Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Serse al Caveau di Serena Fineschi

Siamo all’undicesimo mese del progetto ma alla decima ‘idea’ esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena. Quella di ottobre infatti, di Ilaria Mariotti, è rimasta esposta per due mesi.

La decima idea è dell’artista Serse e rimarrà esposta fino al 25 gennaio, salvo sorprese; infatti solo Serena Fineschi conosce per intero il suo progetto.

Tornando a Serse, ancora una volta sono rimasta spiazzata dal Caveau di Serena nel senso che mi aspettavo – chissà poi per quale motivo – qualcosa di più ‘appariscente’ – forse perché era Natale? – e invece… mi sono ritrovata questo accenno di luce che mi ha ricordato un verso di una poesia d’amore di Vicente Aleixandre ‘entre dos oscuridades un relámpago‘ (tra due oscurità un fulmine).

Certo, qui non si tratta di un fulmine ma di un accenno di sole. E, leggendo su Sienafree.it la ‘spiegazione’ data dall’artista della sua idea, mi sembra quasi che io l’abbia interpretata all’incontrario, o forse no?

Comunque, ecco cosa ha detto Serse.

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Monade è la cassaforte dell’anima. Un disegno che si mostra come una finestra aperta sul mondo. “Non era per noi, figli del Rinascimento italiano, tutto cominciato con la ‘fenestra aperta’? Vale a dire il ‘quadro’ come si intendeva da Leon Battista Alberti in poi, la superficie dove si trascriveva minuziosamente il mondo in tutta la sua pluralità”  Inizia con queste parole la riflessione di Serse.

Sotto i nostri occhi, l’opera di Serse sembra suggerirci che riusciremo a vederla solo se accetteremo di essere ciechi di fronte ad essa. “Come artista sono stato sottoposto, dopo l’esperienza iconoclasta della finestra di vetri neri di Duchamp (Fresh Widow, 1920

Duchamp: Fresh Widow, 1920

e dalla definitiva chiusura del sipario sancita dal Quadrato Nero di Malevič, all’ineluttabile stato di ‘preventiva cecità’.

Malevič: Quadrato Nero

Lo sguardo e’ un punto cieco che non riflette la luce la inghiotte (J.-P. Sartre, Visages, Parigi 1948). L’enunciato sartriano ci ricorda l’impossibilità di relazionarci con il mondo attraverso lo sguardo che non ha piu’ luce – spiega l’artista – Siamo chiusi in una stanza buia inibiti a vedere l’esterno, esclusi da ogni possibilità di rapportarci con esso, siamo dentro lo spazio cieco di una ‘monade’ che non ha varchi. E’ esclusa la presa diretta con il mondo. Non si sta descrivendo un esterno ma un interno, dunque un ‘paesaggio dell’anima’.

Serse non ha dubbi: alla visione neo-neolitica, dove la pietra tecnologica è il silicio, alla simulazione informatica e al consumo eccitato di immagini, egli preferisce una riduzione della vista, un velo opaco e progressivo che mi porta fino al limite della cecità. A dirla con le parole di Henri Bergson:Vivere l’esperienza della verificazione interna in tutta la sua durata. All’onnipresenza, al fagocitare bulimico, di immagini che caratterizza il nostro tempo, allo stato permanente di stallo che e’ il risultato dell’incessante sovrapposizione di fotogrammi e compressione di icone, l’artista preferisce “l’inconsueto atteggiamento di pittore di ‘antica contemporaneità’.

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Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

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