Corso di Meditazione Vipassa: il mio reportage

Meditazione Vipassana: il mio reportage

Vipassana vuol dire ‘osservare le cose così come sono in realtà‘.

Vipassana è un’arte di vivere.

In tanti mi avete chiesto come sono andati i miei 10 giorni di Nobile Silenzio e io volevo fare il punto della situazione di cosa è stata questa esperienza surreale ma importante per me e quindi ecco il post.

Il post è lungo, quindi mettetevi comodi o rimandate la lettura a quando avete più tempo. D’altronde, sono stata dieci giorni senza parlare, avrò quindi delle cose da raccontare, no? 🙂

Non sarà sufficiente per capire di cosa si tratta effettivamente, occorre farla l’esperienza; ma magari così come è stato per me, potrebbe incuriosirvi l’argomento e farvi venire voglia di approfondire fino anche a prendere parte ad un corso perché… chi è che non vuole stare bene?

Cosa troverete nel post:
 Un po’ di teoria sulla Meditazione Vipassana
– La tecnica della Meditazione Vipassana così come l’ho memorizzata durante il corso (era vietato prendere appunti per via del Nobile Silenzio quindi ogni sera mi ripetevo mentalmente quello che avevo fatto fino a quel giorno 🙂 )
– La mia esperienza sul corso di Meditazione Vipassana
– Come mai ho deciso di iscrivermi ad un corso di dieci giorni di Meditazione Vipassana
– A chi consiglio un corso di Meditazione Vipassana
– Informazioni utili sul Centro Vipassana Dhamma Atala di Marradi dove ho frequentato il corso

Scegliete pure da dove iniziare 🙂

Meditazione Vipassana: un po’ di teoria

Cos’è la meditazione Vipassana? È una tecnica buddista millenaria che, attraverso l’auto-osservazione, insegna ad eliminare le negatività della mente accumulate nel passato – e che puntualmente tornano a galla non come fatti accaduti, come mi ero immaginata io, ma come sensazioni – e a non generarne di nuove nel presente.

Quali negatività si eliminano con la meditazione Vipassana?  le nostre reazioni di bramosia e avversione a ciò che di desiderato o non desiderato accade nella nostra quotidianità rendendoci di conseguenza tesi, infelici, miseri.

In che modo la meditazione Vipassana ci insegna ad eliminare le negatività?  con l’equanimità e cioè osservando la realtà con la comprensione dell’impermanenza.

Cosa vuol dire a livello pratico? Esempio: qualcuno fa qualcosa che stimola nella nostra mente un sentimento di rabbia. Cosa vuol dire ‘osservare la realtà’ in questo caso secondo la tecnica di meditazione Vipassana? Vuol dire osservare, senza avversione e con la consapevolezza della sua impermanenza, non lo stimolo esterno della mia rabbia, quindi la persona che ha fatto una certa cosa; ma il mio respiro  (pesante, agitato?) e la reazione biochimica, la sensazione fisica che si manifesta in me (improvviso calore?) nel momento stesso in cui nella mia mente sorge il sentimento negativo della rabbia.

Osservo il sorgere e il passare della sensazione fisica senza provare avversione con la comprensione della sua impermanenza perché quel calore, ad esempio, così come è sorto così passerà. E’ la legge di natura.

Qual è il vantaggio di questa osservazione? che ci fa fare esperienza del fatto che il sentimento negativo, la rabbia in questo caso, perde forza. La mente si purifica e io sono pronto ad ‘agire’ con una mente equilibrata e compassionevole invece di  ‘reagire’ a livello fisico o verbale.

Non si tratta di suggestione o autosuggestione. Fateci caso la prossima volta che qualcuno vi fa arrabbiare.

L’azione che ne deriva è un’azione attiva, a volte anche energica,  e non di accettazione passiva. Infatti, anche decidere di non reagire, ad esempio per quieto vivere, non è liberarsi dalle negatività ma reprimerle il che genera ulteriore negatività che va ad accumularsi a quella già presente nella mente.

Come mai respiro e sensazioni fisiche cambiano continuamente? perché la parte infinitamente più piccola del nostro corpo corrisponde non ad una solidità ma ad un’onda soggetta ad un continuo processo di combustione e distruzione per la sua natura atomica che il Budda intuì millenni fa e che la fisica quantistica avrebbe confermato successivamente.

