Da Vermeer a Kandinskj – Rimini

Da Vermeer a Kandinskj – Rimini.

Nelle intenzioni di Marco Goldin la mostra da lui curata vuole essere un ‘manuale di storia dell’arte’ degli anni più fecondi della cultura figurativa europea e cioè quelli che vanno dal 1500 al 1900.

L’esposizione dei quadri nelle sale di Castel Sismondo non segue un ordine cronologico ma tematico: paesaggi e figure.

Di seguito il manuale di storia dell’arte ‘personale’ che ho ricavato per me da questa mostra. Si tratta di quelle opere per le quali sono contenta di esserci andata. In fondo al post, dirò anche ‘l’opera’ che da sola può valere il prezzo del biglietto.

Ricordo che la mostra rimarrà aperta fino al 3 di giugno.

Le citazioni tra virgolette sono tratte dal catalogo della mostra.
Joseph Wright of Derby  (Derby, 1734-1797) Chiaro di luna con faro, litorale toscano - 1789
Foto credits: Tate

L’ARTE DEL PAESAGGIO

Joseph Wright of Derby
(Derby, 1734-1797)
Chiaro di luna con faro, litorale toscano – 1789

Il titolo mi ha subito incuriosito ma non sono riuscita ad identificare il ‘litorale toscano’ indicato nel titolo del quadro. Leggendo il catalogo ho appreso che si tratta di ‘un paesaggio immaginario’ anche se Wright è stato in Italia. Quello che colpisce è la brillantezza della luna che illumina la notte e si riverbera nell’acqua, ed il bagliore rassicurante del faro.

Joseph Mallord Turner
(Londra 1775, Chelsea 1851)
Riva degli Schiavoni, Venezia: festa sull’acqua 1845

Il paesaggio è completamente dissolto, coperto da una cappa di nebbia e questo anticipa quello che sarà l’impressionismo. Mi si è aperto il cuore; non so in che altro modo esprimere quello che ho provato. L’audioguida invitava a memorizzare l’anno in cui è stata eseguita quest’opera perché vent’anni anni dopo arriverà Monet con i suoi papaveri e contemporaneo a Turner abbiamo Constable, un paesaggista ancora attento alla verosimiglianza dei soggetti dipinti.

Piet Mondrian
(Amersfoort, 1872 – New York, 1944)
Composizione 11 – 1913

Curioso è stato per me apprendere che Mondrian si considerava un pittore ‘realista’ nel senso che “il suo punto di partenza, a differenza dei cubisti, che muovevano dall’oggetto, era una forma strutturale organica, come l’albero.”

L’ARTE DEL RITRATTO
Dice Flavio Caroli nel suo libro La storia dell’arte edito da Electa Editore:
Da cinque secoli a questa parte, un uomo nudo è uguale a se stesso, mentre nella rappresentazione figurativa dell’arte occidentale esso è drammaticamente diverso: dall’uomo-eroe di Leonardo da Vinci all’uomo di sconfinata complessità interiore –quasi un grumo maciullato e dolente di carne infetta- di Francis Bacon.
(…)
‘Farai le figure in tale atto il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell’animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile’: con queste parole, Leonardo segna l’inizio dell’arte moderna come la viviamo ancora oggi, di quell’arte cioè, schiettamente, anzi esclusivamente occidentale, che viene segnata passo passo da una evolvente volontà d’indagine introspettiva.Questi concetti che sono approfonditi nel libro Storia della Fisiognomica, sempre di Flavio Caroli edizioni Electa Editore, da me letto recentemente, mi sono venuti in mente immediatamente quando mi sono trovata di fronte ai soggetti figurativi di questa mostra.

Tiziano Vecelio
(Pieve di Cadore 1480/1485-Venezia 1576)
Ritratto di un uomo con libro – 1540

Tiziano fu uno dei primi ad utilizzare la tela per i suoi ritratti, a differenza dei suoi contemporanei che utilizzavano supporti lignei, e ciò gli consentiva di raggiungere una maggiore verosimiglianza nella stesura del colore. Tiziano introdusse anche la posizione a tre quarti nella rappresentazione dei ritratti.

