Quarto giorno a New York: Zuccotti Park e The Met

New York: Metropolitan MUseum

Il quarto giorno è iniziato con qualcosa che era rimasto in sospeso il giorno prima e cioè il Zuccotti Park già Liberty Plaza Park, a Ground Zero. Ci tenevo in maniera particolare perché l’avevo promesso a qualcuno dopo essere venuta a conoscenza di un particolare.

Con la metro è stato facilissimo andarci senza alterare eccessivamente la tabella di marcia programmata.

Quel qualcuno cui ho accennato prima è un lettore speciale di questo blog. Si tratta di Gianguido – nipote dello scultore Guido Bianconi – che ho conosciuto virtualmente grazie al blog e che ha dato un valore aggiunto a questo mio diario on line con il materiale delle opere di suo nonno che ha condiviso con me autorizzandomi a pubblicarlo nei tanti post che gli ho dedicato. Trovate tutto qui.

La storia che lega Gianguido al Zuccotti Park, già Liberty Plaza Park, è da lui raccontata in questo articolo che scrisse per l’Editoriale dei Lettori della Stampa.

Cliccate sopra l’immagine per leggere il testo.

New York: un amico a Ground Zero

La scultura in questione si intitola Double Check, risale al 1982 ed è stata realizzata da Seward Johnson.

Nella prossima galleria: la foto vista da Gianguido sui giornali dopo l’attentato alle Torri Gemelle, io e mia sorella con l’uomo della valigetta, Double Check.

Non ho individuato subito la scultura e per un attimo ho temuto che l’avessero spostata perché c’erano dei lavori in corso credo per gli allestimenti di Natale. Ho quindi chiesto a un ometto che stava sistemando le aiuole e grazie a lui con un sorriso credo a quarantadue denti sono andata incontro a Double Check.

Grazie Gianguido per avermi raccontato questa storia e avermi portato qui.

Da Zuccotti Park abbiamo ripreso la metro per andare al Metropolitan Museum of Art, detto The Met. Avevamo anche qui prenotato i biglietti in anticipo.

Pronta per The Met

Ero molto ma molto preoccupata riguardo a questa visita perché dal sito ufficiale avevo intuito che doveva essere grande e dispersivo tipo il Rijksmuseum di Amsterdam. Ho cercato su Internet cosa non dovevo assolutamente perdermi, ho ‘studiato’ la piantina del Museo dal sito, ho chiesto a qualcuno di darmi qualche dritta ma la preoccupazione di perdermi ciò che  avrei scoperto solo dopo di non voler perdere era tanta. Ho prenotato anche l’audioguida.

Come è andata alla fine? E’ andata che c’era un depliant in italiano con un percorso suggerito che era lo stesso dell’audioguida. L’unica inesattezza è stata che l’audioguida sosteneva che il percorso sarebbe durato novanta minuti e invece… è durato quattro ore e mezza! E’ vero che ho fatto qualche ‘deviazione’ ma da una sala all’altra c’era da percorrere chilometri! Magari non chilometri ma è per rendere l’idea.

Beh, che dire? il mio primo pensiero a caldo a fine visita è stato: The Met è la vita. Il secondo è stato: per un newyorkese che voglia preparare un viaggio nella vecchia Europa, nell’antica Asia, Africa, Oceania o Australia è sufficiente venire qui. C’è la Storia del mondo con la S maiuscola attraverso l’Arte. Perché vi assicuro che prima o poi a New York succede che ci si ritrovi a fare la scoperta dell’acqua calda e cioè realizzare che l’ architettura più antica presente non va indietro oltre il Settecento e viene da sorridere ma si sa che non bisogna fare paragoni quando si visitano altri luoghi.

Mi ha affascinato il fatto che 28 privati cittadini tra artisti e filantropi abbiano voluto un’istituzione d’arte degna dei migliori musei d’Europa e che abbiano così fondato il Metropolitan Museum of Art a New York nel 1870.

