Federigo Tozzi (Siena 1883 – Roma 1920)

Passeggiate d'autore. Federigo TozziPasseggiate d’autore, iniziativa organizzata da Toscanalibri con il supporto del Comune di Siena e del Monte dei Paschi di Siena, mi ha fatto fare un incontro folgorante con lo scrittore senese Federigo Tozzi, proprio così. Infatti, se vi confesso che, finito il tutto, mi sono precipitata in libreria ad acquistare Bestie, l’opera Tozziana che è stata più volte citata durante la passeggiata, beh, qualcosa vorrà pur dire!

Faccio una premessa prima del mio reportage. Fino a sabato scorso io di Federigo Tozzi:
– sapevo, per sentito dire, evidentemente in maniera distorta, che era uno scrittore triste, cupo, deprimente;
– ricordavo la concitazione a Siena durante le riprese della trasposizione cinematografica del romanzo Con gli occhi chiusi, film uscito nel 1994 e che non ho mai visto ma di cui ho ben presente Piazza del Campo piena di fieno, animali, carri; l’esterno della trattoria del babbo di Federigo, indicata da un’insegna con un Pesce Azzurro dal nome della trattoria, girato all’altezza del Vicolo di Tone mentre in realtà la trattoria si trovava da un altra parte della città e scoprirete dove leggendo il post; il cast, parte o tutto non so, alloggiato nell’allora Hotel Academy, vicino all’Ospedale Le Scotte quindi fuori città; l’amico aspirante attore che cercava di farsi prendere come comparsa;
– sapevo che nella zona di Siena chiamata Cappuccini, da dove si ammira l’ennesimo panorama mozzafiato su Siena, c’era la casa di Tozzi quella che sabato ho scoperto essere la casa di villeggiatura. Punto.

Quindi diciamo che le premesse entusiasmanti per partecipare a questa passeggiata a tema non ce n’erano affatto per cui a questo punto ringrazio il mio istinto che mi ha fatto arrivare puntuale alle 11 davanti alla Basilica di San Domenico dove ad attenderci c’erano la guida Simonetta Losi e la nipote di Tozzi, Silvia Tozzi.

Passeggiate d'autore: Silvia Tozzi e Simonetta Losi

Visivamente contenti tutti noi per la giornata di sole, anche se fredda, con un cielo limpidissimo, la guida ha esordito dicendo qualcosa del tipo come direbbe Federigo Tozzi, il cielo è di un colore turchino che snerva… ecco, la mia attenzione è stata catturata e conquistata in quel preciso istante, dall’accostamento di ‘turchino’ con quel verbo ‘snerva’ che esprime disagio e lì ho capito di aver incontrato Federigo Tozzi. Ho saputo che avrei voluto ascoltarne di più di quel linguaggio diretto, ricercato, puntuale, spiazzante.

Simonetta, nell’introdurre l’iniziativa, ci ha detto che la passeggiata sarebbe stata un incontro tra la biografia e la bibliografia dell’autore in quanto avremmo visitato luoghi che sono appartenuti alla vita di Federigo e che ritroviamo descritti nelle sue opere ma… cos’era Siena al tempo di Tozzi? era una città di provincia, chiusa in se stessa, popolata di personaggi particolari: meretrici, mendicanti, ubriachi, vagabondi, tisici, miserabili, suicidi. Federigo aveva un rapporto conflittuale con questa città che gli suscitava emozioni contrastanti e violente come si legge in uno dei brani di Bestie citato dalla guida:

La mia anima, per aver dovuto vivere a Siena, sarà triste per sempre: piange, pure ch’io abbia dimenticato le piazze dove il sole è peggio dell’acqua dentro un pozzo, e dice ci si tormenta fino alla disperazione.

Ma i miei brividi al tremolio bianco degli olivi! E quando io stavo fermo, anche più d’un’ora, senza saper perché, allo svolto di una strada, e la gente mi passava accanto e mi pareva di non vederla né meno!

Città, dove la mia anima chiedeva l’elemosina, ma non alla gente! Città, il cui azzurro mi pareva sangue!

