Pablo Echaurren al Caveau delle idee a Siena

Siena: Pablo Echaurren al Caveau di Serena FineschiPer il progetto Caveau a Siena, la minuscola  Galleria d’Arte dove l’artista Serena Fineschi da febbraio scorso  ogni mese per un anno esporrà un’idea mai nata, troviamo questa volta l’artista Pablo Echaurren.

Confesso di non conoscere questo artista per cui vi rimando al suo sito per documentarvi come ho fatto io (qui). Ho scoperto tra l’altro che nel 2008 è stata allestita una sua mostra a Siena.

Wikipedia intanto dice che è ‘pittore, fumettista e scrittore italiano‘.

Mi soffermerò quindi qui soltanto sull’idea esposta da Pablo Echaurren nel Caveau del Vicolo del Coltellinaio a prescindere dalla sua produzione artistica.

E devo fare subito outing. Come mai? ora ve lo spiego.

Il giorno dopo aver visto la sua idea nel Caveau, questa volta con qualche giorno di ritardo dovuto -credo- al fatto che Serena Fineschi era impegnata in diversi progetti contemporaneamente, mi sono sentita come quel personaggio che sapeva tutto sugli animali da quanti libri aveva letto al riguardo ma che quando per la prima volta uscì di casa scambiò una formica per un elefante….

Come mai faccio questo paragone?  Prima di rispondervi date un’occhiata al ‘fumetto’ esposto da  Pablo Echaurren.

Siena: Pablo Echaurren al Caveau di Serena FineschiVi riporto anche il dialogo tante volte la foto non fosse leggibile:
Marcel: PABLO!… che mi combini?
Pablo: sì, lo so, Marcel. L’avevo promesso, niente più ebbrezze all’acqua ragia, niente più pittura… Ma ora lo giuro BUTTO I PENNELLI!

Nell’angolo in alto a sinistra c’è poi scritto Totus tuus, Marcel

[Aperta parentesi] Un flash back inaspettato: quel ‘totuus tuus’ era il motto con cui Giovanni Paolo II esprimeva la propria devozione mariana. [Chiusa parentesi]

Ecco, io lì per lì ho scambiato ‘Marcel’ per il padre dell’artista. Ho creduto cioè che fosse riportato un dialogo immaginario o reale intercorso tra l’artista e suo padre.

Il giorno dopo, dicevo, quando sono andata su Sienafree.it, che sta seguendo il progetto di Serena, e ho scoperto chi fosse ‘Marcel’  non potete capire la mia contrarietà nel non aver associato subito ‘Marcel’ a ‘Marcel Duchamp’. Non me lo perdono, davvero.

Duchamp, quello che detestava l’arte retinica, ovvero l’arte che dà piacere all’occhio.

Ecco il senso di quel ‘ora butto i pennelli’ di Pablo Echaurren nel fumetto.

Non sono una storica dell’arte ma ci ho sformato lo stesso perché mi sono confrontata molteplici volte con amici sulla fatidica domanda nata dai ready-made* di Duchamp in poi e cioè ‘Come si fa a riconoscere un’opera d’arte dal suo corrispettivo reale? Chi stabilisce che si tratta di un’opera d’arte e in base a quali requisiti?’.

E’ il concettualismo, bellezza! mi viene da dire.

Quante discussioni sull’Orinatoio/Fontana di Duchamp…

Mi ha sempre affascinato tutto questo; ma presa dalle mie divagazioni non avevo mai prestato particolare attenzione all’immagine fisica dell’uomo Duchamp per cui nel fumetto di Pablo Echaurren non l’ho proprio riconosciuto!

[Aperta parentesi] Se vi interessa approfondire Duchamp vi consiglio il saggio La trasfigurazione del banale del filosofo statunitense Arthur C. Danto edito da Laterza. [Chiusa parentesi]

Ora vi riporto qui quanto ha detto l’artista riguardo all’idea proposta per il Caveau:

“Credo sia necessario farla finita con i pittori, con gli scultori, con i performer, con gli artisti in generale, o perlomeno bisogna farla finita col loro ego a go-go. Sulla via di Marcel Duchamp non per fare l’ennesimo ready-made o lanciare l’ennesima provocazione ma per testimoniare tutto il disgusto di un mondo così autoreferenziale da essere diventato lo specchio dell’intera società. Una società dello spettacolo con farsa finale. Bisogna ripartire da Duchamp: servirsi di Duchamp come d’una gomma per cancellare”.
da Sienafree.it

Una posizione provocatoria, sicuramente, che può essere sostenuta da chi ha cognizione di causa. Non a caso il titolo di una sua mostra attualmente in corso a Santiago del Chile è Make Art, not Money, stesso titolo di un suo post dell’anno scorso pubblicato sul suo blog su Huffington  Post dove approfondisce il concetto. Ecco il link

A noi rimane l’esperienza da fruitori che per quanto mi riguarda è sempre interessante perché è arricchita dal nostro vissuto personale che si va ad aggiunge a quello dell’artista.

In tutto questo sperando di affinare sempre di più la nostra capacità di riconoscere un’idea di valore da un bluff.

*ready-made: oggetti di uso comune elevati alla dignità di opere d’arte

Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *