Senza titolo

Il suono iniziale mi ha fatto visualizzare prima una locomotiva a vapore,  molto incerta come immagine; subito dopo si è chiarita con quella di una nave a vapore che attraversava un fiume in mezzo alla giungla.

Io vedevo tutto ma non ero presente fisicamente.

Si è fatto buio, mi sono ritrovata bambina – spaventata – che correva, correva, correva fino a sdraiarsi in attesa che un aereo o un elicottero passassero sopra di lei; ma non accadeva e il suono rimaneva assordante.

Mi sono ritrovata adulta in un grattacielo a vetri circondata dal rumore degli aerei.

Sembrava un bombardamento.

Quando il suono ha raggiunto l’intensità massima ed è cambiato mi sono ritrovata in un deserto     – stremata.  Tutto era scomparso intorno a me. Sembrava un The day after.

All’improvviso ho iniziato a sentire un rumore familiare senza riuscire ad identificarlo. Sembrava un giocattolo di legno dopodiché ho visto passare, senza che si avvicinasse a me, un bambino indigena, forse africano, che portava con se una mucca e il rumore che avevo intercettato prima.

Mentre il bambino si allontanava e il suono si faceva minaccioso ho avuto paura. Mi sentivo minacciata da lontano quindi ho dato le spalle alla parte da dove mi sembrava arrivasse il pericolo. Volevo anche camuffare la mia presenza in qualche modo e quindi mi sono sdraiata per terra e ho strisciato in mezzo alla sabbia fino ad arrivare ad un tempio vuoto.

Sono entrata e mi sono ritrovata in un giardino e subito dopo in un bell’appartamento arredato in stile minimalista di design.

Mi sono affacciata al balcone ma l’atmosfera era strana, grigia.

Sono iniziati di nuovo i bombardamenti ma questa volta ero tranquilla. Sono rientrata in casa e ho aspettato che finisse tutto.

Nel momento di maggior intensità del suono mi sono ritrovata dove realmente ero, sdraiata sul mio tappetino viola nella stanza dove facciamo Yoga, e ho sorriso.

In un attimo ero in cima ad una montagna – mi sentivo come un’aquila – e un attimo dopo a fare il bagno sotto una cascata naturale. Ho sentito freddo.

Dalla cascata mi sono ritrovata sdraiata sulla battigia della spiaggia mentre un onda arrivando mi copriva tutta e poi si ritirava.

Finalmente mi sono ritrovata a casa mia, quella dove abito attualmente, sdraiata sul mio divano che guardavo la televisione che era spenta e, cosa che non ho in casa, c’era anche un caminetto.

Mi sono alzata, mi sono affacciata alla finestra di camera mia.

Stava nevicando.

Il mio stato d’animo è cambiato. All’improvviso mi sono seduta sul mio letto e mi sono messa a piangere, mi sentivo estremamente sola.

In quel momento è come se mi fossi sdoppiata.

Un’altra me si è seduta davanti a me e mi ha dato conforto, dicendomi che non ero sola.

Io ero consapevole dello struggimento che l’altra me provava per la me sofferente.

Quando è cessato il pianto, l’altra me è scomparsa e mi sono sentita svuotata, come se avessi fatto un reset, e anche un po’ debilitata nel fisico.

Titolo: Due bombardamenti e una nevicata.

Quello che ti ho appena raccontato è il reportage che ho scritto nel 2013 al termine dell’esperienza di un bagno di gong.

Cos’è un bagno di gong? una sessione di massaggio sonoro vibrazionale per rilassarsi. Maggiori informazioni qui

E’ evidente che non mi sono proprio rilassata ma il ‘viaggio’ che ho fatto è stato memorabile. La scena finale dello sdoppiamento  ricordo ancora che la vissi con molta intensità e mi ha fatto sempre compagnia nei momenti di solitudine.

Come mai ne ho scritto proprio oggi? perché diversi post che ho letto in questi giorni sul prendersi cura del bambino interiore me lo a fatto tornare in mente.

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