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Il Diario della Gratitudine e l’Eutirox

Il Diario della Gratitudine

A volte – confesso – penso che certe esperienze occorra ‘farle’ senza necessariamente ‘raccontarle’, soprattutto quelle che riguardano la crescita personale.

A volte – per fortuna – realizzo che se qualcun altro non avesse scritto dell’argomento ‘Vipassana’ portando la sua esperienza personale, ad esempio,  io mi sarei persa qualcosa che si è rivelata preziosa per me.

È per questo che oggi voglio parlarvi di un’altra cosa che si sta rivelando preziosa per me e cioè del mio ‘incontro’ con il Diario della Gratitudine avvenuto qualche mese fa e del perché ho tirato in ballo l’Eutirox nel titolo del post. Magari potrebbe rivelarsi altrettanto prezioso per qualcuno di voi, chissà! Continua a leggere

50 anni oggi e sentirli tutti. Buon compleanno a me!

50 anni oggi e sentirli tutti. Buon compleanno a me!

La foto di apertura del post è stata scattata il giorno 6-8-67. Lo so perché, da quando è nata mia sorella e poi io, mia mamma ha sempre scritto la data sul retro di ogni fotografia. Avevo sei mesi e qualche giorno. Mi spiace che non ci sia mio padre; ma c’era lui dietro l’obiettivo della macchina fotografica. Mi sembra quasi di sentirlo ‘mimma, mimma, guarda qui!’ e io invece con lo sguardo perso verso l’infinito e oltre 😉

E’ la foto che mi piace di più di quelle di quando ero piccola. Il sorriso amorevole di mia mamma, la premura con cui mi sostiene temendo forse che mia sorella mi faccia cadere ma non negandole il piacere di contribuire a sostenermi, il riso di mia sorella che si ritrova tra le mani il bambolotto che ero io. Insomma, si legge ‘amore’ in questa foto.

Veniamo all’oggi.

Negli ultimi mesi ho aspettato i miei cinquant’anni come quando da bambina non vedevo l’ora di compiere i dieci anni. All’epoca perché finalmente avrei raggiunto il numero con due cifre. I cinquanta invece? Per potermi guardare indietro, sorridere, commuovermi, perdonarmi, ringraziare e andare avanti in questa che considero la seconda parte della mia vita. Non la seconda metà, sia chiaro.

So che i buddisti non festeggiano il compleanno perché sarebbe come ricordare alla persona che li compie che si sta avvicinando sempre di più alla morte.

Io alla morte è da anni che ci penso, non perché abbia qualche malattia, ma perché è qualcosa a cui non possiamo sottrarci che che ne dicano gli scienziati che studiano la crioconservazione.

È come nascere. Dopo nove mesi la futura mamma, voglia o non voglia, terrorizzata o meno al solo pensiero del dolore che proverà, dovrà farsi forza e partorire perché quella creatura, noi all’inizio della nostra vita, farà di tutto per uscire dall’utero. Così la morte, la famosa ‘livella’ di Totò.

Cinquant’anni dicevo e sentirli tutti, come ho scritto nel titolo di questo post.

Ho convissuto con la sensazione di sentirmi sempre un passo indietro agli eventi; come quando ci viene in mente una replica brillante e calzante ad un complimento, una critica o una battuta e però questa replica arriva fuori tempo massimo e quindi dobbiamo tenerla per noi.

Per fortuna qualche treno è passato anche due volte nella mia vita e quindi ho avuto la mia seconda opportunità.

Ho coltivato individualismo, distacco e autonomia come conseguenza di una decisione presa dai miei genitori al posto mio in quanto ero minorenne. Non volevo che accadesse mai più di sentirmi così impotente nel non poter decidere io per me.

Da adulta ho capito quella decisione e non posso non ammettere che si è dimostrata vincente quindi mamma e papà, se avevate qualche rimasuglio di dubbio, sappiate che vi voglio bene e che so bene che non si nasce genitori ma che, di solito, si cerca di prendere le migliori decisioni per i propri figli e questo è quello che voi avete fatto trentasette anni fa per me e Paola trasferendoci tutti in Italia, il vostro paese nativo.

Sono rimasta ‘figlia’ nel senso che non ho generato a mia volta; in compenso sono due volte zia ed è un’esperienza bellissima. Mi piace farmi chiamare ‘zia’ ma il rapporto è quasi da sorella maggiore. Solo una volta ho sentito il bisogno di fare un discorso ‘serio’ ai miei nipoti; è stato per fargli sapere esplicitamente che io ci sarò sempre, per loro; ovviamente nei limiti della mia esistenza fisica. Certe cose vanno dette, ne sono convinta.

