La Riconoscenza pubblica e privata a Siena

La Riconoscenza nella Cappella di San Galgano di Palazzo Chigi Saracini di Siena

La Riconoscenza Pubblica e Privata è un itinerario proposto dalle guide senesi in collaborazione con il Comune di Siena all’interno del Calendario di eventi Natale a Siena e che fino al 6 gennaio 2014 offrirà, su prenotazione, la possibilità di conoscere alcune delle Cappelle più significative della città tra le quali un paio che verranno aperte al pubblico solo in questa occasione, quella di San Galgano e quella Sansedoni.

Non potevo farmi scappare questa possibilità e quindi ho già aderito a questa iniziativa e di seguito riporterò quello che ho trattenuto meglio di quanto ci ha raccontato la nostra guida Michele.

Alla mia domanda cosa volesse intendere quel ‘pubblico e privato’ presente nel titolo dell’itinerario se cioè fosse riferito ai committenti oppure ai destinatari la guida mi ha risposto che in realtà a tutti e due perché le due cose possono essere entrambe presenti. È sicuramente un titolo di effetto, complimenti a chi lo ha pensato!

La Riconoscenza invece è riferita alla scultura moderna (1918) che si trova all’interno della Cappella della Madonna del Voto in Duomo, la prima dell’itinerario. Si tratta di una scultura in bronzo che raffigura una ragazza in punta di piedi realizzata dal Viligiardi su commissione del Conte Guido Saracini, fondatore dell’Accademia Chigiana, come ex voto. Il Conte, andato volontario alla prima guerra mondiale, si ammalò e nel 1917 fece un voto alla Madonna. Quando guarì le dedicò questa scultura. La ragazza che ha fatto da modella in realtà era una fanciulla senese che non aveva ancora 10 anni e che il Viligiardi aveva visto durante una Messa in Duomo. Dopo molta insistenza ottenne il permesso per farla posare. Si tratta di Dina Pecchi, nonna di Susanna Guarino, attualmente giornalista del Corriere di Maremma.

La Riconoscenza, Arturo ViligiardiLa Cappella della Madonna del Voto, eretta per volere di Papa Alessandro VII Chigi, custodisce opere pregiate come la Madonna con Bambino sull’altare di Diotisalve di Speme eseguita dopo il 1260 come ringraziamento alla Madonna per aver salvato i senesi durante la Battaglia di Montaperti e le due statue raffiguranti San Girolamo e Maria Maddalena eseguite da Gian Lorenzo Bernini.

San Girolamo, Gian Lorenzo Bernini

La seconda sosta dell’itinerario è alla Cappella del Manto nell’antico Ospedale Santa Maria della Scala oggi adibito a Museo. Questa Cappella prende il nome da un affresco del 1444 di Domenico di Bartolo, oggi visibile nella Vecchia Sagrestia, che si trovava qui in corrispondenza della porta che fu aperta successivamente.

Madonna del Manto, Domenico di BartoloLa Cappella nasce negli anni sessanta del Trecento per mostrare le reliquie ricevute ‘in dono’ (si fa per dire, in realtà erano state acquistate) da Costantino. Il Santa Maria della Scala custodisce infatti reliquie preziose come ad esempio il chiodo sinistro della croce di Gesù e un pezzo del manto della Madonna. Le reliquie venivano esposte in Piazza Duomo una volta all’anno per attirare il turismo sacro, per invogliare i pellegrini, e le loro donazioni, a fermarsi a Siena. Lo so, la cosa vi fa sorridere oppure arrabbiare; a me è tornata in mente la Novella di Frate Cipolla del Decamerone di Boccaccio. Tornando alla Cappella, essa ha subito diverse modifiche. Tra i pochi affreschi rimasti, bellissimo è l’Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea eseguito nel 1518 dal Beccafumi. Mi è familiare questo affresco perché finché il Santa Maria era ancora Ospedale, in questa stanza c’era il Pronto Soccorso e qualche volta mi è capitato di doverci venire. Rispetto alle opere precedenti, alcune visibile nella Pinacoteca di Siena, si vede in questo affresco che qualcosa è cambiato; infatti il Beccafumi era stato a Roma e aveva conosciuto Rosso Fiorentino e il Manierismo fiorentino altrimenti non si spiegherebbero quei colori improbabili e la trovata, ad esempio, dello Spirito Santo in controluce.

Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, Beccafumi

La terza sosta è presso la Cappella di San Galgano nel cortile di Palazzo Chigi Saracini, sede dell’Accademia Chigiana. Appena si entra c’è un Oratorio spoglio ma di grande effetto dedicato nel 1931 dal Conte Guido Saracini a Santa Cecilia, patrona della musica. Colpisce la terracotta della Santa scolpita dal Viligiardi nella posizione in cui fu ritrovato il corpo. Sul piccolo altare c’è un Crocifisso del XV secolo.

