Corso di alfabetizzazione visiva: la Figura (1)

tenuto da Daniele Marotta presso Libreria La Zona di Siena
Appunti personali, quindi non rivisti dal docente, della 2° settimana di corso

I – LA FIGURA

PRIMA PARTE

NELL’EVOLUZIONE DELLA PITTURA LA FIGURA VIA VIA SI ROMPE E VA VERSO L’ASTRAZIONE

Mosaico

In questo mosaico troviamo una delle prime raffigurazioni personali nel senso che la figura è proprio rassomigliante a Teodora. All’epoca (prima metà del VI sec. d.C.) il realismo non era ancora così evoluto. L’arte ritrattistica era presente nella cultura antica solo a livello funebre con i ritratti egizi del Fayum di epoca romana (II sec.) ritrovati nel Novecento.

FayumL’innovazione tecnica che si era raggiunta fino a tutta la durata dell’Impero Romano non era facile da diffondere e quindi con la caduta dell’Impero è andata persa. Non esisteva un principio di bellezza generale ma solo la tecnica dei morti del Fayum per rappresentare le persone.

Tornando al mosaico di Teodora dobbiamo come sempre distinguere tre momenti dell’opera:
– capire cosa è rappresentato: stuolo di persone
– capire il messaggio: chi sono quelle persone? imperatrice bizantina e il suo seguito
– identificare il contesto: quando è stato fatto e perché? è stato fatto nella prima metà del VI sec d.C. Il contesto cambia lo scopo, l’obiettivo dell’opera.

Entriamo nell’opera per gradi e notiamo:
– un abbigliamento ricco (notare i re magi nel bordo della veste di Teodora)
– una visione spettacolare con contenuto politico e religioso
– l’aureola che dà le basi per quello che diventerà l’aspetto mistico della Madonna
– idea di movimento attraverso la ripetizione delle figure e l’apertura della tenda che suggerisce l’idea di passaggio in entrata o in uscita
– Teodora è la figura più alta quindi è la più importante
– non c’è prospettiva (notare i piedi che si scalzano tra di loro e la tenda dietro che un pochino di prospettiva la dà)

Ogni immagine esprime un racconto, una direzione, un movimento.
La realtà è la fotografia.
Il realismo domina sulla verità che domina sull’idea.
Ad esempio l’acqua della fontanella a sinistra del mosaico è la verità perché è l’idea dell’acqua e non l’acqua di una fontana presente nella realtà
Teodora è per metà realismo, perché si tratta di un personaggio storicamente esistito, e per metà idea, nell’espressione del volto.

Duccio di Buoninsegna

Sono passati quasi 1000 anni ma non è che ci sia stata un’evoluzione notevole perché la conoscenza, la comunicazione e la capacità di rappresentare avviene di generazione in generazione e quindi lentamente.
Al posto di Teodora c’è la Madonna.
Cosa vediamo?
– tante persone che convergono verso una figura centrale in trono
– rappresentazione di un potere, sempre di una donna, verso la quale c’è una tensione, devozione, data dalle persone intorno
– non c’è ancora la necessità del realismo ovvero per la persona sì ma non del luogo
– forte varietà cromatica
– quale è la necessità? raccontare uno schema. L’arte sostituisce il libro perché a quel tempo il popolo non sapeva leggere
– chi è chi? c’è bisogno di fare in modo che i santi vengano riconosciuti, con Teodora non era stato necessario, e quindi troviamo quasi una lista di caratteristiche
– l’ordine, la simmetri, esaltano la Maestà di Duccio di Buoninsegna

Simone Martini

Nella Maestà di Simone Martini abbiamo la stessa scena ma rappresentata all’esterno, come mai? perché siamo a Palazzo Pubblico che era il centro del potere temporale quindi è come se la Madonna fosse venuta in visita.
Ancora pochissima evoluzione dal mosaico di Teodora. Il baldacchino rispetto alla tenda non si è evoluto tantissimo.
Notare i piedi: è un trucco e non un idea consapevole di spazio.

