Secondo giorno a New York: Harlem

New York: Harlem

Il secondo giorno a New York lo abbiamo dedicato ad Harlem, il quartiere afroamericano di Manhattan, prenotando un tour in italiano con Frank de Falco, un newyorkese di padre italiano e mamma americana.

Volevo visitare questa zona ma non sapevo come preparare il tour da sola e allora mi sono affidata a Frank tramite Carlo Galici, autore della guida New York in 7 giorni che, se avete in mente di andare a New York, vi consiglio di scaricare.

Da Times Square abbiamo raggiunto Harlem in metropolitana. Il tour lo abbiamo fatto quasi tutto a piedi tranne un tratto con l’autobus e poi ovviamente il rientro di nuovo in metro. E’ durato circa otto ore compresa la pausa pranzo.

Nell’immaginario collettivo Harlem è considerata ancora una zona pericolosa cosa che non è affatto così dagli anni Novanta del secolo scorso.

Frank ci ha raccontato le origini olandesi e inglesi di Harlem fino all’arrivo degli afroamericani all’inizio del Novecento e la situazione attuale.  La sua approfondita conoscenza del quartiere e la capacità di esporla in maniera sintetica ma non superficiale e con passione in un italiano più che perfetto è sicuramente il valore aggiunto del tour.

Harlem è un quartire molto ampio privo di grattacieli al posto dei quali ci sono le caratteristiche ‘brownstone’ e palazzi di ogni tipo, anche decadenti.

Il tour di Harlem con Frank  è iniziato dalla ‘chicca’ e cioè dalla funzione con canti gospel  nella Canaan Baptist Church.

Prima di entrare in questa Chiesa Battista Frank ha voluto che fosse chiaro che avremmo assistito ad una funzione e non a uno spettaclo. Ci ha poi illustrato i diversi momenti di tale funzione.

Facendo il tour con Frank abbiamo avuto la possibilità di assistere alla funzione sedendo negli stessi banchi dove si siedono i fedeli; diversamente invece avremmo potuto assistervi lo stesso ma dal loggione riservato per l’appunto ai turisti.

E’ stato bellissimo vedere uomini e donne di tutte le età vestiti  in maniera ‘decorosa’ e non ‘chic’. Questa differenza ce l’ha fatta notare Frank quando siamo andati a vedere la Riverside Church, chiesa cristiana voluta da John Rockefeller.

Gli uomini erano tutti in giacca e cravatta e le donne erano bellissime con i loro cappelli e abiti elegantemente sobri. Se avessi potuto fare delle foto mi sarei concentrata su di loro sicuramente.

Prima dell’inizio della funzione ci sono stati dei gospel cantati da un solista dopo di che ha fatto il suo ingresso in maniera solenne, quasi teatrale il coro.

Ci sarebbe piaciuto sicuramente rimanere fino alla fine della funzione per ascoltare altri canti in quanto buona parte della prima parte, scusate la ridondanza,  è stata dedicata agli avvisi per la comunità ma il tour prevedeva diverse soste e quindi anche volendo non sarebbe stato possibile rimanere oltre soprattutto non essendo il tour solo per noi.

La caratteristica delle funzioni battiste è la spontaneità, ci ha detto Frank, per cui i pastori interagiscono con i fedeli in maniera semplice e vanno a braccio, in teoria, e i fedeli possono intervenire in qualsiasi momento dal proprio banco.

La capacità oratoria di Martin Luter King ad esempio si è allenata proprio in questo modo. Il suo famoso discorso ‘I have a dream’ alla fine non è stato effettivamente tenuto a braccio, ci ha rivelato Frank. E’ stato il frutto di tutti i sermoni spontanei che aveva tenuto in Chiesa.

Ad un certo punto della funzione vengono salutati anche i turisti – noi compresi – e allora qualcuno dei fedeli saluta il turista più vicino stringendogli la mano e dicendogli “See you in heaven”. Non è fantastico?

Prima di andare via sono andata in bagno e mi è sembrato di essere nei bagni di un teatro con l’andirivieni di donne vestite in maniera sartoriale, mi viene da dire, ma rigorosa.

Gli zaini in Chiesa non sono consentiti ma c’è chi si è organizzato in tal senso e quindi è possibile affidare il proprio zaino a degli sconociuti che li tengono in deposito nella loro macchina fuori dalla Chiesa fino a fine funzione. Una persona del  nostro tour lo ha fatto ma credo solo perché Frank sembrava fiducioso nei confronti di queste persone altrimenti credo che non ci saremmo proprio avvicinati a loro. Ci era stato detto di non portarli i zaini e di vestirci per bene ma qualcosa può sempre sfuggire quando si leggono i voucher.

