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Domenico Beccafumi, affreschi di Palazzo Bindi Sergardi

Siena: uno scorcio di Piazza del Campo da Palazzo Bindi SergardiSiena è piena di scrigni preziosi. E’ un dato di fatto.

Una delle mie ‘fantasie’ è di poter entrare in ogni palazzo di Siena per scoprire cortili, pozzi, logge, viste mozzafiato dall’alto e decorazioni preziose come quelle di Palazzo Bindi Sergardi oggi Casini Casuccini in Via dei Pellegrini.

Non per essere forzatamente autoreferenziale ma negli anni universitari, parlo degli anni Ottanta del secolo scorso, quel Palazzo in Via dei Pellegrini e l’abitazione accanto a quella dove si trovano gli affreschi del Beccafumi di cui vi racconterò in questo post mi era molto familiare perché ci abitavano delle mie amiche universitarie. Non immaginavo però all’epoca che ‘accanto’ ci fosse cotanta bellezza anche perché il mio amore viscerale per Siena ancora non era scattato e le mie conoscenze sulla città erano quindi scarse.

Ebbene, per la seconda volta ho avuto l’occasione di poter ammirare questi affreschi grazie ad una visita guidata con la professoressa Marilena Caciorgna.

Si tratta della volta affrescata da Domenico Beccafumi nel 1519 in occasione del matrimonio di Alessandro Venturi, allora proprietario del Palazzo.

In una frase vi ho dato delle informazioni che agli studiosi ci è voluto del tempo per elaborare.

Di questo ciclo di affreschi infatti non c’è documentazione per cui per risalire alla datazione si è tenuto conto del fatto che il Vasari affermasse che grazie a questi affreschi Beccafumi si era guadagnato la commissione degli affreschi per la Sala del Concistoro di Palazzo Pubblico iniziati nel 1529 e terminati nel 1535, cosa che è ovviamente documentata.

L’ipotesi che gli affreschi fossero stati eseguiti per un matrimonio ha trovato conferma nel piano iconografico basato su valori coniugali e civici e nell’aver identificato come proprietaria del Palazzo al tempo degli affreschi non la famiglia Agostini come indicato dal Vasari ma la famiglia Venturi grazie all’approfondimento dello stemma ligneo che si trova al centro della volta formato da tre rose con cinque petali ognuna e una banda orizzontale. Sapendo questo e facendo qualche ricerca in più gli studiosi sono risaliti al matrimonio di Alessandro Venturi avvenuto nel 1519.

Non ultimo anche il fatto che nel Palazzo Petrucci, difronte a quello Bindi Sergardi, nel 1509 era stato realizzato un ciclo di affreschi con impianto iconografico simile in occasione del matrimonio tra Borghese Petrucci e Vittoria Piccolomini. Gli autori erano stati Pinturicchio, Signorelli e Girolamo Genga quindi vuoi che la famiglia Venturi non li avesse visti o Beccafumi stesso? Detto per inciso, tale sala o ‘Gabinetto del Magnifico’ fu completamente smantellata nel tempo. Alcune scene si trovano nella Pinacoteca di Siena, altre sparse in vari musei nel mondo.

La prima cosa che colpisce entrando in questa sala rettangolare di Palazzo Bindi Sergardi sono i colori cangianti con i quali il Beccafumi  ha reso vitale ogni singolo personaggio, gli ambienti e gli oggetti di questi affreschi ottimamente conservati e le dimensioni ridotte delle figure rispetto a quanto possiamo vedere generalmente del Beccafumi.

A Siena abbiamo molto da poter ammirare normalmente  di Domenico Beccafumi come gli affreschi dell’Oratorio di San Bernardino, gli affreschi della Sala del Concistoro, l’affresco al Santa Maria della Scala, le pale sparse per alcune Chiese di Siena, nella Pinacoteca Nazionale, nel Museo dell’OPA, nel Palazzo Chigi Saracini, le tarsie del Pavimento del Duomo di Siena e qualcosa persino al Campansi.

In questi affreschi di Palazzo Bindi Sergardi c’è un ‘quid’ in più che agli studiosi ha fatto presupporre un secondo viaggio del Beccafumi a Roma in cui deve aver visto gli affreschi di Raffaello alla Farnesina e ai Musei Vaticani tanto sono evidenti i richiami sul piano compositivo e di alcune soluzioni come ad esempio i due finti ‘arazzi’ al centro della volta sicuramente ispirati da quelli della Loggia di Psiche.

Il ciclo di affreschi di palazzo Bindi Sergardi ha una triplice lettura: iconografica, storica e mitologica.