Domenikos Theokopulos El Greco
(Creta 1541-Toledo 1614)
Fratello Hortensio Félix Paravicino – 1609

Ho riconosciuto la mano dell’autore senza aver mai visto questo quadro in nessun libro di storia dell’arte, tanto è personale il suo stile. Mi è sembrato così moderno, quasi un dipinto espressionista per la prospettiva alterata della poltrona in cui siede il Frate. Bellissimo! e non solo secondo me; ma anche secondo il Frate ritratto che dedicò un sonetto di ringraziamento all’autore “O greco divino! Non stupisce che nelle tue opere/l’immaginato superi l’effettivo essere.”

Bartolomé Esteban Murillo
(Siviglia 1618-Cadice 1682)
San Pietro in lacrime – 1650-1655

Ho visto un uomo e la sua fragilità nel momento in cui, solo con se stesso, si pente di aver tradito l’amico. Il dipinto trasmette perfettamente il realismo dei moti dell’animo di quest’uomo soprattutto attraverso “i dettagli del collo, con i tendini e le vene messe in evidenza” e la lacrima che sembra una lacrima vera. Mi sono commossa guardando questo dipinto, mi ha fatto tenerezza e la stessa sensazione, forse ancora più intensa, ho provato difronte a

Vincent van Gogh
(Zundert, 1853-Auvers-sur-Oise 1890)
Vecchio che soffre (“Alle porte dell’Eternità”) – 1890
Avrei voluto andare incontro a questo vecchio, abbracciarlo, confortarlo, dargli coraggio. Davvero disarmante.

Pablo Picasso
(Malaga 1881 – Mougins 1973)
Il ratto delle Sabine – 1963

E’ un Picasso riconoscibilissimo ma quello che colpisce è che questo quadro lo ha dipinto quando aveva 82 anni! Un vero highlander della storia dell’arte.

Francis Bacon
(Dublino 1909 – Madrid 1992)
Seconda versione del Trittico 1944 – 1988

Il trittico rappresenta le figure alla base della Crocifissione.
Dice Bacon ‘noi siamo di carne, noi siamo delle carcasse’.

“L’hanno chiamato maestro del dolore, genio della crudeltà, virtuoso dell’orrore e l’hanno paragonato a scrittori dell’uomo esiliato come Céline, etc”

Non conosco Bacon per cui sarà un motivo per approfondire la sua opera ma ho letto Viaggio al termine della notte di Céline e quindi posso intuire il tipo di sensibilità dell’uomo Bacon.

In quest’opera sono rappresentate tre figure umane ridotte a forma larvale ispirate alle Erinni (nella mitologia greca, ciascuna delle tre dee della vendetta (Aletto, Tisifone e Megera), nella mitologia latina dette Furie). “Si tratta di una meditazione sulla morte, sulla spoliazione.” Colpisce il colore rosso che fa da sfondo nelle tele laterali e da tappeto in quello centrale. E’ un rosso sanguigno e in esso si concentra “la carne turgida, rivestita di grigio-cenere, in una fisionomia mutante, che sprofonda nel vuoto profondo, l’angoscia del nulla.” C’è un richiamo alle figure biomorfiche di Picasso ma in  maniera stilizzata. Bacon infatti incontrò l’arte di  Picasso nell’esposizone parigina  del 1927 che gli mostrò ‘tutto un territorio ancora, in un certo senso, non esplorato, di forme organiche relative alla figura umana che la distorcono completamente.’

La prima versione di quest’opera risale al 1944 ed era nata “dall’orrore della guerra che tutto sovrasta e dall’ansia di un’implacabile giustizia”.

In questo mio manuale mancano proprio Vermeer e Kandisnky e non perché me ne sia dimenticata ma perché i quadri presenti nella mostra non sono rappresentativi della loro produzione più nota e che ho avuto modo di vedere in altre mostre per quel che riguarda Kandinsky e che conosco solo dai libri di storia dell’arte per quel che riguarda Vermeer.

Il grande assente di questa mostra mi è sembrato Caravaggio.

Ogni promessa è debito quindi vi dirò il quadro che per me vale il biglietto della mostra: quello di Van Gogh a pari merito con quello di Turner.

4 pensieri su “Da Vermeer a Kandinskj – Rimini

  1. amisaba

    Ava ci sono opere d’arte che acquistano valore per intensità nella loro riproduzione fotografica. E’ quello che mi succede con Rothko, ad esempio. Altre in cui la riproduzione fotografica rende un infinitesima parte della bellezza e intensità dell’opera d’arte vista dal vivo. Il ‘vecchio’ di Van Gogh per me rientra in questa seconda casistica.

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