Respiro e sensazioni, queste sono le due realtà che la meditazione Vipassana ci sollecita ad osservare nel loro sorgere e nel loro passare – l’impermanenza – senza attaccarsi alle sensazioni piacevoli e senza provare avversione per quelle spiacevoli – equanimità.

Fu questa l’intuizione originale del Buddha: il fenomeno di corrispondenza mente-corpo; qualsiasi cosa sorge nella mente si manifesta come una sensazione nel corpo.

Niente manipolazione della realtà quindi; ma osservazione della realtà così come è nel suo continuo mutamento.

Meditazione Vipassana: la tecnica

Ci vuole tecnica e allenamento per fare esperienza del fenomeno fisico-mentale che si verifica tra sentimento e sensazione. Un corso di meditazione Vipassana di dieci giorni serve proprio a questo.

Per prima cosa si accetta di osservare un Codice di Disciplina indispensabile per creare le condizioni adeguate a non generare nuove negatività.

Quali sono queste regole? Non uccidere, non rubare, non avere un comportamento sessuale scorretto, non mentire, non usare intossicanti.

Oltre a queste regole bisogna rispettare il Nobile Silenzio. Ogni forma di comunicazione tra gli studenti è proibita,  sia mimica o con messaggi scritti, o con i segni. Gli studenti possono comunicare tra di loro ma solo in caso di reale necessità. Ogni forma di comunicazione con l’esterno via telefono o Internet è proibita. Bisogna infatti consegnare i dispositivi digitali all’arrivo. Ovviamente in caso di emergenza possiamo essere contattati dall’esterno e il Centro può contattare il recapito da noi rilasciato nel modulo compilato all’arrivo. È proibito leggere, ascoltare musica, suonare uno strumento, fare attività fisica – tranne camminare -, pregare fare altre pratiche di meditazione o rituali.

Se ci sono riuscita a rimanere in silenzio? La risposta è: sì!

Nei primi tre giorni la pratica è volta a sviluppare la concentrazione – non distrazione badate bene – della mente attraverso la pratica dell’osservazione del respiro.

Nel dettaglio:
primo giorno: attenzione al respiro naturale per cogliere il suo entrare dalla narice destra o da quella sinistra o da entrambe. Ecco, io non mi ero mai accorta che il mio respiro impegna solo una narice per la maggior parte delle volte! Se uno non riusciva ad essere consapevole del respiro il suggerimento era quello di fare diversi respiri forti e poi riprendere con quello naturale.
secondo giorno: attenzione al ‘tocco’ del respiro in una zona ben delimitata compresa nel triangolo che va dal labbro superiore alle narici al naso. Stesso suggerimento di sopra per chi non riusciva ad essere consapevole del tocco del respiro.
terzo giorno: attenzione alle sensazioni fisiche (prurito, pressione, formicolio, calore, freddo, sudorazione, etc) nell’area come delimitata precedentemente. Se uno non riusciva ad essere consapevole delle sensazioni il suggerimento era di fare un respiro forte e di rimanere in apnea per trenta secondi.

Dal quarto giorno in poi la pratica è volta a sviluppare la purificazione della mente attraverso l’osservazione delle sensazioni.

Non vi fate spaventare dalla parola ‘purificazione’ che può magari richiamare alla mente un rituale religioso. Si tratta di andare in profondità per sradicare le negatività.

Alcune tecniche di meditazione utilizzano le visualizzazioni, verbalizzazioni, mantra ma così facendo si raggiunge lo scopo di distrarre la mente, di calmarla a livello del conscio e quindi superficialmente mentre invece la tecnica di meditazione Vipassana  va più in profondità, a livello  dell’inconscio e quindi è per questo che purifica perché elimina le negatività, non le annebbia.

Cosa si fa di preciso? una specie di scansione del corpo con la mente, come usare un software potente per recuperare la nitidezza di una foto molto sgranata (in questo caso la foto sgranata è il nostro corpo), un ‘Yoga nidra’ da seduti a gambe incrociate, per capirsi, per chi di voi che mi legge pratica Yoga, per individuare le sensazioni del corpo, prenderne consapevolezza ed osservarle con equanimità, senza avversione o bramosia, nel loro sorgere e passare.

