Il Duomo di Siena come una matrioska

Duomo di Siena: esternoGrazie agli ultimi appuntamenti del ciclo Risvegli d’Arte organizzati dall’Opera del Duomo di Siena con la partecipazione di Marie-Ange Causarano e Roberto Bartalini ho fatto una full immersion sulle fasi costruttive del Duomo di Siena che mi ha fatto venire in mente il concetto di ‘matrioska’ e ora vi racconto perché.

Il post è lungo quindi leggetelo quando avete del tempo a disposizione.

A corredo di questo post oltre alle foto da me scattate ci sarà la planimetria gentilmente distribuita da Marie-Ange Causarano durante la visita guidata.

Duomo di Siena: planimetria degli ampliamenti duecenteschi e trecenteschi della parte terminale del Duomo

ECCLESIA EPISCOPALIS: IL CUORE DELLA MATRIOSKA, IL ‘SEME’

FINE X INIZIO XI SECOLO: PRIMITIVA CATTEDRALE AD ABSIDE SEMICIRCOLARE

Il cuore di questa Matrioska che è il Duomo di Siena è un’abside di fine XI secolo nascosta alla vista del pubblico perché al momento non è possibile garantire le misure di sicurezza richieste dalla legge per poter accedere all’ambiente dove si trova.

In compenso possiamo vedere cosa c’è ‘davanti’ e che lo ha tenuto nascosto per secoli.

Quest’abside infatti si trova nei locali sotto al Duomo di Siena, la cosiddetta ‘cripta’, dietro alla parete affrescata con la Crocifissione.

Duomo di Siena: affreschi sotto il Duomo

Quando e come è avvenuta questa scoperta?  Ve lo faccio raccontare direttamente da Marie-Ange perché le sue parole trasmettono tutto l’entusiasmo e l’eccitazione di quel momento:

“Quando nel 2000 fummo chiamati come Dipartimento di Archeologia di Siena a seguire lo svuotamento di questo vano che era stato appena scoperto (in realtà a scavare degli scheletri e delle tombe scoperte) man mano seguimmo tutto il processo di svuotamento del vano che si concluse nel 2003 con la mostra di Duccio.

Nel frattempo, man mano che venivano fuori gli affreschi, ci fu un grosso cambiamento per gli affreschi perché passarono dall’essere protetti, riempiti di terra e sabbia in un ambiente senza ossigeno (tant’è che nei loculi che noi trovammo sparsi all’interno del vano c’erano degli scheletri che si erano mummificati naturalmente) a  un ambiente con l’aria, batteri e bacilli e tutto quello che ne consegue dopo lo svuotamento.

Tutte le pareti hanno reagito bene ad eccezione della più bella che è quella con la Crocifissione perché cominciavano a trasparire degli effetti di salinificazione, soprattutto sul blu si cominciava a vedere un po’ di polverina bianca, cioè come se ci fosse qualcosa di umido dietro che in effetti c’era.

Approfittando di una porta laterale che già c’era (e quella possiamo vederla, sul lato sinistro guardando la Crocifissione) e che dava accesso a dei loculi, uno spazio di due metri per due, una piccola nicchia, il cantiere rientrò da lì e scavò uno scannafosso dietro la parete. Cioè lo scannafosso fu fatto per liberare la parete della Crocifissione dal terreno che le premeva dietro e quindi portava umido agli affreschi.

Lo scannafosso era largo un metro,  un metro e mezzo e la fortuna ha voluto che la larghezza dello scannafosso sia coincisa tangente proprio con la parte esterna di una struttura in pietra con andamento circolare formata da una base di età probabilmente tra il tardo impero e il tardo antico (III-IV-V secolo) utilizzata come fondazione di una nuova abside episcopale di fine undicesimo secolo”, il cuore appunto della nostra matrioska che corrisponde nella planimetria all’Ambiente 18.

