Il male che cura

Barbara Collevecchio: Il male che cura

Il male che cura di Barbara Collevecchio
Persiani Editore – 2011

Si tratta di un saggio di psicoanalisi antropologica che rivisita in chiave junghiana, quindi come se si trattasse di un sognoSan Domenico e le serpi, un rito che ogni primo giovedì del mese di maggio si rinnova a Cocullo, un piccolo paese in provincia de L’Aquila.

Durante la processione rituale della statua di San Domenico avvolta da serpenti  vivi il mito  e la religione si esprimono in simbolismi numinosi e affascinanti, che si coagulano attorno al racconto archetipico dell’eroe che, nel suo processo d’individuazione, deve necessariamente incontrare  l’ombra, il suo negativo, per emergere dalla matrice regressiva matriarcale, reintegrarsi con le sue parti scisse e rinascere a nuova vita.

E’ quanto si afferma nell’introduzione e che mi si è chiarito meglio quando l’ho ripreso a lettura ultimata perché il libro è una vera full immersion nei riti, miti e simboli ricorrenti in molteplici culture e che travolgono il lettore digiuno in materia come me, o lo esaltano, ne sono convinta, nel caso in cui abbia familiarità con questi temi.

L’autrice, da me conosciuta su twitter come @colvieux, ha così sintetizzato la tesi del suo libro in quella stessa sede:

Barbara Collevecchio: Il male che cura

Pur essendo io di origini abruzzesi non ho familiarità con questo tipo di riti e confesso che l’immagine della statua del santo avvolta dalle serpi mi è parsa subito inquietante ma è stata la stessa @colvieux a tranquillizzarmi scrivendo che la funzione del rito di San Domenico ha il compito di liberare dalle ansie derivanti dall’avvinghiamento dell’Ombra attorno alla psiche e di mettere in scena la morte e la resurrezione psichica, attraverso la rappresentazione ritualizzata della chenosi del santo. Questo rituale ci parla, dunque, del processo di individuazione reso possibile dal confronto con l’ombra.

A fine lettura, ancora un po’ stravolta dalla carrellata di immagini con i loro simboli, ho sentito il bisogno di fissare alcuni concetti contenuti nel libro con il desiderio che mi facciano compagnia nella ripresa di quello che ora so chiamarsi il mio ‘percorso d’individuazione’:

Il processo d’individuazione è un percorso psicologico nel profondo in cui la coscienza dell’uomo s’incontra con il suo inconscio e da cui nasce il Sé. Implica la scelta di essere davvero se stessi e può quindi creare sofferenza per la rottura con equilibri precari che ci sostenevano.

Il tema dell’avvinghiamento rappresenta il contatto dell’eroe con il suo demone interiore, con le parti inconscie rifiutate della propria personalità.

Il serpente è animale che proviene dal profondo ma anche apportatore di pioggia e di fecondità.

Il male (la paura dell’Ombra, dell’inconscio, delle nostre attitudini negative) è emerso dal profondo giungendo alla coscienza e, affrontandolo, l’uomo è rinato a nuova vita, modificato nella sua coscienza, rigenerato perché ha riconosciuto l’Ombra e l’ha elaborata.

La rigenereazione basata sui cicli lunari è incarnata dal serpente che, con la sua muta, compie un annuale rinnovamento ed è, in questo senso, simbolo d’immortalità, di legame tra morti e vivi, tra conscio e inconcio.

Circa la psicologia della religione in Jung, bisogna sottolineare che il bisogno di Sacro nell’uomo è strettamente legato alla sua tendenza alla totalità e il suo compito peculiare è di approdare ad un fine particolare che, per le dottrine filosofiche, è la Saggezza, che Jung definisce propria di un individuo cosciente della sua peculiare natura.

A metà circa di questo post ho affermato che mi era sembrata subito inquietante l’immagine della statua del santo coperta da serpenti vivi ma questo l’ho scoperto solo quando mi è arrivato il libro a casa. In realtà però non ho acquistato un libro a scatola chiusa come potrebbe sembrare. Con  @colvieux condivido l’appuntamento con il Salotto letterario di Giuditta nel blog Tempoxme ed è stato proprio lì che sono rimasta colpita dall’immediatezza con cui riesce a cogliere e definire i tratti psicologici dei personaggi. Ho scoperto poi che è una psicologa che ha scritto questo saggio il cui titolo ‘Il male che cura’ e soprattutto il sottotitolo ‘Dalla paura alla trasformazione’ non poteva non incuriosirmi perché è un tema, quello della paura, che è stato molto presente nella mia vita.Su twitter @colvieux appare come un fiume in piena, una persona molto schietta ed esuberante; nella scrittura questo mix mi è sembrato ben calibrato.

Insomma, brava @colvieux! 🙂

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