Per chi aveva difficoltà ad individuare le sensazioni in alcune parti del corpo il suggerimento era di fermarsi ad osservarlo per circa un minuto, se si continuava a non sentire niente di continuare la scansione e di ritornarci al giro successivo. Se dopo tre volte si continuava a non sentire niente allora il consiglio era di individuare il contatto con la stoffa dei vestiti, se la parte del corpo era coperta, oppure con l’aria se era scoperta.

La fase ottimale è riuscire a rilevare le sensazioni in ogni centimetro del corpo per osservarle con equanimità ed eliminarle fino ad avere un corpo fluido.

Nella vita quotidiana ci servirà a riconoscere le sensazioni appena sorgono, ad osservarle senza attaccamento con la consapevolezza del loro essere impermanenti e poi ad agire in maniera equilibrata e compassionevole.

Ci vuole allenamento. Nemmeno dieci giorni possono essere sufficienti. I dieci giorni del corso infatti sono per imparare la tecnica; poi bisogna continuare a casa.

Nelle parti doloranti si poteva sostare un po’ di più ad osservarle e se il dolore era troppo forte si poteva, con la mente, dividere e sezionare dividere e sezionare per, come dire? velocizzare il processo del ‘passare’ della sensazione.

La scansione del corpo con la mente è il cuore della meditazione Vipassana tant’è che rispetto ai giorni precedenti in cui durante la meditazione potevamo anche uscire dalla posizione a gambe incrociate causa dolore fisico; dal quarto giorno in poi le tre ore, non consecutive, di meditazione tutti insieme nella main hall – la casetta di legno nella foto – con il maestro erano dette le ‘ore di forte determinazione‘.

Cosa vuol dire? Che ci è stato chiesto di rimanere ‘immobili’ il più tempo possibile. Al più potevamo muoverci per spostare la parte del corpo dolorante ma molto lentamente.

Lo so, volete sapere se ci sono riuscita a rimanere ‘immobile’? Be, per la metà delle volte sì e ne sono fiera, senza bramosia 🙂 Nelle altre, una o due volte ho dovuto proprio cambiare posizione altrimenti sarei schiantata dal dolore!

I primi giorni sentivo un pizzicore in tutto il viso, mi sembrava di avere delle formiche sul volto. Le sensazioni più frequenti sono state sensazioni ‘grossolane’, che corrispondono a negatività per avversione accumulate nel tempo.

Man mano che il corpo si purifica – e ci vuole tempo; è per questo che si medita così tante ore durante il giorno, quasi undici ore con delle pause – con questo andare su e giù con la mente per il corpo si arriva a scorrere il corpo con fluidità, come se ci si buttasse un secchio d’acqua in testa, ci è stato detto. È a questo punto che cominciano a sorgere le sensazioni ‘sottili’, quelle piacevoli che bisogna osservare lo stesso con equanimità nella loro  impermanenza per evitare reazioni di attaccamento, bramosia che ci renderebbero comunque infelici.

In tutti questi giorni ci sono momenti in cui il maestro presente in carne ed ossa – le indicazioni quotidiane della pratica e le lezioni serali teoriche sul Buddismo, interessanti ma a volte forse con troppe informazioni tutte insieme, vengono fornite tramite registrazioni in lingua inglese dalla voce del maestro Goenka, per gli studenti stranieri; una voce che è tutto un programma… con traduzione in italiano per gli italiani – chiama gli studenti a piccoli gruppi per chiedere se hanno capito le indicazioni, se hanno difficoltà o altro e per fare qualche minuto di meditazione insieme a lui.

Il penultimo giorno viene insegnata anche la pratica per chi raggiungerà in futuro la piena purificazione del corpo e cioè sempre una scansione del corpo con la mente ma attraversandolo, perforandolo internamente da destra a sinistra, da davanti a dietro come se si versasse dell’inchiostro in un bicchiere d’acqua. Questo il paragone che è stato fatto.

Quando anche internamente rimangono solo sensazioni sottili allora si passa alla colonna vertebrale.

