Il metodo KonMari del riordino

Il metodo KonMari del riordinoDomenica trentuno agosto ho dato il via a casa mia al ‘festival del riordino’ dopo aver divorato in un giorno il manuale ‘Il magico potere del riordino. Il metodo giapponese che trasforma i vostri spazi e la vostra vita‘ di Marie Kondo a seguito di una per me convincente recensione di Alessandra, autrice del blog Una lettrice nonché cultrice a trecentosessanta gradi dell’argomento ‘decluttering‘ e cioè l’azione di lasciar andare. Nel suo blog trovate già molti post sull’argomento.

Per me è stata come una folgorazione sulla via di Damasco, credetemi. Vi racconto come mai.

La premessa dalla quale parte la Kondo è che nel momento in cui sentiamo la necessità di riordinare la nostra casa straripante di oggetti (e io era da un po’ che avvertivo questa necessità) realizziamo di aver trasformato gli ambienti in ‘ripostigli’ anziché in ‘spazi ideali per realizzare il nostro stile di vita ideale’. Quasi non ci capacitiamo di questa rivelazione, galeotti i mille, svariati e accattivanti contenitori incastrati in ogni dove in casa nostra che ci illudono di aver messo in ordine mentre invece hanno finito per soffocarci. Quasi una specie di horror vacui.

Come mai accumuliamo tutti questi oggetti indiscriminatamente anche quando hanno esaurito il loro scopo? Personalmente per una sorta di senso di colpa, di quel ‘buttare via è uno spreco’ inculcatomi da bambina. Ammonimento che comunque ha un suo perché e cioè i tempi di guerra che è toccato vivere ai miei genitori e quindi d’incertezza. Almeno io me lo spiego in questo modo. E anche il senso di colpa per le ore di lavoro che ci sono volute a me o a chi mi ha fatto un regalo per potermi/si permettere di acquistare un determinato bene. Anche questo ha un suo perché, secondo me, è cioè il fatto che il lavoro sembra essere diventato quasi un privilegio e io è come se buttando via le cose non riconoscessi il giusto valore al mio o altrui lavoro; per non parlare poi dei sensi di colpa per i sentimenti infranti del donatore qualora venisse a sapere del misfatto.

Ebbene, io avevo bisogno di liberarmi da questi sensi di colpa e c’è riuscita in questo la Kondo con il suo manuale persuadendomi in maniera convincente del fatto che non è un male buttare via ciò di cui non ho più bisogno quando la cosa ha esaurito il suo scopo sia che io l’abbia usata fino allo sfinimento sia che non l’abbia mai usata (questo concetto è fondamentale), che lo scopo dei regali è di ‘essere ricevuti’ e se decidiamo di buttarli via perché non ci piacciono non è che insieme buttiamo via anche la gioia che ha accompagnato il riceverli; ma soprattutto, ed è questo uno dei punti cardini del metodo della Kondo, che lo scopo di un ‘festival del riordino’ è quello di conservare le cose dalle quali voglio essere circondata in casa perché mi fanno stare bene in quanto contribuiscono a realizzare il mio stile di vita ideale ‘oggi’; stile di vita ideale che la Kondo invita a visualizzare prima di dare inizio all’evento ‘riordino’.

La Kondo nel suo manuale non solo ci svela il segreto ‘operativo’ che ci permette di setacciare e buttare via con discernimento e senza traumi vestiti, libri, carte, oggetti vari fino ai ricordi e alle fotografie; ma anche il segreto ‘salva spazio’ per sistemare ciò che vogliamo conservare senza necessariamente acquistare mobili o contenitori vari. Tutto questo in un’unica volta e nel minor tempo possibile per far subito esperienza di benessere. Certo, la mia casa è piccina e questo desiderio di riordino in qualche modo lo covavo da tempo quindi ho avuto le idee abbastanza chiare su cosa buttare via e cosa conservare e quindi un mese è stato sufficiente; ma il tempo medio breve che intende la Kondo è di sei mesi.

Non starò qui a svelarvi le sue carte vincenti; ma posso testimoniarvi che è stato un divertimento dare vita a questo ‘evento’ conclusosi il primo ottobre quando gli operatori ecologici hanno ritirato il materiale ingombrante che occupava inutilmente spazio nella mia cantina. Mi sono liberata di tante cose (e dire che pensavo di averlo fatto abbastanza durante l’ultimo trasloco dieci anni fa come avevo già accennato nel post sul Manuale di pulizie di un monaco buddista; ma era l’approccio di base che non era corretto). Volete qualche dato? ventiquattro sacchi neri da condominio + materiale elettrico + materiale ingombrante.

Mi sento più leggera, e come! Sento più leggero anche il mio cuore perché dopo essermi liberata di tutte queste cose mi è rimasto un senso di gratitudine per quanto ricevuto dagli oggetti acquistati o ricevuti in dono che ora ho lasciato andar via perché hanno esaurito il loro scopo.

