Io viaggio da sola

Maria Perosino: Io viaggio da sola

Io viaggio da sola di Maria Perosino
Einaudi Editore – 2012

L’espressione io viaggio da sola non è sinonimo di viaggio solitario. La solitudine non è uno stato d’animo da cercare o da fuggire, è, banalmente, uno stato di famiglia, magari temporaneao, ma intanto quello è.

Appena sono arrivata a pagina 13 e ho letto queste righe ho capito che l’approccio di  @mariaperosino al viaggiare da sola mi corrispondeva. Poco prima l’autrice aveva già svelato l’evento che ha determinato l’inizio del suo viaggiare da sola; un evento di dolore che ispirerà le pagine conclusive del libro.

Non era previsto tra le mie letture immediate; è stato grazie ad una contigenza che è capitato e cioè sono su Twitter quando il BOT di @Einaudieditore pubblica questo tweet:

Se vi stanno piacendo le citazioni da #ioviaggiodasola potreste leggere il libro e magari mettere un like su Facebook http://t.co/AUgnsbh0
— Einaudi editore (@Einaudieditore) 19 Giugno 2012

Clicco sul link, leggo la presentazione del libro, decido che mi interessa perché anch’io viaggio da sola, vado in libreria, lo compro e lo leggo in due giorni accantonando per un attimo il libro importante che sto leggendo, L’età forte di Simone de Beauvoir, che scoprirò, a lettura ultimata, essere il mio ennesimo punto in comune con @mariaperosino.

Ho iniziato da pochi anni a viaggiare da sola ed è stato un momento importante per me quando sono riuscita a persuadere me stessa che avrei trovato comunque gusto nel fare le cose che mi piacciono anche facendole da sola. Mi stavo perdendo molte cose, troppe.

Ho iniziato con Roma, città che amo, dove cerco di ritagliarmi qualche giorno di vacanza almeno due volte l’anno, e della quale potrei dire come @mariaperosino Ogni volta che torno in una città che conosco, ho la sensazione di poter iniziare a perdermi senza perdermi di vista.

Vengono affrontati con leggerezza e ironia sia gli aspetti logistici del viaggiare da sole che quelli psicologici.

Il trolley ad esempio, è un acquisto da fare con cura ed il cui contenuto va organizzato mentalmente, o nero su bianco, una volta per tutte per tutti i viaggi. Condivido con l’autrice quando dice Sappiate che nessuno è più solo di una donna sola carica di bagagli che deve salire su un treno e io aggiungo che la cosa che mi preoccupa di più in assoluto è ‘dove’ sistemare poi il bagaglio. E’ stata proprio questa preoccupazione ad indurmi a scegliere di viaggiare sempre in prima classe, a costo di dover ridurre le notti di soggiorno causa budget, e non perché io abbia bisogno di spazio fisico, sono abastanza minuta di costituzione, ma perché la mia strategia è quella di infilare il trolley tra le spalliere di due sedili!

Altra cosa affrontata nel libro è il momento dei pasti. Confesso che mi ci è voluto un po’ di tempo per superare questo imbarazzo; sì perché mi sembrava triste, agli occhi di chi si trovava nello stesso ristorante in cui mi trovavo io, mangiare da sola. Mi sono detta che gli altri non sanno che viaggio da sola perché è il mio stato di famiglia e non perché sono triste o depressa e allora ho cercato di immaginarmi di essere una persona che si trova in un altra città per lavoro -qualcosa che assomiglia all’escamotage messo in atto da @mariaperosino- per cui diventa comprensibile trovarla da sola a consumare i pasti. Per il pranzo ha funzionato; per la cena mi ci è voluto ancora un altro po’ di coraggio finché non ho individuato i ‘miei’ ristoranti dove non mi sento per niente una mosca bianca.

