SIENA DAL ‘200 al ‘400 – La Collezione Salini

Collezione Salini: Adorazione dei Pastori di Andrea di Bartolo (1388 circa)

SIENA DAL ‘200 al ‘400 – La Collezione Salini
Siena, Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico
Fino al 15 settembre.
Ingresso gratuito.

Quando nel post Cose da fare gratis a Siena ho scritto Andare a verificare se ai Magazzini del Sale c’è qualche mostra temporanea solitamente ad ingresso gratuito non immaginavo che ci sarebbe stata una Mostra di questo livello.

La Collezione Salini è spet-ta-co-la-re.

La prima cosa che ho capito dopo averla visitata la prima volta (ho intenzione di tornarci spesso vista l’eccezionalità dell’evento) è che non hanno proprio tutti i torti i senesi a snobbare ‘tutto il resto’.

Per farvi capire, la Collezione Salini è la versione in miniatura della Pinacoteca di Siena.

E’ qualcosa di inestimabile; infatti meglio non chiedersi quanto Simonpietro Salini, non senese tra l’altro, abbia dato in cambio per questi pezzi che, a quanto ho letto dal catalogo, sono perfettamente integrati con l’arredamento del  medievale castello di Gallico, di sua proprietà, nelle Crete senesi.

L’allestimento della Mostra suscita immediatamente un moto di gratitudine per la cura e amore che si percepiscono.

Il percorso è articolato in sei periodi temporali.

1215-1278: Siena e Bisanzio

La prima opera del percorso è la tavoletta del Maestro di Tressa che rappresenta Eraclio che decapita Cosroe del 1215.

Al di là del soggetto che può essere più o meno conosciuto, vi ritroviamo subito il gusto per il dettaglio che caratterizza i primitivi senesi e che personalmente amo da matti.

Il parallelismo che ho fatto con la Pinacoteca di Siena me lo ha ispirato proprio questa prima opera esposta in quanto nella Pinacoteca di Siena l’opera presente più antica, e datata, è un dossale del Mastro di Tressa del 1215 con il Redentore Benedicente.

1278-1318: Duccio il Patriarca

In questa sezione spicca il Crocifisso di Duccio di Buoninsegna del 1288.

L’occhio è colpito dalla trasparenza del perizoma che ricorda la veste del Bambino della Madonna di Crevole, sempre di Duccio al Museo del’Opera del Duomo, che fa intravedere anche l’ombelico, fa notare il catalogo della Mostra.

Collezione Salini: Crocifisso di Duccio di Buoninsegna (1288)

Vicino a Duccio sono esposte due tavole che non conoscevo e che mi hanno colpito: una Madonna col bambino del 1295 del Maestro di Città di Castello (la cuffia rossa della Madonna e i sandali del Bambino).

Collezione Salini: Madonna col bambino del Maestro di Città di Castello (1295)

Collezione Salini: Madonna col bambino del Maestro di Città di Castello (1295)

L’altra è una Madonna col Bambino del 1310-1315 circa di Segna di Bonaventura (il più familiare velo bianco della Madonna e la veste trasparente del Bambino).

Collezione Salini: Madonna col Bambino di Segna di Bonaventura (1310-1315 circa)

1284-1348:  Attorno al cantiere del Duomo, Giovanni Pisano, i Lorenzetti e Simone Martini

Qui c’è un San Pietro aggettante di Giovanni Pisano (1285-1297) che mi ha subito fatto venire in mente la Maria di Mosè conservata nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena. Mi ha sempre affascinato la contorsione di questa statua; è per questo che ho fatto subito il collegamento che poi ho ritrovato nel catalogo.

Collezione Salini: San Pietro di Giovanni Pisano (1285-1297)

Ci sono degli oggetti sacri di oreficeria tra i quali spicca uno stampo per ostie in metallo intagliato.

Questo è il periodo dei fratelli Lorenzetti; e infatti sono presenti entrambi e la mia preferenza questa volta è andata ad Ambrogio Lorenzetti e alla sua Crocifissione del 1320-1322 circa, quindi prima degli affreschi del Buongoverno.

