Ex Convento di Santa Marta a Siena

Ex Convento di Santa Marta a Siena: Esequie di Santa Marta

La prima volta che ho sentito parlare dell’Ex Convento di Santa Marta è stato durante la giornata nazionale del Trekking Urbano 2015 solo che quel pomeriggio ero talmente stanca dopo il lavoro che non ce la feci a fare il percorso. Confidavo nel fatto che ci sarebbe stata un’altra possibilità e in effetti così è stato.

A distanza di qualche mese infatti, nel giro di una settimana, ci sono stata già 2 + 1 volta.

La prima sabato 12 marzo con gli Amici della Bicicletta. No, non vado in bicicletta abitualmente ma l’iniziativa, inserita nel calendario di eventi di Sport Siena Week –End, era aperta a tutti quindi  🙂

La terza volta domenica 20 marzo, cioè ieri, per la Giornata FAI di Primavera che quest’anno ha proposto come programma Le chiese dei conventi femminili nel Terzo di Città.

A metà di queste due date una seconda volta per conto mio perché quello che forse non tutti sanno è che il Chiostro affrescato è sempre visitabile perché è passaggio obbligato per chi ci abita. Sì, avete capito bene ‘per chi ci abita’. Il Cenacolo è visitabile durante l’orario d’ufficio dell’Archivio Storico del Comune di Siena che vi ha sede.

Ma andiamo con ordine e iniziamo dal principio.

In Via San Marco 90, a Siena, si trova l’Ex- Convento di Santa Marta oggi sede dell’Archivio Storico del Comune di Siena, sede dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea e in parte adibito ad abitazioni di proprietà del Comune in affitto a privati.
Ex Convento di Santa Marta a SienaIl Convento fu fondato nel 1329 da Milla de’ Conti d’Elci nobildonna che, rimasta vedova, decise di edificare un convento di clausura femminile dedicato a Santa Marta che seguisse la regola di Sant’Agostino.

Inizialmente il Convento accoglieva solo vedove, successivamente solo vergini; in ogni caso benestanti.

Milla morì nel  1348 ma la famiglia continuò a mantenere il controllo del Convento.

Nel 1810, in seguito agli editti napoleonici, il Convento venne soppresso e adibito a carcere. Successivamente, anche se per poco, ospitò i malati di mente che poi furono trasferiti al Manicomio di  San Niccolò.

Nel 1814 diventò un orfanatrofio e rimase tale fino al 1975 quando diventò il Collegio San Marco.

Nel 1983 il complesso divenne di proprietà del Comune di Siena e nel 1986 iniziarono i lavori di restauro.

Il Convento di Santa Marta godeva di buona fama tanto che le sue ospiti venivano da tutta Italia.

Del Convento è rimasto:

gli affreschi monocromi recuperati del chiostro risalenti al XIV e XV secolo, danneggiati dall’aggiunta delle attuali volte a crociera nel Cinquecento, con storie della vita di San Girolamo e storie di vita eremitica. Come mai monocromi? sembra essere una scelta ‘propagandistica’ dell’Ordine agostiniano, ‘dell’osservanza regolare contro il mondo della sensualità.’
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostrogli affreschi recuperati  della prima Chiesa con soggetti vari diventata poi coro-sagrestia della Chiesa nuova risalenti al terzo decennio del XIV secolo e il primo decennio del XV secolo;
Ex Convento di Santa Marta a Siena: coro e sagrestiagli affreschi  nella Chiesa cinquecentesca, con ingresso da Via San Marco, con storie della vita di Santa Marta;
Ex Convento di Santa Marta a Siena: Chiesa cinquecentesca– il Cenacolo del 1522 di Giacomo Pacchiarotti riscoperto solo nel 2004;
Ex Convento di Santa Marta a Siena: il Cenacolo di Giacomo PacchiarottiPer questo post ho scelto di condividere con voi le scene del Chiostro che si presentano in maniera ‘compiuta’, almeno nel disegno, e che dal punto di vista iconografico sono state identificate abbastanza come documenta la pubblicazione che ho consultato: Gli affreschi medievali in Santa Marta a Siena di Maria Corsi Edizioni Cantagalli.

