurgatorio insieme alle anime dei peccatori che si convertirono in punto di morte, come d’altronde fece anche Salvani, e che devono attendere un tot di anni prima di salire sul monte delle virtù a meno che le preghiere di suffragio dei vivi non le facciano andare direttamente in Purgatorio.

Salvani, riferisce Oderisi, si trova già nel Purgatorio per un atto di umiltà fatto quando la sua fama era all’apice.

Infatti, un suo amico, fatto prigioniero da Carlo I d’Angiò nella battaglia di Tagliacozzo, doveva pagare, per aver salva la vita, una taglia di diecimila fiorini. Provenzano, di sua spontanea volontà e mettendo da parte ogni sentimento di vergogna, nel Campo di Siena cominciò a chiedere l’elemosina ai suoi concittadini, ‘non sforzando alcuno, ma umilmente domandando aiuto’ (Ottimo), finché raggiunse la somma necessaria, per liberare l’amico.

Questo episodio a Siena è ricordato sia in un dipinto di Amos Cassioli che si trova a Palazzo Pubblico (vedi l’immagine che apre il post) sia in una targa posta nella curva del Casato di Piazza del Campo:

liberamente nel Campo di Siena,
ogni vergogna disposta, s’affisse
Purgatorio, Canto XI vv 134-135

Per completezza d’informazione su Provenzano Salvani sappiate che nel 1269, a Colle Val d’Elsa, i guelfi fiorentini ebbero la loro rivincita sui ghibellini senesi e mostrarono un tale furore che Salvani ‘fu preso e tagliatogli il capo, e per tutto il campo portato fitto in su una lancia’ (Villani-Cronaca VII, 31)

Per oggi è tutto. La prossima volta che riprenderò questo percorso vi racconterò di Sapia, zia di Provenzano Salvani.

Bibliografia: 
Divina Commedia di Dante Alighieri
a cura di Emilio Alessandro Panaitescu
Gruppo Editoriale Fabbri

2 pensieri su “Siena e la Divina Commedia: Provenzano Salvani

  1. Claudia

    Mi fai venir voglia di riprendere in mano la Divina Commedia, con i tuoi post ricchi di dettagli! Io di Provenzano Salvani proprio non me ne rammentavo (ma è anche vero che della Divina Commedia ho letto al liceo solo alcuni canti selezionati dalla professoressa di turno), ed è stato interessante ripercorrerne la vita di uomo politico, astuto e accorto eppure capace di gesti insoliti di umiltà..

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    1. amisaba Autore articolo

      Claudia, pensa che io non vedevo l’ora che arrivasse il momento giusto per me di rileggere la Divina Commedia per capire il contesto dei versi riportati nelle targhe sparse per Siena. E poi ad esempio di Salvani mi ha colpito molto il fatto che continuasse a camminare a capo chino senza fermarsi a chiacchierare con Dante. Forse perché non vedeva l’ora di scontare la pena e quindi gli è rimasto quel ‘volere con troppo vigore’ dei superbi? Forse perché Dante è fiorentino? chissà!

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