‘Caveau’ a Siena di Serena Fineschi

'Caveau' di Serena Fineschi a SienaA Siena nel Vicolo del Coltellinaio una piccola edicola incastonata nelle mura antiche di un palazzo del centro storico (le vedete quelle due ragazze nell’angolo? ecco, proprio lì è) ospita dal 25 febbraio 2016 ogni mese per un anno:
‘Caveau’ –  idee mai nate.

Si tratta di una galleria d’arte sui generis, diciamo così. Maggiori informazioni le trovate qui.

Al termine dell’operazione l’artista Serena Fineschi, autrice di questa singolare installazione di arte contemporanea, svelerà il filo rosso che lega queste idee attraverso una mostra e una pubblicazione editoriale.

Nell’attesa su My Day Worth io pubblicherò ogni mese l’idea esposta con le suggestioni che mi ha trasmesso.

Non subito però, perché non voglio togliere il piacere della scoperta ai senesi in primis ma anche a tutte le persone che capiteranno a Siena di passaggio. Diciamo a metà tra un idea e l’altra in modo da poter scambiare le impressioni, con chi lo vorrà, qui o nella pagina Facebook (collegamento qui)

Siccome sono già passati quasi venti giorni dalla prima idea, eccomi qui a relazionarvi.

Siete pronti? si comincia!

FEBBRAIO 2016 idea proposta da MARINA DACCI, direttore della Collezione Maramotti, una collezione di arte contemporanea aperta al pubblico dal 2007 a Reggio Emilia.

'Caveau' di Serena Fineschi a Siena: Marina Dacci

Chiudi gli occhi e immagina (*)

E’ stato per me un colpo al cuore il pensiero di Marina Dacci

Come mai? perché ci ho trovato cose che mi stanno accompagnando in questo periodo: il silenzio, il giardino, l’ascolto.

Il silenzio perché tra qualche mese farò un’esperienza singolare, un corso di meditazione Vipassana della durata di dieci giorni che prevede l’osservanza del Nobile Silenzio. Sì, avete intuito bene, per dieci giorni non proferirò alcuna parola. Ma di questo ve ne parlerò a tempo debito, dopo aver fatto l’esperienza. Ora, anche se mi ci sto già cimentando da autodidatta, rischierei di essere noiosamente teorica.

Il giardino perché è stato il tema del ritiro di Yoga dello scorso settembre. Attraverso un gioco che prevedeva di scrivere su un foglio e in maniera anonima una qualità che vedevamo in ogni partecipante, l’ultimo giorno l’insegnante ha raccolto quanto avevamo scritto e ha inserito  in maniera creativa, all’interno dei petali di due fiori disegnati in un foglio per ciascuno di noi, tutte le ‘qualità’ che gli altri ci avevano attribuito.

Il gioco ovviamente non finiva lì. Siamo stati invitati dall’insegnante ad esporre i nostri ‘fiori’ in qualche angolo di casa, ben visibile almeno per noi, in modo da rafforzare o renderci cosapevoli delle nostre qualità e continuare a coltivarle. In questo modo avremmo sicuramente distolto la  nostra attenzione dalle negatività arrivando magari con il tempo ad eliminarle naturalmente come quando si smette di annaffiare una pianta.

L’ascolto è un’attitudine che ho deciso di coltivare maggiormente, anche al lavoro, perché mi offre la possibilità di allenarmi ad abbandonare l’abitudine alla reazione e quindi ad agire con consapevolezza ed equanimità; cosa non facile ad esempio quando trovo qualcuno che si comporta in un modo che non mi piace.

Il pensiero di Marina Dacci è un percorso sensoriale dove il senso apparentemente assente, quello del gusto, è forse sottinteso da quel  ‘giardino’ che ho immaginato con delle piante anche da frutto. Gli altri sensi invece sono sollecitati in maniera esplicita.

Ad esempio quando ho letto quel ‘Chiudi gli occhi e tocca le superfici screpolate dei muri’ ho inevitabilmente toccato il muro che avevo davanti. Mi sono sentita un po’ bambina.

Mentre invece ‘le foglie pungenti e polpose’ lì per lì non ho capito a cosa si riferissero. Scambiando poi un primo parere con una persona che mi segue su Facebook, Anna Mattii, ho saputo che si riferisce ai cactus. Non ci sarei mai arrivata! Infatti ho detto ad Anna che forse è perché non ho un giardino ‘reale’ in senso fisico 🙂

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Siccome mi piacerà anche venire a conoscenza e condividere con voi il pensiero di ogni autore sull’idea proposta, comincio subito riportando quanto detto da Marina Dacci sul suo contributo.

“L’immagine è quella di un giardino inviolato dove tutto è possibile, una linea, un percorso da perseguire nella propria vita. E’ un pensiero che qualcuno potrebbe raccogliere per un momento di riflessione e, magari, fare proprio. Credo che non a caso Serena Fineschi abbia deciso di aprire Caveau con questo piccolo contributo, perché forse rappresenta un prologo alla sua idea progettuale”. Tratto da sienafree.it

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Gli altri artisti che hanno esposto la loro idea nel singolare Caveau di Serena Fineschi a Siena li trovi nella categoria Caveau

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(*) Chiudi gli occhi e immagina.
chiudi gli occhi e respira:
Senti il profumo degli incensi
e dell’aria calda.
Chiudi gli occhi e tocca
le superfici screpolate dei muri,
le foglie polpose e pungenti.
Chiudi gli occhi e senti
il fruscio delle tende nel silenzio.
Spalancali ora.
La tua luce e l’ombra si mescolano
nel giardino segreto:
dove puoi scivolare con gli occhi
dentro mille superfici, mille anfratti.
Silenzio.
Il giardino è inviolato
è il tuo giardino.
Puoi lasciarlo (?) fluire
la carezza delle emozioni,
le malinconie, i sussulti,
i tremori, i nodi (?) assoluti.
Senza paura.
Il giardino è dentro di te.

(*Dedicato a Isa
e a tutti quelli che hanno
la pazienza di ascoltare…)

NOTA: i punti interrogativi indicano le parole di cui non sono sicura perché la scrittura non era chiara.

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