La mia curiosità era tanta e anche se il corpo non era pienamente ‘purificato’ – un dolore ad una spalla è rimasto, ahimè – ho voluto comunque provare perché quell’attraversare, perforare il corpo, quel ‘piercing’ (così diceva la versione originale delle istruzioni) mi incuriosiva troppo. E dire che quando vedo una persona con un piercing provo io dolore fisico per lei…

Il corpo a quel punto diventerebbe così fluido sia esternamente che internamente che, liberato da ogni negatività, si dissolverebbe. Ecco, immaginatevi cosa mai avrò capito io quando ho letto questa cosa nel libro che cito più sotto… Pensavo che il corpo si sarebbe disintegrato!

Alle dieci del mattino del decimo giorno è stato interrotto il Nobile Silenzio il che vuol dire che si poteva parlare, anche con gli uomini, ma non toccarsi. E qui abbiamo trasgredito perché di noi donne credo quasi nessuna avesse memorizzato questa parte tanto che ci siamo abbracciate e baciate tutte appena ci siamo ritrovate nella zona all’aperto a noi dedicata perché in sala il Nobile Silenzio vigeva ancora fino alla fine del corso la mattina dopo alle 6.30

È stato in questo giorno che abbiamo preso consapevolezza di quanto il Nobile Silenzio sia indispensabile per l’apprendimento con successo della pratica e anche per essere più tolleranti tra di noi. Sono convinta che se avessimo potuto parlare nei giorni precedenti, il fastidio magari per le abitudini delle compagne di stanza o di tutte nell’utilizzo dei bagni in comune avrebbe pesato maggiormente perché lo avremmo forse esternato.

L’ultimo giorno viene insegnata la pratica conclusiva di ogni meditazione, la pratica della benevolenza e cioè di desiderare che tutti gli esseri si liberino dalle proprie negatività.

Il giorno della partenza, dopo la conclusione per me commovente per quell’invito a perdonare e ad essere perdonati, finita la colazione e preparati i bagagli, chi aveva dato la propria disponibilità ha contribuito a pulire gli alloggi, i bagni e la sala mensa.

È una pratica per sviluppare una delle virtù indirizzate a ottenere la perfezione: la rinuncia.

Frequentiamo questo corso grazie alle donazioni in base alle proprie disponibilità degli studenti che ci hanno preceduto, noi laici che con il nostro lavoro ci procuriamo da soli il nostro sostentamento e quindi non dobbiamo, come i monaci buddisti, andare in giro per le case a chiedere cibo e ad accettare quanto viene dato, e grazie anche al servizio dei vecchi studenti durante il nostro soggiorno come preparare i pasti (colazione alle 6.30, pranzo alle 11, merenda alle 17. La cena solo il giorno dell’arrivo e il decimo giorno), rigovernare la sala colazioni, la cucina e i bagni degli alloggi.

Possiamo quindi fare esperienza della ‘rinuncia’ accettando quello che ci viene donato.

Un concetto interessante trattato anche nelle lezioni serali ma ripeto è stata messa tanta carne al fuoco in quelle lezioni e comunque ciò che a me premeva era imparare la pratica che è universale e non solo per i buddisti.

Ho comunque dato il mio contributo sia finanziario che di servizio.

Questo è un concentrato di ciò che ho imparato di questa tecnica di meditazione Vipassana. Non era possibile prendere appunti ne registrare per cui ho trattenuto nella memoria ciò che mi ha colpito di più. Istruzioni e lezioni comunque poi vengono messi a disposizione dei vecchi studenti, quelli cioè che hanno frequentato almeno un corso di dieci giorni perché non credete, c’è gente che li frequenta ogni anno. E in alcuni centri c’è la possibilità di fare il Long stay sui quaranta giorni…

Meditazione Vipassana: la mia esperienza

Sono felice della decisione presa e a fine corso non vedevo l’ora di tornare nel mondo reale per mettere in pratica quanto avevo imparato.

Con l’allenamento all’osservazione delle sensazioni con equanimità sono sicura che imparerò a non generare nuove negatività di avversione e bramosia e a vivere rapporti equilibrati e sereni con i colleghi di lavoro, con gli amici, in famiglia, con gli estranei e quindi ad essere felice.

Il maestro Goenka ce lo diceva ogni sera: Be happy!

Diverse persone a me vicine erano in apprensione per la mia partecipazione a questo corso. In realtà non so come mai. Mia sorella invece mi ha dato piena fiducia da subito e così sono partita serena.