Siena insomma gli stava stretta, si sentiva soffocare; ma andiamo per gradi.

La prima sosta di questa passeggiata è stata nella Biblioteca Comunale degli Intronati. Mi permetto una divagazione personale. Anch’io ho dei ricordi legati a questa Biblioteca, di quando nel 1989 entrai per la prima volta per fare delle ricerche sull’Oratorio dell’Istituto Santa Teresa di Siena; ma questa è un altra storia. Allora il bancone dove si richiedevano i libri in prestito o in lettura era qui come anche i lunghi tavoli per consultare i libri. Chissà, forse era così anche ai tempi di Federigo? Comunque, oggi l’ingresso è da un altra parte e anche le stanze per consultare i libri sono da un altra parte e qui a quanto pare la destinazione d’uso è cambiata; è sistemata infatti con un layout da sala conferenze.

Passeggiate d'autore: Biclioteca Comunale degli Intronati

Tornando a Federigo Tozzi, anche lui come tanti personaggi che hanno avuto successo grazie al loro talento, non ha avuto una carriera scolastica brillante anzi, non è nemmeno riuscito ad andare fino in fondo alle superiori anche per il suo temperamento forse vivace, diremmo oggi? Ebbene, questa biblioteca è stato il luogo della sua auto formazione. Ci ha raccontato Silvia che Federigo leggeva tantissimo soprattutto antichi scrittori e antiche cronache del 1200 e 1300 e poi anche gli scrittori moderni, gli autori principali del socialismo, la cultura europea, Poe. Nei colloqui epistolari con la futura moglie scriveva delle sue letture e le raccontava ad esempio che Poe era meglio di Manzoni perché quello del Manzoni non era altro che classicismo camuffato da romanticismo! Il suo interesse era anche per gli scrittori russi e infatti argomento di una tesi scritta da Elena Gori è stato Tozzi e Dostoevskij, la lettura profonda da parte di Tozzi di Dostoevskij  e di quanto si possa riscontrare nei suoi scritti dell’autore russo.

Riguardo al rapporto epistolare con la futura moglie, accennato sopra, esso era nato nel 1902 in maniera singolare e cioè a seguito di un’inserzione fatta da costei su un giornale locale sotto falso nome, un nickname diremmo oggi, in cui richiedeva uno scambio di corrispondenza epistolare. Presumo che fosse usuale all’epoca. L’annuncio diceva Giovine signorina desidera corrispondenza epistolare. Motivinsi offerte. Annalena, Posta, Siena. Tozzi accolse l’invito così come anche altri suoi amici. Evidentemente tra loro due c’era del feeling tanto da incontrarsi nella realtà e successivamente sposarsi. Ecco, per me che amo lo stile epistolare, detto per inciso Che tu sia per me il coltello di David Grossman è il mio libro preferito, questa cosa ha fatto aumentare notevolmente la mia neonata ammirazione per Tozzi. Da quanto ci ha ancora raccontato Silvia in biblioteca, quella di Tozzi era avidità, desiderio di informarsi che spaziava dalle riviste d’arte alle opere freudiane. Tozzi era pervaso dalla volontà di esplorare al di là della realtà contingente.

Portando l’attenzione sul linguaggio utilizzato da Tozzi, e di cui vi ho già dato un assaggio sopra, Simonetta ci ha detto che molti senesi amano Tozzi perché lui parla il loro vernacolo. La volontà di mettere in scena il parlato aveva come precedente solo Cecco Angiolieri.  Tozzi parlava ad esempio di tetti attraventati di nuvole che venivano forse per ruzzare; usava ad esempio termini legati alla campagna che conosceva perché la sua ascendenza era maremmana.

La punteggiatura poi è un flusso di coscienza continuamente interrotto da pause; c’è un uso bellissimo del punto e virgola, è sempre Simonetta a parlare; le parole diventano dense, la prosa è scarna. Come informazione aggiuntiva Simonetta ci ha detto che sta per essere ultimato un vocabolario Tozziano.