Se ho trovato la mia strada? Mi sento come se mi mancasse davvero pochissimo per raggiungere la piena comprensione, la formula magica per stare bene. Forse che quando arriverà, vorrà dire che sarò arrivata al capolinea? Lo dico con serenità, almeno nell’intenzione. O forse è l’essenza della verità dell’impermanenza? Tutto è in continuo mutamento per cui meglio continuare l’allenamento al problem solving.

Non chiedetemi se sono felice. Qualche intuizione ce l’ho e ci sto lavorando.

Mi rendo conto che anche queste righe potrebbero sembrare fuori tempo massimo; non so se a cinquant’anni le riflessioni e conclusioni a cui giungere devono essere altre. Non importa. Queste sono le mie.

Come festeggerò oggi? Non con fuochi d’artificio, no. Non sono mai stata una festaiola. In programma c’è: pranzo in famiglia per farmi coccolare dalle persone più care e che più di tutte hanno dovuto fare lo sforzo di ‘accettare’ quella che sono; sera a cena in un ristorante ‘top’ di Siena. È il regalo che mi fa la mia migliore amica, Simona, la testimone dei miei successi e insuccessi da quando ci conosciamo, ormai tanti anni. È bello avere una ‘amica del cuore’, come si dice da bambine. Approfitto per ringraziare il compagno di Simona e le bimbe perché ci permettono di continuare a coltivare questa amicizia. Mi rendo conto che per Simona è un tantino più complicato che per me scegliere ogni volta un giorno e un’ora da dedicare a quello che fanno di solito le amiche, chiacchierare, andare per negozi, per luoghi belli, a cena fuori. Nel farlo lei deve tener conto anche degli impegni con la propria famiglia.

Regali? Eh, questo sarà l’anno di New York! È il regalo che faccio a me stessa con il notevole contributo di mia sorella. Grazie Sister! Mancano nove mesi; sì come una gestazione. È che a gennaio non mi sembrava proprio il caso di andare a New York con tutto il freddo e la neve che fa. Vi ricordo che sono nata ai Tropici.

Abbiamo già acquistato biglietti aerei e prenotato l’albergo a due passi -dico ‘due passi’- da Time Square e mi sembra già di essere lì.

Ci penso e sorrido da sola perché l’anno scorso di questi tempi ero proiettata al corso di meditazione Vipassana; quello in cui sono stata dieci giorni in silenzio etc. Quest’anno invece sono proiettata al viaggio a New York. Una bella differenza. Approfitto anche per dire alla mia capa che il corso ho voluto farlo entro il 2016 e prima dell’estate e l’inverno, temevo infatti di patire troppo caldo o troppo freddo, perché volevo fare questo passo ‘prima’ dei miei cinquant’anni. Ti chiedo quindi scusa per essere stata così insistente tanto che hai dovuto rinunciare alla tua settimana di ferie al mare. Grazie Gaia.

Ci sono altre persone da ringraziare, quelle che mi hanno accolto dandomi una possibilità, accettato, voluto bene perché era la loro vocazione, lavoro, indole o per amicizia ma soprattutto per come io sono. Ah! Quanta banalità pensavo si nascondesse dietro questa frase. La detestavo quando mi veniva detta perché la interpretavo come un non volersi mettere in rapporto con me. Ho imparato invece che accogliere, accettare o voler bene a una persona ‘così come è’ vuol dire ‘rispetto’.

Sono persone che, sebbene alcune a loro insaputa, altre agli antipodi da me come stile di vita e scala di valori e altre frequentate per un breve tratto della mia vita, in comune hanno l’avermi insegnato e testimoniato con il loro agire che per raggiungere una meta bisogna che ci muoviamo noi in prima persona, nessuno lo farà al posto nostro.

Quindi dico grazie a Francesa, la mia compagna di banco al Liceo; Sante, Tina, la dott.ssa B. Marchi, la dott.ssa A. Signorini, Mauro, Luca, Gaia, Maurizio, Simona, mia sorella Paola, Andrea, Silvia, la mia insegnante di Yoga; e quindi a me stessa perché credo di aver fatto tesoro di quell’insegnamento anche se continuo a prendermi ogni volta un minuto per ‘frignare’ o per il ‘#maiunagioia’ quando qualcosa va storto. Un minuto solo, però; giuro!

Ci sono ancora tre persone che voglio ricordare e ringraziare in maniera particolare in questo giorno perché non ci sono più. Si tratta di mio nonno Attilio; sua sorella Rosaria e mio padre, Remo. So che ci sono alcuni parenti a me cari che leggeranno questo post e quindi ci tengo ancora di più a ricordare queste persone.