È stato faticoso per me, non lo nego, dal punto di vista fisico. Ho pensato spesso alla mia insegnante di Yoga  quando a lezione ci dice di stare nel punto di dolore finché il dolore è ‘piacevole’ altrimenti di uscire dalla posizione oppure delle ‘scapole che si cercano’  per aiutare la posizione eretta della schiena e procurare meno dolore possibile alla zona lombare.

Il primo giorno gambe e testa andavano ognuna per conto suo e la giornata mi è sembrata di settantadue ore.

Il secondo giorno cercavo la combinazione giusta tra coperte, cuscini e cuscinetti. L’occorrente viene fornito lì ma io ho portato anche la mia dotazione personale.

Il terzo giorno la mente è iniziata ad essere più tranquilla ma le gambe andavano ancora per conto loro.

Il quarto giorno, la mattina, ero contrariata perché sebbene la sera prima ci avessero detto che avremmo iniziato finalmente la meditazione Vipassana poi però si era continuato con il respiro e non ce l’avrei fatta un altro giorno ancora  con il respiro per cui ho trovato un escamotage per esercitarmi a stare ferma con le gambe.

Dal pomeriggio del quarto giorno, quando finalmente ci hanno introdotto alla meditazione Vipassana, è stato un crescendo.

Ho avuto solo un attimo di defaillance il settimo giorno. Mi sembrava nostalgia. Il giorno dopo avrei capito, facendone esperienza, che una negatività in deposito era tornata a galla e che si era manifestata come sensazione grossolana. La pazienza di osservarla con consapevolezza ed equanimità ed è scomparsa.

Se sono tornata dolorante a casa? Per niente! Ero piena di energia.

Per quanto riguarda invece il resto, il Codice di Disciplina, il Nobile Silenzio, le levatacce alle quattro di mattina a suono di gong, i pasti vegetariani, la condivisione della stanza con altre quattro persone e dei bagni con altre ventinove, andare a letto con le galline (alle 21.30) senza cena, non potermi collegare a internet o telefonare, le lezioni serali di Buddismo non mi ha pesato eccessivamente. Ero troppo motivata.

Forse mi hanno fatto un po’ impressione i momenti di pausa in cui eravamo nel piazzale a noi riservato. Immaginatevi la scena: tutte sedute con il viso rivolto al sole o ad osservare il panorama ed evitando di guardarci. Mi sembrava il momento d’aria in un carcere di massima sicurezza 😀

In questi dieci giorni fuori dal mondo dove l’unico rumore della civiltà è stato quello di un aereo posso dirvi che confermo la mia preferenza per la città rispetto alla campagna.

Non finisce tutto con il corso. Ora quotidianamente, come da indicazioni nel corso, sto meditando due ore al giorno, la mattina prima di andare al lavoro e nel pomeriggio perché mi interessa mantenere consapevolezza ed equanimità.

Sono molto fiduciosa sul successo di questa pratica nella mia quotidianità.

Tante altre cose ci sarebbe da raccontare. Dettagli anche divertenti di questa esperienza. A voce le ho condivise con alcuni.

Se avete qualche curiosità, chiedetemi pure e anche se doveste decidere di fare il corso. Sarò felice di darvi indicazioni pratiche per il soggiorno così come ha fatto Claudia con me e che ringrazio anche da qui.

Prima di chiudere il post ci tengo a dirvi che l’esperienza è comunque personale e che il Nobile Silenzio garantisce dal rischio di condizionamenti tra studenti. Per problematiche varie ci si può rivolgere al ‘manager’ assegnato, uno per le donne uno per gli uomini, disponibili entrambi 24 ore su 24; per chiarimenti sulla tecnica, al ‘maestro’.

Anche le reazioni sono personali. Ci sono state persone che ad esempio hanno pianto durante le meditazioni, persone che hanno abbandonato il corso, presumo, per fatica fisica, per ‘avversione’ verso le lezioni di Buddismo e chissà per quali altri motivi.

Io non ho mai pensato di abbandonare il corso; ero troppo curiosa di sapere come andava a finire e non ho pianto durante la meditazione ma… nel viaggio di ritorno in treno sì.

