Siena contemporanea: installazioni urbane

Siena Contemporanea 2015: installazioni urbaneOgni volta che si parla di arte contemporanea le obiezioni sono: non è arte (rispetto all’arte dei grandi maestri del passato), chiunque avrebbe potuto realizzarlo, non emoziona, è una presa in giro (soprattutto quando si viene a conoscenza del valore commerciale).

Del mio modo di approcciarmi all’arte contemporanea  attraverso la ‘consapevolezza’ vi ho già parlato nel post sul percorso #InContempornea all’interno del Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena.

Oggi voglio parlarvi del riscontro di affinità che ho avvertito maggiormente rispetto ad una delle diverse installazioni sparse per Siena contemporanea 2015.

Faccio una brevissima premessa: su Twitter è da circa un anno che seguo un architetto catalano innamorato dell’Italia, Miquel del Pozo Puig,  che ogni domenica alle 22 tiene lezioni su Twitter su come guardare l’arte e su cosa domandare all’arte: il senso della vita e l’enigma della morte, secondo lui; ma non solo, anche secondo Rilke e Tarkovskij, suoi ispiratori.

Due domeniche fa ha ripreso le lezioni esordendo con questa affermazione: “L’arte è il linguaggio che abbiamo creato noi umani per comunicare con l’anima (=la nostra essenza).”

Ecco, questa frase mi è tornata in mente quando mi sono trovata davanti all’opera Open Mind del newyorkese Justin Peyser posizionata nell’Orto de’ Pecci (da lontano mi aveva ricordato le sculture di Igor Mitoraj): una testa enorme in acciaio che sembra essere caduta o rotolata da non si sa dove e che al suo interno accoglie l’osservatore mettendogli a disposizione una panchina da dove poter continuare ad osservare l’esterno ma anche a riflettere forse su di se, a meditare (me lo ha ispirato la riproduzione in scala ridottissima della stessa testa che si trova all’interno.)

Siena, Orto de' Pecci: Open Mind di Justin Peyser Ecco, sarà che pioveva e quindi mi ha fatto anche da riparo; ma io mi sono sentita accolta tutta intera da quest’opera, nel mio corpo e nella mia anima. Queste le mie sensazioni e mi sarebbero anche bastate. Poi, leggendo la didascalia, mi ha colpito questo passaggio:

La grande testa reclinata varca la soglia della suggestione, va oltre l’architettura del cranio, diventa capanna, tenda, insomma luogo che accoglie. Justin dichiara, così, l’esigenza di costruire un rapporto con i luoghi che non sia la risposta alla mera dimensione geometrica, quanto risposta alla necessità di un’architettura capace di contenere innanzitutto, quale ulteriore prospettiva, il pensiero umano.
Massimo a Bignardi.

Cosa dire delle altre installazioni urbane che ho visto e che saranno esposte fino al 31 ottobre 2015 (qualcuna prima qualcuna dopo) prive di didascalie?

Dunque, la scultura Materialità dell’invisibile #8 dell’armeno Mikayel Ohanjanyan posizionata a Palazzo Sansedoni in Via Banchi di Sotto 34 mi ha fatto tornare in mente due cose:
– la prima: la foto della copertina del romanzo Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli, Einaudi Editore, anche se non l’ho letto. E’ stato talmente pubblicizzato sui Social che l’immagine si deve essere depositata in qualche angolino del mio cervello. La foto è di Erwin Blumenfeld; è stata scattata nel 1967 e si intitola Holly Cross (In hoc signo vinces). Si tratta di un sedere (di una donna, di uomo?); ma dall’inquadratura riportata sulla copertina potrebbe sembrare anche un divano.

Siena, Palazzo Sansedoni: Materialità dell'invisibile #8 di Mikayel Ohanjanyan – la seconda:  la concezione Zen del vuoto ‘non come mancanza di ogni cosa ma come la nostra mente decondizionata.’ (Claudio Lamparelli) per il fatto che l’originale della scultura era costituito solo dai cavi in acciaio quindi da uno spazio vuoto di cui è rimasto solo un piccolo cubo.