Ho parlato del metodo Kondo con alcune persone che hanno letto il libro o che sentono il bisogno di fare un po’ di spazio in casa e ho capito che ciò che crea maggior turbamento è quel ‘buttare via’ invece di ‘regalare’. La Kondo affronta anche questa alternativa con i suoi pro e i suoi contro; ma secondo me il turbamento in chi non ha letto il libro nasce perché ci si immagina quel buttare via in maniera scriteriata e rabbiosa e invece non è così, anzi. Con qualcuno comunque il confronto va avanti anche perché ci sono dei momenti durante il ‘riordino’ in cui si può aver bisogno di sostegno e io volentieri offro il mio.

Prima di concludere un’ultima cosa; secondo la Kondo dopo questo ‘festival del riordino’ avremo sempre la casa in ordine e cambierà anche la nostra mentalità e quindi anche il modo di fare acquisti e io le do fiducia perché sta già accadendo qualcosa del genere in me e in futuro potrei rendervi partecipi di attività conseguenti questo cambiamento, chi lo sa.

Fare ordine è un dialogo con voi stessi attraverso gli oggetti: confrontarsi pazientemente con le proprie cose e chiedersi, una per una, se ci fanno scattare una scintilla di emozione.
Marie Kondo

PS: come mai, vi starete forse domandando, ho messo la foto di un tronchetto della felicità per illustrare questo post? Perché per sancire questo cambiamento importante mi sono fatta un regalo insolito, una pianta. Ebbene sì, è sempre mancato questo ‘articolo’ in casa mia. L’idea me l’ha data mia sorella. Lei lo ha fatto un po’ per prendermi in giro facendo riferimento alla scena di un film di cui però non ricorda il nome 🙁 Io invece l’ho presa sul serio e devo ammettere che il mio tronchetto della felicità si è già conquistato un posto nella realizzazione del mio stile di vita ideale 🙂

5 pensieri su “Il metodo KonMari del riordino

  1. Elisa B.

    Un post davvero accattivante, che tocca da vicino il mio stile di vita e fa vibrare corde della mia anima. Non so liberarmi quasi di nulla, con l’autogiustificazione “Tanto il posto c’è!”; all’atto di buttare preferisco quello di regalare sia per dare ancora una possibilità agli oggetti sia per donare qualcosa di utile a chi potrebbe averne bisogno o, semplicemente, ricavarne piacere; non mi piace, perciò non lo faccio, vendere ai tanti mercatini dell’usato e del riuso, cresciuti a dismisura dall’inizio della crisi, perché mi rattrista il pensiero di voler ricavare un utile da qualcosa che mi è stato caro o necessario o che, comunque, ha avuto un senso per un certo periodo della mia vita.
    Dunque, accumulo e, tramite gli oggetti, rivivo ogni tanto qualche istante della mia vita passata, ricordo una persona cara o un luogo che ho amato. Mai e poi mai potrei buttare una fotografia o un oggetto che mi è stato regalato: io sono oggi quella che sono diventata negli anni e, anche se non amo tutti gli aspetti della mia personalità, amo tutto ciò che l’ha resa tale.

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    1. amisaba Autore articolo

      Grazie Elisa per il tuo commento. Immaginavo ti avrebbe stuzzicata questo argomento.
      Non voglio convincerti del contrario perché ognuno trova o è trovato dalla propria via di Damasco.
      Quello che mi sento di dirti è che in quel tuo “io sono oggi quella che sono diventata negli anni e, anche se non amo tutti gli aspetti della mia personalità, amo tutto ciò che l’ha resa tale.” sta lo scopo degli oggetti che, se non ti suscitano più un’emozione positiva, potresti ‘lasciar andare’ senza turbamento.
      Secondo me, se non c’è senso di colpa ma piacere di circondarsi degli oggetti accumulati e si ha tanto spazio, ben venga tenersi tutto.

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  2. Elisa B.

    Che senso ha conservare un paio di stivali di gomma tagliati in superficie solo perché li utilizzavo andando a funghi con la mia famiglia, e riguardarli in uno scaffale del box mi fa quasi rivivere quelle meravigliose giornate in montagna che erano una consuetudine dei mesi autunnali?
    O la vecchia radio dei miei genitori che mi ricorda le serate della mia infanzia trascorse con mia mamma mentre papà era al lavoro?
    O i lavoretti eseguiti da mio figlio all’asilo e alle elementari, che mi riportano alla mente un periodo irripetibilmente sereno della sua e della mia vita?

    Potrei continuare quasi all’infinito, ma sarebbe troppo.
    Sono ricordi vivi, vorrei dire palpitanti, e temo che non ce la farò mai a lasciarli andare.

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