Le scene storiche sono raccontate in otto ottagoni più i due ‘arazzi’ al centro della volta e le scene mitologiche in dieci tondi tra una vela e l’altra.

La fonte letteraria che riguarda gli episodi storici romani e ‘stranieri’ raffigurati nei sei ottagoni più i due ‘arazzi’ nel centro in proporzione di 2 a 1 è il Factorum et dictorum memorabilium libri di Valerio Massimo mentre le scene mitologiche all’interno dei dieci tondi sono tratte dalle Metamorfosi di Ovidio per la maggior parte.

Ogni ottagono è accompagnato da un’iscrizioni che permette di capire meglio le immagini.

Come sono disposte le scene? Da dove cioè dobbiamo iniziare a guardare?

Le scene degli ottagoni girano in modo circolare. È una tecnica della struttura compositiva antica per mettere in evidenza gli episodi che ci interessano di più, ci ha rivelato Marilena Carciogna.

In questo caso si parte dalla parte della volta sopra la parete da dove si entra nella sala e che fa angolo con uno dei lati stretti della sala che affaccia su Via dei Pellegrini.

Si inizia con il giuramento di Attilio Regolo (esempio di rispetto della parola data), il suicidio di Catone l’Uticense (esempio di amore per la libertà), la fermezza d’animo del fanciullo macedone (esempio di capacità di sopportazione) e al centro Zeusi dipinge il ritratto di Elena traendo ispirazione da alcune fanciulle crotoniati (esempio di fiducia nelle proprie capacità ed acume nelle scelte. Ognuna delle fanciulle mostra il meglio di se e Zeusi fa una selezione delle parti del corpo più belle di ciascuna per dipingere l’immagine di Elena.)

Si passa alla parte opposta e qui notiamo come Scipione sia rappresentato più volte. Scipione infatti è l’eroe più amato del Rinascimento come esempio di amor patrio, ci ha rivelato la nostra guida.

Si prosegue -cercando di non farsi venire il torcicollo- rivolgendo lo sguardo all’altro episodio centrale, la continenza di Scipione e poi ai lati Scipione richiama i soldati al senso dell’onore, la punizione di Spurio Cassio (esempio di giustizia) e il sacrificio di Zaleuco di Locri (esempio di giustizia).

Chi conosce queste storie si accorgerà che, tranne quelle centrali, si tratta di esempi eccessivi che ci fanno effetto per la loro crudeltà come ad esempio quello del sacrificio di Zaleuco di Locri.

In pratica questo saggio legislatore si trovò a giudicare il proprio figlio reo di adulterio secondo la legge da lui stesso promulgata che prevedeva per quel reato l’estirpazione di entrambi gli occhi. Per contemperare il suo ruolo di giusto legislatore con quello di padre misericordioso fece cavare un solo occhio al figlio togliendosi l’altro lui stesso.

Le  scene mitologiche rappresentate nei tondi sono: La fuga di Enea da Troia, La caduta dei giganti, Il giudizio di Paride (scena che viene scelta spesso in contesti matrimoniali), Le tre grazie, Il diluvio universale, Prometeo plasma l’uomo, Deucalione e Pirra, Ercole al Bivio, La gara di Poseidone e Atena e una scena non meglio identificata.

Ai lati dei tondi sono rappresentate famose figure femminili vestali, guerriere ed eroine suicide riconoscibili, anche se non tutte, dal loro attributo.

Come ci si sente quando si viene via da questa sala di Palazzo Bindi Sergardi? Sicuramente diversi da quando si è entrati.

Personalmente sono venuta via con una sensazione di gratitudine per il talento artistico portato a tale livello (‘Ci troviamo di fronte ad un artista in evidente stato di grazia’ cit. Antonio Pinelli), con la curiosità di approfondire il significato delle scene rappresentate -infatti sono andata a rileggermi il contributo di Antonio Pinelli contenuto nel catalogo Domenico Beccafumi e il suo tempo realizzato in occasione della mostra a Siena dedicata al Beccafumi nel 1990- e di chiedermi se i valori proposti siano ancora oggi condivisibili.

E’ vero che le visite a agli affreschi del Beccafumi di Palazzo Bindi Sergardi non sono frequenti ma seguendo sul web i siti di chi organizza visite guidate a Siena magari vi capita di intercettare la prossima occasione.

Ho fatto delle foto con l’iPhone ma ancora non ho avuto l’autorizzazione a pubblicarle per cui per ora vi lascio il link ad una gallery che ho trovato sul web (cliccate qui)

La foto di apertura del post invece l’ho scattata dal balcone di Palazzo Bindi Sergardi.