Museo Archeologico di Siena

Museo Archeologico di Siena: Pseudo Seneca

E’ da tanto che speravo e aspettavo fiduciosa in una visita guidata del Museo Archeologico di Siena. Ci sono andata diverse volte per conto mio; ma ogni volta mi sono persa in mezzo a tutte quelle vetrine senza venirne a capo di nulla.

Ebbene il mio desiderio è stato esaudito qualche giorno fa grazie all’evento Le notti archeologiche a Siena che ha messo in programma una visita guidata del Museo dal titolo Tra storia e archeologia: alle origini del museo archeologico senese. Cosa volere di più? e per di più ad ingresso gratuito!

Come spesso cerco di fare in queste occasioni, ho preso appunti e, sperando di fare cosa gradita, li ho sistemati per condividerli qui. Do quindi inizio alle danze!

La prima costituzione del Museo Archeologico di Siena come Antiquarium Comunale risale al 1934 grazie alla passione di Ranuccio Bianchi Bandinelli che per primo intuì la necessità di raccogliere insieme tutti i reperti archeologici del senese che si trovavano presso l’Accademia dei Fisiocritici e la Biblioteca Comunale. Successivamente, grazie al coinvolgimento e contributo di personalità agli antipodi ma animate dalla stessa passione di Ranuccio, come Fabio Bargagli Petrucci e Antonio Minto, Siena riuscì ad avere un proprio Museo Archeologico il che avvenne ufficialmente nel 1951.

La prima sede fu in Via della Sapienza e dal 2001 occupa i suggestivi sotterranei del Complesso Museale Santa Maria della Scala dopo un passaggio nel Palazzo Squarcialupi, l’ala femminile dell’antico Ospedale.

Il reperto simbolo del Museo Archeologico di Siena, dal quale è iniziata la visita guidata della Dott.ssa Debora Barbagli, è lo Pseudo Seneca (si trova appena entrati nella prima sala a sinistra adibita a sala conferenze), una replica in marmo di epoca romana di un originale greco in bronzo, ritrovato in Via Mascagni a Siena nel 1930.

Museo Archeologico di Siena: Pseudo Seneca

In realtà, dopo la scoperta a inizio ‘Ottocento di un ritratto di Seneca con iscrizione, sappiamo che non si tratta di Seneca ma forse di Esiodo.

Ma perché è considerato il reperto simbolo di Siena? Perché fu proprio Ranuccio Bianchi Bandinelli a scrivere un articolo su questo reperto nel Bullettino senese di Storia Patria del 1931.

Tornando all’ingresso, imbocchiamo il primo cuniculo a destra per proseguire la visita.

Nell’attuale disposizione del Museo Archeologico di Siena i reperti archeologici sono stati disposti in due sezioni, una topografica e una formata dall’Antiquarium (raccolte provenienti dal collezionismo senese).

Questo percorso è preceduto da una vetrina che contiene reperti rinvenuti a Siena tra i quali ceramiche della fine IV-II sec. a. C. trovate a metà ‘Ottocento in una necropoli nella zona di Via Campansi; subito dopo troviamo una galleria di olle e urnette fittili chiusine del III-I sec. a. C. il cui fascino è amplificato dalla suggestione dell’antico cuniculo in cui sono state collocate.

Più volte durante la visita la Dott.ssa Barbagli ci ha fatto notare come in questa location sia più che mai evidente che il Museo è sia il contenuto che il contenitore

Museo Archeologico di Siena: galleria di olle e urnette fittili chiusine del III-I sec. A. C.

Si tratta di urnette realizzate ‘a stampo’ quindi tutte uguali (mi sono tornati in mente i primi drappelloni del Palio di Siena. Li avrete presenti se avrete visitato almeno un Museo di Contrada; sembrano disegnati con lo stampino!) con sole due scelte iconografiche:

il duello fratricida tra Eteocle e Policine, i figli di Edipo, che nel duello finale dell’assedio di Tebe si uccidono a vicenda in presenza di due demoni femminili e che costituisce un cameo tratto dalla tragedia euripidea ‘Le Fenicie’ e forse proprio dal canale del teatro questo episodio arriva alle urnette chiusine;

Museo Archeologico di Siena: il duello fratricida tra Eteocle e Policine

l’eroe nudo Echetlo che combatte con un aratro i persiani nella battaglia di Maratona e che dopo la vittoria dei greci, scompare. E’ un mito raro anche in Grecia; qui forse c’è l’identificazione dell’eroe con i piccoli proprietari terrieri nel chiusino.

Museo Archeologico di Siena: l’eroe nudo Echetlo che combatte con un aratro

Sopra alle urnette il defunto viene rappresentato in una scena di vita quotidiana, quella del recumbente ad esempio (posizione semidistesa sul kline durante i pasti). L’uomo ha in mano una patera (il vaso della libagione degli dei); la donna un flabello (una specie di ventaglio) oppure nell’atto di toccarsi le vesti. Il kline, che in vita indica il letto del banchetto, in morte assume il significato di letto funebre. Più tardi il defunto verrà rapresentato disteso con la testa appoggiata sul cuscino.

A questo punto inizia la SEZIONE TOPOGRAFICA formata da rinvenimenti sporadici fatti da persone che conoscono il territorio e che magari hanno lavorato con la Soprintendenza durante un ritrovamento fortuito; ecco perché sappiamo da quale località del territorio provengono.

