Hermann Hesse e Mario Benedetti

Se avete la mia età (48), oppure un anno di più, ho due libri da consigliarvi:

Hermann Hesse: Il lupo della steppaIl lupo della steppa di Hermann Hesse (Modadori Editore) scritto nel1927

Mario Benedetti: La Treguae La Tregua di Mario Benedetti (Nottetempo Editore) scritto nel 1960.

Entrambi raccontano la storia di un uomo prossimo al tramonto della vita anche se oggi diremmo ‘nel pieno della maturità’; comunque…

Harry Haller è un uomo solitario, colto, ‘malato’  che nel momento in cui sta pensando al suicidio scopre che oltre al ‘lupo della steppa’ – la sua personalità ombrosa e selvatica – tenuta a bada dalla sua personalità borghese esistono molte altre personalità, quasi una per ogni occasione e che è un illusione il desiderio di unità della propria persona. Il segreto per non impazzire? affrontare la vita con leggerezza, con ironia come fanno gli ‘immortali’.

Martín Santomé, rimasto vedovo troppo presto con tre figli e prossimo al pensionamento, decide di scrivere un diario dove si troverà a raccontare anche di un momento di tregua inaspettato.

Due donne, Erminia e Avellanedas, accompagneranno questi protagonista sulla strada della guarigione, nel caso di Haller, e della ‘felicità’, nel caso di Santomé .

Di Haller condivido la solitudine come indipendenza. Dice infatti:
‘Sì, era possibile vivere senza la musica da camera, anche senza l’amico, ed era ridicolo sfinirsi in un’ impotente nostalgia di tepore. La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.’

Di Santomé condivido quel senso di svuotamento dopo un momento di tregua. Dice infatti:
‘Ci sono giorni in cui non riesco a distinguere le sfumature che separano l’inerzia dalla disperazione.’

In entrambe le storie è presente Dio, in Haller durante un concerto di ‘magnifica musica antica’:
‘ed ecco, fra due battute d’un pianissimo suonato dai legni mi si riaprí la porta dell’al di là; attraversai a volo i cieli e vidi Iddio al lavoro, soffersi pene deliziose e non cercai più di difendermi da alcuna cosa al mondo, non ebbi più paura di nulla, accettai tutto e mi vi abbandonai col cuore. Non era durato a lungo, forse un quarto d’ora, ma tutto ciò era ritornato nel sogno di quella notte e da allora aveva ripreso a brillare ogni tanto nelle giornate deserte, e per alcuni minuti vedevo chiaramente una divina traccia d’oro che attraversava la mia vita, quasi sempre coperta di polvere e fango, e la vedevo risorgere in auree faville e parve non la dovessi perdere mai più, e tuttavia la riperdevo subito.’

In Santomé quasi alla fine del diario:
È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente pure che mi ha concesso una tregua. All’inizio, mi sono rifiutato di credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e ci ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua. Adesso, sono nuovamente preso nel mio destino. Ed è più oscuro di prima, assai oscuro.’

Il lupo della steppa mi è sembrato scritto oggi, davvero. Per lo svolgimento della trama mi ha ricordato in un certo senso il film The Game con Michael Douglas e Sean Penn. È quasi un saggio; non posso dire di formazione perché il protagonista non è giovanissimo ma, come dire?, siamo in continua evoluzione e quindi ci poniamo continuamente delle domande a 18 anni come a 50 anni.

La Tregua mostra le diverse declinazioni dell’amore come in un prisma. Alcuni rapporti del romanzo rimangono in sospeso lasciando la sensazione, almeno a me, di incompletezza ad esempio quello di Martín con il figlio Jaime; ma forse immaginando la vita del protagonista oltre il finale potrebbe essere spunto per nuove tregue.

2 pensieri su “Hermann Hesse e Mario Benedetti

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