Le guide di Siena della Biblioteca degli Intronati

Giovanni Antonio Pecci

“Siena ricercata et esaminata”
Le guide della città nelle raccolte della Biblioteca Comunale degli Intronati.
Fino al 17 febbraio 2018.
Via della Sapienza, 3 – Siena

Ho in cantiere un progetto che ha a che fare con questo tema. Lo sto già sviluppando ma ci vorrà ancora del tempo. Questo per dire che quando ho saputo della Mostra non ho potuto fare a meno di andarci.

E poi, tornare alla sala storica della Biblioteca degli Intronati è sempre una grande emozione anche se ora è adibita a conferenze per cui i tavoli in legno per la lettura di una volta sono stati sostituiti dalle seggioline trasparenti di design.

Cosa ho imparato anche grazie agli appunti che una amica (grazie Francesca!) ha preso durante la presentazione della Mostra alla quale non ho potuto partecipare?

Che le guide che nel Settecento e nell’Ottocento erano degli strumenti per i viaggiatori che venivano a Siena oggi per chi si occupa di Storia e Storia dell’arte sono degli strumenti per capire come era la Siena del passato.

Che a Siena la prima guida turistica rivolta ai visitatori della città è stata scritta nel 1752 da Giovanni Antonio Pecci con il titolo Relazione delle cose più notabili di Siena si antiche, come moderne mentre ad esempio Roma e Firenze hanno avuto la loro prima guida nel 1510 entrambe scritte da Francesco Albertini, un sacerdote fiorentino quindi  la tradizione della guida come oggetto per un visitatore e anche studio erudita inizia molto prima che a Siena venga stampata la prima guida della città.

Giulio Mancini

Che prima del 1752 essendo comunque Siena una città avanzata nelle arti e nella letteratura anche se non aveva una vera e propria guida turistica c’erano dei manoscritti di senesi eruditi che assomigliano molto a delle guide. Nella Mostra è presente la più antica, Breve ragguaglio delle cose di Siena, scritta tra il 1615 e il 1625 di Giulio Mancini, medico personale di papa Urbano VIII e collezionista d’arte, insieme ad altre come ad esempio quella del 1649, Siena illustre delle antichità, di Guido Piccolomini e quella del 1686, Siena ricercata et esaminata conforme, di Curzio Sergardi. Tutte descrizioni erudite della città.

Che la guida del 1752 di Giovanni Antonio Pecci, ripubblicata nel 1759 e nel 1761, si lega alla tradizione erudita dei manoscritti sopra citati del ‘Seicento perché oltre ad essere molto minuziosa nelle descrizioni è molto colta, si rivolge ad un pubblico colto ma anche agli eruditi della città. Inoltre è corredata di  illustrazioni, come lo saranno tutte le guide successive, come Piazza del Campo, il Duomo, l’attuale Casino dei Nobili, la Lizza.

Giovanni Antonio Pecci

Che siamo al tempo del Grand Tour e Siena è una città diversa nella percezione dei turisti di quel tempo.  Ad esempio se per noi oggi la Maestà di Duccio di Buoninsegna è un ‘must’ da vedere, nel Settecento intanto la Maestà non era così famosa ed era posizionata in un altare laterale del Duomo e poi il visitatore andava sì in Duomo ma per vedere il pavimento che era più conosciuto e poi era interessato ai monumenti moderni, contemporanei e quindi al posto della Maestà andava a vedere ad esempio il grande affresco dell’abside con la Piscina probatica con effetti illusionistici di Sebastiano Conca nella Chiesa della Santissima Annunziata. Oggi forse è un nome che non dice molto anche se l’affresco non passa inosservato.

Che dalla guida del Pecci seguono guide di altri personaggi come quella di Giovacchino Faluschi del 1784, Breve relazione delle cose notabili della città di Siena, di cui pubblica un’altra edizione dedicandola a Galgano Saracini nel 1815. Galgano Saracini è stato colui che aveva allestito nella sua casa un nuovo museo quello che oggi è la galleria di Palazzo Chigi Saracini. Il primo museo privato della Siena del tempo e dove si potevano vedere le grandi testimonianze della pittura senese del ‘Cinquecento e ‘Seicento e anche Primitivi. Ancora oggi è possibile visitare la Galleria che non ha più l’allestimento originale.

Giovacchino Faluschi

Che si comincia a tenere conto degli scritti di Guglielmo della Valle che dal 1782 al 1786 nelle sue Lettere sanesi aveva tracciato una storia dell’arte senese tipo quella del Vasari.

Che a scrivere le guide sono personaggi che si interessano di storia e storia dell’arte come ad esempio Ettore Romagnoli che dà delle informazioni essenziali, sintetiche. In Mostra tra le altre anche la Nuova guida della città di Siena per gli amatori delle belle arti del 1822.

Ettore Romagnoli

Che le guide raccontano una Siena diversa da quella che vediamo oggi. Una Siena che se nel Settecento cambiava a metà dell’Ottocento cambia ancora di più tanto che le guide non si rivolgono più al pubblico del Grand tour ma al pubblico della borghesia che arriva a Siena anche in maniera diversa e cioè con il treno.

A metà dell’Ottocento infatti viene inaugurata la strada ferrata centrale toscana. La guida del 1862 Siena e il suo territorio di Bargagli Petrucci è corredato dal  percorso della ferrovia.

Bargagli Petrucci

La stazione di Siena non era dov’è attualmente in Piazzale Rosselli ma all’inizio di Via Garibaldi, quello che i senesi chiamano la Barriera di San Lorenzo. In Mostra tra l’altro c’è anche un disegno della Porta di San Lorenzo demolita per fare il passaggio per andare alla Stazione per semplificare la viabilità di una nuova città.

Siena: Porta di San Lorenzo

Che verso la Siena attuale si arriva anche con una guida come quella del Brigidi del 1879 La nuova guida di Siena con pianta topografica e altre edizioni successive.

Brigidi

Che queste guide aggiornavano sulla strada ferrata ma anche sulle novità realizzate nel centro di Siena come ad esempio la nuova sede del Monte dei Paschi di Siena realizzata dal Partini nel 1877-1879 e quindi si può vedere come era prima nella guida del Settecento e poi in quella dell’Ottocento o la costruzione del Tartarugone in Piazza del Mercato.

Che dalle guide ottocentesche si arriva all’inizio del nuovo secolo quando a Siena succede qualcosa di eccezionale dal punto di vista del turismo: la Mostra dell’antica arte senese nel 1904 a Palazzo Pubblico. Vengono raccolti centinaia di oggetti dipinti dal ‘Duecento in poi, tessuti, sculture e quasi tutti gli studiosi di Europa vengono apposta a Siena.

L’interesse per Siena c’era già; infatti del 1885 è la guida in inglese Visitor’s Guide to Siena di J.L. Bevir presente in Mostra.

Bevir

Che con l’arrivo di un nuovo mezzo di trasporto come l’automobile il tipo di turista cambia di nuovo e le guide si adeguano ancora: Siena, guida turistica della città e dintorni del 1938 esposta in Mostra ne è un esempio. E’ una guida dove non mancano le pubblicità e non manca l’esaltazione del rinnovamento della città fatta nel periodo fascista.

Che con il dopo guerra si arriva alle guide attuali come quella di Pietro Torriti della fine degli anni ‘80 e che io ho in casa! Si tratta di Tutta Siena Contrada per Contrada. Una guida straordinaria perché si torna al concetto della guida erudita; infatti è piena di note utilissime per gli storici dell’arte.

Guide di Siena del Novecento

E oggi?

Oggi ci sono le App, i QR code e tanto altro ancora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *