Le Pompe Sanesi di Isidoro Ugurgeri Azzolini

Scoperte del giovedì: Piazza del CampoAnche quest’estate ci sono state e sono ancora in corso a Siena le Scoperte del giovedì; passeggiate estive tematiche in notturna per le vie del centro storico accompagnati da una guida Federagit.

L’anno scorso avevo partecipato e raccontato nel blog quelle relative ai Tre Terzi di Siena e quello su I Luoghi a Siena della Battaglia di Montaperti .

Gli organizzatori quest’anno sono diventati ‘social’; hanno aperto una pagina su Facebook, Scoperte, dove è disponibile il programma dettagliato e hanno coinvolto gli instagrammers di Siena per raccontare in tempo reale le Scoperte con gli l’hashtag #scoperte2014 #scopertesiena; quindi anche se non potete partecipare dal vivo potrete seguirle ovunque le Scoperte se avete uno smartphone e una connessione internet.

Il ciclo di visite quest’anno si concluderà l’11 settembre.

Per motivi vari non ho potuto partecipare dall’inizio e mi dispiace davvero tanto; ma giovedì scorso ho recuperato, anche in qualità di instagrammer con il mio profilo @ami_saba, con una visita che mi è piaciuta tantissimo. Il titolo era “Le Pompe Sanesi”, luoghi e personaggi di una cronaca celebre. Le ‘cronache’ in questione appartengono a Isidoro Ugurgeri Azzolini vissuto nel ‘Seicento; ma non solo a lui.

La guida del gruppo che ho seguito io si chiama Benedetta alla quale vanno i miei ringraziamenti entusiasti in quanto ci ha raccontato in maniera coinvolgente e professionale (come avrete modo di verificare anche voi leggendo il mio reportage abbastanza fedele e che ho pubblicato sul mio profilo Instagram purtroppo non in contemporanea ma in differita causa blackout di Instagram quella sera) gossip d’epoca di cerimonie laiche, religiose, mondane, di cronache rosa, nera e di amanti. Sembrava quasi di vederli sbucare dagli usci e dalle finestre dei palazzi, questi personaggi, per unirsi a noi ed ascoltare la propria storia! Il percorso di notte ha reso ancora più suggestivo il tutto.

A questo punto siete pronti? sì? bene, ecco a voi l’itinerario. Buona lettura!

Piazza del Campo

Scoperte del giovedì: Piazza del CampoLuogo che si è rivestito a festa per molteplici manifestazioni nel tempo; dalla caccia ai tori a cominciare dal 1499 alle bufalate e asinate di fine ‘Cinquecento fino ad arrivare al Palio di oggi. Avete tutti presenti la foggia delle comparse del Corteo storico che lo precede tanto da essere stato istituito il premio Masgalano che ogni anno viene assegnato alla Contrada la cui comparsa si è distinta dalle alre Contrade anche per l’eleganza, no? Ecco, questo ci testimonia quanto i senesi ci tenessero a questi eventi tanto da non badare a spese. In maniera altrettanto sfavillante venivano accolti in Piazza anche i nuovi Governatori come Violante di Baviera. Altro motivo per non badare a spese era il Carnevale a tema che si svolgeva sempre qui.

Logge del Papa
Scoperte del giovedì: Logge del Papa

Edificio che nel corso del tempo ha rappresentato lusso e sfarzo mondano. Nasce per volontà di Pio II nel 1464 come dono per i familiari perché la famiglia era stata emarginata dal governo cittadino quindi come forma di riscatto nei confronti della città. Riscatto che c’è stato perche se nel 1500/1600 c’erano circa una trentina di ramificazioni della famiglia Piccolomini a Siena, qualcosa vorrà pur dire. In questa Loggia si tenevano banchetti nuziali dei membri della famiglia Piccolomini, discorsi pubblici nel ‘Seicento, discussioni di laurea degli studenti nell’Ottocento, l’estrazione del gioco della ventura, antesignano del gioco del lotto. Come funzionava? venivano vendute polizze ciascuna con una frase o un indovinello a scelta dell’acquirente che veniva registrato con un numero progressivo, il proprio nome e il motto scelto. I premi erano palazzi, cavalli e anche premi in denaro quindi partecipava moltissima gente. Anche quando il gioco della ventura venne sostituito con il gioco del lotto l’estrazione avveniva qui.

