Il club delle lettere segrete di Ángeles Doñate

 Il club delle lettere segrete di Ángeles Doñate

Cari amici del blog,

se tra di voi c’è qualcuno che come me ama i romanzi epistolari questo consiglio di lettura è per lei/lui.

Ho attinto dalla lunga lista di libri che ho stilato durante i mesi di fermo del blog e mi sono fatta ispirare da questo titolo: Il club delle lettere segrete di Ángeles Doñate, 2015, edito da Feltrinelli.

Il romanzo si svolge nell’arco temporale di un inverno e narra le vite vissute in ‘un labirinto di pietra e ardesia di sole mille anime’ qual è Porvenir attraverso una catena di lettere nata con uno scopo preciso: impedire che venga chiuso l’ufficio postale del paese causa la riduzione progressiva della corrispondenza cartacea sostituita dalle moderne forme di comunicazione. Ciò implicherebbe ovviamente il trasferimento del personale in particolare di Sara la postina.

Nessuno sa di chi è stata l’idea ma tutti rispondono positivamente a quella richiesta e si raccontano in maniera trasparente forti forse anche del fatto che una delle regole di questa catena è di spedire una lettera ad uno sconosciuto senza indicare il mittente.

Attraverso queste lettere conosciamo Rosa, l’ottuagenaria con un peso di cui liberarsi;  Alma, la giovane ereditiera e aspirante poetessa; il giovane Alex  ‘viaggiatore immobile’ dedito al padre infermo;  Mara Polsky, l’eccentrica  poetessa in incognito a Porvenir;  Hypatia, l’artista dei fornelli; Manuela e la hot line che langue; Karol la sudamericana nostalgica e Sara, la postina divorziata con tre figli e un corteggiatore a distanza.

A questa catena di lettere si affiancano altre scritte ‘in anticipo’.

I valori che emergono da queste lettere sono quelli dell’amicizia in primis capace di attivare la creatività e generare l’idea efficace anche se bizzarra per sostenere la persona cara nel momento del bisogno, l’amore filiale, l’amore genitoriale, l’amore di coppia più e meno giovane, la compassione – oserei dire – per chi ha perso la fiducia nella vita, il perdono richiesto e donato, la gratitudine. L’unione che fa la forza.

E se anche dall’inizio è chiaro come andrà a finire il romanzo,  la trama non è priva di quei colpi di scena capaci di riscaldare il cuore.

E’ un romanzo leggero anche nella scrittura nel senso che non c’è la ricercatezza della parola anche se è ricco di citazioni letterarie ricercate.

Un romanzo di quelli che fanno bene all’anima e direi che settembre non potevo iniziarlo meglio.

Il momento in cui tutti i pezzi del puzzle si ricompongono mi è sembrato quasi come un classico finale di Poirot, il detective dei gialli di Agatha Christi. Avete presente? Tutte le persone coinvolte sono convocate nello stesso ambiente e Poirot snocciola gli alibi di tutti fino a smascherare l’unico bugiardo e quindi autore del delitto.

Qui nessuno viene smascherato ma il non detto è molto eloquente.

Io amo lo stile epistolare perché ne ho fatto molto uso soprattutto in passato.

“Nelle lettere, le persone mostrano la quotidianità della propria anima. Il loro vivere giorno per giorno, ogni preoccupazione… il loro vero volto” dice ad un certo punto Alma.

Credo che sia stato così anche per me con la differenza, rispetto al romanzo, che io avevo bisogno che il destinatario fosse consapevole di me come mittente perché avevo bisogno del riscontro.

Mi sono imbattuta da poco invece con la ‘scrittura espressiva’, una tecnica di Pennebaker per svuotare la mente e alleggerire il cuore, aggiungo io.

La scrittura espressiva è una scrittura libera e spontanea delle emozioni, negative o positive, riguardo a qualcosa che ci è accaduto. E’ un processo di autoconoscenza che ha la forma di un diario. Per saperne di più vi rimando alla fonte da cui ho attinto (clicca qui).

Personalmente l’ho utilizzata una volta in cui avrei voluto spedire una lettera ad una persona ma sapevo di essere fuori tempo massimo e che avrei solo peggiorato una certa situazione invece che raddrizzarla. Questa tecnica mi ha permesso di sentirmi più leggera senza bisogno di avere un riscontro, cosa che credevo fondamentale. Alla fine ho cestinato il fiume di parole che ne era venuto fuori.

E’ stato efficace.

Magari chissà, ora potrei essere pronta per scrivere ciò che mi turba o mi procura gioia ad un destinatario reale e sconosciuto.

Potrebbe essere un’idea 😉