Altra cosa importante affrontata nel libro è la scelta dell‘albergo. Come precisa @mariaperosino è un problema che non si pone se si è titolari di carta di credito oro, platino o altro ma io, come lei, non rientro in questa categoria. Mi piace comunque sceglierlo in maniera accurata a cominciare dalla posizione, assolutamente nel centro storico e, dei servizi che cerco, quello della prima colazione, a differenza di @mariaperosino, per me è fondamentale nel senso che cerco un bel buffet non per fare rifornimento per il brunch, ma per il piacere di sedermi a fare colazione e mangiare quelle cose che a casa non mangerei mai per mancanza di tempo e che fa parte di quel sentirmi in vacanza in un altra città, altrimenti andrei in residence. C’è da dire poi che lavoro nel turismo e mi ha divertito molto leggere come @mariaperosino percepisce i servizi ed il rapporto con gli alberghi. Sarebbe divertente confrontarsi su questo argomento e già da ora invito @mariaperosino a contattarmi, se lo vorrà, la prossima volta che le capiterà di venire a Siena. L’Hotel dove lavoro, Borgo Grondaie, non si trova nel centro di Siena ma chiamare il radiotaxi, potete concedervelo, in fondo siete donne che viaggiate da sole. Dico bene? 🙂

A questi suggerimenti di tipo pratico @mariaperosino affianca alcune azioni di primo soccorso perché la malinconia, come la tristezza, l’ansia e tutte quelle robe lì, ha la cattiva abitudine di farti delle improvvisate.

Infine, prima delle pagine conclusive in cui, seriamente ma senza diventare seriosa, @mariaperosino si domanda se ne valeva la pena, di cosa lo scoprirete leggendo il libro, ho sorriso da sola appena ho letto il titolo di uno degli ultimi capitoli Le vacanze intelligenti perché il film omonimo con Alberto Sordi, di cui sono venuta a conoscenza solo da poco grazie a degli amici che mi hanno proposto i video presenti su youtube, non poteva non essere stato di spunto per l’autrice per poter scrivere di quelle poche regole che secondo la sua esperienza rendono una vacanza intelligente e le quali mi trovano pienamente d’accordo.

Ci sono anche gli ‘altri’ in questo libro, il collega, l’amico, l’amante, le persone conosciute per caso, che possono diventare il motivo per visitare una città, perché quando s’incontra  una persona nuova, le possibilità che quella persona ci faccia del bene o ci faccia del male sono equamente divise al cinquanta per cento. Tanto vale scommettere sulla prima opzione, perché altrimenti magari ci si protegge, ma ci si priva di un’infinita serie di possibilità.

In alcune cose mi ci sono ritrovata, per le altre mi sto allenando.
Ringrazio @mariaperosino per questa testimonianza.

AGGIORNAMMENTO DEL 22 GIUGNO 2014
Simona mi fa sapere che giorni fa è morta Maria Perosino. Non so come sia potuto accadere ma sta di fatto che questa notizia mi è sfuggita. Scorro su twitter la time line di @EinaudiEditore e alla fine trovo l’annuncio

È mancata Maria Perosino, amica, scrittrice, collega e tanto altro.
— Einaudi editore (@Einaudieditore) 16 Giugno 2014

Mi dispiace, sì, molto. Se avete letto tutto il post avrete capito che ha inciso in qualche modo nella mia vita la lettura della sua testimonianza come viaggiatrice da sola.
E’ più forte di me; mi fermo in libreria e prendo il suo ultimo libro Le scelte che non hai fatto, pubblicato da Einaudi Editore e uscito nelle librerie il giorno dopo la sua morte.

RIP Maria e grazie.

13 pensieri su “Io viaggio da sola

  1. Simona

    Cara Amina, molto piacevole leggere il tuo commento al libro e le tue considerazioni sul viaggiare da sola! È un’esperienza che mi ha sempre attratto, ma che non ho ancora provato seriamente, a parte brevi uscite. Penso sia un modo prezioso per entrare in contatto col proprio ritmo interno e magari scoprire che è diverso da come ci aspettavamo. Spesso la condivisione di esperienze con l’altro non ci consente di cogliere pienamente le nostre reali reazioni. Godersi le cose che ci piacciono anche facendole da sole: grande verità! Molto utili e simpatici anche i tuoi suggerimenti per le incombenze pratiche! Grazie per questo post!

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    1. amisaba

      Grazie del tuo commento Simona. Come avrai notato le mie non sono proprio delle recensioni ma delle riflessioni su quanto, nei libri che leggo, ci sia di corrisponente con la mia vita oppure di nuovo tanto da scuotermi o destare in me meraviglia.