Appena mi sono seduta, le lacrime hanno iniziato a scendere giù. Per un po’ si sono fermate e poi hanno ripreso a scendere quando ho rivisto mia sorella che mi aspettava alla stazione di Siena.

Ero felice di rivederla 🙂

Meditazione Vipassana: come mai ho deciso di iscrivermi

Santo Facebook, è il caso di dirlo.

A dicembre dell’anno scorso, per caso, mi sono registrata al blog lacasanellaprateria di Claudia Porta, un’italiana che vive in Francia e che tra le tante attività insegna anche Yoga,  per seguire il suo calendario dell’Avvento. Si trattava di video brevi fatti da lei in cui ogni giorno ci proponeva una meditazione, uno spunto di riflessione, degli esercizi di Yoga.

In uno dei primissimi video parlò di questa tecnica di meditazione Vipassana che mi incuriosì molto perché riguardava l’equanimità. Come a lei, anche a me questo tema interessava molto; avevo cominciato ad appassionarmici da quando avevo letto il libro Dharma Sūtra di Śrī Tathāta.

Riuscire a gestire sentimenti come la rabbia mi interessava molto; quella rabbia, contrarietà che a volte sorge e non so neanch’io come mai. Ora lo so.

Nel gruppo Facebook creato da Claudia, per chi è registrato alla sua newsletter, in diverse ci scoprimmo interessate a questa tecnica. La cosa che mi bloccava era la condivisione della camera e dei bagni per così tanto tempo: dieci giorni. Che ci posso fare, è più forte di me.

Convinta che non ce l’avrei mai fatta ad andarci ho letto il libro Il tempo della meditazione Vipassana è arrivato, L’insegnamento e gli scritti del maestro Sayagyi U Ba Khin, colui che riprese la diffusione di questa antica tecnica indiana rimasta in disuso poiché alterata nella sua integrità, con il commento di S. N. Goenka, nato in Birmania, colui che dopo quattordici anni al servizio del maestro Khin divenne anch’egli maestro e riportò la pratica nella terra d’origine e cioè l’India e da lì in tutto il mondo.

Non di monaci si tratta ma di due laici e i corsi sono stati pensati per i laici ed è per questo che sono così concentrati nella durata perché un monaco ha meno responsabilità sociali di un laico e ha quindi più tempo a disposizione da dedicare alla pratica. Un laico deve prendersi le ferie, come ho fatto io.

Ho sottolineato quasi tutto il libro ma non riuscivo a capire la tecnica. Più passavano i giorni, più ci pensavo, più mi confrontavo anche con Claudia direttamente e con la mia insegnante di Yoga, Silvia Cavicchioli, più il mio desiderio di imparare questa tecnica nell’unico centro ufficiale in Italia cresceva e più questo ostacolo si rimpiccioliva ai miei occhi finché ho deciso di registrarmi.

 A chi consiglio di frequentare un corso di dieci giorni di Meditazione Vipassana

A chi vuole liberarsi dalle reazioni di avversione e bramosia seguendo un metodo pratico sempre a portata di mano e non una teoria. Per chi desidera vivere in maniera equilibrata e compassionevole.  Dove ‘compassione’ sta per amicizia e pietà, partecipazione, gentilezza ed empatia. Per chi vuole essere felice.

Bisogna però essere molto motivati e sapere a cosa si va incontro.

Personalmente, avendo letto di questa pratica ed essendomi resa conto che con la sola lettura non sarei venuta mai a capo di niente ma avendo comunque intuito che sarebbe stata una cosa bella e utile per me, mi sono iscritta al corso e ho trovato ciò che cercavo.

Le lezioni serali sul Buddismo sono state interessanti; ma sono altro, ecco. Non è per quelle che mi sono iscritta; ma magari qualcuno che si sta avvicinando al Buddismo potrebbe invece trovarne molto giovamento.