Palazzo Chigi Zondadari

Scoperte del giovedì: Palazzo Chigi Zondadari

Nella seconda metà del ‘Settecento le donne senesi acquistano un’autonomia straordinaria. È tutto un pullulare di salotti aristocratici gestititi da donne senesi, designati con il nome che era il fulcro del salotto. Cosa si faceva? si giocava a carte, al gioco d’azzardo e si formava l’opinione pubblica della classe aristocratica, quella che era al governo e che era tenuta sotto controllo anche dal Granduca che mandava delle spie. A Palazzo Chigi Zondadari si teneva uno di questi circoli aristocratici, quello di Violante Chigi Zondadari, amante di Giacomo Casanova con il quale intrattenne un dibattito intellettuale sul piacere se cioè fosse meglio l’attesa del piacere come sosteneva lei oppure il contrario come sosteneva lui. Questo particolare dibattito filosofico dell’epoca ci dimostra le conoscenze intellettuale accessibili alle donne. I salotti erano frequentati da diversi personaggi e da cicisbei, o cavalier servienti, nobil uomini al servizio delle dame sposate e tutto con il consenso del marito e del pubblico. Questi salotti gestiti da donne si sono sviluppati solo a Genova, Venezia e Siena. Siena quindi era avanti. A Firenze ad esempio i salotti erano gestiti da soli uomini. Anche una donna borghese, Maria Fortuna, gestiva un salotto nella sua abitazione all’imbocco di Salicotto ovviamente frequentato da borghesi. L’apice lo raggiunse nel 1770 quando l’abate Ciaccheri portò nel suo salotto Casanova il quale scrisse di lei, della sua intelligenza e capacità poetica tanto che facevano dimenticare l’aspetto fisico non attraente, diciamo.

Chiesa di Santa Maria in Provenzano

Scoperte del giovedì: Chiesa di Santa Maria in Provenzano

Tanto cara ai senesi al punto da dedicargli ogni anno il Palio di luglio. La nostra guida Benedetta ha scelto questo luogo per raccontarci dei fasti e del lusso delle cerimonie religiose in occasione delle due processioni solenni, una nel 1611 e l’altra nel 1681, avvenute qui; la prima in occasione della traslazione dell’immagine miracolosa di terracotta della Madonna dal tabernacolo esterno all’interno della Chiesa costruita appositamente e la seconda in occasione della donazione da parte del Papa di una corona preziosa per incoronare appunto l’immagine che tutt’oggi è esposta nell’altare maggiore.

Piazza Tolomei

Scoperte del giovedì: Piazza Tolomei

Il nome di Pompe, il titolo della Scoperta di questa sera, descrive anche una fase del matrimonio e non solo i fasti. Prima della Controriforma il matrimonio era solo un rito laico. Aveva varie fasi: il fidanzamento che cominciava con il tocca mano, gli accordi prematrimoniali tra le famiglie e il matrimonio in se che era un contratto notarile. L’aspetto della pubblicizzazione del matrimonio avveniva dopo con un corteo che prevedeva diverse fasi. La fase iniziale era lo spostamento degli sposi, ciascuno da casa sua in Piazza del Campo per lo scambio degli anelli, del bacio e anche per alcuni riti propiziatori. Questa fase sanciva l’ufficializzazione del matrimonio agli occhi del pubblico. Il corteo, fastosissimo in caso di famiglie nobili, continuava con l’entrata della sposa nella nuova casa del marito. La fase conclusiva era la più sontuosa ecco perché il nome di Pompa. Tutto cambia dopo la Controriforma perché essa sancisce la natura religiosa del matrimonio e quindi tutto questo perde consistenza, il cerimoniale e la pompa, in quanto il percorso che devono fare gli sposi e ben specificato dall’etichetta religiosa. A questo punto la nostra guida Benedetta ha fatto un accenno anche ai matrimoni a sorpresa come quello dei Promessi Sposi di Manzoni, ricordate? In genere i futuri sposi venivano scelti dalle famiglie ma per gli innamorati che non volevano sottostare a questa regola c’era la possibilità di uno stratagemma come avvenne a Siena nella Chiesa di San Cristoforo dove nel 1778, mentre Simone Nini stava vestendo gli abiti religiosi, certi Assunta e Anselmo arrivarono con i testimoni e pronunciarono le frasi rispettive. Il matrimonio era valido a tutti gli effetti anche se vennero messi in carcere.

