Badia a Monastero nel Chianti

Badia a Monastero nel Chianti

Ieri sono stata alla presentazione del libro Torri, casseri e fortezze nel Chianti, della collana Fortificare con arte, di Francesca Marchetti, Giovanni Mazzini ed Ettore Pellegrini per Betti Editrice e ho scoperto che è stato oggetto di studio per questa pubblicazione anche Badia a Monastero che avevo visitato qualche anno fa.

Badia a Monastero nel Chianti

Sono quindi andata a recuperare le foto che avevo fatto in quell’occasione perché il complesso mi era piaciuto moltissimo.

Badia a Monastero nel Chianti

Mi sono ricordata anche però di quanto fosse stato difficile raggiungerlo in quanto le indicazioni ora c’erano ora no. Quindi per fare un servizio ‘utile all’umanità’ ecco qualche dritta.

Badia a Monastero nel Chianti

Intanto memorizzate questi due nomi Abbadia d’Ombrone e Abbazia Monastero. Il primo perché è quello che trovate sul cartello stradale (da Siena, superstrada per Roma, uscita Colonna del Grillo, seguire per Bucine tenendo d’occhio il lato sinistro della strada). Il secondo invece è quello che trovate sul navigatore del vostro smartphone.

Badia a Monastero nel Chianti

Una volta arrivati ne vale davvero la pena.

Badia a Monastero nel Chianti

Il cipresso all’ingresso del viale principale e il prato tutto intorno mi hanno ricordato l’Abbazia di Sant’Antimo nella zona del Brunello. L’interno non è visitabile perché è proprietà privata ma ci tornerei volentieri per un pic nic e per rilassarmi magari leggendo un libro.

C’è anche un giardino privato molto curato dove c’è un ponte levatoio in legno con acceso alla proprietà. Peccato non ci si possa entrare nel giardino. Quando ci sono stata io questo non lo sapevo e sono entrata perché ho trovato il cancello aperto (ho saputo poi che era stato lasciato aperto dal giardiniere). Il tempo di fare qualche foto, di sederci su una panchina per ammirarlo meglio ed io e mia sorella siamo state avvistate a sollecitate ad andare via 🙁

Da Badia a Monastero, se si ha altro tempo a disposizione, ci si può dirigere ad esempio a San Gusmè, località fortificata anch’esso oggetto di studio nella pubblicazione di cui all’inizio del post e che non vedo l’ora di leggere.

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