New York in 7 giorni: Epilogo e Top Ten Emotiva

New York

Ebbene, dopo avervi raccontato giorno per giorno del mio viaggio a New York, un mio sogno nel cassetto realizzato, in questo post voglio tirare un po’ le somme rispetto alla check list iniziale  aggiungendo qualche tip e rivelandovi la mia Top Ten Emotiva.

Il volo con Alitalia si è rivelato sicuro ma non comodo (viaggiavamo in Economy) per cui la prossima volta per un viaggio così lungo nel budget aggiungerò il supplemento per la business class.

Il servizio di navetta da e per l’aeroporto JFK prenotato con Go Air Link Shuttle è stato ottimo e conveniente. Bisogna solo tenere conto che ci può essere un ritardo anche di mezz’ora per via del traffico soprattutto per il giorno in cui si riparte per cui è bene prenotarlo in anticipo. Io l’ho prenotato forse anche troppo in anticipo ma se penso che da Siena l’autobus per Fiumicino è partito con un ora di ritardo perché l’autista credeva di essere di turno il pomeriggio… penso di aver fatto proprio bene!

La metrocard si è rivelata utilissima per raggiungere la zona scelta giorno per giorno. Ricordatevi: uptown per andare verso nord e downtown per andare verso sud. NYC Subway la App da scaricare.

Mancia sì mancia no? Alla cameriera dell’hotel l’ho lasciata ogni giorno. Nei ristoranti all’inizio ho aggiunto la percentuale minima suggerita nello scontrino (18%) poi alla domanda retorica Do you need change? rispondevo di no avendo già arrotondato a modo mio per la mancia. Il taxi non l’ho mai preso.

Prenotare in anticipo Musei, Osservatori e Traghetti si è rivelato prezioso per risparmiare tempo.  La City Pass non sarebbe stata sufficiente per noi  e con le altre opzioni avrei speso più o meno la stessa cifra per cui ho preferito fare da me.

Abbigliamento: sebbene fossimo in teoria in Autumn in New York la temperatura era ancora calda per cui vale sempre la regola di vestirsi a cipolla nelle stagioni di mezzo anche se d’estate si sa che l’aria condizionata la tengono a palla gli americani.  In alcune linee della metro anche in questi giorni era accesa.

Dress code? Forse è rivolto più agli americani. Ero preoccupata quando sono andata a cena da Esca di non essere all’altezza e invece stavo proprio bene. Quasi tutti richiedono il business casual soggetto a varie interpretazioni 😉

Shopping: New York è cara arrabbiata e al momento il cambio valuta euro/dollaro non migliorava significativamente le cose per cui se pensate di spendere quanto spendereste in Italia allora ok, se pensate di spendere di meno vi dico che non è così. Sono contenta di non essere andata fuori budget per togliermi uno sfizio (mi sarebbe piaciuto comprarmi una borsa, ad esempio) ma ho preferito spendere in ‘esperienza culinaria’ 😉

La gente local: ho incontrato più gente del Centro America o Sud America che di New York e si sa che  i latinoamericani sono molto cordiali.

Fuso orario: all’andata, per quanto mi riguarda, è andata abbastanza bene forse perché non siamo ‘animali notturni’ io e mia sorella. Al ritorno ho fatto un po’ fatica a recuperare. Il primo giorno mi sono svegliata alle 13 😀

Guide: l’ho linkata quasi in tutti i post tanto che potreste pensare che sia una pubblicità sponsorizzata ma è che bisogna dare onore al merito e la guida New York in 7 giorni di Carlo Galici è ottima come base e il suo sito è una fonte inesauribile di informazioni continuamente aggiornate. Confermo anche l’utilità della Guida Mondadori New York e della Guida New York al femminile di Elisa Pasino.

Albergo: sono più che soddisfatta della scelta fatta. Non mi ricordo più nemmeno io come ci sono arrivata o forse sì. Ho fatto delle ricerche sui portali indicando zona e tariffa media di spesa. Dopo aver letto recensioni varie sono andata nel sito ufficiale degli alberghi che potevano interessarmi.

Il Room Mate Grace Hotel ha superato tutte le selezioni 😉

Potrei definirlo un albergo ‘stiloso’. Non ho ben capito cosa significhi questa parola ma secondo me ha a che fare con lo stile di questo albergo di catena spagnola. Arredamento moderno con carattere, pulizia ottima, cura del dettaglio, mini bar ben fornito, ferro e asse da stiro in dotazione, bollitore con tisane varie e un  libretto con la Dichiarazione dei diritti umani.

