Il metodo della bomba atomica

Il metodo della bomba atomica di Noemi Cuffia

Romanzo d’esordio di Noemi Cuffia alias @tazzinadi edito da LiberAria

Quello di Noemi è stato uno dei primi profili in cui mi sono imbattuta quando sono atterrata su Twitter e cercavo persone con la mia stessa passione, quello della lettura. Di lei, attraverso il suo blog letterario tazzina-di-caffé in cui ogni tanto racconta anche di se, ho capito che è sensibile all’aroma del caffé così come all’oggetto tazzina di caffè in tutte le sue variabili di forme e colori, che è una fan di Murakami, che pratica lo snowboard, che non è una marchettara; infatti è bellissimo leggere il suo blog pulito da quei fastidiosissimi annunci pubblicitari a pagamento, che è una persona timida ma di carattere e che ama la sua Torino. Il vascello fantasma, soprannominato da lei così, è uno dei soggetti ricorrenti nelle fotografie di Noemi.

Torino

Alle recensioni dei libri da lei letti, inoltre, nel suo blog un tempo Noemi alternava dei raccontini, come li chiamava lei, ai quali successivamente ha riservato uno spazio ad hoc nel suo altro blog dal titolo NonClassificabile. Questi raccontini evidenziavano già il suo talento creativo ed una fresca immaginazione. Ricordo che in particolare mi colpì la rapidità con cui, in occasione di un contest lanciato da @ElectaEditore, improvvisò una storia su uno dei personaggi rappresentati da Picasso nella sua opera Parade.

Picasso, Parade

Lei scelse la cavallina bianca e scrisse di getto questo:
Ero giovane, bianca. Correvo a perdifiato sui prati, sbirciavo le stelle invece di dormire, mi specchiavo nel cielo azzurro la mattina presto. Sapevo tutto, non sapevo niente. Ero perfetta e non capivo che cosa mi mancava. Mai l’avrei scoperto, se quella notte non ci fosse stato il vento, se non avessi avuto un anno di più. Se non avessi conosciuto il mio opposto, il cavallo nero. La mia perfezione è svanita in un solo istante. Ero incinta. Ero spaventata. Quando è nato mio figlio, però, mi sono spuntate le ali.Non trovate anche voi che sia delizioso?

Naturale quindi che io mi domandassi come mai Noemi non avesse ancora scritto una raccolta di racconti oppure un romanzo. Non sapevo che ne avesse uno in cantiere ma quando ne ha dato notizia pubblicamente, oltre ad esserne felice per lei, mi è sembrato il proseguimento naturale del suo essere lettrice e bookblogger.

Devo essere sincera, ho fastidiato come direbbe Celeste, la protagonista del romanzo, per il titolo. Mi sembrava un pugno allo stomaco, come se non centrasse niente con la delicatezza di Noemi rintracciabile anche in alcuni video in cui lei parla di libri. Quando poi ho saputo tramite Twitter che  la macchia rossa in copertina corrispondeva ad una macchia di sangue, mi sono detta qui c’è qualcosa che non va!; ma oramai non potevo non dare fiducia a Noemi e quindi appena uscito il romanzo l’ho ordinato su Amazon e dopo una decina di giorni è arrivato. Ho aspettato un giorno per iniziarlo e poi l’ho divorato in un tot di battiti al minuto. Sono circa 140 pagine.

Ebbene, l’ho trovato elegante, curato, istruttivo, originale e, spero Noemi lo prenda come un complimento, con atmosfere nipponiche come quelle della Yoshimoto o di Murakami; ma con la cerebralità di noi occidentali.

Si tratta di una storia d’amore e di ossessione. E poi è educativo! Si imparano tante cose sulle piante (nel mio bagaglio di conoscenze c’era solo la Stella di Natale…) e sulla corsa.

Il personaggio che mi è piaciuto di più? Umberto.

Il capitolo più originale? Disposizioni a favore dell’anima.

Il finale? Spiazzante. Ad un certo punto mi sembrava che il romanzo stesse prendendo la piega del film Match point, di Woody Allen, e invece…Brava Noemi! Un ottimo inizio.

Dalla quarta di copertina:
Celeste comprende tutto e tutti. Tranne i battiti del suo cuore. Un cuore che se sforza troppo le fa male. Un cuore che deve tenere a bada per evitare che diventi troppo ingombrante. Il suo cuore, più veloce della media, si placa solo vicino a Leone. Ogni volta che corre nel parco con lui, ogni volta che finge di dormire accanto a lui, ogni volta che pensa a Leone e non ricorda perché stanno insieme. Da quando erano bambini.
Che cos’è l’amore? Una pianta rampicante che si estende senza direzione precisa o una gardenia solitaria la cui quieta bellezza insegna a guardare il mondo nel modo più giusto, con appassionata bellezza?
Celeste non lo sa.
Leone invece ama Celeste e prendersi cura di lei, ogni momento della sua vita, gli sembra naturale. Leone non ha bisogno di chiedersi il perché. Conosce a memoria i silenzi della sua donna e sa come porvi rimedio con il metodo della bomba atomica: quando a Celeste sembra di non avere scelta, Leone la obbliga a scappare. Ovunque, pur di allontanare il male.
Ma il male non è sentimento che a un certo punto si smette di provare. Il male è un’ossessione. E’ una palpitazione d’amore. E’ un segreto. Un mistero. Un uomo. Umberto. Forse l’unico uomo che Celeste abbia mai amato in vita sua…
In una Torino inaspettata, in cui i protagonisti si muovono nei numerosi giardini a cielo aperto di una città più nota per le fabbriche e i palazzoni dismessi, Noemi Cuffia racconta una passione amorosa che è una sorta di doppia spirale: nutre e distrugge un amore che supera i cento battiti al minuto.

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