Mio nonno perché non avrei potuto desiderare di meglio. Un nonno che mi ha viziato durante gli anni del Liceo portandomi sempre i gianduiotti ‘Pernigotti’ che mi piacevano così tanto che ci rimaneva malissimo quando non li trovava di quella marca. Un nonno rimasto vedovo tropo presto e che non ha mai preteso moine, bacini, smancerie etc da noi nipoti. Proprio adatto a me, in questo senso. Una persona semplice, aperta agli scherzi anche se riservata, signorile nei modi e nel vestire. D’altronde era sarto, e che sarto! Era un musicista, suonava il flicorno soprano nella banda del paese, ed era anche un amante dell’opera. Un nonno che negli anni ‘Settanta prese l’aereo, da solo e per l’unica volta in vita sua, per venirci a trovare in Venezuela. Un nonno capace di prendere ogni giorno l’autobus per venirci a trovare in città ma che rifiutava sempre, con garbo e fermezza, di rimanere a dormire da noi. Ah, quanto gli somiglio in questo suo senso di indipendenza.

Mia zia Rosaria. Una donna minuta che ho conosciuto quando già l’artrosi deformante aveva piegato il suo busto quasi a novanta gradi. La ricordo con i suoi capelli grigio bianco raccolti in due trecce appuntate sul capo, gli orecchini d’oro a campanella, le sue gonne a campana che si faceva da sola, le presine di lana che faceva per tutti, le polpette di tonno e la frittata cotta nel grande camino della cucina della casa di famiglia. Il vezzo di acquistare la rivista di moda ‘Anna’, quando ne aveva possibilità. Le sue domeniche a giocare a tombola anche d’estate in casa di sua cugina. Anche lei è rimasta ‘figlia’. Mi sono sempre chiesta se fosse stata felice. Lei era sempre gioiosa ma poi sentivi dirle ‘La felicità non esiste’, ‘Tutto finisce’ con quell’espressione in volto che forse tradiva un rimpianto. Chissà.

Mio padre…
Non mi ha tradito mai; proprio mai. Un grande lavoratore; da muratore – di quelli però che sapevano costruire una casa di sana pianta – a titolare in società di una azienda di trasporti. Uno dei ricordi che ho da bambina è quando all’inizio dell’anno scolastico si andava in libreria, ‘la’ libreria Maribe, ad acquistare i libri di testo e la sera stessa dopo cena mio padre li foderava perché non si sciupassero. Un rituale che si ripeteva ogni anno. Lui che foderava i libri e i quaderni sul grande tavolo della sala da pranzo, prima la carta fantasia e poi la carta trasparente, quella con la colla, e Paola e io insieme a mia mamma intorno al tavolo a guardarlo con ammirazione. Una persona che amava la vita e che era estremamente curiosa. Tra i suoi hobby quello del radioamatore. Con l’avvento dei computer e di internet ogni tanto mi chiamava per chiedermi come risolvere un intoppo. Gli avrei regalato volentieri un iPad. Si sarebbe divertito e avrebbe potuto alternare con la lettura, la radio, la settimana enigmistica i suoi giorni meno fortunati. È stato il primo ad insegnarmi che bisogna darsi da fare in primis per raggiungere i nostri obiettivi, sia in tempi di grassa che di magra. Infatti lo stesso insegnamento mi ha dato quando il lavoro gli è andato meno bene e quando poi la malattia lo ha messo a dura prova fino a portarcelo via. Credo di non essermi resa conto fino in fondo della sua malattia tanto lui non ci ha mai fatto pesare il dolore e la sofferenza che provava. Mi spiace non aver avuto il privilegio che ha avuto invece mia sorella Paola e cioè quello di cogliere il suo ultimo espiro.

No, non ho finito…

Mamma, tu ci sei ancora. Credevi non ti avrei dedicato pubblicamente un pensiero, in questo giorno? Grazie di tutto e sappi che sono orgogliosa di averti come mamma. Anche tu hai fatto passi da gigante nella tua vita. Non aggiungo altro perché lo sai, no? Poi tu te ne approfitti 😉 Spero che Paola ti faccia leggere questo post.

E ora, che abbia inizio il mio cinquantesimo; o che finisca, come meglio preferite. È un po’ come il dibattito sul terzo millennio: è iniziato nel 2000 o nel 2001? Decidete voi! 🙂

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Ascoltare, il mio mantra per il 2017

I maestri di crescita personale che mi è capitato di incrociare nella vita reale e nel web suggeriscono, soprattutto all’inizio di un nuovo anno, di scegliere un obiettivo da realizzare entro un certo periodo di tempo e di identificarlo con una parola che faccia da promemoria, un mantra.
Ascoltare, il mio mantra per il 2017

Questo obiettivo da realizzare dovrebbe essere qualcosa di concreto.

Ebbene, anch’io quest’anno voglio focalizzare la mia attenzione su un obiettivo che all’apparenza può non sembrare concreto ma che per me invece lo è, se mi guardo indietro.

Quale sarà quindi il mio obiettivo? Quale sarà il mio mantra per il 2017? Continua a leggere