Il Tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Il tesoro del Santa Maria della Scala di SienaIl 28 maggio del 1359 il Comune e il Santa Maria della Scala di Siena firmano a Venezia un atto di donazione acquisto di un lotto di reliquie provenienti da Costantinopoli in cambio di 3000 fiorini.

Tale lotto costituisce la parte originaria del Tesoro del Santa Maria della Scala di Siena.

Il prezioso dono acquisto verrà portato via mare a Talamone e poi via terra a Siena.

Questo l’incipit della visita guidata che per Febbraio al Museo ci ha fatto Nora Giordano, dipendente del Santa Maria della Scala.

Vi anticipo già che è stata una visita interessante e coinvolgente grazie alla conoscenza, alla passione e quasi riverenza che ha Nora nei confronti del proprio luogo di lavoro, l’antico Ospedale di Siena diventato Complesso Museale appena dal 1998.

Il post sarà un po’ lungo ma sono sicura che vi tornerà utile quando, spero, andrete a visitare il Santa Maria della Scala di Siena.

Lanciata la bomba, Nora ci ha subito detto che occorreva contestualizzare il momento storico in cui questa operazione è avvenuta.

Inizio quindi il mio reportage lasciando la parola a Nora.

Nel 1348 la peste riduce la popolazione di Siena ad un terzo. Tutta l’Europa subì le conseguenze della peste.

A Siena il Governo dei Nove, quello che aveva portato la città al suo massimo splendore artistico, cade perché, come in tutti i momenti di crisi, anche la politica subisce le conseguenze della situazione.

Le istituzioni non sono più riconosciute, i cittadini non si sentono protetti e quindi ci sono delle rivolte.

Il nuovo Governo dei Dodici, costituito dalla media borghesia artigiana, ha come compito primario quello di rassicurare i cittadini.

Come ci riesce? anche appellandosi al culto per la Madonna, un elemento fondamentale nella storia di Siena; quindi attraverso le reliquie: resti dei santi, della crocifissione di Cristo e della Madonna.

Il Governo dei Dodici fa una sorta di propaganda; quindi pone l’attenzione sul Santa Maria della Scala di Siena, già famosa in Europa.

Per una città attraversata dalla Francigena il Santa Maria della Scala è elemento fondamentale come luogo di accoglienza dei pellegrini.

Cosa fa allora il Governo? punta l’attenzione sul Santa Maria della Scala. Il Governo si pone come chi si occupa dell’assistenza dei più deboli e quindi anche dell’elemento devozionale. La devozione alla Madonna è alla base del culto devozionale dei senesi.

L’interesse del Comune e del Santa Maria della Scala quindi convergono: assicurare protezione alla popolazione.

Ciò che accadde il 28 maggio del 1359 fu un operazione di propaganda, di fede, di accrescimento di prestigio.

I pellegrini portavano denaro a Siena quindi era importante che venissero a lasciare i loro denari.

Altra operazione del Comune: stabilire una relazione con l’Ospedale.

Il Santa Maria della Scala era stato fondato dai canonici della cattedrale intorno all’anno Mille.

L’organizzazione interna era retta dal rettore e dal capitolo dei frati laici dotato di un proprio statuto che funzionava bene e che prendeva le distanze dai canonici della cattedrale tanto che nel 1196 il Santa Maria della Scala diventa autonomo.

I frati eleggono il rettore. L’autonomia però dura poco perché subito dopo la peste, nel 1355, subentra il Comune.

I Dodici eleggono per la prima volta il rettore. Ovviamente questo passaggio non fu indenne da problematiche.

Andrea del Toro, il primo rettore nominato dal Comune, fu colui che acquistò le reliquie di Costantinopoli dal mercante Piero da Torrigiani per 3000 fiorini d’oro, che erano tantissimi, e che il Santa Maria della Scala si accollò per intero insieme ad un vitalizio per il mercante e per i suoi figli.

Il Comune da parte sua sostenne le spese del viaggio e le spese successive per la conservazione e valorizzazione di questo tesoro.

