Sesto giorno a New York: Top of the Rock, MoMA, NYPL

New York: Top of The Rock

E fu sera e fu mattino: sesto giorno a New York ;- )

Per il sesto giorno abbiamo prenotato un biglietto cumulativo per salire sul Top of the Rock nel Rockefeller Center sia di giorno che di notte e per visitare il MoMA, Museum of Modern Art.

Alle 9,30 eravamo lì puntuali per salire su un’altra icona di New York anche se siamo entrate da quello che ‘credevamo’ noi essere il Top of the Rock 🙂

Avevo molte aspettative sul Top of The Rock per via di tutte le foto che avevo visto in cui si vedeva benissimo Central Park per intero e perché avrei visto l’Empire che stando sull’Empire non si vede, ovviamente.

Ebbene, la prima delusione è stata che proprio davanti a Central Park c’era una bella gru. La prova provata è qui. E sì perché a New York di lavori in corso ce ne sono tantissimi, tutti verso l’alto. E questo dà proprio noia, credetemi. E poi, è sì un grattacielo ma dopo essere stata alla Freedom Tower e all’Empire da qui gli altri grattacieli mi sono sembrati troppo vicini.

Rivedendo le foto però, gli perdono anche la gru al Top of The Rock. Noi a Siena l’abbiamo avuta per anni una gru dietro la Torre del Mangia che bisognava fare la gincana per nasconderla dalle inquadrature.

Forse per evitare la ‘delusione’ non avrei dovuto programmare di venire qui per ultimo, come mi ha fatto notare mia sorella. Il fatto è che il Top of The Rock è alto ‘solo’ 259 metri.

Di sera ha riacquistato molti punti. Con il buio la gru non si vedeva e nemmeno Central Park a dire il vero, pensavo fosse illuminata e invece no.

Scese dal Top of the Rock siamo andate al MoMA. Che dire? per me il MoMA è Marina Abramovic e la performance The Artist is Present che ha tenuto qui per tre mesi nel 2010 e ovviamente ho cercato il luogo dove l’ha tenuto e mi sono immaginata cosa devono essere stati quei tre mesi. Un momento intenso di quella performance lo trovate qui. Se non lo avete mai visto sono emozionata per voi.

Al MoMA è inclusa nel biglietto anche l’audioguida in italiano che suggerisce di andare subito al Quinto Piano dove c’è il top of the tops: Van Gogh e Picasso.

Non solo. A me è piaciuto moltissimo perché è stato come un ripasso di storia dell’arte moderna per come è strutturata la collezione.

L’audioguida è fatta bene, secondo me, e ho preso anche appunti.

Ho scoperto che ciò che mi emoziona dei presunti monocromi o chiazze di colore di artisti come Newman e Rothko si chiama temperatura emotiva.

Che arte può essere anche animare l’inanimato e a tal proposito c’è un ‘opera’ provocatoria: un set di tazza, piattino e cucchiaino ricoperto di pelliccia…

Che nei quadri surrealisti non c’è alcuna narrazione ma immagini nette e ambigue nel significato.

Che il Mondrian maturo ha delle qualità musicali rispetto al rigore dell’inizio.

Che Malevich inserisce elementi non artistici per affrontare il concetto di cosa è reale e cosa non lo è.

Che Duchamp usa il caso come mezzo artistico. Infatti la provocazione di Duchamp è quella di considerare tutte le possibilità e non fossilizzarsi in quelle socialmente accettate da tutti, persino quando si tratta di una unità di misura…

Che il Samurai di Boccioni è la Samotracia senza braccia.

E una certezza:  il Cubismo rappresenta la realtà deformata e Les demoiselles d’Avignon di Picasso, qui presenti, ce lo esemplificano perfettamente.

E poi tanta roba come Van Gogh, Matisse, Magritte, il mio amato Burri, Kandinskij e ancora altri.

Al MoMA ci sono anche gli altri piani da visitare solo che quando ci siamo andate noi alcune sale erano chiuse perché c’erano dei vip in visita. Non chiedetemi di che vip si tratta perché non li ho riconosciuti.

Mentre scendevo giù per fortuna mi è ‘cascato l’occhio’ su Gas (1940) di Edward Hopper.

Sempre al MoMA c’è un Giardino delle Sculture molto bello dove c’è la gigantesca rosa (11 metri) di Isa Genzken. Mi era capitato di vedere dei video con gli spettacoli che il MoMA organizza qui  ma non avevo realizzato che fosse così alta questa rosa e che fosse una scultura.

Ovviamente ci sono anche delle mostre al MoMA. Quando ci siamo state noi c’era una mostra di Louise Bourgeois. Un po’ inquietanti i suoi ‘San Sebastiano’.

Dopo la visita al MoMA durata un paio d’ore avevamo un certo languorino allo stomaco e siccome mia sorella era da quando eravamo partite che mi diceva che voleva mangiare i tacos messicani ho cercato su Googe ‘tacos a New York’, ho dato un’occhiata alle zone e alle recensioni e ci siamo dirette a Los Tacos n. 1

Un locale dove ci sono dei tavolini alti e si mangia in piedi. Bibite sì ma non alcoliche. Il taco era super!

Rifocillate ci siamo dirette alla Public Library di New York. Ci passavamo ogni volta che andavamo alla Grand Central Station per prendere la Metropolitana ed era comunque programmata la visita.

Più che una biblioteca mi è sembrato un college universitario per l’imponenza dell’ambiente e per tutta la gente in giro. Abbiamo dato un’occhiata alle sale più significative e io ho partecipato ad una piccola caccia al tesoro proposta nel depliant. Ogni tanto riaffiora il mio spirito di giovane marmotta mancata.

Il programma prevedeva poi di andare a cena e  tornare al Top of the Rock. Nel tempo che ci è avanzato abbiamo deciso di andare a farci i capelli. Chi ha letto il mio post prima della partenza sa che non avevo portato la piastra per i capelli prevedendo di andare da un parrucchiere in loco e così abbiamo fatto. Sempre sulla 42esima street  abbiamo trovato Beleza Tropical Hair Salon. Senza bisogno di appuntamento e velocissimi. Anche qui come da  per tutto abbiamo trovato personale che parlava spagnolo, per la gioia di mia sorella che a capire l’inglese se la cava,  a parlare un po’ meno.

Per la cena abbiamo di nuovo consultato Google maps dandogli come parola chiave ‘oyster Greewhich Village’ cioè ostriche a Greenwichi Village. Come mai? Perché a me era venuta voglia di ostriche da quando avevo mangiato l’antipasto di pesce crudo da Esca e a mia sorella era piaciuta troppo la zona del Greenwich e ci voleva tornare. Abbiamo trovato Jeffreys’s Grocery. Un locale tipo pub dove abbiamo mangiato diversi tipi di ostriche, patatine fritte tagliate a mano accompagnate da ketchup e maionese e spumante italiano.

Siamo rimaste molto soddisfatte della scelta. A questo punto siamo tornate al Top of the Rock by night, questa volta molto più spedite perché sapevamo da dove dovevamo entrare ed è tutto documentato qui.

Abbiamo trovato un muretto con la vista sull’Empire e siamo rimaste lì per un po’ ad ammirare lo spettacolo che è New York di notte, tutta illuminata.

Una delle foto è sfocata, lo so; il ragazzetto asiatico che ce l’ha fatta aveva altro da fare 😀 E’ comunque un bel ricordo delle #thesabasistersinnewyork

Domani l’ultima puntata del mio viaggio.

Il settimo giorno a New York si è concluso con una chicca che fa parte del nostro immaginario.

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