Patrick Modiano

Patrick Modiano: Dora Bruder

Premio Nobel per la Letteratura 2014 ‘per l’arte della memoria con cui ha evocato i più inafferrabili destini umani e svelato la vita e il mondo sotto l’Occupazione’.

Tra i propositi o meglio tra le resolutions (ho scoperto questa parola corrispondente in inglese solo quest’anno e mi piace molto; mi sembra anche che impegni di più!) del 2015 avevo già accennato nel mio post di fine anno sui Libri letti nel 2014 che avrei letto qualcosa dello scrittore francese Patrick Modiano, Premio Nobel per la letteratura nel 2014.

Motivo? il discorso pronunciato durante la cerimonia di consegna del Premio (grazie Gaia! se tu non lo avessi pubblicato nel tuo profilo di Facebook accompagnandolo da un espressione di entusiasmo mi sarei arresa subito davanti alla lunghezza del testo)

Il suo stupore per il Premio, la curiosità di conoscerne la motivazione, il racconto del suo rapporto con la scrittura, figlia della Storia e del tempo storico in cui ci è dato di vivere, mi hanno conquistata.

E poi, scoprire che è lontano parente di Amedeo Modigliani è stata la ciliegina sulla torta.

Quindi, appena iniziato l’anno, ho rotto subito gli indugi.

Da dove ho iniziato? Al momento la bibliografia di Modiano conta quasi trenta romanzi brevi.

Ho iniziato da L’Orizzonte poiché su Twitter il bot di Einaudi ne aveva molto pubblicizzato la recente ristampa. Già altre volte ho seguito i consigli del bot; a volte mi è andata benissimo, a volte meno; ma lo seguo sempre con attenzione per provare ad intuire quando pubblicizza un libro che a lui/lei è piaciuto davvero.

L’Orizzonte
Einaudi 2014
Prima edizione: Gallimard 2010
Traduzione di Emanuelle Caillat

“Bosmans aveva letto da qualche parte che il primo incontro tra due persone è come una leggera ferita, che ognuno prova e che risveglia dalla propria solitudine e dal proprio torpore.”

Ne L’Orizzonte i protagonisti sono Jean, aspirante scrittore che lavora in una libreria, e Margaret La Coz, nata a Berlino ma di origini francesi. I due s’incontrano in una metro di Parigi nel bel mezzo di una manifestazione; avranno una storia e poi si perderanno di vista. A distanza di anni Jean, affermato scrittore, ossessionato dai ‘ricordi intermittenti’, riscrive la loro storia dal finale aperto.

Romanzo noir, carino ma che ho considerato come un anteprima di Modiano non sufficiente a darmi ragione della motivazione del Premio. Ho allora fatto una ricerca su internet per cercare di capire cosa diceva il popolo della rete circa il romanzo di approccio alla scrittura di Modiano e mi ha convinto chi ha suggerito Viaggio di nozze.

Viaggio di nozze
Ebook Sperling & Kupfer per Edizioni Frassinelli
Prima edizione: Gallimard 1991
Traduzione di Leonella Prato Caruso

“Non contano le circostanze o lo scenario. Quella sensazione di vuoto e di rimorso ti sommerge, un giorno. Poi, come una marea, si ritira e sparisce. Ma alla fine ritorna con violenza, ma lei non poteva liberarsene. Io neppure.” 

In Viaggio di nozze la voce narrante, ancora uno scrittore e ancora di nome Jean (a questo punto ho convenuto anch’io che si trattasse di Modiano stesso) che nella vita viaggia molto per registrare documentari, incuriosito dalla morte suicida di una donna francese avvenuta due giorni prima di ferragosto in un albergo di Milano dove lui si ferma per ritemprarsi con una ‘granatina con succo d’arancia’ (quasi quasi mi ricorda Sostiene Pereira) prima di prendere l’aereo che lo riporterà a casa, decide di indagare su di lei non appena scoprirà di averla conosciuta. Il finale è preciso, non aperto come ne L’Orizzonte; ma ci si dimentica quasi che lo scopo del romanzo è quello di scoprire il motivo del suicidio tanto Modiano è bravo nel farci affezionare ai protagonisti, Therese e Rigaud, così umani nella loro fragilità, le cui vite per pochi giorni si incrociano con quella di Jean.

Questo piccolo gioiello mi è piaciuto moltissimo e ha istillato in me la curiosità di sapere in che modo nei suoi altri romanzi Modiano avesse declinato “quell’arte della memoria” e quindi, cerca cerca suggerimenti, alla fine ho scelto Un Pedigree.

Un Pedigree
Einaudi 2014
Prima edizione: Gallimard 2005
Traduzione di Irene Babboni

“Sono un cane che fa finta di avere un pedigree”

Un Pedigree è la biografia di Modiano, dalla nascita fino alla pubblicazione del suo primo romanzo, scritto ‘come si redige un verbale o curriculum vitae, a titolo documentario e certo per farla finita con una vita che non è la mia‘.

Lì per lì devo dire che mi ha lasciato molto perplessa questo libro nel senso che mi sono detta: d’accordo, scrivendo nero su bianco i fatti che lo hanno riguardato, Modiano si è finalmente alleggerito l’esistenza (da cosa? ci basti realizzare che è nato il 30 luglio 1945, due mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale) ma non poteva lasciarlo come diario personale? Riflettendoci ancora mi sono detta che evidentemente per farlo pienamente aveva bisogno di testimoni, di noi lettori quindi.