Collezione Salini: Crocifissione di Ambrogio Lorenzetti (1320-1322 circa)

Un frammento di predella di Tino di Camaino del 1329-1332 mi ha incuriosito perché non riuscivo ad individuare una delle due Sante rappresentate. Dal catalogo ho appreso che si tratta di Sant’Agnese anche se non mi sembra proprio un agnello quello che ha in mano ma una ranocchia.

Collezione Salini: frammento di predella di Tino di Camaino (1329-1332)

Un San Giacomo Minore del 1333 di Simone Martini e Lippo Memmi  è troppo distante per essere ammirato; ma c’è.

Mi ha colpito la presenza di una scultura lignea policroma del 1320-1330 attribuita ad uno scultore prossimo a Lando di Pietro. Sembra uno stiacciato.

Collezione Salini: scultura lignea policroma attribuita ad uno scultore prossimo a Lando di Pietro (1320-1330)

1348-1403: Dopo la peste nera, l’arte come identità civica

Qui ci sono anche delle opere destinate alla devozione privata come i ‘trittichini’. Bellissimo quello di Niccolò di Buonaccorso del 1370-1380.

Collezione Salini: trittichino di Niccolò di Buonaccorso (1370-1380)

Ce n’è uno accanto di Bartolomeo Bulgarini del 1350-1360 dove è rappresentata la Conversione di San Paolo, nell’anta di sinistra. Non avevo riconosciuto la scena. Lì per lì ho pensato a Gesù nell’Orto degli Ulivi. Mi ha tratto in inganno l’angelo e poi per me la Conversione di San Paolo è quella del Caravaggio quindi mi aspetto che ci sia un cavallo. Grazie al catalogo comunque mi si è chiarito anche questo dubbio.

1403-1438: Jacopo della Quercia e l’apertura internazionale

E’ il periodo di Jacopo della Quercia e di Andrea di Bartolo, ad esempio.

Collezione Salini: Madonna col Bambino in Trono di Jacopo della Quercia (1410 circa)

Chi segue questo blog sa del mio amore per Jacopo della Quercia, in particolare della sua Fonte Gaia custodita nel Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena.

Collezione Salini: Adorazione dei Magi di Andrea di Bartolo (1400-1405 circa)

L’Adorazione dei Magi di Andrea di Bartolo è un gioiellino. Non era ancora arrivata a Siena la rapppresentazione del Mago negro, come si evince dalla tavoletta.

1423-1487: La via senese al Rinascimento. Da Sassetta a Francesco di Giorgio

Il Sassetta con un San Bernardino del 1445.

Collezione Salini: San Bernardino de Il Sassetta (1445)

E poi Sano di Pietro, Matteo di Giovanni, Giovanni di Paolo, Francesco di Giorgio e  Neroccio di Bartolomeo Landi con un Angelo Annunciante che ricorda la splendida Santa Caterina da Siena nell’Oratorio della Contrada dell’Oca a Siena.

Non ci sono didascalie che accompagnano le opere per cui guardare con attenzione è sempre valido come atteggiamento, secondo me; poi per i più appassionati c’è il catalogo che è interessante perché ‘spiega’ le opere attraverso la storia di Siena. Il costo è di 18 euro ed è acquistabile solo all’ingresso della Mostra.

C’è una cosa che mi ha colpito, perché viene notata spesso nel catalogo, e cioè i nimbi.

Soffermatevi ad osservarli perché sono anch’essi testimonianza dell’evoluzione dello stile della pittura senese di quest’epoca d’oro. Simone Martini ne fu maestro come ho potuto vedere a distanza ravvicinata nella sua Maestà a Palazzo Pubblico il cui cantiere, allestito per ripulire l’opera, sarà accessibile al pubblico fino a metà settembre su prenotazione e a pagamento.

La Mostra si chiude con un Madonna con bambino in marmo di Maestro di Pio II datata 1470-1475.

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