Santa Cecilia, Arturo Viligiardi

Dall’Oratorio si accede alla Cappella che può considerarsi un patchwork, così ci ha detto la guida, per la concentrazione di opere provenienti da altri luoghi come conseguenza della riforma ecclesiastica dei Lorena nel Settecento che aveva portato alla soppressione di Monasteri e alla chiusura dei luoghi di culto e quindi alla cessione dei manufatti.  L’altare della Cappella è opera di Giuseppe Mazzuoli (1787) e proviene dall’Oratorio di San Giovanni Battista della Morte. Il Crocifisso, del Seicento, proveniente dalla Chiesa, non più esistente, della Contrada del Drago aveva uno sfondo decorato che ora si trova all’interno del Palazzo. Lo sfondo presente invece è un affresco staccato a masello realizzato dal Riccio. Curiosità: il Crocifisso è trasportabile e modificabile; infatti si può scomporre e usare come Cristo deposto oppure come Cristo crocifisso.

Crocifisso Cappella San Galgano, Palazzo Chigi Saracini

La quarta sosta è presso la Cappella Sansedoni di grande impatto scenografico già solo per lo scalone che conduce ad essa. Nella cupola in cima allo scalone c’è un affresco dei fratelli Giuseppe e Francesco Melani di Pisa realizzato nel 1727 con raffigurata la Madonna col figlio in gloria e il Beato Ambrogio Sansedoni che accoglie un pellegrino.

L’anticappella si presenta con effetti trompe l’oeil e un affresco con l’Allegoria delle Virtù realizzata nel 1691 dai fratelli Melani.

Allegoria delle Virtù, fratelli Melani

Questa stanza custodisce sculture pregiate eseguite da artisti senesi tra le quali spicca una Madonna con Bambino di Giuseppe Mazzuoli, poggiata su una base di pietra paesina, detta così per l’aspetto di paesaggio che sembra emergere dalle sue venature.

Madonna con Bambino, Giuseppe Mazzuoli

Nella Cappella Sansedoni spiccano pregiati marmi provenienti da più parti insieme al marmo giallo di Siena che occupa un posto di rilievo nell’altare.

Cappella dedicata al Beato Ambrogio Sansedoni

Nel soffitto della Cappella c’è un affresco del 1692 di Anton Domenico Gabbiani che rappresenta il Beato nella sua caratteristica iconografia e cioè nell’atto di affidare la città di Siena alla protezione della Madonna. Nel modellino della città sono riconoscibili la Basilica di San Domenico, il Duomo, la Torre del Mangia e due case torri delle quali la più alta era quella dei Sansedoni abbattuta nel 1760 su richiesta dei vicini Chigi Zondadari. La Cappella fu dedicata al Beato Ambrogio Sansedoni da Rutilio Sansedoni il quale si beccò la peste negli anni settanta del Seicento e fece un voto. Guarì e quindi nel 1691 creò questo ambiente. E’ una cappella pubblica; in realtà è accessibile al pubblico solo una volta all’anno, il 20 marzo, quando in occasione della ricorrenza della morte del Beato viene celebrata una Messa. Il Beato Sansedoni, teologo e compagno di studi di Tommaso d’Aquino, con la sua abilità di oratore riuscì per ben due volte a far togliere la scomunica a Siena ed è questo il motivo per cui viene maggiormente ricordato.

Il Beato Ambrogio Sansedoniche affida la città di Siena alla protezione della Madonna, Anton Domenico Gabbiani

L’ultima tappa è presso la Cappella dei Signori che si trova nel Museo Civico all’interno di Palazzo Pubblico che andò a sostituirsi ad una cappella presente nei piani inferiori. La Cappella custodisce diverse opere d’arte come il ciclo di affreschi con storie della Vergine tratte dalla Leggenda Aurea eseguite da Taddeo di Bartolo nel 1405-1407,

Storie della Vergine tratte dalla Leggenda Aurea,Taddeo di Bartolo

un tabernacolo del Marrina, una Madonna con Bambino e San Leonardo del Sodoma e un lampadario in legno e rame eseguito da Domenico di Niccolò dei Cori, lo stesso autore dell’opera che maggiormente colpisce in questa Cappella e cioè il Coro eseguito nel 1415 nei cui stalli sono rappresentati i versi del Creso niceno.

Coro, Domenico di Niccolò dei Cori

4 pensieri su “La Riconoscenza pubblica e privata a Siena

  1. La Sgu

    Complimenti per il blog bello e leggibile. Molto interessante l’iniziativa che si è svolta a Siena. Mi sento un po’ parte in causa, essendo nipote di Dina Pecchi, la ragazzina rappresentata proprio nel manifesto. La sua è stata una storia che mi ha sempre emozionato, ed anche oggi, quando voglio ricordare la mia amata nonna, vado a darle un bacio ed ad accarezzarle le trecce. Susanna Guarino

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    1. amisaba

      Grazie Susanna,
      la tua presenza nel mio blog mi riempie di gioia e dà continuità a questo bellissimo episodio capitato a tua nonna e che a noi, che abbiamo partecipato a questo singolare percorso, ha molto affascinato.
      Un caro saluto,
      Amina

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