Rocca Salimbeni

Scoperte del giovedì: Rocca Salimbeni

Qui Benedetta ci racconta la prima storia di cronaca rosa riportata da Isidoro Ugurgeri Azzolini nelle sue Cronache. Racconta Isidoro di una storia avvenuta a metà del ‘Trecento tra una ragazza della famiglia Montanini e un ragazzo della famiglia Salimbeni. Sappiamo che le due famiglie erano nemiche per via di un battibecco avvenuto durante una battuta di caccia, finita in duello nel quale morì un Salimbeni. Da quel momento si aprì una serie di vendette a catena che vide decimata la famiglia Montanini. A metà del ‘Trecento troviamo Angelica Montanini e il fratello Carlo. Ai tempi di Isidoro, la lotta tra le due famiglie si era assopita ma per sicurezza entrambe evitavano qualsiasi tipo di contatto. Carlo Montanini aveva un possedimento piccolo e un popolano molto facoltoso, che aveva messo gli occhi su questo terreno, gli propose di acquistarlo per 1000 fiorini. Carlo rifiutò perché si trattava dell’ultimo terreno rimasto. Il popolano allora elaborò uno stratagemma; lo accusò, con falsi testimoni, di tradimento allo stato e alla famiglia Salimbeni. Venne creduto e quindi Carlo venne messo in prigione e multato di 1000 fiorini. Carlo non aveva questa cifra e siccome l’alternativa era la pena capitale, richiamò il popolano per accettare la sua offerta. Il popolano, che a questo punto sapeva di poter speculare sulla disgrazia di Carlo, gli propose 700 fiorini. Carlo non cedette al giochetto e decise di affrontare la pena capitale perché non poteva lasciare la sorella senza dote. La sorella cercò di trattenerlo ma lui niente, non cambiò idea e si preparò ad affrontare la pena. Il giorno prima della decapitazione mentre Anselmo Salimbeni arrivava a Siena per motivi d’affari, vedendo uscire un gruppo di donne disperate chiese notizie e gli raccontarono quanto stava accadendo. Anselmo, che a quanto pare aveva un cuore d’oro e un debole per Angelica, andò dal camerlengo di Biccherna e depositò 1000 fiorini. Carlo venne scarcerato e pensò che fossero stati i suoi parenti benestanti a pagare il riscatto. Quando venne a sapere che non erano stati loro andò dal camerlengo per capire chi avesse pagato. Dopo tanto insistere finalmente questi gli rivelò il nome. Ci rimase male, non capiva come mai un acerrimo nemico avesse fatto una cosa del genere; poi però si ricordò del debole che Anselmo aveva per la sorella. Carlo non aveva possibilità di restituirgli i soldi; gli era rimasta come ultima carta quella di Angelica, si recarono quindi da Anselmo. Carlo si prostrò per ringraziarlo del gesto nobile e gli offrì la sorella. Angelica era disperata non perché dovesse sposare Anselmo; ma perché per lei era un disonore sposarsi senza dote. Anselmo, un uomo diremmo oggi ‘da sposare’, capì la disperazione di Angelica. Rimandò la decisione al giorno dopo quando, presentandosi con due testimoni, disse di essere d’accordo con il matrimonio a patto che metà degli averi di Anselmo andassero ad Angelica. Inoltre cedette parte del suo patrimonio a Carlo. Ovviamente poi il matrimonio fu celebrato e vissero felici e contenti!

Chiesa di San Francesco

Scoperte del giovedì: Chiesa di San Francesco

In un’altra Cronaca Scipione Bargagli a fine ‘Cinquecento racconta una vicenda di cronaca nera accaduta realmente nel Medioevo. Cangenova Salimbeni e Ippolito Saracini sono i protagonisti di una storia d’amore sfortunata. Cangenova era troppo giovane e inoltre aveva due sorelle piu grandi che dovevavo sposarsi per prima, come da tradizione. Scipione comunque la chiede in sposa alla mamma, rimasta vedova, la quale ovviamente gli dice di no. I due innamorati si vedevano comunque di nascosto e in uno di quegli incontri che avvenivano con l’agitazione e la concitaIone tipica del fare una cosa proibita, Ippolito cade tramortito nel saltare un muretto. Cangenova pensava che fosse morto e lo shock fu talmente grande che si ammalò e morì. Fu seppellita nella tomba di famiglia all’interno della Chiesa di San Francesco. Ippolito va a trovarla e si suicida sul corpo di lei. Sì, state pensando la stessa cosa che abbiamo pensato tutti noi, vero? Che questa storia sia l’antesignana della tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta.