Cosa dire degli animali giganti in plastica atossica e rigenerabile – Cracking art – sparsi per tutta Siena? diciamo che il materiale ‘plastica’ io lo ricollego ai giocattoli oppure ad oggetti utili per la casa. Potrei mai chiederle del senso della vita o dell’enigma della morte? Da subito non mi hanno convinto fino in fondo ma non capivo perché quindi non mi sono sbilanciata; mi sembrava che la città fosse diventata un parco giochi e poi a Siena gli animali hanno un riferimento forte alle Contrade e il fatto che ne fossero citate solo un paio, e forse anche per caso, mi ha infastidito ancora di più.

Siena, San Domenico: Cracking ArtSapete quando ho iniziato a guardarli in maniera diversa? Quando ho visto i bambini divertirsi a salire sopra alle Chiocciole, ad esempio. Stupendi! Devo anche riconoscergli l’aspetto ‘didattico’ perché ho imparato il nome di quelli che a me sembravano dei ratti giganti: suricati 😉

Le donnine paffute e leggiadre di Civil Happiness del cinese Xu Hong Fei, anche queste sparse per le piazza di Siena e della periferia, mi hanno trasmesso gioia e leggerezza. Ovviamente mi hanno fatto venire in mente Botero ma anche le lottatrici di sumo. Quelle in Piazza San Francesco mi sono sembrate delle pin up formose particolarmente ‘osé’ 😉 Tutte comunque mi hanno suggerito un modo di affrontare la vita: con ironia.

Siena, La Lizza: scultura di Xu Hong FeiLo Smile di Abraham Clet, sulla facciata di Palazzo Pubblico, nella sua ‘eleganza’ (avrebbe potuto colorarlo di rosso, di giallo e vi assicuro che ho sentito in Piazza del Campo qualcuno che si aspettava un sorriso giallo) mi ha fatto tornare in mente la mia insegnante di Yoga quando in tutte le ‘asane’ (posizioni), soprattutto in quelle più impegnative, ci ricorda di ‘sorridere’.

Siena, Palazzo Pubblico: Smile di Abraham CletSiena ha bisogno di riscatto – ha detto Clet -. Come Firenze, e come molte altre città storiche, Siena è ancora ancorata al suo passato, a tratti conservativa e bloccata. La mia opera vuole essere un gesto semplice di modernità, semplice e leggero – ha concluso l’artista -. Il messaggio è proprio questo: se Siena riesce a essere moderna può sorridere».

Ho seguito in diretta le operazioni dell’installazione e Clet mi è sembrato rispettoso di Siena.

Quando qualche tempo fa a Siena comparvero i suoi sticker a vivacizzare i cartelli stradali, dopo pochi giorni furono tolti non si sa da chi. Questo smile è stato autorizzato dal Comune quindi dovrebbe durare un po’ di più.

Gli ho chiesto un’intervista sulla Citymoticon di Palazzo Pubblico e sulla sua arte. Se accetta e risponde alle  mie domande, pubblicherò ovviamente le sue risposte in un post dedicato.

Le sedute, i luoghi (dieci in tutto) di Autori Vari nel Parco Urbano di Pescaia mi hanno conquistata proprio per il loro destino di ‘luoghi’. Chi non ha mai provato il piacere di sedersi su una panchina per leggere un bel libro o per ammirare un paesaggio, per scambiare due o più parole con qualcuno magari anche sul senso della vita e della morte, per darsi un bacio o scambiarsi una carezza? Oppure, chi non ricorda la panchina di Forrest Gump? Alcune panchine custodiscono anche la memoria di momenti significativi della nostra vita. Certo, sono luoghi anche per lasciarsi o per ricevere notizie dolorose. Se ciò dovesse accadere nelle ‘sedute’ di Pescaia credo che troveremmo un pochino di consolazione nella poeticità che esse comunicano.
Siena, Parco Urbano di Pescaia: Mauro Berrettini per Le sedute, i luoghi.Siena, Parco Urbano di Pescaia: Nado Canuti per Le sedute, i luoghi.Siena, Parco Urbano di Pescaia: Jean-Paul Philippe per Le sedute, i luoghi.Siena, Parco Urbano di Pescaia: Pietro Cascella per Le sedute, i luoghi.L’installazione mi ha anche fatto scoprire  questo parco che a dir il vero snobbavo a priori per la posizione e invece è immerso nel verde ed è attrezzato con barbecue, giochi per i bambini, attrezzi ginnici per gli adulti, campo per i cani e pista ciclabile. Non sembra di essere a Siena perché non si vede neanche la punta di un campanile però è un luogo piacevole e l’ho aggiunto al post sulle Cose da fare gratis a Siena.

