Mio ‘alfabeto visivo’

Finito il modulo ‘Pittura’ del corso di Alfabetizzazione visiva di cui vi ho raccontato nei post precedenti mi piace ora tirare un po’ le somme di quanto ho imparato.

Come guardare un opera d’arte? come cogliere la novità che ne ha determinato o determina il suo valore? come spiegare a me stessa perché mi piace o non mi piace? da quali dettagli riuscire a collocare in un’epoca piuttosto che in un’altra un’opera d’arte o addirittura riconoscere il ‘marchio’ del suo autore? Sono domande queste che  hanno sempre destato la mia curiosità.

Premessa: amo la storia dell’arte. Da bambina, fino alle Scuole Medie, ho visto le opere d’arte soltanto nei libri di Scuola perché abitavo dall’altra parte del mondo rispetto all’Italia. Per motivi familiari mi sono trasferita in Italia in età da Scuole Superiori e solamente una volta giunta all’Università ho avuto la possibilità di andare per la prima volta alla Galleria degli Uffizi a Firenze dove ho avuto la mia prima sindrome di Stendhal nella sala dedicata al Botticelli e da allora non ho più smesso di andar per musei e mostre.

Ho frequentato per qualche anno la facoltà di Lettere con indirizzo artistico ed una delle materie che mi piacevano di più era Iconologia e Iconografia.

Interrotta la mia carriera universitaria, la curiosità per questa materia mi è rimasta e ho continuato a coltivare questa curiosità attraverso i libri. Fine premessa.

Essendo venuta a sapere di questo corso base, nel senso che non richiedeva dei requisiti minimi di conoscenza che non fossero quelli personali che ognuno di noi accumula nel corso della sua vita, mi sono quindi iscritta subito perché aveva a che fare con qualcosa che mi ha sempre interessato.

Ho seguito con piacere ed interesse le lezioni.

Non ho trovato delle verità assolute ma degli strumenti utili per creare una mia personale visione della pittura, tema specifico di questo modulo.

Ora, bando alle ciance! Ecco il mio simbolico ‘alfabeto visivo’.

MOMENTI DELL’OPERA
– cosa è rappresentato
– messaggio o necessità della realizzazione dell’opera
– contesto
– rappresentazione ‘simbolica’, quando non è né naturalistica né realistica, ha bisogno di un ‘codice’ per essere decifrata: iconografia e iconologia

COMPONENTI DELLA BELLEZZA
– armonia (ripetizione, texture, ordine della divisione dello spazio)
– contrasto (figure scure su sfondi chiari e viceversa, contrasto di senso, asimmetria, alterazione della dimensione naturale, oppressione)
– equilibrio (l’opera deve essere centrata e simmetrica)

LINEA
– dà una dimensione
– è espressiva
– crea movimento
– crea ordine
– crea geometria
– è un oggetto grafico (fumetto)
– è filigrana
– è decorativa
– è codice calligrafico

EVOLUZIONE DELLA FIGURA
– dall’arte primitiva la rappresentazione della figura tende al realismo
– arte ritrattistica, i Fayum (arte funeraria, prima metà del VI sec d.C.)
– realismo come personaggio o narrazione storica, realismo come verità di un’idea (mosaici bizantini di Ravenna)
– realismo spaziale reso possibile grazie alla prospettiva: Rinascimento (XV sec; Piero della Francesca)
– rappresentazione di ‘uno su altri’: equilibrio; rappresentazione di ‘due’: dialogo, tensione, narrazione
– realismo delle figure attraverso il colore, lo sfumato, la luce
– rappresentazione fedele della realtà: Realismo (seconda metà dell’Ottocento)
– fine del realismo pittorico con l’avvento della fotografia, Nadar (1820-1910, pionere della fotografia. Prime fotografie nel 1853)
– esperienza sensoriale, colore e movimento, vibrazione della percezione: Impressionismo (1860, dura solo vent’anni; Monet)
– esperienza onirica: Simbolismo (1885, Moureau, Klimt)
– esperienza emozionale, di verità, suggestiva, rottura della realtà: Espressionismo (1905, Matisse, Kirchner, Kokoschka) Gli oggetti si distorcono, i colori anche
– Van Gogh, l’interiorità aggredisce la realtà: Post-impressionismo (1880-1900); Picasso, uccide la realtà: Cubismo (1906, introduce la terza dimensione: il tempo)
nel 1900 viene pubblicato L’interpretazione dei sogni di Freud, il contenuto dell’interiorità umana inizia ad uscire fuori, ad esprimersi. In pittura, per essere efficace, deve scatenare una reazione nel fruitore: Espressionismo (Kirchner), Fauves (Matisse), Cubismo (Picasso), Futurismo (1909, Boccioni), Metafisica (1917, De Chirico)
– sovversione della realtà, resa inutile della realtà: Dadaismo (1916, Duchamp, Picabia)
– impossibilità di fruizione come contenuto, ermetismo, irruzione dell’illogico della realtà: Surrealismo (1924; Dalì, Magritte)

ASTRATTISMO
– ‘non figura’, rottura dello schema della rappresentazione: Astrattismo (inizio del Novecento; Kandinsky, Mirò, Mondrian)
– non è decorazione. Si cerca un altro modo per rappresentare l’irrappresentabile
– l’arte diventa languida in Gorky: Espressionismo astratto (XX sec)
– espressione dell’uomo del Novecento in Pollock; ricerca della materia in Burri; ricerca del concetto spaziale attraverso la materia di rappresentazione in Fontana: Informale (anni Cinquanta)

Avvento della figura del ‘gallerista’, anni Venti-Cinquanta, Peggy Guggengheim

POP ART
– l’arte è comunicazione e se la cultura è mediatica (cinema, tv, radio) il presente diventa arte: Andy Warhol (metà anni Sessanta)
– la figura si sposta nell’editoria: Norman Rockwell (1894-1978)

NUOVA FIGURAZIONE
– Bacon (1909-1992): la sua pittura si rifà all’Espressionismo ma è più violenta; è una pittura che va a graffiare l’anima.

COLORE
– il colore, come complementarietà e gradazione, crea benessere otticamente
– i colori dell’antichità sono simbolici
– le cose non hanno un colore di pigmento ma sono colorate secondo la luce
– l’armonia dei colori serve per creare una dimensione tranquilla, interiore, complessa, profonda (ad esempio il rosso freddo, il blu freddo)
– il colore serve a determinare aree ben precise
– il colore per rimandare ad una sensazione tattile
– attraverso il colore l’umanità si fa strada attraverso la carnalità
– colori non esistenti in natura, scelta metafisica, Leonardo (Naturalismo; Cinquecento)
– il colore diventa surreale, narrativo, Raffaello (Naturalismo, Cinquecento)
– il colore diventa emotivo, Gaughin
– il colore diventa rivelazione, Van Gogh

Monografie in video: l’arte spiegata da critici d’arte e  non.
Dürer: Rinascimento (XV sec)
Caravaggio: Barocco (XXII sec)
Goya: Romanticismo (1830)
Van Gogh: Post-Impressionismo (1880-1900)
De Chirico: Metafisica (1917)
Andy Warhol: Pop Art (metà anni Sessanta)
Picasso: Cubismo (1906)
Chagall (1887-1985): tra Cubismo e Fauvismo
Toscani (1942): fotografo
Cattelan (1969): ‘artista post-duchampiano e un furbacchione’ (definizione di Jonathan P. binstock)

Cosa farò ora che è finito il corso? beh, ho in programma diversi libri d’arte da leggere e spero di andare presto ad una mostra o museo per mettere in pratica il mio alfabeto visivo 🙂

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