ECCLESIA MAIOR: PRIMO INVOLUCRO DELLA MATRIOSKA

INIZIO XII META’ XIII SECOLO: CHIESA ROMANICA A CROCE LATINA

Il primo ampliamento della chiesa episcopale è quella attestata dai documenti come ‘ecclesia maior’ dalla metà del 1100. E’ la chiesa ‘romanica’ di cui non si sono conservati i muri perimetrali ma di cui ci rimane testimonianza proprio in questi ambienti della cripta.

Come evidenziato  con il  colore marrone nella planimetria, si tratta di una chiesa a croce latina con transetto e presbiterio e la sala affrescata (Ambiente 1 della planimetria) è stata costruita come fondazione per ovviare al dislivello del terreno.

In pratica sopra la sala affrescata c’è il pavimento del Duomo: dall’abside episcopale che si trova dietro l’affresco della Crocifissione iniziava il pendio verso Piazza San Giovanni quindi, per allungare la Chiesa di due campate verso Vallepiatta con il presbiterio, l’attuale coro, bisognava creare una ‘sostruzione’ cioè una fondazione.

A questo periodo risale anche il campanile ‘esterno’ (è stato inglobato all’interno successivamente)  nel fianco tra il transetto destro e la navata (nel disegno non si vede perché ci troviamo sotto).

Duomo di Siena: campanile

Oltre che a vederlo sulla planimetria noi possiamo girarci intorno a questa parte terminale della ecclesia maior romanica. Infatti, oltrepassando la porticina a destra  guardando la Crocifissione, ci lasciamo alle spalle un lato del coro e a sinistra un lato del transetto che poi prosegue, oltre il passaggio aperto, sempre a sinistra.

In quest’ultimo ambiente (Ambiente 10 della planimetria) se alzate lo sguardo, avrete conferma di trovarvi nel braccio sinistro del transetto del Duomo poiché ci sono due lastre di vetro che fanno intravedere il lato corrispondente all’interno del Duomo. Le altre pareti invece corrispondono all’ampliamento Trecentesco e corrispondono al colore verde nella planimetria.

Duomo di Siena: sotto il transetto sinistro

Per aggiungere stupore a stupore, perché sono sicura di suscitare questa reazione nei lettori senesi e amanti di Siena, queste pareti sotto il Duomo ci testimoniano, come ci ha fatto notare Marie-Ange, che “il Duomo romanico fu iniziato a costruire così come erano tutte le grandi strutture gentilizie signorili della città, come le torri, con questi conci in pietra belli squadrati, la pietra da torre senese e noi questo possiamo vederlo perché non essendo questa parte sotto adibita al culto non c’era bisogno di rivestirla di marmi come il resto del Duomo e quindi è stata lasciata così com’era”.

L’ambiente degli affreschi costruito per sostenere il coro fu dotato di tre portali, le cui aperture possiamo vedere ancora oggi, da dentro perché da fuori sono oscurate dal Battistero, che permettevano l’ingresso al Duomo anche da chi proveniva dalla parte orientale della città quindi da Porta Salaria, dalla Croce del Travaglio.

AMPLIAMENTO TRECENTESCO: SECONDO INVOLUCRO DELLA MATRIOSKA

1260 -1317: CHIESA GOTICA

Dal 1260 al 1280 sono anni frenetici per il Duomo di Siena come conseguenza dello sviluppo incredibile che Siena vive a livello economico; infatti il Duomo avrà sempre più valenza cittadina e non solo religiosa.

Sappiamo che nel 1268, quando Nicola Pisano è capo mastro del cantiere, viene completata la cupola ed il pulpito e che quando gli subentra il figlio, Giovanni Pisano,  questi decide di allungare il Duomo di una campata verso il Santa Maria della Scala. Non so a voi, ma a me ‘allungare di una campata il Duomo’ già mi avrebbe gettato nel panico!

A Giovanni Pisano succede Camaino da Crescentino che decide di alzare tutta la chiesa e ciò succede dal 1298 al 1317. Questo innalzamento si vede meglio all’interno del Duomo: corrisponde a tutta la parte sopra alla teoria delle teste dei papi della navata centrale dove ci sono i bellissimi finestroni gotici, le trifore.