Piero della Francesca

Sono passati 250 anni da Simone Martini ed è successo parecchio a giudicare dalla Pala di Brera di Piero della Francesca.
Cosa vediamo?
– persone che si muovono in uno spazio con una donna nel mezzo sempre più alta degli altri
– cambia l’idea di ‘dietro’;
– c’è una maggiore complessità: nelle Maestà precedenti i personaggi hanno delle caratteristiche che li rendono riconoscibili ma tolte quelle caratteristiche sono tutti uguali; non si tratta di persone reali mentre nella Pala di Piero della Francesca qualcuno è reale, sicuramente la figura inginocchiata nell’angolo in basso a destra. Si tratta di Federico di Montefeltro, protettore di signori di Urbino. L’elmo ammaccato per rappresentare l’umanità così come l’anello vedovile
– simbologia sviluppata: l’uovo indica l’anima, la purezza; il corallo la prefigurazione della passione, la posizione del bambino prefigura la posizione della deposizione
– tutti guardano il bambino
– lo spazio è reale; la cultura umana ha prodotto la capacità di rappresentare lo spazio in maniera realisticagrazie alla prospettiva

Artemisia GentileschiArtemisia Gentileschi è una delle prime uniche donne artiste riconosciute. Si forma nella bottega di Caravaggio. Subisce violenze. Non riusciva mai ad esporre le sue opere.
Giuditta con la sua ancella è un soggetto biblico. Il culto si è moltiplicato.
Quest’opera è un tripudio di realismo.
Prima la realtà era di sostegno al simbolo; qui siamo nella realtà.
Cosa vediamno?
– due donne che hanno appena tagliato la testa a un uomo, un cesto, una spada;
– c’è un gesto, la mano sulla spalla; stanno recitando cosa che fino ad ora non c’era stata, la recitazione. Qui per la prima volta c’è un’altra persona quindi c’è un dialogo.
Esiste un elemento di visione da coltivare, matematico e semplice:
– UNO TRA ALTRI: perno su cui tutto ruota, EQUILIBRIO
– DUE: dialogo, tensione, NARRAZIONE
Londra, La Venere allo specchio, Diego Velazquez, 1648, National Gallery
Nella Venere allo specchio c’è un idea rappresentata.
Cosa vediamo?
– una donna di spalle
– uno specchio al centro della rappresentazione: tutto il resto porta qui.
Diego Velazquez cerca di rappresentare l’irrapresentabilità dell’amore, della doppiezza.
La verità dov’è? nell’inafferrabilità di Venere; lei non la vediamo che nel riflesso dello specchio volutamente sfocato.
C’è una tensione verso la conquista di Venere che per noi è irragiungibile.
Nella semplicità il grande maestro ci crea l’impossibilità.

Matisse

Con questa rappresentazione Matisse ci porta più indietro del mosaico di Teodora. Siamo nella rottura della realtà. La realtà perfetta, come racconto, come mezzo per raccontare l’irrapresentabile è superata con Matisse. E’ come se rappresentasse solo lo specchio. Decidi tu dove guardare, che idea di femminilità è.

L’arte non figurativa che si rifà all’arte primitiva. La dimensione è universale dalla scultura preistorica al collage di Matisse; va oltre la storia, rappresenta tutte le donne del mondo. Diventa un ritmo; comunica direttamente pancia-pancia, cerca di recuperare la forza del ritmo ancestrale.

L’idea primate apre ai tuoi contemporanei e quindi non è decorativa.

All’inizio del Novecento scoprono la potenza dell’arte primitiva e dei bambini.

PicassoGuernica è la prima città in assoluto ad aver subito un bombardamento. E’ accaduto durante la guerra civile spagnola per mano dell’esercito nazionalista di Franco. Picasso che abitava da quasi trent’anni a Parigi ricevette delle fotografie e in un mese realizzò quest’opera.
Cosa vediamo?
– un toro
– una donna che urla con un bimbo in braccio morto
– un cavallo che nitrisce
– un soldato morto con in mano una spada spezzata
– un lampadario
– una figura con una torcia in mano
– una figura con le braccia alzate che sta ardendo al fuoco
– una donna che si trascina
Quest’opera è il simbolo della repulsione della guerra perché richiama l’atrocità della guerra.
Il dramma comune è universale.