Per la conservazione delle reliquie si trasformò un ambiente del Santa Maria della Scala, il pian terreno del palazzo del Rettore aperto sulla piazza, in una Cappella. Vennero fatte le volte e vi fu posto un cassone ligneo con chiusura a doppia mandata per custodire le reliquie.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Le reliquie dovevano essere anche esposte, mostrate ai cittadini. Venne allora costruito un pergolo nella facciata del Santa Maria della Scala che dal ‘Cinquecento non c’è più ma di cui abbiamo testimonianza in una scena degli affreschi della sala del Pellegrinaio e in una rappresentazione disegnata nel ‘Settecento da Girolamo Macchi, lo scrittore dell’Ospedale.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

A questo pergolo ci si accedeva dall’interno, come si può vedere dall’affresco citato, e da lì si mostravano le reliquie una volta l’anno il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione; data che racchiude il culto della Madonna e di Cristo, i due culti fondamentali che si sviluppano attraverso l’acquisto di queste reliquie e che coincidono in questa data e giorno del capodanno senese.

In origine infatti ogni luogo aveva il suo capodanno. A Siena era il 25 marzo.

In quella data si decise di esporre le reliquie e di farle accompagnare da una grandissima festa davanti al Duomo il cui assetto urbanistico fu trasformato per l’occasione.

La piazza del Duomo era già luogo per la festa del Palio di agosto; ma i cittadini ora devono guardare il Santa Maria della Scala come luogo importante per la loro spiritualità. Si abbatte il porticato del palazzo del vescovo in modo che i fedeli possano avere più spazio per venire a vedere le reliquie.

Attualmente il tesoro è negli ambienti dei magazzini del Santa Maria della Scala quindi non nel luogo originale.

Questi ambienti sono stati ripuliti e restituiti per mettere le reliquie scoperte per puro caso. Fino al 1996 in questi ambienti c’erano dei reparti dell’Ospedale.

Il Tesoro era in un cassone ritrovato durante i lavori per la chiesa dell’Annunziata, accanto al Santa Maria della Scala.

Nel cassone c’erano le reliquie e l’atto firmato a Venezia nel 1359 che non è un atto di vendita anche se il commercio di oggetti sacri era al suo massimo ma in teoria era peccato per cui è stato un atto di donazione firmato dal notaio Albertino Pastellini dei Pastellis.

E’ un atto importante perché vi sono elencate le reliquie. E’ importante non solo perché è originario ma perché è il nucleo di un patrimonio che diventerà nel tempo molto più ampio e coinvolgerà anche orafi locali per la realizzazione di altri reliquiari.

Finito il preambolo, Nora ci accompagna a visitare il Tesoro.

La prima vetrina raccoglie gli oggetti più antichi provenienti da Costantinopoli. Sono i più preziosi e i più piccoli. Per tutte le oreficerie c’è una differenza notevole nelle dimensioni. Quelli più antichi sono sempre i più piccoli perché originariamente i reliquiari erano fatti per essere portati addosso. La Regina Elena, madre di Costantino, fu una della più grandi indossatrici di reliquie. La tradizione vuole che questa raccolta appartenesse a lei che trascorse la vita alla ricerca della Vera croce. Erano dei ciondoli come le medagliette di oggi. Venivano indossati in una catenina oppure inseriti all’interno di borsette che venivano probabilmente portati a tracolla e infatti alcuni reliquiari non hanno l’occhiello.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Osserviamo ora ciascun reliquiario di questa vetrina partendo da destra verso sinistra:

– il primo reliquiario a fiala contiene sangue ed è databile all’VIII secolo d.C. La sua preziosità sta in questa datazione.
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– Il secondo reliquiario (fine XI-inizio XII secolo) è un medaglione con una placchetta smaltata con Cristo pantocratore, molto bella dal punto di vista artistico. E’ un contenitore che forse si apriva su due facce collegate . Se ci spostiamo dall’altra parte della vetrina ci accorgiamo che l’altro lato della placchetta manca perché è andata perduta. Sul materiale ceroso di riempimento però è rimasto impresso una specie di sagoma con una aureola e forse manto che magari rappresentava l’immagine della Madonna. Dal cartiglio avremmo dovuto capire che conservava reliquie di Cristo.

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– il terzo oggetto (XII secolo), ci dice Nora, è uno dei capolavori assoluti di questa raccolta, quello meglio conservato. Ha mantenuto buona parte delle pietre preziose che lo compongono e anche gli smalti sono molto vividi. Il contenitore ha un lato scorrevole; all’interno ci sono delle piccole scaffalature dove venivano poste le reliquie. Ora è vuoto. Noi non possiamo vederlo all’interno ma ci fidiamo di quello che ci dice Nora. Questo reliquiario custodiva i resti della crocifissione e della passione di Cristo. Da cosa lo capiamo? Dalla croce greca con pietre preziose unite tra loro da una decorazione filigranata circondata tutt’intorno da una fascia con smalto azzurro e iscrizione greca che si può leggere da vari lati ma di difficile interpretazione. Forse riporta l’elenco delle reliquie contenute all’interno: chiodi, spugna, legno. Daniela Gallavotti Cavallero, studiosa del Santa Maria della Scala, ha ipotizzato un riferimento alla peste nella scritte. Tesi poco attendibile ma affascinante; come facevano infatti a Costantinopoli a prevedere la peste? Da una parte del reliquiario c’è una croce greca e dall’altra è rappresentata la crocifissione. E’ interessante perché la rappresentazione è perfetta dal punto di vista iconografico. C’è però un vasetto in basso a sinistra con tre supporti che dovevano contenere tre pietre preziose forse rubini. E’ l’unico elemento iconografico dell’epoca che esula dall’iconografia usuale. Riferimento che all’interno del reliquiario c’era anche il sangue di Cristo.