Come mai ho scelto il Chiostro?  perché sono gli affreschi che si possono vedere sempre e perché mi affascina il fatto che questi affreschi monocromi siano stati riscoperti solo nel 1988-1989 in quanto le pareti erano imbiancate… Mi affascina e mi conferma che forse Sapìa tanto torto quando disse dei senesi  ‘gente vana’ non ne aveva.

Comunque, tornando a noi. Le pareti riscoperte sono due, quella davanti a noi quando si entra e quella a destra. Tra le due però solo quella davanti a noi con scene di vita eremitica è abbastanza leggibile mentre l’altra parete con storie della vita di San Girolamo è molto rovinata per cui mi soffermerò sulla prima.

La fonte letteraria di molte di queste scene è stata identificata nel volgarizzamento delle Vitae Patrum(*) del Cavalca che ebbe ampia diffusione già nel XIV secolo.

Si tratta di singole scene di vita eremitica, fatta di preghiera e privazioni, in qualche modo simile alla vita contemplativa delle monache di clausura e forse è proprio per questo che troviamo rappresentate anche delle monache, cosa non comune nelle raffigurazioni delle Tebaidi. Quasi la riproduzione di un ‘deserto domestico‘ come ha detto la nostra guida Cecilia Mostardini durante la visita fatta grazie al FAI.

L’identificazione più diffusa dell’autore di questi affreschi  è di Boskovits che nel 1980 li attribuì a Benedetto di Bindo.

Affreschi monocromi del chiostro con scene di vita eremitica

A questo punto addentriamoci  nell’osservazione delle scene eremitiche del Chiostro di Santa Marta partendo dalla lunetta più vicina all’ingresso.

PRIMA LUNETTA
– frammento non identificato
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affresco monocromoSECONDA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– in alto a sinistra: Una monaca (non identificata) con aureola schiaccia una figura diabolica

– in basso a sinistra: Tre monaci seduti a terra in conversazione e in mezzo a loro una bestia.

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

Scena identificabile con un episodio riportato nel volgarizzamento del Cavalca nel quale si racconta di un Padre, in grado di vedere cose che non a tutti era dato di vedere, che si accorse che quando dei Frati stavano insieme e conversavano delle cose di Dio gli angeli erano in loro compagnia; quando invece parlavano di cose vane, dei  porci sostituivano gli angeli. Si tratta quindi di un ammonimento a non parlare di cose oziose poiché è l’anima a rimetterci;

– in alto a destra: Giovane monaco (non identificato) con pisside;

– in basso a destra: L’angelo e l’eremita che con una mano si chiude il naso. Davanti a loro, disteso in terra, un cadavere coperto da delle frasche. Questa scena è collegata a quella in basso a sinistra della successiva lunetta.
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaTERZA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– in basso a sinistra:  L’eremita e l’angelo che con una mano si chiude il naso. Davanti a loro un giovane cavaliere evidentemente di estrazione sociale agiata. Forse si tratta di una battuta di caccia per via del cane che lo accompagna. A me ci è voluto un po’ per individuare il cane. Voi lo vedete?

Nella volgarizzazione del Cavalca si racconta di un eremita accompagnato da due angeli che mentre cammina trova un cadavere. L’eremita si chiude subito il naso per l’odore e, vedendo che anche gli angeli lo fanno, gli domanda non senza un senso di meraviglia se sentono anche loro la puzza. La meraviglia nasce dal fatto che sono angeli quindi non dovrebbero ‘sentire’. Loro gli rispondono di no ma che si chiudono il naso per fargli compagnia e che comunque se è vero che loro non sentono il puzzo dei cadaveri  sentono invece il puzzo delle anime peccatrici. Forse quella del cavaliere?

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

A me comunque è piaciuto molto questo cavaliere gotico internazionale tipo Gentile da Fabriano. Avete presente, no? L’adorazione dei Magi che si trova agli Uffizi, per esempio.

Gentile da Fabriano: Adorazione dei Magi

Foto credits: wikimedia.org

– in alto a sinistra: La tentazione di Apellen. Racconta la fonte che una notte, mentre il monaco Apellen era intento a lavorare il ferro, una donna sotto diaboliche spoglie (gli artigli neri al posto dei piedi ) si presentò a lui e lui non appena se ne accorse le percosse il volto con il ferro caldo. L’ammonizione è quindi quella di essere sempre pronti a respingere la tentazione. Accanto a questa scena si vede un monaco in riva al mare che legge.

– nella metà destra della lunetta dalla prima a sinistra ci sono scene che raffigurano esempi di carità del beato Serapione. La fonte narra di (1)Serapione che dà  il suo mantello ad un povero; (2)Serapione che, spogliato della tonaca per darla ad un altro moribondo, a colui che gli domanda chi l’avesse spogliato gli porge il Vangelo e glielo vende per seguire  l’invito contenuto in esso e cioè di dare via i propri averi e dare tutto ai poveri in cambio della vita eterna al punto di – ed è l’ultima scena rappresentata – (3)arrivare a ‘vendere’ anche se stesso a dei Pagani per poter aiutare una vedova povera con figli.

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

TRA LA TERZA E QUARTA LUNETTA
Scene non identificate e testimonianza di come i lavori cinquecenteschi che hanno sostituito il soffitto a cassettoni con le volte hanno fatto più danno che bene interrompendo la narrazione.
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaQUARTA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– al centro: Cristo morto tra due angeli risalente alla metà del XVI secolo. Non di Benedetto del Bindo, chiaramente. Forse l’autore è una monaca pittrice? Chissà!

– in alto a destra: Pranzo di sant’Atonio Abate e san Paolo primo eremita. Si tratta della prima scena degli episodi dell’incontro tra san Paolo primo eremita e sant’Antonio Abate che si svolgeranno nella quarta lunetta. Sant’Antonio Abate pensava di essere il primo eremita in assoluto e si compiaceva di questo primato finché Dio non lo raggiunse durante il sonno comunicandogli che c’era un eremita più anziano di lui, quindi capostipite degli eremiti, e che doveva andare a conoscerlo. E’ per questo che nelle rappresentazioni delle Tebaide la presenza di san Paolo e sant’Antonio Abate è ricorrente.

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

– in basso a destra: Morte di san Paolo primo eremita sopraggiunta mentre egli pregava.

TRA LA QUARTA E LA QUINTA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica Sepoltura di san Paolo primo eremita. Ai piedi del santo si intravede la presenza di un leone. Si racconta infatti che dei leoni vennero in soccorso a sant’Antonio abate per aiutarlo nella sepoltura.

Maria Corsi ci fa notare l’abito tipico di san Paolo primo eremita intessuto con foglie di palma intrecciata.
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaQUINTA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– in alto al centro: Il martirio di Potemia. Bisogna aguzzare la vista per vedere le sagome ma se ci si impegna si riescono a distinguere due aguzzini, uno a destra intento a ravvivare il fuoco sotto ad un grosso pentolone, l’altro a sinistra che tira una fune cui è legata una vergine martire identificata con la Potemia del volgarizzamento del Cavalca.

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

Una giovane vergine indotta a cedere ai piaceri della carne da colui presso il quale svolge i suoi servigi di ancella si rifiuta e questi indignato va dalle autorità e la accusa di biasimare le persecuzioni, lei cristiana. Ma non solo, promette denaro al Procuratore se riesce a convincere Potemia a cedere alle sue lusinghe ma se ciò non accadesse chiede che venga sottoposta ai peggiori tormenti ché lui non potrebbe sopportare una tale onta. Potemia eroicamente chiede addirittura al suo aguzzino di farla scendere piano piano dentro il pentolone per prolungare il martirio, dimostrare la sua pazienza a Dio e meritare la vita eterna.

Il monaco premiato per la sua obbedienza
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaColpiscono subito quelle sette corone sopra il capo del monaco inginocchiato a braccia conserte. Si tratta di un esempio di obbedienza e di vittoria sulla tentazione, anche quella più insignificante come può essere quella di vincere la battaglia contro il sonno. E’ quello che è accaduto per ben sette volte a questo monaco durante una delle notti in cui solitamente si recava dal suo superiore per approfondire la conoscenza della dottrina. Quest’ultimo, durante la lezione, si era addormentato e il monaco non  essendo stato congedato formalmente rimase lì tutta la notte finché non lo vide sveglio. Il suo superiore venne a sapere da Dio, durante il sonno, di questa ‘battaglia vinta’ e quindi premiò il monaco;

