Paola Tognon al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Paola Tognon al Caveau di Serena Fineschi

La settima idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è di Paola Tognon, critica d’arte e curatrice. Rimarrà esposta fino al 25 settembre.

Si tratta di una riflessione su Tempo e denaro e su Idee e furto delle idee.

Le parole evidenziate nel testo sono opera mia. Forse che anche questo è ‘furto d’idee’ per ‘rendere più potente’ l’idea di Paola Tognon? 🙂

Riflessione che ho trovato molto interessante e che si conclude con la spiegazione del progetto Caveau di Serena Fineschi.

Ecco il testo:

Negli anni sono arrivata a credere che le idee e il tempo siano le cose più preziose che possediamo. Oggi m’interrogo sulla possibile relazione tra i due concetti, senza avere risposte certe. M’interessa partire dalle considerazioni più comuni e sempre mi viene un ritornello: “Tempo è denaro”. Non mi pare sia invece in uso la frase: “Idea è denaro”. Ho imparato come le idee siano più facilmente rubabili che vendibili, con la diffidenza o la solitudine che a volte ne consegue.
Mi pare strano che tra due concetti astratti uno solo sia entrato nel sistema economico tanto da essere quantificato e qualificato -mediante una frase fatta – in moneta sonante.
Ho osservato agenzie e società che garantiscono brevetti, indagandone la tipologia più comune: sviluppi d’idee di meccanica, di tecnica, di tecnologia, di chimica, di fisica, di matematica, di astronomia e similari. Mi hanno indicato come rare le richieste di brevetti per tesi astratte, ad esempio in ambito filosofico o artistico. Ho osservato i sistemi di copyright senza riuscire, neppure aiutata da chi è del mestiere, a tracciarne una strategia e un’efficacia certa, nei presupposti o negli esiti.

Ho pensato alla pena e alla prigionia, dove il tempo diventa un supplizio, il grado della pena. Si parla di assenza di libertà, ma l’esperienza diretta racconta di un tempo assente, di un presente annullato, di un non-tempo molto meno attrattivo e condiviso di un non-luogo.
In prigione il tempo non è denaro, è pena. La pena è un concetto astratto. La prigione è cosa concreta.
Si va in prigione per il furto di denaro. Raramente si va in prigione per il furto delle idee, al più si paga una multa. Però si va in prigione per le idee: l’elaborazione, la condivisione o la rivendicazione delle idee può portare in prigione.
Ho pensato anche di raccogliere e mettere in mostra le idee che nascono mentre si è in prigione. Con il consapevole cinismo di lasciare a chi osserva l’eventuale analisi o il confronto tra idee in libertà e idee in prigionia.

Mi domando spesso se il furto d’idee sia una pratica positiva: nutro questa impressione. Il fatto è che le idee mutano, scorrono, si muovono a scatti, a corrente alternata e c’è un tempo nel quale vengono acchiappate, un altro nel quale sono dimenticate e altri ancora nei quali sono interpretate. La stessa idea può essere al contempo di uno e di molti. Sino a prova contraria rimane un’idea. Anche quando si trasforma nella nostra idea di storia o di storia delle idee.
Senza ingenuità, senza progressismo e senza buonismo, per eccesso penso che rubare le idee possa far bene alle idee. Mi annoia ascoltare chi dice che tutto è già fatto e pensato e reitera una condizione in assenza di curiosità.
Per ragioni professionali mi sono domandata se scrivere di un’opera, di un ciclo, di una mostra, di un fenomeno o di un’attitudine, sia rubare idee. Se lo sia curare una mostra, quindi sottoporre allo sguardo-pensiero le idee altrui. Credo di sì. Penso però che il curatore, il critico o più in generale l’operatore non sia considerabile un povero d’idee per due semplici motivi: non esistano poveri d’idee ma più sovente un regime di fame, di spogliazione o massificazione (termine, quest’ultimo, molto rischioso); penso che prendersi cura delle idee altrui sia un’idea potente. Non un atto di generosità, ma un’opportunità che sollecita nuove idee. Committenti, mecenati, collezionisti, visitatori, spettatori e operatori non sono esseri virtuosi ma persone che lavorano su questa opportunità con la possibilità, a loro volta, di renderla ancor più potente o, all’opposto, impotente. In questa direzione m’interessa il concetto di propagazione e dismissione che assomiglia all’intermittenza dell’intuizione.

Inoltre, nella mia esperienza, rubare idee per mostrarle o interpretarle, immettendole in un flusso più amplio di pensieri, è per i singoli ideatori/autori generalmente un fatto positivo. Si compone un’esperienza spesso complicata per elementi sensibili o pratici, per concordanze o discordanze, ma in generale, anche se sollecita forti conflittualità o quando fallisce, è pratica positiva, che permette di approfondire o replicare esperienze in corso, che stimola la formalizzazione di intuizioni passate o di idee nuove.
Paradossalmente la censura delle idee può essere letta come un prendersi cura delle idee, tanto da diffidarne o averne paura.
Mi pare infine che prendersi cura delle idee, cioè impegnare del tempo per le idee – proprie o altrui – non sia, in termini statistici, uguale al denaro.

Caveau – che nasce dall’idea di un artista – è un’opera/progetto che si prende cura delle idee, con un gioco di ribaltamenti e di rilanci che è tipico dell’arte. Quale che ne sia il motore o l’intento non è poi così importante. Il caveau implicato è fisicamente un piccolo luogo che appartiene alla storia, dentro le mura di un’antica città. In questo spazio minimo che ha a che fare con il denaro, con il tempo e con la dismissione, siamo invitati a inserire delle idee autografe. Avevo pensato di alloggiarvi una pianta che dovesse ricevere cure almeno settimanali o di illuminarlo con luce alternata o di farne fuoriuscire un suono attrattivo come quello del pifferaio magico (prendersi cura di uno spazio, pena la morte del vegetale, attrarre sguardi casuali e allargati …). M’interessava che il mese a disposizione attirasse l’attenzione su un’idea, quella del progetto caveau in un luogo dismesso. Sono stata “censurata” perché andata fuori tema, o meglio, fuori format. Anche questo è interessante e ha sollecitato in me idee contrapposte. Dunque inserisco nel caveau questa riflessione che è l’abbozzo di un’idea sulla quale vorrei continuare a riflettere e dialogare.

Bergamo, Agosto 2016

Paola Tognon

***

Nota: a me sarebbe piaciuta anche la piantina 😉

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

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