Una colazione a buffet super con molta varietà di dolci e salati e, cosa importante per i nottambuli, viene servita fino a mezzogiorno.

In albergo c’è anche una piscina e una zona fitness che noi non abbiamo avuto nemmeno il tempo di vedere. Però qualcuno maggiormente sensibile a questi servizi gradirà sicuramente.

Il personale molto gentile anche se noi avevamo già organizzato tutto quindi non abbiamo avuto bisogno di particolare assistenza.

Sicurezza: a metà degli anni ’80 quando la mia amica-compagna di banco Francesca tornò dal suo primo viaggio a New York era entusiasta di tutto e mi disse che nella Grande Mela si poteva andare in giro tranquilli a qualsiasi ora anche della notte ma che poteva capitare di ritrovarsi all’improvviso in mezzo ad una sparatoria.

Marzia, la signora che abita a New York e che abbiamo conosciuto all’inizio di questo nostro viaggio, ci ha detto che lei ha più paura in altre città americane del ‘proiettile volante’ anche di giorno che non a New York.

Io e mia sorella non abbiamo avuto paura quando eravamo in giro, non ci pensavamo quasi alla sicurezza tranne quando andavamo nei grattacieli o musei dove ci controllavano la borsa. Non abbiamo notato una presenza opprimente di polizia o di militari come invece trovammo in Venezuela, a Caracas ad esempio, quando siamo andate nel 2010.

Dopo due settimane dal nostro ritorno è successo quello che è successo e che sappiamo tutti. Cosa dire? Non ho pensato a niente del tipo ‘meno male che non c’ero’ e nemmeno ‘sarei partita se fosse successo prima del nostro viaggio?’.  Non avrebbe avuto senso.  Avrei alimentato la paura inutilmente.

Scelgo di vivere ciò che accade nel qui e ora.

Ora sì, è arrivato il momento di concludere e voglio farlo lasciandovi  la mia Top Ten emotiva del mio soggiorno a New York:

Museo: The Met
Osservatorio: Empire State
Monumento: Statua della libertà
Parco: Washington Square
Opera pubblica: Ponte di Brooklyn
Grattacielo: Freedom Tower
Quartiere: Greenwich Village
Strada: West Broadway
Istallazione: Double Check
Piatto del giorno: lobster roll

Mi piacerebbe conoscere quella di mia sorella 🙂

Avrei cambiato qualcosa?
Al posto del Whitney Museum avrei rifatto il biglietto per andare a The Met Cloisters, i chiostri medievali, perché lo stesso giorno di visita a The Met, in cui il biglietto sarebbe valido, è impensabile.

Qualcosa che volevo fare e non ho fatto?
Mangiare in un rooftop! Marzia ci aveva suggerito il Pod 39, bella vista e non pretenzioso e visto che il suo consiglio per Ellen’s Stardust si è rivelato ottimo, io ve lo giro.

Un rimpianto?
Piccolo ma c’è l’ho: non aver portato dietro i dolcini che avevamo acquistato a Chelsea Market quando siamo andate a Bryant Park l’ultima sera. Peccato! Perché si stava così bene e c’erano tanti tavolini dove sedersi. Magari se capitate da quelle parti, tenetene conto. In compenso però ci siamo trattenute a Times Square per lo spettacolo dei ballerini di strada e ci siamo gasate!

E ora sì, è arrivato The End.

Grazie New York e grazie a chi con affetto ha seguito #thesabasistersinnewyork  su Instagram e anche a voi che so che mi leggete anche se non commentate in pubblico.

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2 pensieri su “New York in 7 giorni: Epilogo e Top Ten Emotiva

  1. Paola

    Eccoti servita:

    Museo: il MET, senz’altro anche per me.
    Osservatorio: Top of the rock by night, lato vista sull’Empire
    Monumento: Ground Zero
    Parco: Central Park, non mi stancherei mai di andarci e di percorrerlo
    Opera pubblica: Public Library (libri ovunque, begli affreschi, begli ambienti, con annesso il Bryant Park)
    Grattacielo: Chrysler Building (da fuori) Freedom Tower (da dentro)
    Quartiere: Greenwich Village
    Strada: Brodway e anche Bedford street e dintorni
    Installazione: Il dragone cinese al Gugghenheim
    Piatto del giorno: pollo fritto con contorno di polenta bianca e lobster roll, a pari merito.

    Rimpianto: non aver passeggiato per le vie di Brooklyn un po’ di più.
    Momento “lunapark”: lo Strand Book Store

    Dove andremo fra un paio d’anni?
    🙂

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