SECONDA PARTE
COME SI ARRIVA ALLA PERFEZIONE RAPPRESENTATIVA E POI ALL’ASTRAZIONE DAL PUNTO DI VISTA EVOLUTIVO
Mosaico

Ripartiamo dall’arte bizantina.
Cosa vediamo?
– realismo del viso: necessità della somiglianza storica
– guerriero in secondo piano con occhio semichiuso

Cimabue

L’arte bizantina era l’unica tecnica conosciuta perché con la caduta dell’Impero Romano tutte le conoscenze erano andate perse. Dal punto di vista scientifico c’è stata una involuzione quindi l ‘arte bizantina è stata il massimo finché non è arrivato Cimabue dove per la prima volta accanto ad un santo ‘ideale’ come quello ai lati delle braccia, fa un Cristo il cui incarnato è verde. I pittori erano legati ad un gusto obbligato ma qui si percepisce una voglia di realismo che vuole distaccarsi dalla tecnica. La realtà invade l’idealità. Cimabue usa il colore verde per rendere il corpo di un morto. In più c’è il peso del corpo, il dramma.

Giotto

Giotto, allievo di Cimabue, rivoluziona tutto, dall’icona ad una spazio. Necessita di uno spazio vero. Le case sono come erano in quel periodo.

Gentile da Fabriano

Gentile da Fabriano è l’evoluzione di Simone Martini.
Abbiamo bisogno di un’esperienza dove ci siamo noi. La Madonna di Giotto è come me.
In Gentile da Fabriano io sono la realtà e l’opera è la gloria del Signore ma come la vedo io oggi? come una sovrabbondanza di preziosità. La tecnica e la competenza per fare la realtà c’erano ma non si sono volute usare.

Jan Van Eyck

Jan Van Eyck è un pittore fiammingo e i pittori fiamminghi sono famosi per la preziosità iperrealistica.
La commissione è totalmente laica; non sono nemmeno nobili ma commercianti. Assistiamo alla ‘gloria’ della realtà attraverso lo spazio e la luce. Uso della scienza applicata all’arte che diventa libertà di realismo.
Il realismo è ingannevole; sembra vero ma non lo è. Non c’era ancora la fotografia quindi era tutto rappresentato dal vivo o con la memoria.
Chi ha guardato chi? forse Piero della Francesca ha guardato Van Eyck a giudicare dai volti che sembrano fatti di porcellana.

Mantegna

Grazie alle commissioni gli artisti spetimentavano. Il Cristo morto rappresentato dal Mantegna è un morto vero. E’ stato fatto un disegno di un morto dal vero. Il realismo ha vinto sull’idea. L’idealizzazione diventa decorativa. Il realismo diventa effetto.

Perugino

Nell’Adorazione dei magi del Perugino la leziosità è voluta, c’è un equilibrio tra realtà e idealismo, uno studio dei paesaggi.

Leonardo da Vinci

Nella Mona Lisa di Leonardo l’enigma non si risolve.
Potenza di quest’opera:
– la fortuna: è stata al centro di tante vicende di trafugazione
– a differenza delle altre opere non ci sono riferimenti né religiosi, né laici, né di luogo e siccome non c’è niente si presta ad interpretazione. La sua vaghezza ci colpisce.
Elemento importante di evoluzione della tecnica di Leonardo è lo sfumato.
E’ uno dei primi esempi di laicità della rappresentazione. Non ha un messaggio preciso. La committenza non è chiara. Opera fatta per l’opera fine a se stessa. Lei è un pretesto per dire qualcos’altro.

Raffaello

Con Raffaello e Michelangelo siamo all’apoteosi del Rinascimento.
C’è realismo, geometria, figure, narrazione.
L’uomo è al centro ; è la gloria della figura umana.

Raffaello

Nella liberazione di San Pietro la luce dà la dimensione drammatica, cinematografica. Il racconto domina l’idea; rappresenta un momento e non qualcuno. Raffaello e Michelangelo hanno scoperto qualcosa che poi verrà usato per sempre.

Michelangelo

Nella Creazione di Adamo di Michelangelo c’è l’equilibrio divino. Con una commissione religiosa riesce a dare una risposta rappresentando l’umanità attraverso la bellezza della forma:  Dio è uguale all’uomo.
Realtà/Umanità – Bellezza/Religione

Tiziano

Nella Venere di Tiziano troviamo la realtà come decorazione, raffinato ammiccamento.
Sono opera fatte per decorare gli ambienti. Uso privato della capacità di rappresentare la bellezza.

