Chiave di volta

Chiave di volta

Succede di scoprire che un cliente abituale dell’albergo dove lavori, oltre che essere un funzionario di Banca, abbia la passione per la scrittura e non per puro gusto personale; infatti ha già pubblicato il suo primo libro ed è in attesa di pubblicare il secondo.

Non un saggio di finanza o economia ma un thriller.

Ecco, questo è quello che mi è capitato nelle ultime settimane.

Si tratta del romanzo Chiave di Volta per Leone Editore e il cliente/autore è Bruno Pronunzio.

E’ un romanzo breve, non più di duecento pagine, che va letto adagio per non rischiare di perdere le informazioni storiche, religiose e artistiche di cui è denso.

La scrittura l’ho trovata scorrevole dal punto di vista della narrazione, della logicità dei collegamenti e del ritmo dosato della suspance.

L’autore non ha mai frequentato un corso di scrittura, se la cavava molto bene con l’italiano a scuola e il colpo di fulmine come lettore lo ebbe leggendo Il nome della rosa di Umberto Eco.

Una leggenda metropolitana dice che ci sono più scrittori che lettori; infatti siamo invasi da romanzi nel cassetto che vogliono in tutti modi farsi pubblicare ma questo non vuol dire che tutti siano capaci di raccontare una storia.

Mi sono ritrovata a leggere il romanzo di Pronunzio senza averlo scelto io e un po’ di timore ce l’avevo, lo confesso. E se non mi fosse piaciuto? Come glielo avrei detto? Non sono brava a dire bugie ma lui è un cliente dell’albergo, come mi sarei dovuta comportare?

Per fortuna il libro mi è piaciuto e non ho dovuto rispondere a queste domande.

Anzi, se non fosse stato per la gradita coincidenza credo che non l’avrei mai letto e qualcosa mi sarei persa.

La lettura è una delle mie passioni ma non sono una lettrice seriale di thriller.

I miei precedenti si limitano a Giorgio Faletti (Io uccido e Niente di vero tranne gli occhi) e Dan Brown (Il Codice da Vinci) scelti come letture da sotto l’ombrellone i primi due, il terzo invece per verificare di persona la saccenza di Dan Brown.

Chiave di volta è un thriller… ‘storico’? ‘religioso’? Di sicuro è un thriller ‘colto’ che si snoda tra il Medioevo, per la precisione il 1314, e i giorni nostri passando per gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono i Templari, i francescani, i nazisti con i quali dovrà fare i conti il protagonista, il tecnico informatico Stefano Zarri, che suo malgrado si ritroverà a risolvere il mistero di Longino.

Non sapete chi è Longino? Ovviamente Bruno Pronunzio lo dice nel romanzo ma partirete avvantaggiati se vi sarà capitato di vedere su Rai 2 la puntata di Voyager del 12 dicembre 2016, la parte dedicata a Mantova. Andate a recuperarla se non l’avete vista, anche perché prima di Mantova, Roberto Giacobbo ha fatto vedere Siena in tutto il suo splendore 😉

Io ho visto la puntata dopo aver letto il romanzo e mi è venuto da sorridere per questa coincidenza.

Non so se capita anche a voi che quando dedicate la vostra attenzione a qualcosa in particolare, di cui non vi eravate mai occupati prima, all’improvviso tutto ciò che vi circonda vi parla di quella cosa lì.

Vabbè, questa è stata una piccola divagazione.

Tornando a Chiave di volta, oltre ai personaggi, le location dove si svolgono i fatti sono notevoli per interesse storico artistico religioso e perché non sono state scelte a caso. Si tratta di Treviso, Modena, Osimo, La Verna, Dama solo per citarne alcune, così ben descritte che a me è venuta voglia di visitarle tutte. Di sicuro mi piacerebbe percorrere i sotterranei di Osimo.

Ci sono poi Dante e Michelangelo, la Divina Commedia e la volta della Cappella Sistina.

E infine c’è il guizzo dell’autore che secondo me ha messo in collegamento realtà e invenzione in maniera così mirabile tanto che nel momento in cui, dopo aver io verificato diverse informazioni storiche e geografiche, ho deciso di dargli fiducia e di dare tutto per ‘vero’ ho scoperto successivamente che proprio da quel momento in poi era tutto frutto della fantasia dell’autore.

Leggere Chiave di volta per me ha rappresentato il gusto di poter dire ‘sì, questo è vero perché lo conosco’, di fare ricerche lì dove i riferimenti storici mi erano sconosciuti e di rimanere a bocca aperta per lo scoop/follia finale anche se dopo aver letto Zero K di Don DeLillo mi sembra che davvero Impossible is nothing, come recitava una pubblicità della Nike, e la cosa mi turba un po’.

Un thriller non si racconta per cui non lo farò nemmeno io.

Anzi, vi svelo solo questo.

Di solito quando inizio a leggere un libro non vado mai a vedere come è organizzato ma inizio a leggere dalla prima pagina e via.

Perché dico questo? Perché grazie a questo ‘vezzo’ non ho saputo in anticipo che in Chiave di volta c’è una Postfazione che svela cosa è reale e cosa no dei fatti raccontati e quindi il consiglio che mi sento di darvi e di fare come me per non privarvi della suspance e al tempo stesso rassicurarvi sul fatto che l’autore non vuole prendersi gioco del lettore.

Ringrazio Bruno Pronunzio per avermi fatto dono di una copia del suo primo romanzo con tanto di dedica.

Accertato che mi piace come scrive, e avendo questo romanzo risvegliato la parte di me che si sente giovane marmotta o Indiana Jones, leggerò sicuramente il prossimo romanzo di Bruno Pronunzio che, da quello che mi ha anticipato, avrà come riferimenti anche famose opere liriche. I miei genitori erano amanti dell’opera quindi l’argomento non mi è del tutto estraneo per cui non vedo l’ora di rispolverare le mie conoscenze.

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