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  2. Anonymous

    Sai, Amina, dove ho viaggiato da sola la prima volta? Nella tua Toscana: ed è stato un viaggio fisico, fuori dalla mia città, ma, ancor più, un viaggio dentro me stessa.
    Primavera 1978: sto elaborando la tesi di laurea e mi trovo nella necessità di reperire alcuni testi che si trovano alla Biblioteca Nazionale di Firenze. Non c’è chi mi accompagni – il moroso segue altri studi e non condivide i miei interessi – . Che faccio? Parto, che diamine! Parto da sola.
    Prenoto un soggiorno di dieci giorni – me ne basterebbero meno per l’esame dei testi, ma decido di abbinare all’utile il dilettevole – in un convitto di religiose, per sentirmi al sicuro e per tranquillizzare i miei. Trascorro alcune mattine in biblioteca, e mi sento tanto “topo”, ma dedico un buon numero di giornate alla mia grande, incoercibile passione: il VIAGGIO. Non percorro lunghe distanze – Firenze-Pisa, Firenze-Lucca, Firenze-Siena, Firenze-Firenze… – ; parto il mattino e rientro la sera; non devo parlare in una lingua straniera – anche se in molti mi chiedono se sono piemontese (“Si sente così tanto?”) – eppure mi sento “la” viaggiatrice, penso ad Alfieri, a Stendhal – alla sua sindrome -, a Goethe: sogno. Posso farlo, ho tempo e solitudine sufficienti: sto viaggiando da sola.
    Porto sempre con me un quaderno e vi annoto tutto: il percorso attraverso la città, monumento dopo monumento, chiesa dopo chiesa, museo dopo museo; le opere che ammiro; la piazzetta che mi sembra di aver scoperto io per prima; il modo in cui la luce penetra, a mezzogiorno o la sera, dalle vetrate di S. Croce; la commozione sulle tombe de’ grandi di cui mi ha parlato Foscolo; un angolo in cui mi ritrovo beatamente sola; i giochi d’acqua a Boboli; la meraviglia, lo stupore, la tenerezza che mi incatenano alla Primavera di Botticelli… e via via tutto ciò che mi innamora nelle città toscane.
    Gli spuntini su una panchina, le fotografie che mi faccio scattare da volti sconosciuti, il pisolino sotto la frescura di un albero, il cieco che mi chiede di aiutarlo ad attraversare la strada e poi mi vuole vendere un biglietto della lotteria (“E’ quello che vincerà!”), il cocomero fresco a placare il grande caldo… Tutto, tutto da sola. Non sono una bambina, ma è la prima volta. E tutto ha il sapore di una scoperta, di una conquista.
    Il sapore è così intenso che, due anni dopo, mi propongo di ritrovarlo.
    La Toscana è così bella che decido di tornarci.
    Ancora da sola.
    Ancora in un convitto di suore.
    Ancora in treno.
    La linea ferroviaria è la Asti-Firenze via Bologna. Ho programmato la partenza per il 4 agosto. E’ il 1980: ciò vuol dire due giorni dopo la strage alla stazione, in cui ha perso la vita anche un amico ventenne di mio fratello.
    I miei non sono tranquilli: “Parti ugualmente?”. “Certo che parto. Non succederà di nuovo dopo due giorni!”.
    Firenze: la rivedo nei dettagli, poi aggiungo nuove perle alla mia collana: altre meraviglie, altri incontri, altre esperienze. La stessa consapevolezza di due anni prima: so viaggiare da sola. Mi piace viaggiare da sola. So tenermi compagnia, parlarmi, sorridermi.
    Da quella volta non ho più viaggiato da sola, per stato di famiglia.
    Tuttavia, nel corso di vacanze e soggiorni, ho, qualche volta voluto qualche volta dovuto, ritagliarmi piccoli spazi per ampliare il mio orizzonte da sola: Ravenna, Parigi, Berlino, Luxor, Granada, Barcellona…
    Lo spirito non è stato lo stesso dei vent’anni, mentirei a me stessa se volessi affermarlo. Eppure l’intensità delle emozioni, la forza che mi sentivo dentro hanno sempre rinnovato quella prima, giovanile consapevolezza: io so viaggiare da sola.

    Elisa

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    1. amisaba

      PCS non ‘viaggiatrici solitarie’ ma ‘donne che viaggiano da sole’ come ho riportato all’inizio di questo post dal libro di @mariaperosino 🙂

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