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– il quarto oggetto (XIII secolo (croce) e metà XV secolo (piede)) è una croce a doppio braccio che contiene resti della crocifissione. Da un lato la rappresentazione della crocifissione è a sbalzo, dall’altro lato è formato forse da un pezzo della croce. La base su cui poggia la reliquia è molto successiva perché vi sono rappresentati il simbolo del Santa Maria della Scala e del rettore. Forse questa reliquia doveva essere mostrata e quindi non era da indossare.

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– il quinto oggetto (XIII-XIV secolo (?)) è molto discutibile. Si presenta tagliato in fondo. La decorazione non si comprende e non è tipicamente bizantina. Forse non è proveniente da Costantinopoli ma è stato preso a Venezia e riciclato perché forse aveva un altro uso. Il pezzettino di croce che contiene forse è un pezzettino della croce di San Bartolomeo che morì anche’egli crocifisso.

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– il sesto oggetto (XIV secolo) è una teca accompagnato da un cartiglio con la descrizione dettagliata di San Giovanni Crisostomo, fedele a quello che la tradizione vuole: stempiato, con orecchie grandi, occhi grandi e sguardo molto carismatico. Tutto questo è scritto nel cartiglio! Dall’altra parte del reliquiario c’è l’elenco dei meriti di San Giovanni Crisostomo.

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– il settimo oggetto (XIV secolo) mostra da un lato la Discesa al Limbo (Anastasis) e dall’altro lato la Crocifissione con i dolenti e l’elenco delle reliquie conservate all’interno.

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– l’ottavo oggetto (prima metà del XIV secolo) è particolarmente prezioso perché è una tavoletta dipinta, di cui purtroppo non resta traccia del colore, posta all’interno di un contenitore d’oro filigranato. Forse il legno della tavoletta era stato preso dai sigilli del legno di cristo.

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– dell’ultimo oggetto (XIII secolo (?) non si sa niente.

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La seconda vetrina contiene un Evangelario (fine XI-inizio XII secolo) che non è una reliquia ma un oggetto prezioso. E’ un manoscritto contenente i Vangeli scritto in greco. Sono miniate non solo le iniziali ma anche i quattro evangelisti. Nora si auspica che prima che le pagine si sciupino si riesca a fare delle copie fotostatiche visibili al pubblico, tanto sono belle. Per farci un idea, ci ha mostrato delle fotocopie in suo possesso.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di SienaIl tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Questo Evangelario è il primo oggetto elencato nell’atto di donazione e il suo valore fece salire molto il prezzo del lotto.

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La copertina (fine X e inizio XIV secolo) in argento dorato è composta da due piatti in ciascun dei quali sono state collocate delle placchette smaltate tenute insieme da una decorazione a racemi dove sono visibili delle incongruenze. Le placchette infatti sembrerebbero tagliate grossolanamente, alcune hanno dei fori che non si capisce a cosa servissero. C’è l’immagine di Cristo tantissime volte come anche quella dell’Arcangelo Michele. Come mai? forse questo manoscritto arrivò a Venezia privo della copertina che venne realizzata lì appositamente; questo spiegherebbe il motivo a racemi tipico della produzione occidentale. Le placchette invece sono molto più antiche ma sono tutte assemblate quindi potrebbe voler dire che erano presenti in altre opere e che sono state ritagliate e messe insieme a Venezia.

Nella terza vetrina ci sono due reliquiari a forma di braccia; è il primo esempio di reliquiari parlanti cioè che hanno la forma della reliquia che contengono. Il braccio che si trova sulla sinistra è di Goro di Ser Neroccio, un autore locale identificabile.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Nella quarta vetrina è esposto l’atto di donazione

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Da qui in poi ci sono oggetti più tardi.

