Bottini di Siena e Museo dell’Acqua

Siena: ingresso bottino Fonte Gaia da Fontegiusta.

I bottini di Siena costituiscono un sistema di gallerie sotterranee che tutt’oggi alimenta le fonti di Siena e anche alcune utenze private.

E’ da tanto che voglio scrivere un post sui bottini perché ne ho visitati diversi e li considero a pari livello di interesse della Maestà di Duccio di Buoninsegna e degli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti per capire Siena e quindi qualcosa da incoraggiare a visitare.

L’input recente mi è arrivato dalla visita del Museo dell’Acqua, sempre a Siena, che sono finalmente riuscita a fare e che ho apprezzato moltissimo. Mi sarebbe solo piaciuto poterlo visitare anche in autonomia per soffermarmi su alcune cose.

Non ho foto né dei bottini né del Museo dell’Acqua perché nei bottini è buio nel senso che non c’è alcun impianto elettrico; infatti all’epoca il Comune forniva candele di sego o lanterne agli operai e noi oggi per la visita dobbiamo portarci una torcia da casa oltre che munirci di scarponcini per via dell’acqua e magari anche un kway col cappuccio perché l’acqua può arrivare anche da sopra (vedi Fontenuova).

Il Museo multimediale ha lo scopo di ricreare l’atmosfera del bottino e quindi è buio anche lì.Questo per dire che dovrete fare uno sforzo d’immaginazione e poi inoltrare la richiesta di prenotazione al Comune di Siena (0577 292615-14 o inviare una mail a ticket@comune.siena.it) perché: vedere per credere! Saranno poi i volontari dell’Associazione La Diana ad accompagnarvi nella visita.

Ora mettetevi comodi che vi racconto un po’ come sono fatti i bottini.

Come ho ottenuto queste informazioni? Direttamente dai docenti del Corso di formazione per accompagnatori volontari dei luoghi storici dell’acqua che ho frequentato qualche anno fa.

Intanto mi piace sempre far notare a chi viene a Siena che le numerose fonti, fontane, fontanini e cisterne presenti dentro e fuori le mura potrebbero far pensare che la città sia tutt’oggi attraversata da un fiume, magari sotterraneo. Vi dice niente il nome Diana e i versi del sommo poeta sulla gente vana riferito ai senesi? no? meglio così. Scherzo! comunque nulla di fatto, nessun fiume sotterraneo.

Ciò che invece è vero è che milioni di anni fa Siena è stata sommersa dal mare come attestano i resti in superficie visibili in Piazza San Giovanni.

Siena: Piazza San Giovanni

L’avanzare e il ritirarsi del mare ha favorito la formazione di un terreno composto da due strati, uno permeabile, arenaria, e uno impermeabile, argilla.

I senesi sfruttarono queste caratteristiche per scavare delle gallerie, i bottini, tese ad intercettare piccole vene d’acqua e l’acqua per stillicidio cioè l’acqua piovana che goccia per goccia andava a finire nell’arenaria e quindi nel gorello, una canaletta costruita apposta per impedire che l’acqua venisse sporcata dal calpestio. Dal gorello, per caduta, l’acqua andava a finire nelle fonti.

In realtà questo fu possibile farlo alla lettera solo con il bottino più antico (1080) quello che alimenta Fontebranda, l’unico dove per l’appunto l’arenaria e l’argilla si incontrano. Siccome però questa fonte si trovava in basso rispetto al centro abitato e siccome Siena fino alla peste del 1348 visse un notevole incremento demografico bisognava trovare il modo di far arrivare l’acqua in città.

Siena: Fontebranda

La quantità di acqua di cui Siena aveva bisogno per uso domestico, per abbeverare gli animali, per lavare i panni, per le attività artigianali e non ultimo per spegnere gli incendi era sempre maggiore.

Fu così che nel 1334 iniziarono gli scavi del bottino di Fonte Gaia. I lavori finirono nel 1343 quando il bottino aveva raggiunto una lunghezza di quasi 16 km. Si scavò verso nord per raggiungere la campagna ed intercettare l’acqua per stillicidio in quanto in città le strade erano lastricate e quindi l’acqua non filtrava. Inoltre, poiché si scavava sopra al livello del terreno argilloso, si costruì con i mattoni lo strato impermeabile.

Siena: Fonte Gaia

Riepilogando quindi, caratteristica principale dei bottini è che per funzionare devono avere un bacino di implementazione costante. L’acqua non si deve disperdere sotto. Ci deve essere una zona arenaria filtrante e sotto una zona impermeabile che può essere naturale come nel caso di Fontebranda oppure in mattoni come nel caso di Fonte Gaia.

