Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer

Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer

Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer.
Decima edizione Best Bur 2017.

Dunque, quest’anno si sta dimostrando un anno particolare per me. Interessante, pieno di novità da una parte, faticoso ed emotivamente impegnativo dall’altra.

Prendere coscienza del fatto che d’ora in poi, statisticamente parlando, sono meno gli anni che mi restano da vivere di quelli già vissuti (ho compiuto 50 anni a gennaio, per chi non lo sapesse) fa un certo effetto che diventa più intenso per il fatto che le forze fisiche non è che vadano a rinvigorirsi ma anzi.

A volte ho pensato anche qualcosa tipo ‘certo, è buffa la vita; quando ero giovane ero in balia di emozioni altalenanti che, diciamoci la verità, non è che mi facessero stare benissimo. Ora che ho raggiunto un certo equilibrio e mi sento serena e con tanta voglia di migliorarmi c’è l’impermanenza della realtà che incombe e che mi indispettisce come a dire: cosa me ne faccio di questo equilibrio e di questa voglia di crescita personale se il tempo rimasto è quello che è?’.

La vita però mi sorprende ancora e mi ha risposto e rassicurato attraverso il libro Le vostre zone erronee di Wayne W. Dyer scritto nel 1978 e di una attualità disarmante.

Afferma infatti Dyer che una delle nostre ‘zone erronee’, dei nostri comportamenti autodistruttivi, sono le ‘auto connotazioni‘, le etichette con le quali definiamo noi stessi, formatesi nella nostra vita passata e con le quali giustifichiamo un nostro modo di essere per poter rimanere identici, in uno stato di immobilità.

Dyer raggruppa le ‘auto connotazioni’ in dieci categorie e la decima è quella che sembrava essere lì proprio per me.

Ecco il testo:

Sono vecchio, nella mezza età, stanco, etc.
E con ciò usi a pretesto la tua età per non partecipare ad attività che potrebbero presentare dei rischi. In vista di una riunione sportiva, di un appuntamento (dopo un divorzio, o dopo la morte del coniuge), di un viaggio o alcunché di simile, puoi sempre dire: “Sono troppo vecchio”, e avrai eliminato ogni rischio inerente al tentativo di far qualcosa di nuovo e che favorisce la crescita. Implicito in una di queste auto connotazioni relative all’età, è che tu hai assolutamente “chiuso” con certe cose, e siccome fino alla morte invecchierai sempre, hai altresì finito di crescere e di provare nuove emozioni.”

Ecco, avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse che non c’è un limite di età per favorire la crescita personale finché siamo in vita quasi come se fosse proprio quello lo scopo del tempo che ci è dato di vivere. Non si ‘chiude’ mai con la crescita personale ed è confortante perché vuol dire che non è una cosa solo per i giovani e che quindi non è affatto privo di senso se anche in età adulta e avanzata, quando siamo più vicini alla morte, continuiamo a dedicarci alla crescita personale. Non siamo ‘un prodotto finito, non migliorabile’, afferma Dyer.

Che poi cos’è la crescita personale?

Per me crescita personale vuol dire ascoltare ogni mio disagio, difficoltà, tabù, pregiudizio e affrontarlo cercando aiuto, risposte.

Al riguardo sempre Dyer afferma una cosa che mi ha conquistata e cioè che l’importante è ‘affrontarle’ le circostanze e non crucciarci se non riusciamo a risolverle. La riuscita in una iniziativa infatti non implica la riuscita come essere umano poiché il valore di un uomo è nella sua interiorità.

Il libro mi sta illuminando anche sulle altre ‘zone erronee’, ad esempio sul concetto di spontaneità – in contrapposizione a rigidezza – come esplorazione dell’ignoto. Non lo avevo mai pensato in questi termini cioè fare cose nuove per coltivare la spontaneità.

Arrivata alla fine e rileggendo quanto ho scritto mi accorgo che questo post potrebbe sembrare pessimista e invece è tutto il contrario, davvero.

Vi assicuro che mi sarebbe piaciuto aver letto questo libro quando ero più giovane per cui lo consiglio a priori a tutti!

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