– in alto a destra: Le due monache suicide. Esempio delle conseguenze della disobbedienza e quindi monito al rispetto della regola.  Una rappresentazione che fa stringere il cuore, almeno il mio.
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaLa fonte narra che due Monasteri, uno di monache uno di frati, erano separati da un fiume. Nessun contatto quindi doveva esserci tra frati e monache. Una volta accadde che un ‘secolare cucitore di panni’, quindi un sarto presumo, attraversasse il fiume e chiedesse ad una giovane monaca se avessero bisogno dei suoi servigi. La monaca rispose che avevano già chi tra di loro si occupava di queste cose. E, diremmo noi oggi, fine del discorso. Solo che un’altra monaca aveva visto la monaca parlare con uno uomo e aveva sparlato di lei nel Monastero. Al che la monaca, non sopportando le calunnie, si buttò nel fiume. A questa scena assistette la monaca che l’aveva infamata e quindi presa dal rimorso si impiccò. Per tale doppio misfatto tutte le monache che avevano alimentato la calunnia furono private del sacramento della comunione per sette anni.

– in basso a destra: La monaca che mangiò il cavolo che nascondeva un demone
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremiticaNello Studio iconografico fatto da Maria Corsi sugli affreschi del Convento di Santa Marta ho letto che la fonte che ha permesso di identificare questo episodio è il testo conosciuto con il nome di Conti morali di un anonimo senese. In esso infatti si racconta di una monaca badessa dedita sempre a fare del bene che fu proprio per questo presa di mira dal diavolo il quale si nascose in un cavolo che la monaca raccolse dall’orto per mangiarlo senza prima essersi fatta il segno della croce. Da quel momento la monaca andò fuori di senno finché il cappellano non la fece comunicare e il diavolo uscì dal suo corpo. Grata a Dio che era intervenuto per liberarla dal diavolo la monaca si mise a fare molta penitenza. La morale è che bisogna fare attenzione ai peccati di gola. Mi ha ricordato Dante e i suoi golosi…

SESTA LUNETTA
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– in alto a sinistra: L’eremita che dà da mangiare ad una lupa. La lupa non si vede ma narra la fonte di un eremita che aveva fatto amicizia con una lupa con cui tutti i giorni condivideva il proprio pasto;

– in alto a destra una scena non identificata che forse ha a che fare con le regole alimentari. Colpisce infatti il contrasto tra il monaco sotto le coperte, forse perché malato, che rifiuta con un gesto inequivocabile di disprezzo il cibo che gli viene offerto e sulla sinistra, oltre la colonna, un monaco che sta mangiando il coscio dell’animale che si trova ai suoi piedi. Accanto ai monaci che gli offrono il cibo ce n’è uno più anziano con il braccio teso verso il ’malato’ in atteggiamento ammonitore. A destra ancora un monaco in ginocchio quindi forse in preghiera.

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

In mancanza di fonti, Maria Corsi ipotizza che le tre scene siano in sequenza e che il protagonista sia sempre lo stesso monaco. Abbiamo quindi l’infrazione del monaco che mangia la carne vietata; la punizione, probabilmente una malattia, e il rimprovero dell’anziano monaco; quindi la richiesta di perdono, da vedere nell’uomo inginocchiato in preghiera nell’altra estremità.

– in basso a sinistra: Il monaco che ridona la vista a dei leoncini ciechi;

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica– in basso a destra ancora scene di eremiti in relazione ad animali che popolavano i deserti.
Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

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Fine del percorso. Vi ricordo che questi affreschi sono sempre visibili quindi se vi trovate a Siena e volete vedere qualcosa che vada oltre il solito percorso, sapete dove andare.

Prima di andare via dal Convento di Santa Marta mi sono fermata un attimo fuori dal Chiostro. Eccolo qui!

Ex Convento di Santa Marta a Siena: chiostro affreschi monocromi con scene di vita eremitica

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(*) Vitae Patrum: vasto ed eterogeneo insieme di scritti risalenti ai primi secoli del cristianesimo che ebbe un continuo e profondo influsso sulla spiritualità medievale.

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