Oltre alla collezione fan-ta-sti-ca di The Met, che va dall’arte egizia all’arte moderna e contemporanea passando ovviamente dall’arte classica, medievale dove è presente una cospicua parte di primitivi senesi (Sano di Pietro ha sbancato anche qui!) di cui la Madonna Stoclet di Duccio è messa giustamente in posizione d’onore, dai pittori e scultori europei dal Cinquecento in poi, dall’arte cinese, giapponese, assira etc  in un crescendo che espande il cuore, ciò che colpisce sono gli ambienti uno diverso dall’altro, alcuni con delle vetrate che esaltano ancora di più, e sicuramente in maniera diversa a seconda del meteo, le opere d’arte.

Sono stata colpita anche da oggetti che non avrei mai creduto mi sarei trattenuta a guardare come ad esempio un’armatura bellissima presente nel salone delle armi. Alla fine me lo sono spiegata con il fatto che vedendo quella armatura suggerita dall’audioguida l’ho immaginata indossata da un Duce di una Contrada di Siena durante la passeggiata storica nel giorno del Palio e mi è sembrata ancora più bella.

Magari la cosa potrà annoiarvi o no, non so che dire; nel dubbio però vi propongo le foto che ho scattato e che rispecchiano quasi in tutto il percorso fatto.

Come ho detto prima ho anche deviato dal percorso perché la parte moderna donava un crescendo di vibrazioni positive a cui non ho voluto rinunciare.

Prima di andare via siamo salite sulla terrazza panoramica del Metropolitan Museum of Art da non perdere come ci avevano garantito alcune persone che ce lo hanno suggerito. In effetti la vista è su Central Park e ovviamente è fantastica. C’è un Bar dove servono solo bibite e qualche snack però si può andare lo stesso anche senza prendere niente. Ho fatto un breve video che potete vedere qui

Al momento c’era un istallazione molto particolare, fatta di tavolate apparecchiate e sculture adagiate su di esse di Adrian Villar Rojas intitolato The Theater of Disappearence. Il tutto color bianco, come se fossero dei gessi.

Finita la visita al Metropolitan abbiamo fatto un po’ di shopping, in realtà mia sorella, sulla Lexington Avenue che è decisamente più abbordabile rispetto alla 5th Avenue. Lei aveva le idee chiare per cui si era anticipata cercando su internet i negozi. Quindi a piedi siamo tornate in albergo.

La sera ci siamo concesse un’ottima cena in uno dei ristoranti suggeritici da un amico di mio nipote che vive a New York. Si tratta del Ristorante Esca del gruppo Bastianich. Abbiamo prenotato il tavolo dal loro sito (a New York per la stragrande maggioranza dei ristoranti è possibile prenotare on line) e siamo quindi andate sul sicuro.

Peccato che nessuno parlasse italiano; il menù però era in parte anche in italiano. Comunque abbiamo mangiato un antipasto misto di pesce crudo (squisito), branzino al forno con patate e un semifreddo al pistacchio come dessert. Il tutto accompagnato da una bottiglia di rosè della Tenuta di Bastianich.

La spesa non è stata ‘cheap’ e lo sapevamo però siamo state proprio bene.

Dopo cena a nanna. D’altronde per via del fuso orario (sei ore indietro rispetto all’Italia) e anche per i chilometri macinati durante il giorno, la sera andavamo volentieri a letto presto.

Vi aspetto qui domani per raccontarvi il quinto giorno a New York.

Non lo sapevo ancora prima che accadesse ma ora lo so: il quinto giorno sarebbe scattato il ‘click’ tra me e New York. Dove? All’Empire State Building. E poi East e Greenwhich Village e il Ponte di Brooklyn.

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New York: itinerario, Guggenheim e Central Park, Harlem, Liberty ed Ellis Island, Groud 0, Zuccotti Park e The Met

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