Marco Tirelli al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Marco Tirelli al Caveau di Serena Fineschi

L’ultima idea esposta da Serena Fineschi nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è dell’artista Marco Tirelli.

Ho aspettato per due settimane l’uscita dell’articolo che Sienafree.it dedica ogni mese a Caveau con un commento dell’autore ad illuminarci sul significato dell’idea scelta ma fino ad ora non è stato pubblicato niente.

E allora, cosa ho fatto? ora ve lo dico.

Non conoscendo l’artista, ho cercato su internet. Il suo sito personale non mi ha soddisfatto del tutto in quanto non ho trovato niente che mi definisse la sua poetica. Ho continuato a cercare e non solo ho scoperto che esiste qualcuno addetto ai lavori che scrive un Catalogo dei viventi e quindi anche di artisti viventi ma anche che Marco Tirelli “pensa oggi alla sua arte come l’ago di una bilancia sui cui due piatti stanno Malevich e De Chirico; infatti le sue forme sono sospese in uno spazio che è mentale, assoluto, e richiamano modelli di contemplazione zen.”.

All’inizio della scheda biografica l’autore, Giorgio Dell’Arti, riporta questa idea di Tirelli: Ogni cosa, scavandola dentro, ti porta sempre verso l’infinito, la forza dell’opera è quando nasce senza tempo.

Qui l’intero post.

Ecco, l’idea di Tirelli per il Caveau di Siena a me è sembrata una porta, o meglio, un varco con cornici alterne nere e bianche quindi come se fossero più porte una sopra l’altra e quindi mi sono venuti in mente il gruppo storico “The Doors”, il romanzo “La Porta” di Magda Szabó, il detto “quando si chiude una porta si apre un portone”, le porte di Siena, la porta d’ingresso di casa mia, fragile all’inizio, blindata dopo che sono venuti i ladri. E comunque un nuovo inizio, un’alternativa, quasi come se, dopo lo spiraglio di luce dell’artista precedente, Serena Fineschi avesse voluto salutarci, a conclusione del progetto “Caveau, idee mai nate”, con un invito a continuare ciascuno per la propria strada senza paura anche se un po’ di paura fa perché la meta finale ognuno la immagina a modo suo ma nessuno ha la certezza di come sarà realmente.

Poi però quel nome, “Malevich”, e quella parola, “assoluto”, mi hanno illuminato all’improvviso e ho “visto” anch’io l’assoluto di Malevich, il limite ultimo della pittura raggiunto per prima da questo artista con l’intuizione del “Quadrato nero su fondo bianco”, come un eclisse, come ci svelò, in una mirabile lezione a colpi di tweet nel 2014, l’architetto catalano Miquel del Pozo Puig.

Sono andata a rileggermi tutta la lezione perché mi colpì moltissimo fino alla commozione sapere che il “Quadrato nero su fondo bianco” era presente durante il trapasso del suo autore, era stato rappresentato nella sua bara e nella sua tomba. Ecco la testimonianza fotografica presa dai tweet di Miquel del Pozo Puig.

Malevich: Quadrato nero su fondo bianco

Malevich: Quadrato nero su fondo bianco

Malevich: Quadrato nero su fondo bianco

Era diventata la sua firma.

Ed ecco che ho visto non più ‘porte’ ma ‘quadrati’, ‘assoluto’ nell’idea di Marco Tirelli.

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Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

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