La seconda sosta è stata all’Arco dei Rossi a destra del quale si trovava la Trattoria del padre di Tozzi e a sinistra le abitazioni di famiglia e le stanze ad uso alberghiero (nella facciata su Via Cavour, oggi Banchi di Sopra, c’è una lapide ad indicare la casa della famiglia Tozzi). Tozzi senior era venuto da Pari (dove faceva lo ‘zappaterra’) a Siena da principio a fare lo sguattero dopodiché prese una trattoria ( c’è ancora una trattoria qui ed ha conservato il nome di Ristoratore Il Sasso). Il romanzo di Tozzi Con gli occhi chiusi è ambientato qui; fondamentale in esso è la descrizione dei personaggi. La madre di Tozzi era una trovatella del Santa Maria della Scala, allevata a Castelnuovo Berardenga; aveva imparato a scrivere e quindi portava la contabilita in famiglia. Morì quando Federigo aveva 12 anni. In casa si sono susseguite diverse amanti del babbo; e sono loro che troviamo nei romanzi Podere e Con gli occhi chiusi. Il padre di Federigo era un violento e voleva che lui lavorasse e non che andasse a giro a fare il socialista o a leggere. Il padre muore nel 1908. Con gli occhi chiusi si apre con la descrizione del padrone Domenico Rosi che conta i soldi quindi c’è un po’ il mito della ‘roba’ del contadino inurbato che aveva fatto fortuna e che aveva paura di perdere quanto aveva guadagnato. È la figura del babbo.

Passeggiate d'autore: Arco dei Rossi

Rimanendo su Via Cavour, oggi Banchi di Sopra, sappiamo che al numero civico 8 c’era la Libreria Torrini Gambi, poi Ticci e poi Giubbi. I tre fratelli proprietari erano in difficoltà economiche. Fra i frequentatori abituali della libreria c’era quello che Tozzi descrive come il Cavalier Niccoli, un benestante senese che aveva fatto amicizia con questi tre fratelli tanto che gli chiesero un prestito e lui accettò facendo da garante per la firma di una cambiale. Questo prestito non riuscì a sollevare le sorti della libreria e i fratelli decisero di truffare il cavaliere falsificando una firma. Fu Giulio, il più serio dei tre fratelli, a falsificare la firma. Il cavaliere scoprì la truffa e Giulio non resistendo alla vergogna si suicidò impiccandosi nella libreria. Tozzi racconterà di questa vicenda conclusasi in maniera drammatica nel romanzo Tre croci.

La quarta sosta è stata immaginata nel senso che avrebbe dovuto essere nella Basilica di San Francesco in Piazza San Francesco, luogo di studi e di gioco per Federigo e dove la sua vena mistica si esprimeva; ma per motivi di tempo ce l’hanno raccontata. Nelle prose contenute in Bestie c’è un piacevolissimo brano che descrive la Basilica:

Passeggiate d'autore: Basilica di San Francesco

Qualche mattina, anzi giorno, sono entrato nella Basilica di San Francesco a Siena. I cori delle vetrate erano lividi, come pezzi di diaccio, con i santi e le sante intirizziti, dentro e attraverso.
Cercavo di camminare in punta di piedi per non udire il mio passo, e m’avanzavo fin sotto l’altare maggiore; poi, tanto a destra che a sinistra, andavo da una cappella all’altra, cercando, con superstizione, di fermarmi, dentro ciascuna, più nel mezzo che mi fosse possibile ma senza troppo tempo a mesurare lo spazio con gli occhi, e restandoci finché non avessi contato fino a cinquanta. Dopo ogni cappella la mia esaltazione mistica si faceva sempre più completa; e mi veniva in mente di non escire più dalla Basilica. Tutto il mondo, attorno alle sue alte mura, diveniva sempre più dolce e più religioso. Qualcuno faceva segni di croce che rimandavano indietro le folgori e arrestavano il vento. Gli organi cantavano insieme alla mia anima, che fruttificava come un miracolo fatto sopra una vigna. (Certo il ricordo di qualche leggenda manoscritta, letta alla Biblioteca Comunale) Le campane suonavano, le ore battevano; e tutto era musica. L’azzurro del soffitto di una cappella si moveva e si apriva; gli angioli venivano fuori come se fossero stati sospinti dall’infinito. Gli affreschi del Lorenzetti si animavano: tutto il medio evo era dinanzi a me: io mi sentivo una spada in mano, e dovevo per primo cominciare battaglie che duravano secoli.