Dopo la funzione siamo andati a prenderci un caffè in un Bar Ristorante italiano sulla Lenox Avenue – via principale di Harlem – dopo di che l’abbiamo percorsa a piedi guidati da Frank.

Abbiamo quindi visto la zona residenziale con edifici dell’Ottocento in ‘brownstone’ (arenaria rossastra) con la tipica scala che porta all’ingresso che, ci ha detto Frank, non è solo per gusto estetico ma perché nell’Ottocento le strade erano spesso ricoperte di sterco di cavalli e quindi quando il proprietario di una casa doveva salire sulla sua carrozza, per non sporcarsi, il conducente faceva scivolare una trave di legno dalla carrozza alla scala.

Abbiamo avuto la fortuna di visitare una di queste town house (terra tetto) grazie alla conoscenza di Frank di un artista che abita qui. Certo, non sono tutte uguali, ma in quella che abbiamo visitato noi c’erano stucchi e due camini. In ogni piano ci sono due ambienti che affacciano uno sulla strada e l’altro nel giardino su retro. Il personale di servizio ha accesso alle stanze da una scala apposita nascosta da una porta scorrevole.

A questo punto un leggero languorino ha pervaso tutti noi quindi abbiamo chiesto a Frank dove potevamo mangiare del pollo fritto e lui ci ha portato da Sylvia’s Restaurant, Queen of soul food. Il Ristornte ha una parte con i tavolini, quella credo a cui si riferiscono tutte le guide che lo consigliano come il ristorante soul più conosciuto di Harlem, e una parte adibita a Bar dove si mangia al banco. Le porzioni di pollo sembravano giganti per cui ero un po’ titubante. Alla fine ho ceduto e l’ho ordinato insieme alla polenta e devo dire che era squisito e per niente stopposo. Dalla foto purtroppo non si capisce e anche dal vivo, esteticamente parlando, non è invitante quindi bisogna fidarsi. Come in tanti altri locali simili mi ha colpito il notevole numero di personale e il fatto che la cucina fosse a vista.

In realtà prima di approdare in questo locale Frank ci aveva portato al Red Rooster, altro locale famoso per il soul food molto piacevole anche per la musica dal vivo e molto affollato per cui non siamo rimasti e poi al Harlem Shake dove purtroppo avevano già finito il pollo fritto. Peccato perché il locale mi ispirava molto. Vi metto qualche foto.

Dopo la pausa pranzo abbiamo ripreso il tour in direzione Apollo Theatre e lungo il percorso Frank ci ha fatto notare alcuni bei palazzi come il Koch and C.,il primo grande magazzino ad Harlem di proprietà di un tedesco, l’Hotel Teresa, oggi adibito a uffici,  che ospitava anche gli artisti che si esibivano nel vicino Apollo Theatre, un bel palazzo di proprietà di un ebreo che ospitava magazzini di lusso con la particolarità delle finestre in rame ossidato e infine l’Apollo Theatre dove per la prima volta le persone di colore potevano assistere agli spettacoli seduti in platea e non nel loggione separati dai bianchi.

Da qui abbiamo preso l’autobus per visitare la Riverside Church, la chiesa cristiana fatta costruire da John Rockefeller negli anni Trenta in stile neogotico ma con una struttura in acciaio come quella dei grattacieli.

Abbiamo proseguito visitando il piazzale della Columbia University e la chiesa anglicana St. John the Divine in stile neogotica – ancora incompiuta – dove io e mia sorella siamo state atratte dall’angolo decicato ai poeti con  lapidi che riportano il nome di autori della letteratura americana e loro citazioni.

Il tour si è concluso nel vicino parco con al centro la Peace fountain costituita da una complessa iconografia che celebra il trionfo del bene sul male  circondata da altre sculture di animali realizzate da artisti del quartiere di ogni ordine e grado tramite concorso pubblico nel 1985.

Dopo aver fatto la foto di gruppo e aver ringraziato Frank siamo tornate verso ‘casa’ con la speranza di fare in tempo per andare a vedere un Musical a Broadway, al Winter Garden. Lo spettacolo, School of Rock, era alle 19 e ce  l’abbiamo fatta! Mi sono divertita molto. Abbiamo scelto proprio questo Musical perché mia sorella aveva visto il film e quindi eravamo avantaggiate per capire la storia.

Dopo il Musical? A nanna!

Ci vediamo domani per il terzo giorno a New York dedicato al Financial District, Liberty e Ellis Island. Una giornata intensa dal punto di vista emotivo finita con un incontro, programmato poco prima di partire, che ha aggiunto ancora più valore a questo viaggio nella Grande Mela.

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