Tiziano

Il realismo è destinato alla politica come nel ritratto di Carlo V a cavallo di Tiziano.
La rappresentazione è al serivizio dell’uomo.

Caravaggio

Caravaggio fa il passo definitivo verso il realismo con l’uso della luce. Parte dal Mantegna per raccontarci il dramma. Lo scandalo è che per l’opera ‘Morte della Vergine’ si serve di una prostituta annegata nel Tevere per rappresentare la Madonna.
Vittoria della scena.
Non c’è più bisogno degli attributi. Sono persone. Senso di storicità nel senso che posso vedere come realmente erano i falegnami di quel periodo, ad esempio.

Caravaggio

Nell’opera ‘Madonna dei Palafrenieri’ il serpente è vivo. Non è realismo fine a se stesso. La luce domina, la forma è un espediente, il mezzo per Caravaggio.
La forma è il fine nell’iperrealismo; il fine è lo stupore: l’uomo macchina fotografica.

Velazquez

Il Filippo IV di Velazquez è un ritratto.

Rembrandt

La ‘Ronda di notte’ di Rembrandt rappresenta una scena. Manca il misticismo di Caravaggio; è già fotografico ma ancora non c’è la fotografia. La scena riguarda loro ma non l’umanità.

Marat

Realismo come fotografia. Fotogiornalismo. Nella Morte di Marat la rappresentazione diventa cronaca.

Vermeer

Nel Soldato con ragazza sorridente di Vermeer c’è una storia, c’è emozione, poesia. L’arte è diventata borghese.

Vedutista

La pittura di Giotto era un invito alla realtà; nella pittura dei vedutisti la realtà ha vinto, tutto è rappresentabile, tutto è bello.

Turner

Il naufragio del ‘Minotauro’ di Turner è un fatto di cronaca reso quasi come un documentario. In questo periodo nasce il romanzo. C’è una vicenda e una narrazione; l’interiorità ancora non c’è.

Turner

Pioggia, vapore e velocità di Turner è una delle prime opere che si libera della realtà. Distruggere la realtà per la sensazione.

Nadar

E intanto arriva la fotografia di cui Nadar è pioniere.

Monet

La pittura si può liberare perché c’è la fotografia. Nasce l’impressione della realtà.

E’ importante l’impressione della realtà; non la realtà.

E’ importante il colore.

Degas

E’ importante il movimento. La vibrazione della percezione diventa più importante della realtà. L’oggetto è un pretesto.

Manet

Edouard Manet (Parigi 1832, Parigi1883) rimane in bilico.

Seurat

Georges Seurat con la sua pittura puntinista appartiene già al post-impressionismo.
San Pietroburgo, Casa bianca di notte, Vincent Van Gogh, 1890, Museo dell’Ermitage

In Van Gogh c’è interiorità.
New York, la Orana Maria, Paul Gauguin, 1891, Metropolitan

Klimt

Picasso

 Picasso uccide la realtà; ma sviluppa una visione che parla comunque.

2 pensieri su “Corso di alfabetizzazione visiva: la Figura (1)

  1. Andrea da Bangkok

    Grazie… mi sembrava di ascoltare mio padre (ex professore di storia dell’arte) quando mi portava alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia e mi parlava dei pittori dandomi per ciascuno una sola informazione alla volta… che rimanesse impressa…come hai fatto tu qui… e vedendo la foto dell’Adorazione dei Magi del Perugino mi è saltata in mente l’immagine di mio padre che indicava l’angolo a sinistra del dipinto dove il Perugino aveva inserito il suo bel faccino, l’unico con lo sguardo volto allo spettatore e non alla scena della natività…

    E con la natività in mente ti faccio già i miei auguri di Buon Natale… 🙂

    Rispondi
    1. amisaba

      Andrea, che bella immagine di te e di tuo padre! mi sembra di vedervi. Mi è sempre piaciuta la storia dell’arte. Ho preso al volo l’occasione di questo corso; una specie di ‘ripasso’. Grazie degli auguri che intanto ricambio 🙂

      Rispondi

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