A questo punto però aveva come perso in fascino ai miei occhi; ma invece di far passare un po’ di tempo per metabolizzare, così dice qualcuno, no?, ho subito deciso di leggere qualcos’altro e la scelta è caduta su Dora Bruder.

Dora Bruder
Ebook Guanda
Prima edizione: Gallimard 1997
Traduzione di Francesco Bruno

“Ci vuole tempo per riportare alla luce ciò che è stato cancellato.”

Dora Bruder è una ragazza francese di 15 anni residente a Parigi negli anni dell’Occupazione. Patrick Modiano viene a sapere di lei leggendo l’annuncio di scomparsa nella rubrica Da ieri a oggi di un vecchio numero di Paris-Soir. Abitava praticamente nella sua zona, questa Dora.

La necessità/ossessione di riportare in luce parti di vite finite nell’oblio, nel tentativo di ricomporle nell’unità di una storia individuale attraverso la narrazione, è essere Modiano. In Dora Bruder si percepisce che è stata ancora più urgente questa necessità. Modiano cerca, con la pazienza che a questo punto credo lo contraddistingua, di ricostruire il puzzle della vita di questa ragazza; soprattutto del periodo in cui risulta scomparsa.

E’ una specie di Diario di Anna Frank; ma senza diario.

E’ una storia vera, tragica; ma commovente fino alle lacrime, quelle che scendono giù silenziose quando proviamo un sentimento di struggimento per una storia spezzata dalla follia della Storia e della quale quasi ci vergognamo di prenderne coscienza comodamente seduti in poltrona. In precedenza mi era successo solo una volta di piangere per un libro; con La Storia di Elsa Morante.

La motivazione del Nobel c’è tutta in questo romanzo.

A questo punto penso di essermi fatta un idea un po’ più chiara di Modiano e posso quindi affermare che mi piace il suo stile semplice in senso Michelangiolesco del ‘togliere anziché aggiungere’; puntuale, preciso, pignolo e millimetrico come un cartografo nel descrivere le strade di Parigi ma suggestivo e intimista come un noir di Simenon. Le stagioni sono elemento non trascurabile nella narrazione (in Dora Bruder c’è un passaggio commovente al riguardo), i salti temporali frequenti senza il rischio di perdersi perché Modiano ci tiene d’occhio e con una accenno ci permette di essere sicuri di dove ci troviamo.

L’Orizzonte è il futuro; Viaggio di nozze è un escamotage, Un Pedigree è un attestato di famiglia e Dora Bruder è, come dissi una volta di Anna Frank, la figlia, la sorella, la nipote, l’amica di ognuno di noi.

Sono contenta di aver seguito il mio istinto nella sequenza dei libri da leggere perché Dora Bruder mi ha permesso di apprezzare ancora di più Viaggio di nozze e di rivalutare Un Pedigree poiché ad entrambi si fa cenno esplicitamente o implicitamente.

Se sono diventata una lettrice seriale di Modiano? può essere!; infatti ho appena iniziato Via delle botteghe oscure.E voi? avete già letto qualcosa di Modiano? impressioni?

5 pensieri su “Patrick Modiano

  1. Elisa Bosso

    Io ho letto DORA BRUDER subito dopo l’assegnazione del Nobel e condivido al millimetro le tue impressioni e il tuo giudizio. Una narrazione semplice ma profonda e toccante.
    Tra pochi giorni prenderò in biblioteca Viaggio di nozze (perché lo hai suggerito tu) e Nel caffè della gioventù perduta (perché già il titolo mi affascina); credo che leggerò anche altro.

    Si potrebbe riflettere, poi, sul “qualcosa” della sua esistenza di cui M. ha tentato di alleggerirsi scrivendo.

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    1. amisaba

      Elisa grazie del commento. Qui o altrove mi piacerebbe leggere una tua impressione sulla sua scrittura. Per quanto riguarda il passaggio che hai citato bisogna che tu legga Un Pedigree. Ad un certo punto lui scrive ‘Continuerò a snocciolare quegli anni, senza nostalgia ma con voce affannata. Non è colpa mia se le parole si confondono. Bisogna fare presto, o non ne avrò più il coraggio.’

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  2. Elisa Bosso

    P.S. : Dora Bruder mi è piaciuto molto soprattutto per la storia (che, Amina, racconti benissimo) ma anche per lo stile, che risulta semplice, quasi colloquiale; può sembrare ripetitivo in molti punti, ma la definizione suonerebbe negativa; io preferisco definirlo iterativo, per quel ritornare insistente sullo stesso punto della narrazione così come allo stesso punto di un quartiere, di una via, di un caseggiato, per quella volontà instancabile di scavare nei pochissimi indizi che ha a disposizione, di chiedere alle pochissime persone che ricordano qualcosa, di dire a se stesso che non potrà mai sapere nulla di più ma che deve, comunque, continuare a cercare, nel tentativo di capire. Capire perché la Storia è andata in quella direzione, perché suo padre ha collaborato a che la Storia andasse così, e perché tante storie sono state simili, pur nella loro unicità, a quella di Dora Bruder.

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