Arte Contemporanea a Siena

Siena: InContemporanea, Mimmo Paladino: Testa, 1998

“Nella necessità di trovare una nuova modalità di approccio, mi sono istintivamente focalizzata sulla ‘consapevolezza’. Liberando la mia mente da tutto il contorno e mettendo da parte ogni interpretazione, mi concentro sull’immagine, sulla fisicità di un oggetto e ascolto la mia reazione emotiva. La ‘consapevolezza’ è stato un modo utile per sentire le mie emozioni dialogare con gli oggetti in spazi museali affollati. Ho potuto individuare oggetti con i quali mi sentivo in connessione in mezzo a collezioni numericamente importanti.”

Il brano, che ho tradotto, spero abbastanza bene, è tratto dal blog di Alli Burness (il post in lingua originale è Reacting to Objects: Mindfulness, Tech, Emotion che consiglio di leggere per intero).

Nel post Alli racconta di quando si è trovata  nei grandi e affollati musei europei senza avere a disposizione testi interpretativi, nella sua lingua, delle opere che guardava e di come sia riuscita comunque ad orientarsi per individuare le opere che avevano qualcosa da dirle, nel presente, rimandando ad un momento futuro quello della documentazione.

Il suo segreto? la consapevolezza. Mi ha colpito perché mi ha ricordato il passaggio di Osho che ho citato nel post Ricominciare da sé, quello in cui fa l’esempio del pozzo e del secchio.

Dal post mi è sembrato di capire che Alli si sia trovata comunque davanti ad opere di arte figurativa. Cosa c’entra allora il suo metodo con l’arte contemporanea dove spesso troviamo delle istallazioni apparentemente senza capo ne coda e dove se anche c’è la spiegazione non è detto che la comprendiamo fino in fondo o che ci convinca?

C’entra perché ci ho intravisto un nuovo modo, almeno per me, di superare la concettualità dell’opera d’arte contemporanea nel momento in cui mi trovo a guardarla nuda e cruda dal vivo e poterne comunque usufruire osservando le mie reazioni ed emozioni nei confronti della forma o non forma,  del materiale pregiato o povero, della dimensione, del titolo dato all’opera, dei colori vivaci, dimessi o assenti, di tutte queste cose messe insieme giusto per farvi un esempio di ciò che guarderei io.

Con questo input mi sono recata al Complesso Museale Santa Maria della Scala per visitare il nuovo percorso espositivo InContemporanea che vede la presenza di opere realizzate dalla fine del secolo scorso ad oggi di proprietà del Comune di Siena o ad esso affidate da artisti, collezionisti, Istituzioni etc e che fanno parte del Fondo Papesse che un tempo era esposto nel Centro Arte Contemporanea nel Palazzo delle Papesse di Siena.

Le opere sono dislocate qua e la dove meno te lo aspetti e, nelle intenzioni della curatrice Michela Eremita, in base ad una pertinenza o adeguatezza tematica (o contrasto) con l’ambiente del complesso museale.

Interessante scoprire le reazioni ed emozioni che ogni oggetto suscita nel momento in cui riusciamo a liberare la mente dalle interferenze esterne e da ogni interpretazione ufficiale dell’opera.

Un nome per tutti: Mimmo Paladino.

La sua Testa (scultura in pietra, 1998) con la collocazione datale da Michela Eremita è una delle più suggestive e non credo di essere l’unica a sostenerlo. Vorrei tanto dirvelo dove si trova ma non lo farò; non voglio togliervi il gusto dell’effetto WOW 🙂

Le opere saranno sostituite nel tempo e quindi ci sarà occasione per poter ammirare tutte le opere del Fondo Papesse.

Quando andrete al Santa Maria della Scala non dimenticatevi di vedere anche:
– Il Pellegrinaio
– Fonte Gaia di Jacopo della Quercia
Il Tesoro
Il Museo Archeologico

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