Duomo di Siena: finestroni gotici

1317 – 1355: BATTISTERO

Non so quanti dei senesi che mi leggono sanno che Siena fino al tredicesimo secolo aveva un Battistero a sé stante come ad esempio Firenze e Pisa. Nel 1296 fu deciso di abbatterlo perché fatiscente (lo sappiamo da delibere comunali, così ci ha detto Roberto Bartalini) e venne incaricato Giovanni Pisano di ricostruirlo. Egli però andò via da Siena e quindi non se ne fece di niente.

Dopo una decina di anni si decise di abbatterlo con l’intenzione comunque da parte dell’Opera del Duomo di ricostruirlo. In principio si pensava vicino al campanile ma non se ne fece niente lo stesso.

Nel 1315 il Comune di Siena intervenne affinché l’Opera del Duomo prenda una decisione. “Dopo questa presa di posizione forte” ci ha raccontato Bartalini  “cambierà completamente la prospettiva del costruire il Battistero, si penserà di costruirlo da tutta un’altra parte e prenderà avvio questa idea di una ricostruzione ampliamento della Cattedrale di Siena, il Duomo Nuovo”.

Ancora il Bartalini ci racconta che “si decide di costruire un Battistero nella zona di Vallepiatta sfruttando questo scoscendimento perché ciò avrebbe permesso l’estensione di due campate di tutta la parte terminale della Cattedrale, il coro.

Nel 1317 si fonda questa costruzione però i lavori vanno lentissimi per la cronica carenza di fondi. Sta di fatto che nel 1320 siamo appena alla fondazione del Battistero,  si ricoprono le mura di fondamento del Battistero.

Nel 1322 l’Opera del Duomo incarica una commissione di maestri cui viene richiesto un parere sulla costruzione del Battistero e sulla possibilità di estendere al di sopra l’ampliamento della Cattedrale duecentesca, la zona terminale.

Questi maestri all’unanimità son tutti concordi e dicono che è sbagliato questo progetto. Sostanzialmente individuano una insufficienza nelle fondamenta. Consigliano di abbandonare il progetto e se proprio bisogna fare una chiesa più grande suggeriscono di farla ma concepita in modo organico, che abbia altezza e larghezza proporzionate,  una chiesa degna di questa città e della sua popolazione.

Se ne discute nel consiglio comunale che decide di continuare con il progetto. Il cantiere va quindi avanti fino al 1326 quando si chiudono le campate del Battistero compresa tutta la decorazione marmorea. Rimangono da tirare su le due campate in più del coro”.

A questo punto  Bartalini ci ha regalato una vera  ‘chicca’ e cioè ci ha rivelato che “consuetudine inderogabile nei cantieri tardo medioevali era portare avanti contestualmente, contemporaneamente, gli alzati in laterizi e il rivestimento  lapideo e la scultura di ornato.

Nel 1333 manca da costruire tutta la parte sopra il Battistero, si rendono conto che stanno andando troppo a rilento e allora vogliono provare ad accelerare i lavori derogando da questa consuetudine cioè provando a costruire gli alzati in mattoni senza il rivestimento lapideo.

E’ una cosa talmente strana ai loro occhi che il rettore del momento, l’operaio del duomo, chiede a dodici maestri esperti, a dodici maestri di pietra, una perizia giurata. Il responso sarà positivo per cui si continua in questo modo, si costruisce la zona soprastante i portali, le arcatelle e le finestre”.

Ad un certo punto però ci si arresta di nuovo, non si porta a compimento il progetto e decidono di provare a realizzare una ricostruzione generale della chiesa, inglobando anche questa addizione del Battistero.

DUOMO NUOVO: MATRIOSKA INCOMPIUTA, LA ‘MADRE’

1339 – 1357: DUOMO NUOVO

Nel 1339 parte l’altro cantiere del Duomo Nuovo.

Evidentemente a livello politico vince il partito favorevole alla costruzione del Duomo nuovo.

La delibera è del 23 agosto del 1339 per l’edificazione di una nuova chiesa immensa, una chiesa enorme. La chiesa che noi conosciamo oggi sarebbe diventata il transetto.