Delle altre opere che ho visto grazie al servizio di shuttle che nella Giornata del Contemporaneo  percorreva tutti i luoghi di Siena contemporanea 2015 e dintorni, purtroppo non sfruttato da nessun altro oltre a me e a due operatori che erano con me, non sono riuscita a capire se hanno comunicato con la mia anima oppure no perché pioveva, era buio e forse verso la fine del giro ero anche un po’ assuefatta.

Mi è sembrato di provare inquietudine nei confronti del quadro Il Buon Governo, oggi di Luca Baroni soprattutto per il fatto che si trovasse in una Casa di riposo, quella del Campansi; ma riguarderò con calma le foto e magari cercherò qualche notizia d’approfondimento.

L’opera di Massimo Lippi ad Isola d’Arbia mi ha spiazzata. Dal titolo, Il vento dell’ora delle dodici, mi aspettavo una scultura in marmo forse perché mi era venuta in mente la rosa dei venti e invece mi sono ritrovata davanti un tronco spezzato circondato dalle sue schegge. Ho capito che era quella l’opera perché c’era la didascalia… Forse una maggiore suggestione l’opera la trasmette se guardata di giorno, almeno a me che amo le opere di di Giuseppe Penone, potrebbe.

A Taverne d’Arbia un’opera era stata distrutta dalla pioggia, la Pista dei barbieri costruita con il tufo, e le altre due Arco-baleno e Geometrie magnetiche non erano illuminate. Mi ha fatto però piacere essere stata avvicinata dall’artista, il venticinquenne Agostino Lippi, che mi ha spiegato le sue opere.

Insomma la mia conclusione è che può capitare che un’opera d’arte contemporanea comunichi con la mia anima e non faccia solo ‘rumore’ (è quanto sostiene Miquel del Pozo Puig). Ora ne ho la prova o riprova. Per le altre mi può rimanere il desiderio di approfondire il pensiero dell’autore oppure di lasciarle andare. Non sono una docente di storia dell’arte per cui non sono tenuta a sapere anche le cose che non destano in me la voglia di approfondire.

Come se non bastasse, alla fine di tutte queste mie impressioni mi torna in mente il dialogo tra Alijosa e Ivan de I Fratelli Karamazov che sto rileggendo:

Ivan: Amar la vita più che il senso della vita?
Alijosa: Proprio così, amarla più della logica, come dici tu, proprio più della logica, e allora soltanto ne afferrerai anche il senso. Ecco quello che da tempo mi passa per il capo. Metà del tuo cammino, Ivan, è adempiuto ed assicurato: tu vuoi vivere. Adesso devi occuparti della seconda metà, e sei salvo.

Dopo di che mi si riconfondono le idee e mi chiedo se forse non sia il caso di andare a rileggermi il piccolo volume ‘Perché certe cose sono opere d’arte?‘ a cura di Maurizio Ferraris pubblicato come supplemento da la Repubbica qualche anno fa.

Ora sarei curiosa di sapere voi come vi ponete nei confronti dell’arte contemporanea e, se siete di Siena, come state vivendo questo Museo diffuso temporaneo.

2 pensieri su “Siena contemporanea: installazioni urbane

  1. Simona Brandini

    Ciao Amina, come sai purtroppo non posso commentare in maniera adeguata dal punto di vista artistico (non ho le conoscenze!) ma ho trovato questo post molto interessante e solo leggendolo mi sono già emozionata! Andrò di sicuro a farmi un giro… anzi prenoto già la mia “CONCIERGE” preferita per il tour!!
    Simona
    p.s.: la mia opera preferita: OPEN MIND

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    1. amisaba Autore articolo

      Ciao Simona e grazie per esserti palesata!
      Open Mind secondo me piacerà anche alle bambine.
      Conoscenze adeguate? Non è sempre importante, secondo me; a volte è sufficiente ascoltare la propria sensibilità e questa ce l’abbiamo tutti.
      A presto,
      Amina
      P.S. ci sono sempre come ‘concierge’ ahahah

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