Anche la quinta sosta è stata virtuale quella nella Chiesa di San Donato in Piazza dell’Abbadia. Qui Federigo da bambino veniva portato a Messa, suo malgrado, dalla mamma. Lo colpiva molto l’affresco dell’abside con la Caduta degli angeli di Luigi Ademollo. In Novale, una raccolta di epistole, leggiamo in proposito:

Passeggiate d'autore: Chiesa di San Donato

Mi sembravano vivi. Mi scuotevano. Credo che se n’avvedesse anche la mamma. Come seguivo il moto di un angiolo, che con la spada percuote un dannato che cade in giù! Ora lo taglia! E tutti gli altri mi davano un senso di movimento e di scompiglio.

Questa Chiesa attualmente è aperta solo la domenica pomeriggio alle 17 per la celebrazione della Messa in latino.

La sesta sosta virtuale è stata in Via del Refe Nero quella dove si trova una curiosa gabbia portatorce (vedi foto). In questa via, Tozzi visse in una casa in affitto per qualche mese prima di sposarsi, dopo essere stato cacciato di casa dal babbo. Qui si faceva portare da mangiare dalla Trattoria di famiglia. In Bestie troviamo un brano di un realismo disarmante che ci fa quasi vedere con gli occhi di Tozzi la quotidianità di quella strada, di tutti i personaggi che la popolavano. Da un particolare, da un gesto lui riusciva a ricostruire la vita di una persona. Eccone un estratto:

Passeggiate d'autore: Via del Refe NeroMi ricorderò sempre degli otto mesi che, a Siena, precedettero il mio matrimonio; forse perché non mi accadeva mai niente, e tutti i giorni, due volte, scrivevo alla mia fidanzata.
Stavo a retta in Via del Refe Nero, in fondo alla scesa. (…)
Ogni giorno m’accadeva di vedere e di osservare le stesse cose e le stesse persone. Il calzolaio, di faccia, che faceva in vano la corte alla mia padrona: era un ometto piuttosto basso, magro, con i baffetti sottili e gli occhi glauchi: ad ogni momento, lavorando, seduto sul suo panchetto, si passava il dorso della mano, sopra i baffetti.

La tappa conclusiva del percorso è stata al Santa Maria della Scala per qualche domanda da parte nostra a Simonetta e a Silvia che ci ha permesso di completare almeno in maniera sommaria il percorso della vita di Tozzi. Abbiamo saputo che morì a Roma il 21 marzo del 1920, a 37 anni, a causa della spagnola (l’ho fatta io questa domanda e mi sono sentita sollevata dalla risposta perché temevo fosse morto suicida); che l’incomunicabilità con la città di Siena e la sua gente non fu mai risolta. Impossibile una riconciliazione ci ha detto Silvia; anche se pare che avrebbe voluto scrivere qualcosa su Siena. La città non gli dava più niente e quindi si aprì un altro orizzonte trasferendosi a Roma nel 1914 dove conobbe, tra gli altri, anche Luigi Pirandello. Tra i suoi scritti ci sono novelle, poesie, teatro, prose, raccolta di epistole indirizzate a Emma, romanzi di cui l’ultimo fu Gli egoisti.

Passeggiate d'autore: momento conclusivo al Santa Maria della Scala

Il finale di questo evento ci ha riservato ancora una sorpresa; infatti ci è stata donata una copia della pubblicazione edita dal Monte dei Paschi dal titolo Stagioni di Tozzi che mi sta facendo compagnia in questi giorni anche perché Bestie l’ho divorato! Vediamo se riuscirò a fare anche una mini recensione.

P.S. allora? cosa vi sembra il linguaggio di Tozzi? non è fantastico?!

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