Ilaria Mariotti al Caveau di Serena Fineschi

Siena: Ilaria Mariotti al Caveau di Serena Fineschi

La nona idea esposta nel piccolo Caveau nel Vicolo del Coltellinaio a Siena è dell’artista Ilaria Mariotti. Rimarrà esposta fino al 25 novembre.

Ha riferito in proposito Ilaria su Sienafree.it

Sono una curatrice non un’artista, quindi quando Serena mi ha chiesto di partecipare a Caveau non ero sicura di riuscire a trovare un’idea che potesse vivere anche “fuori dal libro” – ovvero dalla mia dimensione primaria: la scrittura. Inoltre mi preoccupava il fatto che questa idea fosse percepita per brevi istanti, collocata in un luogo inedito e non deputato all’arte – spiega Ilaria Mariotti – poi mi sono lasciata affascinare dallla suggestione di quel luogo – il Caveau – che originariamente ospitatava una stazione barometrica, uno spazio cioè in cui si misurava la temperatura, su base scientifica.

Ecco il testo dell’idea di Ilaria Mariotti.

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La bella statuina.

Da bambina avevo una torre di Pisa in miniatura che cambiava colore: diventava rosa con la pioggia, blu con il sole.
Mi piacevano così tanto quelle piccole sculture cangianti. Confesso che mi attraggono ancor oggi.
Qualcuno le chiama “le belle statuine”.
Passando dalle bancarelle del Campo dei Miracoli, a Pisa, era un gioco verificare se, nella distesa di torri pendenti in miniatura uguali alla mia, ce ne fosse una che svirgolava dal gruppo. Trovarne una rosa in un campo azzurro, ad esempio. Non succedeva mai.

Consultare la mia torre era per me una scommessa tutta personale. Dovendo uscire, se era rosa portavo l’ombrello. Se questo si fosse rivelato inutile sarebbe stata tutta responsabilità del soprammobile e mi dicevo che non avrei dovuto fidarmi. Se invece le previsioni si verificavano, al ritorno la guardavo con orgoglio e gratitudine. Come se quei colori – che paragonavo anche a certe sfumature dei cieli della mia città – la rendessero viva, recettiva, dialogante.

Per Caveau ho pensato alla possibilità di condividere con chi passa un foglio trattato con una soluzione sensibile alla variazione di umidità. Il foglio dovrebbe cambiare colore con il tempo: diventare blu se bello, rosa se piovoso. L’idea è quella di sostituire idealmente la stazione barometrica che una volta era ospitata dall’edicola con uno strumento misuratore poco scientifico.

Mi piacerebbe verificare se, su questo foglio cangiante, si possono impigliare le attenzioni dei passanti. Così come sulla torre si impigliava la mia. Mi piacerebbe che a questo barometro impreciso e tuttavia quasi attendibile ci si rivolgesse per verificare se quell’ombrello era proprio necessario. O per misurare quanto il foglio dica il vero o meno rispetto alle previsioni meteo sentite alla radio, alla televisione o consultate su internet.

Desidererei che quella bella statuina stesse per la strada e nella strada, registrando tuttavia un microclima che nell’edicola di Caveau è diverso da quello che esiste aldilà del vetro, in quello spazio pubblico su cui questo piccolo scrigno si affaccia.

Questa immagine ha per me il valore di sintetizzare un valore e una qualità per me essenziali nel pensiero che si esprime attraverso l’arte. Che si verifica in quei processi di pensiero che non registrano necessariamente in modo esatto quanto avviene nel loro tempo. Che sono leggermente fuori fase e disallineati rispetto alla storia e rispetto alla scienza per via di un nucleo poetico che li può rendere inaffidabili perché disassati in modo inquieto. E che, eppure, stanno nella loro storia e nel loro tempo, registrano e, in alcuni casi, anticipano cambiamenti, dinamiche, processi.

A Caveau affido questo piccolo progetto mai realizzato, una pratica mai da me contemplata, un’immagine che non si concretizza. Caveau ha permesso, a me curatore, di pensare prima ad un’immagine di sintesi e poi alle parole che la accompagnano.

Ma alla fine, questa bella statuina è modellata attraverso le parole e non realizzata con materiali.

Di statuine che cambiano colore con il tempo sulle bancarelle oggi non ce ne sono più. Temo che sia per via della possibile tossicità delle sostanze utilizzate all’epoca.

Pisa, ottobre 2016

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