Informazioni utili

– calendario corsi e altre informazioni: Centro Vipassana Dhamma Atala a Lutirando di Marradi (FI).  Dando un’occhiata al sito potrete togliervi anche la curiosità della tabella di marcia giornaliera che ho rispettato al 100 %  😉
– tip: io sono andata in treno fino a Faenza e da lì ho preso l’autobus privato prenotato con il centro. Bisogna che ve lo dica: l’autobus non arriva fino al centro ma vi lascia sulla strada e poi da lì a piedi con i bagagli bisogna fare una bella salita. È proprio da lì che inizia l’esperienza, anzi no, dalla Stazione, quando ci si guarda e ci si chiede chi di quelle persone è lì per il tuo stesso motivo.
– al momento il centro può ospitare fino a 70 persone. C’è un progetto di ampliamento.
– i pasti sono vegetariani ma vari e sufficienti.
– uomini e donne non possono frequentarsi durante i dieci giorni di corso. Alloggi, sala mensa e spazio all’aperto sono ben delimitati e non si possono oltrepassare. Uomini e donne meditano insieme nella main hall divisi in due settori, tipo le prediche di San Bernardino a Siena in Piazza del Campo e Piazza San Francesco di cui ci è rimasta testimonianza grazie anche alle tavole di Sano di Pietro al Museo dell’OPA di Siena. Il decimo giorno però, dopo l’interruzione del Nobile Silenzio, abbiamo fatto una visita guidata del Centro e uomini e donne abbiamo potuto vedere per la prima volta la zona all’aperto riservata agli uni e agli altri per camminare durante i momenti di riposo.

5 pensieri su “Corso di Meditazione Vipassa: il mio reportage

  1. Renzo

    Amina sei stata bravissima. Avendo partecipato a due corsi posso parlare per esperienza diretta. Ho apprezzato molto il tuo racconto pulito ed essenziale. Hai diviso correttamente la parte oggettiva da quella soggettiva, che rimane sempre qualcosa di intimo, di personale, da condividere in tutto o in parte con altri. Sono sicuro che sarà d’aiuto a tutti quelli che cercheranno un informazione, un spunto, un idea di cosa sia l’approccio a questo forma di meditazione che io ho trovato ottima. Chiudo il commento con motto buddista:- Il maestro si presenta quando l’allievo e pronto – , ovvero, se si arriva qui, non è per caso.

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    1. amisaba Autore articolo

      Grazie Renzo per aver lasciato un segno del tuo passaggio. Per me è molto utile oltre che un piacere ricevere il feedback di chi ha vissuto questa mia stessa esperienza. Io rispondo al tuo motto con ‘chi cerca, trova’ 😉

      Replica
  2. Paolo

    Ciao sono Paolo
    Mi sono iscritto al corso di fine luglio
    .. ho paura.. di cambiare troppo..
    Anche se, forse, lo spero… ma ho paura…

    Replica
    1. amisaba Autore articolo

      Ciao Paolo,
      niente paura.
      Non conosco la motivazione per cui hai deciso di frequentare il corso ma vai tranquillo con cuore e mente aperta. Non dico che ‘tutto’ sarà nelle tue corde ma tu ascolta tutto e fai tesoro di ciò che ti è più affine.
      Non devi decidere da ora se e cosa cambiare. Anzi no, l’unica cosa che ti consiglio di decidere da ora è di arrivare fino in fondo ai dieci giorni, accada quel che accada, anche a livello emotivo 😉
      Ci sono comunque i manager per confrontarsi su eventuali disagi.
      Quando tornerai, mi piacerebbe tu mi facessi sapere come è andata.
      In bocca al lupo, anche se c’è ancora tempo; ma questo tempo sarà prezioso comunque.
      Amina

      Replica
    2. Renzo

      Ciao Paolo,
      se ti sei iscritto è perché sei motivato, o stai cercando qualcosa, molto probabilmente stai cercando il tuo centro. Chi è centrato è perfettamente in equilibrio sia con se stesso che con l’esterno. Questa è una condizione che si raggiunge passo dopo passo, è il risultato di un lavoro continuo, inizialmente può apparire duro, ma le difficoltà (come sempre accade) si affrontano una alla volta. Con la meditazione imparerai a vedere le cose per come sono, in modo imparziale, con distacco. In questo modo di osservarsi, la paura non ha posto. Qualunque sia la tua condizione, sarai invitato ad accettarti per quello che sei…senza alcun tipo di giudizio. Tutto questo non è meraviglioso? Affronta dunque questa esperienza senza preconcetti e fai tesoro dei suggerimenti che ti verranno dati.

      Con Metta

      Renzo

      Replica

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