Nella quinta vetrina ad esempio ci sono due oggetti molto particolari:
– un cofanetto (prima metà del XIV secolo) che presenta una decorazione singolare. La struttura non è tipica senese ed è decorato con pietre preziose e una serie di placchette smaltate con forme e motivi diversi. Stesse problematiche presentate dall’Evangelario; la produzione non è tipica in ambito senese. Non appartiene al lotto originario di Costantinopoli. I pappagallini nell’atto di beccare un fiore di colore giallo ci dicono che è originario di Palermo, della corte di Federico II. Come mai? tutte le decorazioni arrivate dal sud Italia vengono assemblate insieme con la finalità di realizzare il cofanetto.

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– una cassetta in ferro battuto (1361) con una decorazione è molto ricca. È questo il suo valore, non il materiale ma la raffinatezza della sua fattura che riproduce motivi tipici degli abiti. L’autore è Bertino di Pietro da Rouen, un artista francese che visse a Siena alla fine del Trecento

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Nella sesta vetrina ci sono dei reliquiari a forma di ostensorio. Sono del ‘Settecento e sono decorati solo da un lato perché erano esposti sugli altari.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
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Nell’ottava vetrina ci sono dei reliquiari a forma di calice (XVI-XVII secoli). Si differenziano dal nodo; le punzonature sono una sorta di piccolo timbro. Anticamente c’era solo quello dell’artigiano; poi quello del controllore e poi anche quello della città.

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La nona vetrina contiene altri reliquiari parlanti. Si tratta di Santa Cristina, Sant’Antonio e Santo Stefano (inizio XV secolo). Ora non c’è niente all’interno ma sono state realizzate per accogliere la testa dei santi.

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Sono state fatte tutte e tre dalla stessa tessa bottega orafa locale ma se si guardano con attenzione si scopre che la realizzazione stilistica è diversa. I due santi maschi sono molto simili, geometrici (barba, capelli) mentre Santa Cristina è un po’ più complessa (decorazione della collana, sguardo più profondo, capelli mossi). In comune hanno la tipologia di reliquiario ma per il resto sono stati fatti in epoca diverse. Prima quello dei Santi e poi quello della Santa.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di SienaIl tesoro del Santa Maria della Scala di Siena

Gli ultimi reliquiari del Tesoro del Santa Maria della Scala sono a forma di piramide (XVII secolo). La forma e le dimensioni fanno capire un utilizzo pubblico, da baldacchino. Sono realizzati in rame o bronzo dorato. La struttura è tipicamente romana. In cima è stato rappresentato il Santo e nella base lo stemma del Santa Maria della Scala e del rettore Agostino Chigi.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
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La visita prosegue nella Sagrestia Vecchia.

Infatti nel 1427, dopo quasi un secolo dall’arrivo delle reliquie al Santa Maria della Scala di Siena, San Bernardino in occasione di una delle sue prediche lamenta una crisi dell’Ospedale che vuol dire crisi cittadina.

Pochi anni dopo il Consiglio Generale si riunisce perché di nuovo è importante risollevare l’immagine del Santa Maria della Scala e quindi della città il ché si traduce in fare qualcosa per portare a Siena nuove persone oltre ai pellegrini.

Giovanni di Francesco Buzzichelli viene nominato rettore: è l’ uomo più colto e illuminato che il Santa Maria della Scala abbia avuto. Con lui la produzione artistica del Santa Maria della Scala raggiunge l’apice assoluto. Sarà lui a chiamare gli artisti dell’epoca per affrescare uno dei luoghi più rappresentativi del Santa Maria della Scala: il Pellegrinaio.

Nel 1443 comincia a pensare ad una soluzione per risollevare le sorti della città e gli tornano in mente le reliquie. Trasferisce infatti le reliquie dalla Cappella ad un luogo che sarà affrescato appositamente, la Sacrestia vecchia per l’appunto.

Lo stesso anno arriva Eugenio IV papa a Siena, acerrimo nemico della città. E’ l’anno di un Concilio in cui il papato si riconcilia con Siena.

Francesco Buzzichelli, legato alla politica del Comune, parla con Eugenio IV e organizza un indulgenza.

Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta affresca la Sagrestia vecchia. Forse realizzò appositamente la struttura della sacrestia. L’ambiente forse era preesistente ed era addossato alla Chiesa. Fu strutturato con delle volte complesse.Il Vecchietta nel 1445 realizza il contenitore delle reliquie detta Arliquiera, oggi visibile alla Pinacoteca di Siena. Un armadio interamente dipinto all’interno e all’esterno dove verranno custodite le reliquie che non sono più nel cassone.

