Settimo giorno a New York: Chelsea e Circle Line

New York: Union Square MarketEd eccoci arrivati all’ultimo giorno del mio viaggio a New York con la sister.

La giornata è iniziata con un bellissimo imprevisto nel senso che una volta sbucate a Union Square dalla Metropolitana dove era in corso il mercato a chilometro zero all’improvviso ho sentito qualcuno che mi chiamava, che scandiva proprio il mio nome e cognome ‘a-mi-na-sa-ba-ti-ni’. Chi era?  La mia amica Ardith! Incredibile, neanche ci fossimo date appuntamento. Lei aveva appena accompagnato uno dei suoi figli a Scuola lì in zona e, niente, ci siamo risalutate. La cosa per me incredibile è che è successa a New York, una metropoli, e non a Siena.

L’itinerario prevedeva High Line, Crociera con il battello e Chelsea Market. Lei però ci ha suggerito di andare al Whitney Museum e anche mia sorella propendeva in tal senso e visto che avevamo tempo ci siamo andate perché si trova vicino all’inizio della High Line nella sua parte più a sud.

Il Whitney Museum, dopo diverse sedi avute dall’anno della sua fondazione nel 1930, è stato realizzato su progetto di Renzo Piano.  Il Museo, se ho capito bene, espone a rotazione dipinti della propria collezione di opere di autori americani che vanno dal 1900 al 1960. Il motivo per cui si va in questo Museo, in teoria, è per vedere Edward Hopper e in effetti c’erano dei suoi quadri che per la maggior parte avevo già visto. La chicca comunque è stata  New York – Liberty 1918 di Florine Stettheimer. E’ fatto di più materiali ed è interessante per lo skyline di Manhattan a quel tempo visto che lo skyline di New York cambia spesso.

Dal Whitney Museum c’è una bellissima terrazza panoramica che affaccia sul fiume Hudson, sulla città e sulla High Line.

Che cos’è la High Line? È un parco che gli americani hanno creato dal recupero di una stazione ferroviaria degli anni ’30 in disuso dal 1980. E’ un percorso sopraelevato di poco più di due chilometri che da una parte costeggia il fiume Hudson e dall’altra la città. Giardini, panchine, istallazioni e piccoli anfiteatri che affacciano sulla strada (questo mi ha fatto molto sorridere perché la ‘vista sulla strada’ per noi è proprio inconcepibile :-D).

La High Line nella sua parte più a nord sbuca in West 30 street angolo con la 10th Avenue. Da lì a piedi abbiamo raggiunto il molo Pier 83 per fare la crociera con il traghetto (Circle Line Sightseeing) prenotato anche questo in anticipo on line. Abbiamo scelto il percorso più lungo della durata di due ore e mezzo che ci ha permesso di fare un ripasso di quanto avevamo visto durante la settimana e dare un occhiata anche se veloce a ciò che non abbiamo visto perché sappiamo bene che New York non è solo Manhattan. In pratica abbiamo girato Manhattan tutto intorno iniziando dall’East River e terminando dove viene chiamato Hudson river. Particolarmente emozionante è stato per me passare sotto al Ponte di Brooklyn. Sono riuscita anche a fare un piccolo video. Eccolo qua.

Dopo la crociera con guida parlante solamente in inglese ci siamo dirette a Chelsea Market, un mercato coperto, per la maggior parte di gastronomia, ricavato nel vecchio stabilimento dei biscotti Oreo.

Qui Halloween era già operativo e infatti c’erano delle narrazioni meccanizzate troppo buffe.

Il motivo reale per cui samo andate a Chelsea era per assaggiare il lobster roll, il panino con l’aragosta.

Lo so, forse qualcuno di voi sta pensando quello che pensavo io ‘un PANINO con l’aragosta? Giammai!’ e invece era buonissimo. Il panino era morbido e un po’ riscaldato e l’aragosta squisita. Da lì siamo andati al forno Amy’s bread dove abbiamo acquistato qualche dolcetto. ‘Dolcetto’ si fa per dire perché  a New York le porzioni sono spesso giganti, mi riferisco ai dolci, agli hamburger, al pollo fritto.

Chelsea Market mi è piaciuto tantissimo e sono sicura che se ci fossi andata il primo giorno del viaggio ci sarei voluta ritornare più volte.

Tornando verso l’albergo per lasciare qualche acquisto fatto siamo riuscite per andare a Bryant Park. Era vicinissimo da noi, ci siamo passate davanti spesso ma non ci eravamo ancora mai fermate per bene. E’ indicato nelle guide per cui siamo andate anche se era già sera. E’ una bella piazza che si stava già preparando per il Natale. Infatti stavano finendo di montare le ultime postazioni per il mercatino che so apriva in questi giorni e anche la pista di pattinaggio. C’è una bella fontana e tanti tavolini dove ci si può sedere anche se non si è comprato niente dai banchi. Questa cosa è frequente a New York.

New York: Bryant Park

Da Bryant Park abbiamo poi ripreso il ritorno verso l’Hotel. Prima però ci siamo fermate a Times Square dove finalmente siamo riuscite a vedere i ballerini di strada in azione. Intendevo questo quando ieri vi ho detto che la chicca del nostro ultimo giorno a New York fa parte del nostro immaginario collettivo.

Le sere prima c’erano sempre stati questi ragazzi ma non li avevamo mai beccati mentre si esibivano.

Sono stati fantastici! E ovviamente cercavano di coinvolgere il pubblico per poi chiedere il ‘riscatto’ 🙂

E’ così che New York ci ha salutate con la break dance. Ho fatto un piccolo video che potete vedere qui.

Questa è stata la mia esperienza a New York.

Come ho detto a qualcuno a voce, mi sono sentita come una trottola lanciata a tutta velocità.

New York mi ha presa, mi ha shakerato per bene, mi ha lasciato un po’ intontina e alla fine mi ha conquistata.

Non fatemi la domanda: ti ci trasferiresti? Perché io mi sento sempre una turista nel mondo, anche a Siena, da quando con la mia famiglia ci siamo trasferite in Italia nel 1980.

Dopo aver visitato un luogo come New York, dove molto probabimente non mi capiterà di tornare, mi torna in mente questa poesia di Edmond Haracourt che capisco ogni volta di più:

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.
E’ un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…
Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.
Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima.

Cosa ho lasciato di me a New York? Be, una cosa la so di certo, un bel ricordo alla figlia della mia amica Ardith che le ha detto che ho una ‘wonderful laugh’. E Ardith mi ha fatto notare come questo sia un bel dettaglio per cui essere ricordato da qualcuno.

P.S. non è finita qui! Domani, lunedì giorno di pubblicazione ‘ordinaria’,farò una check list di come è andata complessivamente il viaggio e vi dirò anche la mia top ten di New York.

Spero di ritrovarvi 🙂

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