Manuale di pulizie di un monaco buddista

Manuale di pulizie di un monaco buddista di Keisuke MatsumotoManuale di pulizie di un monaco buddista di Keisuke Matsumoto
Antonio Vallardi Editore – 2012

Un manuale che si legge in un due mezze giornate, giusto per ammortizzare la spesa; ma anche un giorno è sufficiente.

Due concetti base del buddismo, da poter applicare anche alle pulizie, emergono da questo manuale e cioè:
– non rimandare a domani quello che si può fare oggi
– avere cura delle cose fino alla fine della loro esistenza; c’è quindi un capitoletto riservato anche alle riparazioni

Gli strumenti di lavoro e i prodotti di pulizia proposti dal monaco buddista autore del libro sono essenziali; ma non è questo il cuore del messaggio secondo me bensì la proposta di considerare “le pulizie come esercizio spirituale di purificazione dell’anima”  che si tratti di pulire la nostra casa, il nostro giardino, i nostri indumenti, il nostro corpo.

Come un lampo che squarcia la notte, leggendo questo manuale mi è sembrato che ogni gesto del pulire acquistasse un significato più nobile. Un esempio? a me piace molto stirare nel senso che stiro anche i calzini. Ebbene, l’autore di questo manuale suggerisce di “stirare  come se stessimo stirando le pieghe del nostro cuore.” Non è affascinante?

Poi certo, la mia mente-razionale-contorta-da-occidentale si è messa subito in moto e mi ha posto queste domande: è così spiegazzato il tuo cuore? Oppure, le pochissime volte in cui non hai avuto voglia di stirare, è stato perché il tuo cuore era a posto? E via dicendo.

Aperta parentesi – per portare una testimonianza a livello pratico – mia mamma mi ha sempre detto che le cose stirate si sporcano di meno. Non capivo cosa volesse dire e non gliel’ho mai chiesto. L’ho scoperto però tempo fa quando una amica mi ha detto che mia mamma ha ragione perché, soprattutto con i capi in fibre naturali, il calore del ferro da stiro avvicina le trame eliminando quindi eventuali aperture dove la polvere potrebbe infilarsi. Chiusa parentesi.

Anche il cambio di stagione assume un significato nuovo per me grazie a questo manuale; mi permette cioè di “riprendere coscienza del mutare delle stagioni“. E qui mi torna in mente anche l’invito che la mia insegnante di yoga ci rivolge spesso e cioè quello di riprendere il contatto con il ritmo della natura.

Viene proposta anche la pratica del decluttering, anche se non viene chiamato in questo modo. Si pulisce infatti per togliere lo sporco ma anche per liberarci da tutte quelle cose di cui ci circondiamo e che non ci servono più perché sono diventate vecchie o inutili.

C’è quindi un invito alla gratitudine verso coloro che hanno fabbricato gli oggetti di cui abbiamo bisogno e anche all’utilizzo di tali oggetti fino all’esaurimento delle loro potenzialità per poi eventualmente donarli a chi ancora ne può fare buon uso.

Un altro punto che mi ha colpito molto è stato quello della pulizia delle finestre poiché “le finestre sono in qualche modo legate alla giusta visione delle cose e pulirle fino a farle sembrare trasparenti, fino, cioè, a farci dimenticare della loro esistenza, ci permette di vedere dall’altra parte senza renderci conto che c’è qualcosa che ci separa. Puliamole, dunque, fino a far sparire ogni ombra“.

Leggendo questo manuale non ho potuto fare a meno di pensare alla mia amica Gaia, maniaca delle pulizie (Gaia, se mi stai leggendo, batti un colpo!). Certo è che si prova una piacevole sensazione quando si è  ospiti a casa sua. Afferma infatti il manuale che “Il presupposto dell’accoglienza è la pulizia.” Spesso la prendo in giro perché mi sembra esagerata ma il manuale ha previsto questa mia obiezione e mi ha risposto dicendomi che “Il segreto è pulire tutti i giorni per impedire che la polvere si depositi e che i pensieri ci oscurino l’anima.” Chissà se Gaia ha mai pensato alle pulizie in questo modo 🙂

Cosa ho fatto a fine lettura? Ho spalancato le finestre di casa per sentire il cambio di stagione, ho aperto l’armadio, raccolto i maglioni e vestiti invernali per lavarli, asciugarli, stirarli e metterli a posto e ho aggiornato mentalmente la mia tabella di marcia riguardo al piano pulizie casa e al decluttering.

L’ultimo vero decluttering che ho fatto è stato nel 2005 quando mi sono trasferita nella mia attuale casa. È tempo di metterne in atto un altro!

Sapete cosa? mi piacerebbe molto sapere se avete mai pensato alle pulizie in questo modo.

2 pensieri su “Manuale di pulizie di un monaco buddista

  1. Elisa B.

    Riflessioni piene di tenerezza e di amore per le cose.
    – Io ho cura dei miei beni fino all’esaurimento della loro funzione, e, quando si è esaurita quella per cui sono nati, cerco di inventarne un’altra, magari di livello inferiore (un tappeto da bagno un po’ liso, adeguatamente riparato, si trasforma in tappeto per la cagnona). Perché rispetto l’ambiente e so che l’eccesso di rifiuti è una delle malattie più gravi del consumismo.
    – “le pulizie come esercizio spirituale di purificazione dell’anima” : certo, le ho sempre percepite così e le pratico anche in questa ottica, di solito a livello di piena consapevolezza.
    – “riprendere coscienza del mutare delle stagioni“ è un processo che mi accompagna abitualmente: quando la stagione che muta, che passa, è l’inverno, mi rassereno, cambio i colori dell’abbigliamento, apro gli armadi e sistemo con gioia; se la stagione che muta, che passa, è l’estate, divento più triste, sento il “peso” degli abiti autunnali e invernali e ritardo il cambio quanto più possibile.
    – Non mi è facile staccarmi dalle cose che ho in casa, abiti, oggetti, perché il mio temperamento mi porta a vedere in ogni bene che mi appartiene un pezzo della mia storia personale; tuttavia, quando sento che è inevitabile disfarmene, cerco di dargli una nuova possibilità di esistenza e di utilizzo, altrove, per qualcun altro.
    – I vetri trasparenti sono quasi una fissazione: la più piccola macchiolina, la traccia del passaggio di un insetto sono come segni sulla mia retina e, un po’, nel mio cuore. Dunque, li elimino senza tregua.
    – “Il presupposto dell’accoglienza è la pulizia.”. Pulizia e buona tavola sono la miglior presentazione di sé agli ospiti. Quanto lavoro primo di ogni incontro conviviale!
    – “stirare come se stessimo stirando le pieghe del nostro cuore.” Affascinante, sì: ma quanto detesto stirare! Da oggi in poi cercherò di vedere il ferro da stiro caldo come la mano che mi accarezza il cuore e ne scioglie tutte le pieghe.

    Tra letteratura, poca, e verità, molta.

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