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Vengono rappresentati Santi e Beati senesi e la passione e crocifissione di Cristo perché doveva essere il luogo dove le reliquie dovevano essere protette. Le reliquie erano il patrimonio spirituale.

Terminata l’Arliquiera si passa al ciclo affrescato con gli articoli del Credo, la preghiera per eccellenza.

Nel soffitto c’è il Cristo pantocratore con in mano il Vangelo di San Giovanni in cui si legge ‘Sono la luce del mondo, chi mi segue non avanzerà nelle tenebre ma avrà luce eterna”. Culto cristologico quindi. Intorno ci sono gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa e nella parte più esterna i Profeti. Dopodiché nelle lunette ci sono gli articoli del Credo e nella parte sottostante le parti dell’antico e del novo testamento che si riferiscono agli articoli. Ad esempio, in uno degli affreschi meglio conservati, c’è il Giudizio universale e Daniele con il carro di fuoco. La raffinatezza della rappresentazione e il contenuto colto di questo ciclo sono evidenti si possono intuire.

Purtroppo questo ciclo ha una durata brevissima perché viene distrutto in pochissimo tempo forse perché non si ritenne più necessario questo ambiente.

Nel Cinquecento il Vasari passa al Santa Maria della Scala, cita tutto quello che il Vecchietta ha realizzato qui tranne questo ciclo quindi non lo ha visto e forse era già tutto scialbato.

Questo ambiente diventa sede della Compagnia del sacro chiodo, reparto di chirurgia e poi biblioteca dell’Ospedale.

Per caso ci si accorse che dietro la scialbatura c’era questo ciclo affrescato ed e stato recuperato alla meno peggio.

In questo ambiente troviamo ancora oggi la Madonna del manto che Bartolo di Fredi aveva affrescato nel 1444 per la Cappella che custodiva le reliquie.

Nel ‘Seicento non c’è la cura dell’antico, come mai Agostino Chigi non fa distruggere questo affresco quando decide di aprire una porta nella Cappella proprio dove c’era l’affresco per trasformare l’ambiente in un vestibolo? perché la Madonna del manto è la rappresentazione della madre di Siena, perché è miracolosa, ha una funzione ben precisa.

Il cassone era posto sotto questa Madonna. Ritagliano quindi l’affresco per portarlo nel luogo dove vengono poste successivamente le reliquie, la Sagrestia vecchia.

Molte sono le rappresentazioni di Madonne del manto e della misericordia. In genere la Madonna protegge da un lato i frati e dall’altro le suore.

Le prime Madonne erano legate alla protezione del mondo religioso. Con il passare del tempo anche il mondo laico comincia ad avere diritto alla protezione. Troviamo quindi da un lato i laici e dall’altro i religiosi.

In questa Madonna del manto di Domenico di Bartolo è rappresentato un papa, forse Eugenio IV, e il mondo religioso tra cui anche il Rettore dell’ospedale (ironia della sorte! Tanto avevano fatto i frati per essere autonomi dai canonici della cattedrale e Bartolo mette il rettore tra i religiosi) e l’imperatore Sigismondo e il mondo laico.

Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
Il tesoro del Santa Maria della Scala di Siena
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Domenico di Bartolo caratterizza i fedeli che la Madonna deve proteggere. Legame politico, specchio, espressione di quello che sta succedendo a Siena in quegli anni

In una parete troviamo la Sinopia della Madonna del manto.

Due delle reliquie più preziose sono state collocate qui nella Sagrestia vecchia, la reliquia del chiodo (reliquiario del 1360-1380) e la reliquia del velo della Madonna (reliquiario del quarto decennio del XVIII secolo), in occasione del ripristino del capodanno senese del 25 marzo da parte del Magistrato delle Contrade di Siena. 

Certo, l’effetto non è lo stesso dei tempi passati… Ricordo però la lezione tenuta l’anno scorso da Massimo Cacciari sul bene comune, la giustizia e la pace attraverso le immagini Trecentesche di Palazzo Pubblico. Quando avete tempo, dategli un occhiata.

Ad un certo punto Cacciari dice “questa cosa che mi stordisce ogni volta che la vedo… (riferito alla Maestà di Simone Martini). Uno può non credere in Dio, come il sottoscritto, ma credere nelle cose divine. Che cosa c’è di fondamentale in questa corte celeste? manca l’invidia.” Messaggio più che universale e sempre valido.Per una visita al Santa Maria della Scala di Siena potrebbero interessarti anche:
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