ARBIA e MERSE
Questi reperti testimoniano l’influenza volterrana a Siena:
– oggetti rinvenuti in una tomba a camera dell’ultimo quarto del IV-primi del III sec a.C. a Grotti, Monteroni d’Arbia

Museo Archeologico di Siena: oggetti rinvenuti in una tomba a camera dell'ultimo quarto del IV-primi del III sec a.C.

stele funeraria di soldato della prima metà del I sec. a. C. proveniente da San Rocco a Pilli: la scritta testimonia l’inserimento nella tribù Oufentina quindi la presenza di una colonia romana nel territorio

Museo Archeologico di Siena: stele di un soldato della prima metà del I sec. a. C.

– stele in travertino etrusche (ce ne sono due) parlanti perché il messaggio è affidato all’iscrizione; è un modo per rimarcare il controllo sul territorio dalle famiglie. In esse c’è scritto ‘Io sono la tomba di (seguito dal nome). Provengono da Monteriggioni e sono della fine del VI sec. a .C.

Museo Archeologico di Siena: stele etrusche parlanti

VAL D’ELSA e CHIANTI

kelebe  (vaso di vernice nera usato come cinerario) della metà del VI sec. a. C. proveniente dalla necropoli ‘del Casone’ in Località Campassini a Monteriggioni

Museo Archeologico di Siena: kelebe, vaso di vernice nera usato come cinerario

Subito dopo c’è un cunicolo dedicato alla NUMISMATICA dove sono state esposte cronologicamente, a scopo didattico, monete provenienti dalla Collezione Comunale e da quella dell’Accademia dei Fisiocritici, quindi si va da quelle fuse a quelle coniate, da quelle etrusche a quelle romane.

ASCIANO

urnette in travertino provenienti dal tumulo del Molinello di Asciano in cui assumono notevole importanza le iscrizioni che indicano nomi di famiglie quindi nomenclature e rapporti familiari; sappiamo quindi ad esempio che ci sono state famiglie borghesi di Asciano unite in matrimonio a famiglie nobili di Cortona

Museo Archeologico di Siena: urnette con scritte

Ed eccoci arrivati all’ANTIQUARIUM formato dalle seguenti collezioni private:

COLLEZIONE BARGAGLI PETRUCCI: i reperti , donati al Museo nel 1941,sono stati ritrovati tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del ‘Novecento nei territori intorno a Casole e Sarteano.

– urne di alabastro, travertino e terracotta con scene di epica ellenistica. Notevole quella policroma di alabastro con la morte di Ippolito di fine del III sec. a.C.: mentre Ippolito sta lasciando la città su un carro, un mostruoso toro uscito dal mare fa imbizzarrire i cavalli che fanno schiantare il carro contro le rocce

Museo Archeologico di Siena: morte di Ippolito

e anche quella di Ifigenia in Tauride di fine del III-inizi II sec a.C.

Museo Archeologico di Siena: Ifigenia in Tauride

– canopi del VII sec a.C.

Museo Archeologico di Siena: canopi

COLLEZIONE EMILIO BONCI CASUCCINI: conservata nel Museo dal 1952, è formata da materiali rinvenuti nel corso di ricerche fatte da Emilio stesso nel chiusino.

urnetta in pietra fetida del VI sec. a.C. chiamata così per l’odore non gradevole dato dalla componente di zolfo

Museo Archeologico di Siena: urnetta in pietra fetida

tomba a ziro di Ficomontano di fine del primo quarto del VI sec a.C. contenente canopo con corredo funerario

Museo Archeologico di Siena: tomba a ziro

statua funeraria in pietra fetida della fine del VII-inizi del VI sec. a. C.

Museo Archeologico di Siena: statua funeraria in pietra fetida

COLLEZIONE MIELI: donata al Comune nel 1882 e proveniente da ricerche fatte da Leone Mieli stesso nei suoi possedimenti di Castelluccio di Pienza:

bronzetti votivi della metà del IV-III sec. a. C.; l’ultimo in terza fila ha in mano un pesce forse un riferimento ad un santuario legato ad acque salutari che in epoca etrusca erano luogo di culto

Museo Archeologico di Siena: bronzetti votivi

COLLEZIONE CHIGI ZONDADARI: donata allo Stato nel 1951, è stata costituita tra fine ‘Ottocento e primi del ‘Novecento. E’ formata oltre che da materiali trovati direttamente anche da oggetti acquistati nel mercato antiquario sono quindi slegati dal contesto locale.

cratere attico (grande vaso utilizzato per mescolare vino e acqua durante il banchetto) a decorazione sovradipinta della metà del IV sec. a.C.

Museo Archeologico di Siena: cratere attico

A fine percorso ho fatto questa riflessione: così come nella Pinacoteca di Siena abbiamo il privilegio di attraversare secoli dopo Cristo della pittura di scuola senese; così qui nel Museo Archeologico di Siena abbiamo il privilegio, grazie a uomini lungimiranti come Bianchi Bandinelli, Bargagli Petrucci e Minto, di attraversare secoli avanti Cristo della civiltà etrusca e romana, ma anche prima, presente a Siena che forse già nel nome, probabilmente derivante da un gentilizio Saina/Seina attestato nel territorio senese, nasconde la sua origine etrusca.

Che dire? un viaggio affascinante!

In caso di una visita al Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena potrebbe interessarti anche leggere del Pellegrinaio e la Fonte Gaia di Jacopo della Quercia.

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