Primo giorno a New York: Guggenheim e Central Park

New York: Guggenheim

Inizio il racconto di questo primo giorno a New York ricordando che l’Hotel Room Grace Mate dove abbiamo alloggiato è in una posizione ideale per raggiungere tutto a piedi e in metropolitana: nella 45esima Street, tra la 6ta e la 7ta Avenue.

La prima cosa che abbiamo fatto uscendo la mattina è stata quella di andare a vedere la Piazza per eccellenza di New York, Times Square, che – non sono la prima a dirlo – in realtà è un incrocio di strade più che una Piazza. E’ pieno di gente – anche un po’ alternativa- a qualsiasi ora del giorno e nei suoi palazzi vengno continuamente proiettati spot pubblicitari per fortuna senza audio anche perché ci sono già i clacson delle macchine che bastano e avanzano a garantire l’inquinamento acustico.
New York: Times Square

Indovinello: una pubblicità in una street laterale costa 150 dollari al giorno. Quanto costerà a Times Square?

Da Times Square che si trova nella 42esima street siamo andate subito alla fermata della metro, in inglese ‘subway’, per acquistare la Metrocard con validità settimanale e per familiarizzare con questa fermata da dove sarebbe partito l’indomani il tour guidato di Harlem con Frank de Falco.

La Metrocard ci è stata estremamente utile per fare le lunghe percorrenze. Il principio base che bisogna memorizzare non sono le destinazioni ultime, come a Roma ad esempio; ma la direzione quindi: Uptown o Downtown. L’App che avevo scaricato, NYC Subway, si è dimostrata utilissima insieme a Google maps.

Da Times Square, a piedi, siamo andate dalla parte opposta per prendere la metro da Grand Central Station per il Guggenheim Museum. Lungo il percorso abbiamo subito individuato il Chrysler building, l’elegante palazzo Art Decò.New York: Crysler Building

Nella prima stesura dell’itinerario avevo pensato di dedicare tutto il primo giorno a Central Park perché non sapevo come i nostri corpi avrebbero reagito al fuso orario. Poi però prevedendo che forse poteva fare anche brutto tempo durante metà del giorno (prima di partire avevo preso l’abitudine di guardare ogni giorno il meteo a New York sulla App dell’iPhone per rendermi meglio conto della temperatura rispetto a Siena e delle previsioni durante il nostro soggiorno) ho deciso di inserirlo all’ultimo momento perché dal sito internet mi sembrava abbastanza ‘domabile’; infatti un paio d’ore sono state sufficienti per visitarlo.

Dal sito ufficiale abbiamo acquistato i biglietti che ci permettevano l’ingresso a qualsiasi ora del giorno scelto. Abbiamo quindi deciso di andarci la mattina con comodo considerando che l’orario di apertura era alle 10. Una volta entrate abbiamo dovuto scambiare i voucher con i biglietti.

Alcune sale del Guggenheim erano chiuse in previsione di mostre imminenti.  E’ qualcosa che abbiamo riscontrato anche negli altri musei quindi meglio evitare l’attaccatamento anche a ciò che si è programmato di vedere altrimenti la delusione è tanta. Io mi considero vaccinata da quando andai a Parigi e non riuscii a visitare il Louvre poiché il personale fece sciopero per tutti i cinque giorni della mia permanenza 🙁

La struttura a spirale del Guggenheim dell’architetto Frank Lloyd Wright, anche se vista e rivista nei libri di architettura o nelle guide turistiche, vale sicuramente la pena ammirarla da vicino. Per quanto riguarda invece la collezione permanente di arte moderna, molti quadri li avevo già visti  in mostra in Italia non però La stiratrice (1904) e Le Mouline de la Galette (1900) entrambi di Pablo Picasso. Straordinari. Dal sito ho scaricato l’App del Guggenheim per orientarmi.

In corso c’era una mostra sull’evoluzione dell’arte in Cina dopo il 1989, l’anno delle proteste in Piazza Tienanmen contro la repressione del governo cinese in tema di diritti umani e libertà di espressione. Di queste proteste quelli della mia generazione ricordano sicuramente l’immagine simbolo che fece il giro del mondo e cioè quella di uno studente da solo in Piazza Tienanmen  fermo in piedi davanti ad una colonna di carri armati per fermarli.

Molto interessante questa mostra. Mi ha molto colpito l’istallazione di Xu Bing del 2004. Un’ impalcatura che affaccia su una scritta fatta di polvere che riporta un verso di un poema buddista di Huineng, quasi un suggerimento per meditare sulla tragicità dell’attentato dell’11 settembre 2001: As there is nothing from the first, Where does the dust itself collect?