Altro elemento significativo dei bottini è la pendenza che deve essere minima (1×1000) per ridurre la velocità dell’acqua e permettere la sedimentazione del calcare. L’acqua di Siena infatti è piena di calcare e chi, come me, in casa non ha l’addolcitore ne sa qualcosa. Il calcare è più leggero dell’acqua per cui rimane in superficie mentre l’acqua che scorre sotto, pulita, va ad alimentare la fonte. Quando l’accumulo di calcare forma una coltre pesante si spezza e va a finire nel fondo dove rimane attaccata diventando durissima. Avrete modo di fare esperienza diretta di questo fenomeno anche nel Museo dell’Acqua.

Come veniva misurata la pendenza del bottino? con l’archipendolo; uno strumento di legno a forma di A con un filo a piombo. Quando la pendenza era più alta si facevano delle curve per rallentare lo scorrimento dell’acqua perché altrimenti se l’acqua traboccava dal gorello si portava dietro anche il calcare e di conseguenza l’acqua si sporcava.

Quando si visita un bottino ogni tanto guardando all’insù ci si ritrova sotto a una galleria scavata verso l’alto che culmina in uno smiraglio, un apertura detta anche occhio. Oggi sono chiuse queste aperture ma venivano scavate per verificare dall’esterno se la direzione verso la quale si stava andando era giusta ma anche per portare all’esterno, con le funi, il materiale di scavo e non ultimo per areare l’ambiente che non doveva essere proprio salubre. Sugli strumenti e le condizioni di lavoro dei guerchi c’è una sezione apposita nel Museo dell’Acqua.

Fuori Siena ci sono degli occhi ben visibili dall’esterno; uno ad esempio si trova nel piazzale del distributore di benzina in Via Giovanni Paolo II. Si riconoscono perché sono delle costruzioni di mattoni rotondi o quadrati di un metro quadrato circa.

Fino ad un certo punto quindi i bottini alimentavano le fonti che erano pubbliche quindi accessibili a tutti gratuitamente.

Nel ‘Quattrocento fu concessa la possibilità, a chi aveva la propria abitazione nei pressi del bottino maestro di Fonte Gaia, di poter scavare un pozzo privato nel proprio cortile per allacciarsi al bottino scavando un cunicolo a proprie spese. L’acqua prelevata in questo modo era a pagamento. Delle targhe segnaletiche che risalgono all’800, tuttora visibili nel bottino, indentificavano l’utente di ciascuna galleria.

Se l’acqua era a pagamento, come si misurava il consumo? attraverso il dado, un forellino al centro di una piastra che sbarrava il canaletto. Un dado corrispondeva 400 litri d’acqua al giorno. L’utente pagava in base ai dadi che aveva richiesto. C’erano anche gli esenti, eh! E’ tutto scritto lì sotto; ma anche i furbi quelli cioè che costruivano le gallerie abusive visibili ancora oggi.

I bottini complessivamente raggiungono i 25 km. Una città sotto la città. Ogni fonte è alimentata da un suo proprio bottino e attualmente è possibile visitare anche i piccoli bottini della Fonte delle Monache e della Fonte di Pescaia.

Siena: Fonte delle Monache
Siena: Fonte di Pescaia

Il bottino di Fontenuova del 1298 è breve ma molto profondo. A differenza di quello di Fonte Gaia che sembra un salotto quello di Fontenuova è primitivo, sembra davvero di trovarsi al centro della terra.

Siena: Fontenuova

Ovviamente se soffrite di claustrofobia la visita non è per voi ma a questo punto una alternativa c’è e anche valida: visitare il Museo dell’Acqua contattando sempre il Comune di Siena. Qui avrete la possibilità di vedere la ricostruzione di un bottino con tutte le caratteristiche e di visitarlo anche grazie ad un filmato in 3D. Vi sembrerà davvero di essere nelle viscere di Siena comodamente seduti.

Ecco un anteprima delle altre cose che vedrete nel Museo dell’Acqua.

A questo punto forse la domanda sorge spontanea: fino a quando si è usata l’acqua dei bottini a pieno ritmo? fino agli anni ’50 del secolo scorso perché nel 1914 l’acquedotto del Vivo arrivò sì a Siena ma fino a Porta San Marco e non nelle case. Interessante è anche la storia della costruzione dell’acquedotto ma magari sarà per un altra volta. Nel Museo dell’Acqua però c’è una sezione dedicata alle testimonianze di chi ha vissuto il passaggio dai bottini all’acquedotto. Stupenda!Arrivata in fondo al post devo svelarvi un segreto per onor del vero e cioè che il concetto di costruzione del bottino è di provenienza iraniana. Così ci dissero al corso di formazione.

Io non sono ancora mai stata in Iran, e voi? se sì, potete darmi conferma di ciò?

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