Altra chicca che ci ha regalato Bartalini è stata che “per accelerare i lavori del Duomo Nuovo si mettono a punto una serie di strategie che sono uniche in questo momento, sono strategie di standardizzazione dei lavori e di pianificazione molto analitica del tutto, cioè si comincia a progettare dei metodi che permettano di prefabbricare i conci lapidei, gli elementi di ornato, quindi di rivestimento marmoreo; cominciano a farlo secondo misure standard e questo è stato reso possibile anche dal fatto che nell’antica sede dell’Opera del Duomo, il palazzo in mattoni appena fuori la porta che va verso Vallepiatta, aveva sede la ‘taglia’ cioè il luogo dove lavoravano i maestri di pietra e in cui gli scalpellini lavoravano le parti lapidee, le sculture per la cattedrale.

I lavori partono nei primi mesi del 1340 quando si fonda la grande facciata, il ‘facciatone’, che sarebbe stato l’ingresso.

Duomo di Siena: facciatone del Duomo Nuovo

Nel 1344  la facciata è già compiuta. Si sta lavorando alla navata e si sta per iniziare a fare le volte.

Sul lato che va a Vallepiatta viene costruito il grande portale che ancora oggi vediamo  e ci si avvicina moltissimo alla vecchia chiesa quindi siamo molto avanti ma poi nel 1348 succede quello che succede: la peste. C’è una battuta d’arresto, una bella batosta per tutta la città, anche per il Duomo Nuovo.

Duomo di Siena: porta verso Vallepiatta

In realtà però non è vero, contrariamente alla convinzione che mi ero fatta anch’io prima di questa lezione: i lavori riprendono nel 1350 e sappiamo che al 1354/1355 risale la congiunzione dei due corpi di fabbrica di cui ci rimane testimonianza.

Duomo di Siena: punto di congiunzione tra il Duomo vecchio e quello nuovo la finestra storta

Nel 1356/1357 cominciano nuovi problemi, problemi statici; infatti alcune volte cominciano a pericolare. Vengono chiesti dei pareri a dei maestri fiorentini che suggeriscono di abbattere tutto altrimenti le volte gli sarebbero crollate in testa.

L’Opera del Duomo si rende conto che per portare a termine questo progetto bisogna fare delle cose che anche se erano previste erano pazzesche, tipo distruggere il campanile, distruggere la cupola, distruggere buona parte delle volte del Duomo e allora alla fine del 1357 dopo aver chiesto altri pareri ed aver realizzato che nemmeno in cento anni avrebbero portato a compimento il Duomo Nuovo bloccano i lavori e tornano  al progetto di allungare di due campate il coro della chiesa esistente, sopra il Battistero. Questa volta ce la fanno ed i lavori finiscono nel 1365”.

Rimarrà incompiuta la facciata orientale del Duomo pur essendo stata disegnata; ma, come ha concluso il Bartalini, la facciata orientale del Duomo con il Battistero ‘ è un po’ il simbolo di tutta questa vicenda; grandi progetti che si scontrano con la cruda realtà di quello che è possibile fare.”

Duomo di Siena: Battistero

Finisce qui il mio reportage sintesi delle due visite guidate sul Duomo di Siena. Una sintesi molto stringata ma spero sufficiente a stuzzicare la vostra curiosità.

Personalmente avrei continuato per ore ad ascoltare Causarano e Bartalini tanto sono stati bravi nel rendere comprensibile agli appassionati di Siena come me, anche se non addetta ai lavori, una materia così complessa come il Duomo di Siena.

Per approfondire vi invito a leggere la recente pubblicazione di Marie-Ange Causarano La cattedrale e la città. Il cantiere del Duomo di Siena tra XI e XIV secolo (è molto tecnico ma dopo la lezione dal vivo mi è sembrato più comprensibile) e a cercare da metà marzo la pubblicazione di Roberto Bartalini sul Duomo Nuovo che non voglio perdermi assolutamente perché le anticipazioni che ci ha dato durante la visita fanno presagire un ottimo lavoro.

2 pensieri su “Il Duomo di Siena come una matrioska

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