Nicola De Maria, l’astratto lirico della Transavanguardia

Nicola De Maria, l'astratto lirico della TransavanguardiaA dicembre dello scorso anno sono stata per la prima volta al Centro di Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato per la mostra di Nicola de Maria dal titolo I miei dipinti s’inchinano a Dio.

Come mai ne parlo oggi? Perché proprio oggi mi è arrivato il catalogo della mostra, Prearo Editore, che non ero riuscita ad acquistare a Prato perché la scorta era finita il giorno dell’inaugurazione e perché online non ero riuscita a reperirlo finché l’altro giorno non mi è arrivato un catalogo cartaceo da parte della Libreria Pickwick dove risultava disponibile e quindi ho fatto subito l’ordine!

La mostra di Prato era inserita all’interno di un percorso itinerante sulla Transavanguardia italiana che rientrava nelle manifestazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

Il percorso era costituito da una mostra ‘madre’ esposta al Palazzo Reale di Milano, che ho visitato, e da cinque mostre antologiche distribuite per l’Italia ciascuna dedicata ai singoli protagonisti di questo movimento teorizzato da Bonito Oliva nel 1979: Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi e Nicola de Maria.

Gli artisti della Transavanguardia, molto in estrema sintesi, recuperano gli stili del passato per modificarli; ecco perché ‘trans- nel senso che ‘attraversano’ la storia dell’arte.

Nicola de Maria è l’astratto lirico del gruppo come lo ha definito Bonito Oliva; quello che si è ispirato alla musicalità compositiva di Kandinskij, quello che scrive con le dita piene di colore come dice l’artista di se stesso.

Enzo Cucchi è l’artista visionario del gruppo che dipinge disegnando e che si ispira a Licini.

Mimmo Paladino riprende l’arte primitiva ispirandosi alla storia della sua terra, Benevento, e quindi ai Longobardi.

Francesco Clemente, al quale tra l’altro è stato affidato il Palio di Siena che si correrà il 16 agosto 2012, adotta una iconografia ossessiva e si ispira a Klimt.

Sandro Chia propone un neo manierismo ispirato alla metafisica di Carrà.

Tornando alle opere di Nicola De Maria quello che colpisce subito sono i colori da lui utilizzati: il blu cobalto, l’azzurro, il rosso, il verde, il giallo, il rosa; la sensazione che si prova davanti ai suoi dipinti è di gioia e di serenità possibile, nonostante i problemi legati alla quotidianità con i quali tutti sappiamo di dover fare i conti ogni giorno, così come è nella stessa intenzione dell’artista che dice Con i miei lavori vorrei cancellare la povertà, la malattia, l’ignoranza e la violenza. Dovrebbero essere così belli e splendenti da raggiungere questo fine. Se no, un pittore cosa ci sta a fare?.

Alcune caratteristiche dell’arte di De Maria che ho potuto apprendere in questa mostra sono:
– l’utilizzo talvolta di pigmenti anziché colori ad olio
– le scolature di pittura sulla tela
– la spremitura del colore dal tubetto direttamente sulla tela
– l’utilizzo di supporti di carta, di legno, di cassette di legno e di valigie oltre che alle tele
– i diversi elementi/soggetti ricorrenti nei suoi quadri come il giglio stilizzato, gli angeli custodi con una iconografia molto stilizzata composta da un rettangolo a sfondo bianco con tre puntini colorati sopra; gli astri magici, le scritte nei quadri, i titoli stessi delle opere che sono poesie da lui composte.

Le cassette di legno dipinte mi piacciono in maniera particolare perché dietro all’apparente ‘semplicità’ del colore spesso e raggrumato si nasconde, così disse la guida, la poetica di De Maria e cioè: l’assenza del dramma nella vita come nell’opera è rappresentata, nell’opera, dall’assenza di cracklé (di screpolature) ottenuto grazie al tempo necessario concesso a ciascuna ‘pennellata’ di colore di asciugarsi prima di passare alla stesura di una pennellata successiva; nella vita, dal riposo, dalla riflessione.

Anche l’idea contenuta nelle valigie mi piace molto. Dice infatti De Maria:

Cosa non vorresti mai dimenticare di portare con te nel caso dovessi partire al volo? Certamente qualcosa di molto prezioso, anzi di vitale necessità, come un’idea interiore di bellezza o un sentimento di speranza, che guidano le peripezie di ogni ricerca che sia davvero tale.

Nicola de Maria: valigia

Come non rimanerne colpiti?

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