L’artista, a New York dal 1991, ha assistito al crollo delle Torri Gemelle fuori dal suo studio di Brooklyn.

Dal Guggenheim ci siamo immerse nell’immensità di Central Park.

Dal punto da cui siamo entrate ci siamo ritrovate nel grande lago artficiale chiamato Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir che abbiamo percorso tutto intorno per ammirare i palazzi.

Il colpo d’occhio quando si arriva nella parte più a nord e ci si volta indietro è fantastico.

Da lì siamo scese seguendo la nostra mappa e perdendoci anche per cui abbiamo visto The Great Lawn, il Belvedere Castle, The Ramble, la Boat House da dove c’è lo scorcio che i newyorkesi amano, quello con sullo sfondo il San Remo – un condominio con due torri progettato da Emery Roth –  Bethesda Fountain & Terrace e The Mall e abbiamo mancato altre cose come Strawberry fields dove si trova ‘Immagine’ dedicato a John Lennon, la statua in bronzo di Alice nel Paese delle meraviglie, il Bow Bridge e, nonostante la nostra ricerca affannata, le targhe in bronzo del Shakespeare garden con versi famosi dello scrittore di cui avevo letto da qualche parte.

Dicevo che ogni tanto ci siamo perse ma niente paura perché sapevamo, grazie alla guida New York in 7 giorni di Carlo Galici, che in caso di disorientamento bastava cercare un lampione e leggere la targhetta. I primi due numeri indicano a quale street siamo e gli ultimi due se siamo più vicini a ovest (numeri pari) o ad est (dispari).

Ci sono campi da baseball, da tennis, giochi per i bambini e tanto altro. Quello che mi ha colpito di più è che da Central Park non si sente volare una mosca quindi nemmeno una macchina cosa che a Manhattan sembrerebbe impossibile. Già solo l’idea che esista un Parco così esteso in una metropoli è affascinante di per se.

Siamo sbucate al Columbus Circle. Da lì, dopo aver ammirato la facciata in stile rinascimentale francese del Plaza Hotel,  ci siamo dirette verso la 5ta Strada, quella dei negozi off limit.

L’abbiamo percorsa tutta fino ad arrivare alla Chiesa Cattolica Romana Saint Patrick. A mia sorella faceva piacere prendere la Messa e per me è stata l’occasione per vederla dall’interno. Si tratta di un bell’edificio in revival gotico. La cosa che ci ha fatto sorridere nei giorni successivi è stato realizzare che Saint Patrick sorge davanti a Rockefeller Center e la Chiesa Episcopale Trinity Church, sempre in revival gotico, davanti a Wall street. Della serie: il diavolo e l’acqua santa.

Curiosità: sia al Guggenheim che a Central Park abbiamo trovato tantissime fontanelle per dissetarci. Un vero toccasana!New York: Central Park

A questo punto della giornata il dilemma era dove andare a cena.

Faccio un piccolo passo indietro. Nel tragitto che ci ha portato da Siena a Fiumicino abbiamo conosciuto una signora di Siena, che da trent’anni abita a new York, che ci ha dato dei consigli utilissimi su come muoverci  nella Grande Mela e qualche chicca tipo il locale Ellen’s Stardust a Broadway.

Non abbiamo potuto rivederla a New York perché ripartiva subito per raggiungere la figlia in un’altra città ma ci siamo ripromesse di incontrarci a Siena la prossima volta che lei verrà. Ne approfitto subito per ringraziarla perché ci siamo divertite moltissimo da Ellen’s Stardust: grazie Marzia!

Ellen’s Stardust è un posto incredibile dove per entrare abbiamo fatto un’ora di fila che tutto sommato è passata velocemente anche perché ogni tanto veniva una ragazza del locale a rassicurarci sulla movimentazion dei tavoli.

Ellen’s Stardust è un fast food, dove abbiamo mangiato un ottimo hamburger, con la particolarità che i camerieri sono cantanti con il sogno di diventare famosi per cui a catena si esibiscono con brani di Musical famosi per coinvolgere anche il pubblico.

Anche noi abbiamo cantanto a squarcia gola. Tra i tavoli c’è un tramezzo che fa anche da palco dove i camerieri-cantanti si esibiscono anche duettando.

Per rivivere io l’atmosfera e per farvi capire meglio cosa è stato ecco il video che ho realizzato: cliccate qui.

Non è fantastico?!

Ci vediamo domani con il diario di viaggio del secondo giorno a New York dedicato ad Harlem.

New York: itinerario, Guggenheim e Central Park,

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