Ferri di San Francesco

Scoperte del giovedì: Ferri di San Francesco

L’itinerario si è concluso qui con una storia di amanti. In questa zona dai senesi chiamata ‘ferri di San Francesco’ nell’Ottocento abitava la famiglia Rinieri de’ Rocchi. La figlia Giulia, nata nel 1801, era uno spirito ribelle. Non avendo una gran che di dote, a 25 anni non aveva ancora trovato marito. Va a Parigi con il suo tutore Daniello Berlinghieri il quale si frapporrà sempre tra lei ed eventuali pretendenti. A Parigi conosce il futuro amante; ma limita le uscite mondane perché non ha un guardaroba adeguato. Il futuro amante era Stendhal il quale, siamo nel 1826, era già al centro del successo ed era conosciuto per i suoi romanzi e conversazioni colte. Non nasce subito una storia tra di loro. La prima uscita doveva essere per andare a vedere una giraffa sbarcata a Marsiglia e che raggiungeva Parigi a piedi. Era dai tempi dei romani che non si vedeva una giraffa camminare. Era un animale poco conosciuto. Lei però non ci va perché non le sembrava un avvenimento adatto per una donna. Si procura però comunque due incisioni da mandare al babbo, giraffino, così lui può farsi bello con amici e parenti. L’immagine effettiva della giraffa all’epoca si era persa ed era diventato un animale fantastico tipo dromedario. Con questa incisione la Contrada della Giraffa può aggiornare l’emblema. Giulia torna a Siena perché le malelingue sparlano non di Stendahl di cui forse non sanno nemmeno chi sia; ma del tutore. Viene chiusa in un educandato dove ci rimane poco. Nel 1830 va in giro per l’Europa con il tutore e si fermano di nuovo a Parigi. Qui inizia la relazione con Stendhal. Lei gli fa una corte serrata, lui aveva 47 anni e non era tanto bello per cui era lusingato ma titubante perché non era costume dell’epoca che una donna conquistasse l’uomo. Lui che si sentiva predatore era diventato preda! La chieda in moglie al tutore il quale non accetta. I due per un po’ non si sentono. Lei torna a Siena e soggiorna nella villa a Vignano. Stendhal va a trovarla ma dopo qualche giorno viene mandato via perche sta arrivando un pretendente, un buon partito. Non serve a niente perché il matrimonio non si conclude poiché tra le clausole il tutore aveva messo che gli sposi si impegnavano a dormire sotto il suo stesso tetto. Stendahl e Giulia continuano a vedersi. Lui va via da Siena perché deve lavorare. Ad un certo punto lei gli manda la lettera fatale dove gli dice che non si possono vedere più perche lei non lo ama piu. Lo stesso giorno però la furbissima Giulia manda una lettera appassionata a suo cugino al quale rivolge un serratissimo corteggiamento. Alla fine il cugino la sposerà. Lei rivedrà Stendahl a Firenze. Nel 1842 Stendhal muore mentre Giulia avrà lunga vita.

Bello no? grazie ancora a Benedetta e sono sicura che quando passerete davanti a questi Palazzi sarete tentati anche voi di trovare tracce dei protagonisti di queste cronache.

2 pensieri su “Le Pompe Sanesi di Isidoro Ugurgeri Azzolini

  1. Chris

    POst davvero molto informativo, mi è sembrato di conoscere la città anche senza esserci andato. Un altro lato positivo è che sono diventati più social, anche con gli instagrammer e questo significa che si stanno aprendo a nuove tecnologie che secondo un mio punto di vista, governeranno un po’ il futuro. grazie!

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    1. amisaba

      Grazie Chris. Forse è la candidatura a Siena Capitale Europea della Cultura che ha dato il la a questa apertura 😉 Incrociamo le dita! su Le Pompe Sanesi, luoghi e personaggi di una cronaca celebre

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