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Maledetta felicità di Marianne Power

Maledetta felicità di Marianne Power

Maledetta felicità, libro d’esordio di Marianne Power pubblicato in Italia da Giunti Editore, racconta  l’esperimento fatto nel 2014 dall’autrice, una trentaseienne giornalista irlandese, di  dedicarsi ogni mese per un anno poco più alla lettura di un libro di auto aiuto e soprattutto di mettere in pratica gli esercizi che l’autore di turno suggeriva per superare il limite affrontato nel libro.

Il rischio in agguato di solito quando si leggono libri di auto aiuto infatti, e Marianne lo sa benissimo perché non è che di punto in bianco ha iniziato a leggere libri di crescita personale ma ne era già una consumatrice compulsiva prima dell’esperimento,  è sempre lo stesso: leggere, nutrire la nostra mente di concetti rivelatori e poi passare ad altro tralasciando gli esercizi.

L’esperimento contenuto in Maledetta felicità nasce perché Marianne Power in un momento preciso della sua vita tocca il famoso fondo che tutti noi prima o poi tocchiamo e realizza di dover fare qualcosa.

Con tutti i libri di auto aiuto che io ho letto non potevo non essere incuriosita da un tale esperimento anche per sapere il giudizio finale dell’autrice sull’utilità di questi manuali.

Il libro è  scorrevolissimo, divertente e razionale.

Dei libri scelti per l’esperimento qualcuno l’ho letto anch’io  (The Secret di Rhonda Byrne, Il potere di adesso. Una guida all’illuminazione spirituale di Eckhart Tolle, Puoi guarire la tua vita di Louise Hay).

Altri non li ho letti ma ho avuto modo di intercettare i loro autori, uno su tutti: Tony Robbins.

Altri ancora non li ho letti ma ho capito di averne letti altri dello stesso argomento.

Il pregio di Marianne, secondo me, è che è riuscita in poche righe e qualche citazione a centrare il cuore di ciascun libro di auto aiuto, a fargli il pelo e contro pelo con lucidità dopo aver seguito per un mese gli insegnamenti in esso contenuti e a dire con schiettezza quando un libro rischia di essere uno specchio per le allodole.

Marianne in Maledetta felicità condivide con noi le proprie resistenze e vulnerabilità ed è in queste resistenze e vulnerabilità che molte lettrici si potranno ritrovare, secondo me, perché sarà come ‘confrontarsi’ con qualcuno che ha fatto un percorso simile a quello che abbiamo intrapreso noi per superare i nostri limiti nella ricerca della felicità.

Quando ci dedichiamo a questo tipo di approfondimento spesso capita di non essere capiti da chi ci sta intorno, di provare fastidio per la loro apparente superficialità o perfetto equilibrio.

A me ad esempio a volte è capitato, mentre stavo leggendo un libro di auto aiuto, di vedere in atto in persone conosciute quell’atteggiamento che magari io mi stavo impegnando in quel momento a rendere mio per vivere meglio e mi sono ritrovata a chiedermi  ‘come mai a lei viene naturale? oppure ‘starà leggendo anche lei un libro di auto aiuto senza avermelo detto?’ .

Infine la domanda che crea più ansia in assoluto è ‘quelli che frequento ogni giorno si staranno accorgendo del mio cambiamento, altrimenti che senso ha?’.

Sono domande che, seppur sbagliate perché lo scopo non è piacere agli altri ma a noi stesse in primis, ci facciamo come anche Marianne nel corso dell’esperimento per cui mi è stato facile empatizzare con lei.

Non ci sono solo libri in Maledetta felicità ma anche personaggi che ruotano intorno a Marianne che sanno del suo esperimento e una psicologa che fa una breve comparsa ma che comunque c’è.

Sono personaggi fantastici perché sono quelli che ti riportano con i piedi per terra altrimenti si finisce per vivere in un mondo parallelo lontano da quello reale.

Servono i libri di auto aiuto? Secondo me sì così come credo che la traiettoria di alti e bassi che ha attraversato Marianne sia un passaggio obbligato per uscire a riveder le stelle.

Inoltre credo che ne Marianne, ne io ne chiunque si dedica alla propria crescita personale smetterà di rileggere o leggere libri di auto aiuto perché la ripetizione aiuta molto, secondo me.

Il valore aggiunto di Maledetta felicità è che non si tratta di un esperimento di qualcuno che ha voluto fare qualcosa di eccentrico ma di qualcuno che voleva non sentirsi più “difettosa”.

Se ho trovato qualche spunto interessante per me? Be sì.

Grazie alle citazioni di Conosci le tue pure e vincile di Susan Jeffers insieme a Terapia del rifiuto di Jason Comely ho capito finalmente il significato di quella pratica proposta sovente dai guru della crescita personale per superare le nostre paure quotidiane.

La pratica consiste nel  fare qualcosa che non faremmo mai per paura, per la sua assurdità come ad esempio entrare in un Bar, ordinare un caffè e chiedere lo sconto alla cassa.

Lo scopo di questi esercizi è di farci uscire dalla famosa ‘comfort zone’ e assaporare la gioia di vivere per aver “attraversato un confine tra chi parla e chi fa” senza  star lì ad “aspettare che ci venga il coraggio di fare quello che vogliamo fare”.

Esercitandoci con cose piccole riscopriremo le nostre potenzialità e “il mondo ci apparirà pieno di possibilità.”

Ecco, io ho sempre provato fastidio quando mi è stato proposto una cosa del genere così come fare atti di gentilezza a casaccio etc ma la motivazione della Jeffers devo dire che mi ha persuaso forse anche perché in questo momento sto approfondendo l’argomento ‘ego’.

La vera paura secondo la Jeffers è quella della ‘mortificazione dell’ego, di apparire idioti, di non saper gestire la consapevolezza di non riuscire a fare ciò che intendiamo fare.’

E qui il contributo di J. Comely ha chiarito maggiormente secondo me il concetto e cioè abbiamo paura di fare anche ciò che crediamo ci renderà felici per paura del ‘rifiuto’.

Conely propone di esercitarsi con la terapia del rifiuto chiedendo ogni giorno a persone sconosciute cose che al novantanove percento  sappiamo non ci verranno accordate per imparare ad incassare il colpo senza per questo farne una tragedia perché “un rifiuto fa male ma non uccide”.

Lo scopo della terapia del rifiuto è “abituarsi a sentirsi a disagio con piccoli rifiuti per poi sentirsi più forte di fronte a quelli grandi”.

“Privarsi della possibilità di provare è il vero fallimento” ha dedotto Marianne.

Queste pratiche di Jeffers e Conely sono indicate per tutto anche per quando vogliamo approcciare gli sconosciuti.

Sono molto divertenti le parti in cui Marianne racconta dei suoi tentativi per piacere agli uomini che piacciono a lei per invertire la tendenza a piacere a quelli che a lei non interessano. E qui tira in ballo un altro manuale che deve essere molto spassoso: Tutti gli uomini vengono al pettine di Matthew Hussey.

Quale insegnamento ha ricavato Marianne Power da questo esperimento?
Be, leggete il libro e lo scoprirete! Personalmente credo che ogni tanto mi ritroverò a rileggere gli ultimi due capitoli di Maledetta felicità per ricordare a me stessa cosa fa sì che un giorno e quando meno te lo aspetti qualcuno ti dice ‘hai una luce diversa negli occhi’ e non è perché stai frequentando un uomo.

Succede a Marianne ed è successo anche a me.